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Dal Corriere del Mezzogiorno:
«Perché ho pagato i braccianti
truffati da un’altra ditta»
Il presidente dell’Op Mediterraneo Marco Nicastro non fa sconti
«Chiederemo pure i danni» -
di Antonella Caruso
«Ho fatto un gesto semplice, qualcuno mi ha detto che abbiamo fatto una cosa folle. Io dico semplicemente che quei 14 lavoratori immigrati dovevano essere pagati. Se può servire per aprire una breccia ben venga. Però sia chiaro: non è possibile parlare della Puglia, della Capitanata ogni estate solo in termini di sfruttamento e caporalato. Noi qui produciamo Made in Italy. Al nord vendono acqua per oro ma le assicuro che i problemi ci sono anche lì. Ci sono anche nel distretto del nord del pomodoro». Marco Nicastro è il presidente della Op Mediterraneo che la scorsa settimana ha espulso una delle 150 aziende associate. Dopo aver fatto lavorare in nero alcuni immigrati nei propri campi, l’azienda non li aveva pagati. Il fatto ha suscitato l’interesse del Guardian.
Vi siete fatti carico come organizzazione di pagare quei lavoratori. Perché?
«Le nostre aziende associate hanno con noi un accordo di filiera e sottoscrivono un patto etico. All’azienda in un primo momento avevamo già mosso, come cda, contestazioni sul prodotto fornito. Poi contestualmente abbiamo scoperto che quei 14 ragazzi non erano stati pagati. E lo abbiamo espulso perché non abbiamo interesse ad avere un’azienda che non rispetta le regole. Abbiamo anche aperto un’azione legale nei confronti di questo nostro ex socio».
Se la sente di poter garantire che tutte le 149 aziende associate rispettino le regole?
«No, assolutamente non me la sento di garantire per le nostre aziende. Ma abbiamo dimostrato che se si vuole il modo per contrastare il fenomeno dello sfruttamento del caporalato e del lavoro nero c’è. Ogni organizzazione di produttori che percepisce aiuti comunitari superiori ai 300 mila euro deve produrre certificato antimafia. Allora le organizzazioni di prodotto per rilasciarlo alle proprie aziende possono chiedere il libro presenze, il fascicolo dove vengono trascritte le assunzioni, le fatture se hanno affittato le macchine raccoglitrici. Il nostro non deve essere un ruolo ispettivo che spetta ad altri organismi, ma la nostra parte la possiamo e la dobbiamo fare».
Quanta omertà c’è fra gli agricoltori? Possibile che un agricoltore non sappia cosa accada nel proprio terreno?
«Certo che c’è omertà. Un sistema anormale trasformato nella normalità. Però va detto con chiarezza che il 90 per cento del pomodoro nelle campagne oggi ha una raccolta meccanizzata».
Salve ragazzi..un’ evento da sballo !!!....organizzato dai “marsigliesi” nostrani Andrea e Michele, per un pomeriggio divertentissimo all’ insegna dello Sport d’ essai !!L' ingresso è libero e la cittadinanza è invitata.



"Siamo tornati indietro di cent'anni: non si possono mandar via persone da una fabbrica perché si sono presi il 'lusso' di due giorni di malattia in sei mesi". In via della Repubblica, nella sede della Cgil di Foggia, si guarda agli sconfitti del Jobs Act, i ragazzi assunti dalle agenzie interinali ai quali non è stato rinnovato il rapporto di lavoro con Fca (come anticipato da l'Immediato), il colosso delle automobili guidato da Sergio Marchionne. Non sono bastate infatti le promesse dell'ad, supportate dal premier Matteo Renzi, che aveva garantito la certezza di un contratto a tutele crescenti per i circa 1500 nuovi assunti a Melfi. "L'azienda dice che sono andati via in 70, ma noi pensiamo siano molti di più - spiega a l'Immediato Roberto D'Andrea, responsabile nazionale delle aziende dell'indotto auto della Fiom -, sui numeri c'è scarsa trasparenza. Basti pensare che ad orbitare intorno ad Fca ci sono 500 somministrati, ma per le agenzie sono 1500. Anche su questo si gioca una partita che lascia sul campo molti sconfitti".
Per questo, assieme al coordinatore nazionale Fiom per Fca, Michele De Palma, è stato messo su il sito somministratimelfi.it, "dedicato agli assunti a Melfi con contratto di somministrazione", come riportato in home page. "Molto spesso non denunciano le condizioni di lavoro, anche se non gli viene rinnovato il contratto, perché temono ripercussioni o perché sperano di essere riassunti, anche dopo qualche mese", precisa ancora D'Andrea. Il numero Whatsapp servirà proprio a questo: raccontare le proprie esperienze nell'anonimato. "Serve far capire che esiste un sistema di garanzie sul lavoro che può permettere una vita dignitosa, che non inizia e finisce tutto in Fiat - aggiunge il referente foggiano del sindacato, Ciro Di Gioia -, spesso persino le disfunzioni organizzative dell'azienda vengono scaricate come responsabilità sui dipendenti, come è accaduto nell'ultimo caso del ritardo dei fornitori che ha rallentato i ritmi di produzione.
Per questo diciamo che non c'è un clima civile lì dentro". Con l'estate di mezzo il quadro pare essersi complicato, a cominciare dalle voci per le quali i lavoratori potrebbero rientrare prima del periodo di chiusura dello stabilimento previsto dal 9 al 23 agosto. "In questi 5 mesi di campagna ci hanno contattato in 40 - continuano dalla Cgil -, a volte per segnalarci l'impossibilità di accettare lo straordinario richiesto a fine turno. Una buona parte di chi ha pagato dazio è della provincia di Foggia, perché è da qui che arriva il 25-30 per cento dei nuovi assunti, con una prevalenza del Subappennino, soprattutto tra Sant'Agata di Puglia e Deliceto. Fatti due calcoli, si può ben capire quanto sia più complicato accettare ore aggiuntive per chi viene da fuori, soprattutto se ha già programmato altri impegni".
3 Agosto 2015






Nonostante i numerosi impegni di studio e di lavoro che l' occupano in varie parti del globo, Vincenzo ritaglia il suo tempo libero per dedicarsi al mondo del calcio (eredità paterna), portando alto il nome della sua famiglia e di Bovino, il suo paese:
Address: Bovino, 71023
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