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Già da qualche giorno circola nel paese una nuova proposta progettuale che , ...
Il Consigliere Comunale di opposizione Alfano, subentrato in Consiglio dop ...
Qualche mese fa in Bovino circolava spesso il nome di una persona che per molti ...
Sabato 21 Dicembre 2019, appuntamento alle ore 20,00 con tutti i soci CTA dell ...
BOVINO PUNTA AL
COOPERATIVISMO PER
PRODUZIONI E TURISMO
IN COMMUNITY
di Michele Dota
Parto dallo stesso titolo con il quale, dalle pagine del quotidiano l’ATTACCO del 30 Ottobre 2019, si riporta il “resoconto” della conferenza di presentazione del progetto “Comunità Generative: percorso partecipativo per la creazione della Cooperativa di Comunità di Bovino”, tenutasi a Bovino nell’aula consiliare il 25 ottobre 2019, per informare quanti potessero essere interessati al tema, e formulare alcune considerazioni di merito su una occasione, “unica” ed “irripetibile”, che si prospetta per il nostro territorio e la comunità tutta.
L’ennesima opportunità che rischia di essere sottovalutata e destinata al fallimento, se non governata con intelligenza, acume, equilibrio, lungimiranza, misura e trasparenza.
In verità, già da tempo si parla della promozione di una cooperativa di comunità a Bovino. Il primo incontro informativo sul tema “Le Cooperative di Comunità” si è tenuto il 30 maggio 2018, presieduto dall’allora Sindaco uscente Michele Dedda e promosso dall’Amministrazione Comunale in piena campagna elettorale per le amministrative. Ad esso è seguito l’incontro dell’8 ottobre 2018 nell’ambito del programma PASSI; sino alla recente conferenza del 25 ottobre 2019 u.s.
In tale ultimo evento è stato presentato alla cittadinanza il progetto “Comunità Generative: percorso partecipativo per la creazione della cooperativa di Comunità di Bovino”.
A quanto riportato dai media: “Il progetto prevede la realizzazione di un percorso partecipativo a favore della popolazione di Bovino per pervenire alla costituzione di una locale cooperativa di comunità che abbia come fulcro principale, anche se non esclusivo, la creazione di una comunità energetica per l'autoproduzione e la distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili. Inoltre tra gli obbiettivi principali la cooperativa di Comunità si occuperà della gestione e valorizzazione dei beni comuni, del recupero di vecchi mestieri e tradizioni locali per il marketing territoriale e l’attivazione di nuove attività economiche per l’animazione socioeconomica del centro storico. Questi ed altri obiettivi saranno al centro delle scelte condivise dei cittadini. Seguiranno altri incontri tematici per coinvolgere la cittadinanza in un percorso partecipato verso la costituzione, auspicando maggior partecipazione della cittadinanza”. (fonte: www.studio9tv.com)
Il progetto è stato già ammesso a finanziamento1 dalla Regione Puglia a valere su risorse FSE del POR Puglia 2014-2020 -Asse IX azione 9.6 “Interventi per il
1 Non conosco l’ammontare delle risorse economiche impegnate nel progetto, né l’importo del cofinanziamento che deve essere pari almeno al 20% del valore complessivo del progetto ; l’ammontare del contributo regionale massimo previsto dal Bando, comunque, è di € 100.000,00. 2
rafforzamento delle imprese sociali”, e si inquadra nelle iniziative poste in essere nell’ambito del Programma “Puglia Sociale IN” per dar forza alla Legge Regionale n° 23 del 2014 sulle Cooperative di Comunità.
Soggetto capofila è l’associazione C.R.ES.CO. (Centro Ricerche e Studi sulla Cooperazione) di Foggia in una partnerschip denominata “Civitas Invicta” che vede tra i sicuri attori Confcooperative Foggia e Comune di Bovino2.
2 Il Comune di Bovino ha sancito l’adesione al progetto con Delibera di Giunta Comunale n° 57 del 07/05/2019 e quota di compartecipazione finanziaria di € 100,00 !!!
Anche le associazioni UNITRE BOVINO e P.A.T.A., i cui loghi compaiono sul manifeso di invito all’evento, sono incluse nel partenariato. Coordinatore generale del progetto è il dott. Matteo Cuttano, già Direttore di Confcooperative Foggia; Project Manager è il dott. Gerardo Fascia dell’associazione C.R.ES.CO. .
Il quadro normativo in cui si inserisce il progetto è rappresentato dalla Legge Regionale n. 23/2014 “Disciplina delle Cooperative di Comunità” (che assegna annualmente risorse per il finanziamento delle azioni di rafforzamento) e dal Regolamento Regionale n. 22/2017 “Iscrizione e tenuta dell’albo regionale delle Cooperative di Comunità” che ne disciplina il funzionamento.
Tutto ciò premesso, per cercare io stesso di capire meglio e di più sull’argomento, ho provato ad approfondire il tema delle “Cooperative di Comunità” a partire dalle suggestioni che lo stesso nome ed alcune locuzioni chiave quali “comunità generative”; “percorso partecipato”; “beni comuni”; evocano e suggeriscono.
L’argomento non è nuovo e si inserisce in una cornice di riferimento teorica piuttosto ampia, ma ben definita e ormai condivisa, che tuttavia apre a legittime ed irrimandabili questioni, considerazioni, dubbi, osservazioni; che hanno bisogno di essere chiarite e dipanate. Questo se davvero si vuole raccogliere la non facile sfida di un possibile occasione di cambiamento per la nostra comunità e per i nostri giovani.
L a cornice teorica di riferimento
Cosa sono le cooperative di Comunità?
L’articolo 2 della L.R. 23/2014 ne definisce lo scopo mutualistico e l’oggetto: «Sono riconosciute “Cooperative di comunità” le società cooperative, costituite ai sensi degli articoli 2511 e seguenti del Codice civile, e iscritte all’Albo delle cooperative di cui all’articolo 2512 del Codice civile e all’articolo 223-sexiesdecies delle disposizioni per l’attuazione del Codice civile, che, valorizzando le competenze della popolazione residente, delle tradizioni culturali e delle risorse territoriali, perseguono lo scopo di soddisfare i bisogni della comunità locale, migliorandone la qualità, sociale ed economica, della vita, attraverso lo sviluppo di attività economiche eco-sostenibili 3
finalizzate alla produzione di beni e servizi, al recupero di beni ambientali e monumentali, alla creazione di offerta di lavoro e alla generazione, in loco, di capitale “sociale”».
Le Cooperative di Comunità, pertanto, non sono semplici cooperative che hanno il solo scopo di procurare benefici ai soci (offrendo un bene, un servizio, materie prime, lavoro, credito ecc., a condizioni più favorevoli di quelle che i singoli non associati potrebbero trovare sul mercato) pur con possibili ricadute positive (collaterali e non intenzionali) nel contesto e nella comunità in cui operano.
Il “di Comunità”, infatti, non è sostitutivo di un semplice aggettivo specificativo, si sarebbe potuto parlare di coopertive comunitarie; ma sta ad indicare una “appartenenza” al territorio, un legame stretto, “fisico” con i sui abitanti e con il suo tessuto sociale, storico, culturale, economico.
Nello Studio di fattibilità per lo sviluppo delle cooperative di comunità, realizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall’Irecoop Emilia Romagna e pubblicato a fine 2016, si afferma che siamo di fronte ad una cooperativa di comunità quando siamo: « in presenza di un territorio in condizioni di vulnerabilità e di un fabbisogno specifico, capace di generare anche un’opportunità imprenditoriale, espresso da una comunità reale (non virtual community)»; quando: « si sviluppa una attività economica finalizzata al perseguimento dello sviluppo comunitario e della massimizzazione del benessere collettivo (non solo dei soci) e non a quello della massimizzazione del profitto ».
Ed ancora, nel saggio “Le cooperative di comunità”, Pier Angelo Mori (Ordinario di Economia presso l’Università di Firenze), afferma che: «quando si parla di comunità non si intende un gruppo di persone con interessi affini, ma una comunità di “residenti all’interno di un territorio”, il cui interesse per il bene/servizio nasce dal fatto che vivono in quel luogo». L’obiettivo della cooperativa, dunque, non è rispondere ai bisogni di un gruppo sociale ristretto, ma ai bisogni dei cittadini e della comunità tutta: «Una cooperativa che offre un bene di comunità selettivamente ed esclude alcuni membri della comunità non può essere una cooperativa di comunità ».
Per Mori, dunque, le cooperative di comunità sono inclusive e rispettano il principio della “porta aperta”. Esse in sintesi rispondono a tre requisiti: « sono controllate dai cittadini (comunità), offrono o gestiscono beni di comunità, garantiscono a tutti i cittadini un accesso non discriminatorio».
Generatività e percorso partecipativo
Secondo il citato studio del Mise, a cui si rimanda per ogni opportuno approfondimento, un aspetto fondamentale e fondante delle cooperative di comunità è il rapporto partecipativo, con la comunità di riferimento. La loro nascita si giustifica e si basa sull’identificazione di un “bisogno comunitario” cui la cooperativa di comunità può dar risposta. Un bisogno che deve essere reale e percepito da una parte significativa 4
della comunità di riferimento. In questo senso è strategica la capacità di analisi e identificazione dei bisogni e di progettazione comunitaria delle possibili soluzioni.
In altri termini una Cooperativa di Comunità costruisce e costituisce un progetto condiviso, pensato da tutti, o almeno da tanti, che valorizza e rafforza il capitale sociale facilitando l'azione coordinata degli individui ed instaurando nuovi rapporti di fiducia e reciprocità non solo fra i soci ma fra questi e la cittadinanza, già protagonista nel processo di progettazione partecipata, e destinataria dei servizi stessi. Un progetto comune e condiviso, elaborato in una sorta di "laboratorio di comunità", dove i cittadini/soci si confrontano, identificano insieme i bisogni, lanciano idee, elaborano proposte e costruiscono, mettendo insieme intelligenze, capacità, competenze, un percorso di risposta, coerente con le risorse disponibili in termini umani, finanziari, organizzativi ed istituzionali.
Il processo generativo di una cooperativa di comunità necessita, quindi, della presenza di un sistema territoriale abilitante, ovvero di una rete di sostegno, un’infrastruttura socio/relazionale cui appoggiarsi per la sua nascita e il suo sviluppo. Le proloco, le parrocchie, le associazioni territoriali del volontariato, gli imprenditori locali e la pubblica amministrazione sono solo alcuni esempi dei soggetti che la cooperativa deve coinvolgere e con cui deve stringere relazioni. Il fine ultimo, infatti, è quello di coinvolgere la comunità e i cittadini che la compongono nel progetto cooperativo che si pone un fine di sviluppo locale sostenibile.
Sempre secondo lo studio del Mise, il ruolo della comunità risulta fondamentale con riferimento al sistema abilitante delle cooperative di comunità; giacché queste particolari cooperative si innestano in una realtà territoriale unica e irripetibile e si sviluppano partendo dalle risorse materiali e immateriali che il territorio offre. In tutti i casi analizzati le cooperative hanno potuto contare su risorse disponibili ma non impiegate, o non valorizzate, presenti nel territorio. Che fossero terreni privati o stabili di proprietà pubblica, tutte le cooperative analizzate hanno potuto rendere produttive risorse territoriali dormienti.
Questa messa in produzione di risorse dormienti della comunità viene resa possibile solo dalla creazione di partnership strategiche, sia all’interno che all’esterno della comunità territoriale.
In questa ottica il gruppo fondatore, deve possedere o sviluppare sia le competenze tecniche, necessarie per condurre l’attività economica, sia quelle “abilità” che facilitino l’ascolto e la tessitura di legami relazionali con la comunità. Le cooperative di comunità devono infatti essere allo stesso tempo attore capace di trattenere i componenti della comunità e di rendere la comunità ed il territorio stesso attrattivo.
Beni comuni
Il tema dei beni comuni è un tema ampio dibattuto e spinoso, su cui da alcuni anni si 5
stanno confrontando giuristi, economisti, cittadini, amministratori locali e decisori politici.
Una definizione possibile recita: « I beni comuni sono quei beni che se arricchiti arricchiscono tutti, se impoveriti impoveriscono tutti ». Una definizione che funziona come ”griglia” per capire se un bene può essere considerato bene comune oppure no.
In questa prospettiva sono beni comuni i beni ambientali come l’aria, la terra, i boschi, l’acqua, la salute quindi la sanità ed i servizi di welfare, l’istruzione, la conoscenza, il patrimonio culturale ed artistico. Anche il capitale sociale, la legalità, la sicurezza possono essere considerati “ beni comuni “.
La cosa da capire e che spesso dietro ad ogni bene, definibile come bene comune, c’è una cittadinanza attiva ed una comunità che si è presa cura con responsabilità del bene, pubblico o privato che fosse, regalandogli nuova identità e trasformandolo così in bene comune. Bene che senza tale cura, anche se non completamente abbandonato o pienamente utilizzato, sarebbe stato destinato all’incuria e al degrado, secondo il principio delle “finestre rotte”.
Data la complessità del tema non posso che rimandare ad autonomi approfondimenti.
Qui mi preme solo evidenziare che le attività di cura dei beni comuni, spesso compiute spontaneamente dai cittadini attivi e dal mondo dell’associazionismo, sono state disciplinate dal “Regolamento3 sulla collaborazione fra cittadini e amministrazioni per la cura dei beni comuni” che moltissime città italiane hanno adottato. Tale regolamento inquadra giuridicamente le attività di “cura”dei beni comuni definendo con precisione ruoli e responsabilità rispettive dei cittadini e delle amministrazioni e dando durata nel tempo alle attività di cura, sviluppo e rigenerazione.
3 Nel biennio 2012-2014 l’Associazione Labsus ha redatto insieme con l’amministrazione del Comune di Bologna un Regolamento comunale tipo che dal 22 febbraio 2014 è stato messo a disposizione di tutti i comuni italiani sul sito di Labsus. Il Regolamento è stato adottato dai consigli comunali di oltre 190 città (fra cui, oltre a Bologna, Milano, Torino, Genova, Firenze, Verona, Bari e molte altre) www.labsus.org.
Bovino è ricca di beni culturali ed ambientali, alcuni già resi fruibili dal lungo lavoro delle numerose Associazioni di volontariato e del terzo settore presenti sul territorio, altri invece ancora inutilizzati e/o non pienamente valorizzati. Interessante, in questo orizzonte, il ruolo che può essere svolto dalla cooperativa di comunità che può rappresentare un’efficace modalità per il governo democratico di tali beni in una logica di condivisione e di sviluppo di opportunità occupazionali.
Legittime ed irrimandabili questioni
Alla luce della cornice teorica sinteticamente esposta, si pongono alcune questioni 6
dirimenti che sarebbe opportuno approfondire e chiarire per liberare il campo da possibili banali fraintendimenti e incomprensioni, che potrebbero tarpare le ali alla co-costruzione di scenari di cambiamento condivisi, desiderati e possibili, per quanto faticosi. Ma si sa “ Molte cose, non è perché sono difficili che non osiamo farle, ma è perché non osiamo farle che sono difficili ”.
Ed allora oso esser sincero, e con spirito costruttivo provo a porre alcuni punti di domanda e ad esprimere un’unica considerazione, un unico nodo da sciogliere:
➢ Come mai nel “progetto-percorso”, che ci si augura porti alla costituzione della Cooperativa di Comunità di Bovino, non si sono coinvolte altre Associazioni4 oltre alla UNITRE BOVINO ed alla P.A.T.A. ? Non è più facile coinvolgere i potenziali attori di un processo così importante, sensibilizzandoli e responsabilizzandoli sin dall’inizio?
4 Con margine di errore io ne conto altre 13 (Proloco, Archeoclub, CTA Centro Turistico Acli, Circolo Florestano Rossomandi, Misericordia, AVIS, Gruppo Teatrale Vernacolare; Polisportiva Bovino CSI, Associazione Cacciatori, Amici degli animali, ASD Monti Dauni Sport e Bike, Verde Mediterraneo, Caritas Diocesana).
Lascio ai lettori l’accoglimento dell’ovvia obiezione dei tempi strettissimi per la formulazione della proposta progettuale da presentare in Regione;
➢ Come mai così pochi i partecipanti alla Conferenza di presentazione del progetto tenutasi il 25 ottobre u.s.? L’Amministrazione Comunale avrebbe potuto far di più invitando e sensibilizzando, anche per le vie brevi, opinion leaders, responsabili di associazioni e una più ampia rappresentanza del mondo imprenditoriale ecc. ecc.
➢ Quanti altri incontri e quale crono programma si è dato il Managment di progetto? Sono previsti momenti di ascolto della Cittadinanza e di progettazione partecipata dal basso?
➢ Il focus di riflessione proposto dal Nucleo di esperti intervenuti e centrato sul tema delle energie “verdi”, a quale tipo di fonte rinnovabile guarda? Biomasse, fotovoltaico, solare termico, microeolico; quale di esse è più coerente con un modello di sviluppo tendente alla valorizzazione delle produzioni agricole locali, alla valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, alla promozione di un turismo esperienziale?
➢ Con riferimento ai beni culturali (Museo del Tesoro della Cattedrale, Museo delle Armi, Community Library, Giardini Pensili ecc.) quale architettura organizzativa si prospetta, anche al fine di supportare la potenziale e auspicabile rete Museale di Bovino? Quali competenze, quali professionalità sono da attivare?
Altre domande potrebbero legittimamente porsi… 7
Tuttavia il nodo fondamentale da sciogliere riguarda la sensazione di seguire piste orientamenti e progettualità eterodirette, governate in gran segreto e più orientate ad assicurare consensi che altro…
Nella speranza di esser presto smentito auspico che il Managment di progetto possa governare il processo con terzietà e condurre in porto l’iniziativa con successo, ri-generando una visione condivisa sulle opportunità locali di sviluppo e di lavoro, con spirito inclusivo ed a vantaggio di tutta la comunità bovinese.
Al Sindaco gli auspici che possa avere il piacere, così come avvenuto in altri contesti, di presenziare alla ratifica notarile della costituzione della Cooperativa di Comunità di Bovino in pubblica assemblea, al cospetto di tutti i cittadini.
Grandi Speranze!
26 Novembre 2019 Michele Dota
Nessuno può fischiettare una sinfonia.
Ci vuole un’intera orchestra per riprodurla.
(HE Luccock) 8
Si dimette la maggioranza del cda del Gal Meridaunia
GIOVEDÌ 14 NOVEMBRE 2019
Decade il cda del Gal Meridaunia. Ne dà notizia Foggiatoday che riporta come tre consiglieri su quattro del cda si siano dimessi nelle ultime ore. Si tratta di Pasquale De Vita, sindaco di Casalnuovo Monterotaro e rappresentante in seno al Gal delle associazioni datoriali agricole (Confagricoltura); Matteo Cuttano, di Troia, rappresentante di Confcooperative e delle associazioni di categoria rientranti nel Cnel; Michele Angelo Del Buono, rappresentante della Camera di Commercio di Foggia e degli enti pubblici diversi dagli enti comunali. L’unico a non seguire i colleghi è stato Antonio Tutolo, sindaco di Lucera e rappresentante dei sindaci appartenenti al Gal.
Con le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, decade anche il presidente, Alberto Casoria, da 20 anni alla guida dell’ente che comprende i comuni dei Monti Dauni.
Secondo la testata online la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata “la recente vittoria di un bando europeo da parte di un congiunto del presidente”.
Un episodio raccontato da l’Attacco il 30 ottobre scorso.
Il congiunto è il nipote di Casoria, Luigi; il bando è quello per reclutare un esperto di turismo per affidargli l’incarico di coordinatore delle attività del progetto “Servizi integrati turistici dei Monti Dauni”.
L’impiego sarà retribuito con 84 mila euro per approssimativamente 525 giorni di lavoro, il che significa 160 euro lordi al giorno.
Pur essendo state rispettate tutte le norme prescritte dalla legge in termini di pubblicità del bando, è parso che alla notizia non fosse stata la massima risonanza possibile, tanto che a candidarsi a quello che potrebbe considerarsi un posto di lavoro ambito e remunerativo, sono stati solo 7.
Oggi la presa di posizione dei consiglieri del cda.

........investendo sulle festività e manifestazioni in genere, in occasione di ricorrenze ed eventi.
Ritengo che ogni Associazione-Organizzazione, si debba sentire coinvolta e partecipe alla vita socio-culturale del proprio paese, come già dimostrato da altre Associazioni, presenti su Bovino, a cui va tutta la nostra riconoscenza e solidarietà. Purtroppo, come spesso accade a Bovino, ci limitiamo a “conservare” e a chiuderci all’esterno.
Va subito chiarito che non si vuol criticare o impartire lezioni a nessuno, o per sostituirsi agli Organismi competenti, la lettura deve essere intesa come un invito a riflettere, come uno stimolo per utilizzare le opportunità di “fare squadra” dove possibile, con vantaggio per tutti.
Alcuni di questi problemi sono stati già affrontati e discussi, per cui sembrano ripetitivi, ma se osservati dall’esterno senza interessi diretti, presentano delle varianti o possibilità di una “ristrutturazione” positiva.
Diciamola tutta, con leggerezza di pensiero e di vedute (sempre perché non sono invischiato in certi interessi) da anni assistiamo all’esaltazione di ostentare prestigiosi spettacoli di piazza, musica e musicanti, sfilate, fuochi d’artificio,passerelle di personaggi,…… tutto a base consumistica, usa e getta, e con gran parte delle risorse che vanno a finire nelle tasche di ditte ed aziende esterne….a noi restano le briciole e l’immondizia da smaltire. Per la serie: mentre da una parte o da un pulpito si predica la sobrietà, la fratellanza, la carità, il rispetto per il prossimo, dopo poche ore perché è la festa del Santo di turno….si perde ogni ritegno e moralità…tutto diventa spettacolo, paranza,corteo di una festa pagana…
Quando si tratta di spettacoli e scenografie non si bada a spese (la cicala) difficilmente si pensa di reinvestire una parte di queste spese (la formica) e di creare una “riserva” per attività socio-culturali da realizzare nel periodo autunno-inverno.
Non una ricetta miracolosa, ma una possibile ricerca di soluzioni ed alternative per quanto semplici e fattibili, per creare occasioni di lavoro stagionale, con un rilascio di incremento per le attività commerciali.
La pubblicazione curata dal Comune di Bovino, del libro “Chiese arte sacra devozione” ed.2013 offre lo spunto per tutelare e valorizzare questi beni artistici e la conseguente considerazione di ordine pratico di cercare di utilizzare, queste ed altre risorse, per un turismo produttivo e autofinanziabile.

Chiesetta di S.Lorenzo in Valle come valore da recuperare, unica chiesetta rurale che domina un paesaggio agro-boschivo di notevole valore ed interesse escursionistico-tradizionale (forse manca di una Confraternita o della tutela di una parrocchia)
Alcune Famiglie, (Dota e Schiavone) con profonde radici e rispetto del passato, con silenziosa devozione e tenace tradizione, hanno custodito e continuano a salvaguardare questo piccolo gioiello.
Si potrebbe pensare di realizzare, durante i mesi di luglio-agosto e di dicembre, una unica sede dove raccogliere e sistemare tutti i vari “tesori nascosti” che giacciono nell’oscurità e nel dimenticatoio delle varie sagrestie.
Si potrebbe riprendere, anche in maniera fantasiosa, la storia locale dei briganti fra Vallo di Bovino-La Fenna-Valle Biletra –grotte dei Porcili ……… costumi, usanze,aneddoti,rappresentazione scenica in Piazza XX Settembre o Largo Impisi dove poter utilizzare anche i cavalli…..inserendo la presenza di questi personaggi
Riflettere su di una accoglienza turistica soft: meno chiassosa e consumistica.
Quando si parla di investire nel turismo, anche quello breve o giornaliero, si finisce sempre con il doversi confrontare con il reale potenziale del proprio territorio e con la concreta offerta urbana di cui si dispone, senza esporsi a fantasiosi e costosi progetti spesso irrealizzabili, per scoprire che non abbiamo “la materia prima”. La morfologia e posizione geografica di Bovino non offre: un laghetto, cime o vette di montagna e nettampoco una riviera. Dico questo, perché si è sentito parlare di un modello di turismo da litorale e/o di attività e attrazioni che richiedono alte cime o punte elevate di montagna.
Non è difficile capire e senza bisogno di complesse “ricerche di mercato” che Bovino può ancora offrire tanto turismo sostenibile, aria pulita,escursionismo, campeggio, su cui investire e a cui abbinare sagre ed eventi serali di accoglienza……soft e senza assordanti e caotici assembramenti.
Realisticamente, guardiamoci intorno e possiamo elencare in attivo: aria pura, un dolce clima, tanto silenzio e tranquillità da vero relax. Possiamo disporre di colline con prati, pascoli incolti, con sentieri panoramici, con sorgenti e angoli di vegetazione selvaggia, ecc… una natura ancora favorevole e generosa!
Quindi sarebbe da indirizzare un “turismo” in questa direzione, come già si sta facendo.
Alcuni aspetti negativi ci sono: si fa tanta fatica per attirare delle presenze turistiche su Bovino, con accoglienza diffusa e B&B i cui gestori investono risorse, per migliorare la struttura ed attirare altri clienti. Poi però, si scopre che di notte circolano ubriaconi molesti ed avventori di bar che, oltre l’orario di chiusura, schiamazzano e sporcano. Oppure alle 8 del mattino, qualche benpensante “maniaco del botto” ci fa sobbalzare nel letto e disturba il turista che sta riposando, perché si devono sparare i fuochi della festa di turno, (per un Santo o per una Madonna !) che nel periodo estivo sono tante. Una trovata rumorosa ed inutile, improduttiva e che arreca solo fastidio a quanti si sono rifugiati a pagamento, in una struttura turistica, per godersi silenzio e tranquillità. Oppure rintronanti altoparlanti di una chiesa che, di buon mattino, sparano a tutto volume rintocchi di campane ben sapendo di arrecare fastidio e disappunto al turista, del vicino B&B.
Dobbiamo decidere: sperare e puntare su di un turismo della quiete o continuare nell’abbandono festaiolo e molesto di rumorosi concertini o band ad estremo volume sul Corso.
Sarebbe ora di valutare in concreto i costi-beneficio di spettacoli al pubblico offerti “tutto gratis” per scoprire poi che le risorse degli Organizzatori sono sempre in affanno e ridotte al lumicino. Andrebbero incentivate iniziative turistiche culturali e/o di qualità, con un ritorno di incassi o contributi.
La musica/orchestra/concerto-bandistico o folk, sono sempre validi e graditi, servono a condire o completare una festività, ma si dovrebbe riscoprire la “nostra” musica italiana melodica e moderata e non quella rumorosa spacca timpani. La nostra musica è anche: cultura,tradizione e qualità a livello mondiale.
Si dovrebbe riprendere il ricordo di F.Rossomandi, e non ripresentare l’ennesimo cantante o complesso con canzonette e musiche da “tormentone” già ascoltate e rifritte.
Spostare tali eventi in P.za XX Settembre, che si presenta di gran lunga più gestibile, senza creare un labirinto di deviazioni e divieti fra: Corso principale, Via Indipendenza, Via Lamarmora, Corso Umberto…ecc tanto per crearci dasoli altri problemi e difficoltà di organizzazione, gestione e controllo.
Valutare e prendere in considerazione l’opportunità di utilizzare o ripristinare una parte dell’area “Largo Impisi-Aia pubblica” purtroppo nella mentalità degli Organizzatori e nelle aspettative del pubblico festaiolo, esistono solo il Corso, la Villa ed il Campo sportivo….non più lontano di tanto…..e se mai si inizia, mai ci potremo avvicinare a comportamenti diversi e pratici.
Si potrebbe pensare ad un raduno o concorso o festival di artisti di strada ………
Si invitano tutti a partecipare all’incontro con Massimiliano Arena Venerdì 11 ottobre 2019 alle ore 18.30 presso il Circolo Rossomandi. Sarà presentato il libro “Io, avvocato di strada” , che racconta l’opera di chi, attraverso battaglie legali e vicinanza umana, ha restituito a numerosi uomini e donne senza dimora la dignità e un posto nel Mondo.

Riportiamo dalla pagina Facebook di Lea Durante:

A distanza di pochi giorni “Bonculture”, il giornale online di approfondimento culturale, agrifood e stili di vita, pubblica due articoli che inorgogliscono i cittadini Bovinesi :

- Il primo articolo, scritto da Lea Durante è stato pubblicato sul quotidiano della Gazzetta del Mezzogiorno e da bonculture il 6 Luglio sulla breve vita di un’ altra nobile figura Bovinese, Liliana Rossi;
- Il secondo articolo pubblicato da bonculture il 12 Luglio, lo riportiamo integralmente con un immenso “…grazie, Lea !!..per tutto ciò che fai .”:
Lea Durante alla direzione del Centro interuniversitario di ricerca per gli studi gramsciani
12 Luglio 2019
Il Centro è costituito dalle università di Urbino, Trieste, Cagliari, Cosenza e Bari, che è la capofila e la sede centrale. Parte integrante del Centro è la International Gramsci society Italia, di cui la professoressa Durante è vicepresidente. Sono circa trenta gli studiosi e le studiose di diverse aree che vi aderiscono: si va dall’antropologia alla storia, dalla pedagogia alla filosofia, dagli studi letterari antichi e moderni alla sociologia, fino al pensiero politico e giuridico, all’anglistica, all’arabistica. E ancora altro arriverà, le iscrizioni sono aperte. Rappresentanti per le altre sedi sono Fabio Frosini (Urbino), Sergia Adamo (Trieste), Patrizia Manduchi (Cagliari), Fortunato Cacciatore (Cosenza), Guido Liguori (IGS Italia).
“Intorno a Gramsci si coagula una riflessione articolata”- ha dichiarato la neo direttrice- “una critica agli specialismi troppo separati. Nello statuto del Centro c’è spazio per un lavoro su molti piani diversi, che possono interessare saperi differenti e metterli in dialogo”. “Questo Centro è stato capace di funzionare anche senza il suo organigramma”- ha aggiunto Durante- “realizzando iniziative importanti, grazie alla passione e alla buona volontà di tanti e tante. Adesso è necessaria una fase di maggiore strutturazione, è su questo che voglio impegnarmi, nella massima collegialità possibile. Gramsci è un autore imprescindibile per comprendere il tempo presente, essere attivi sul fronte della sua conoscenza e della conoscenza dei temi che ruotano intorno alla sua figura dentro l’università è un compito utile e necessario.
Fra i partner scientifici del Centro, qui a Bari, è ovviamente la Fondazione Gramsci di Puglia, ma l’intenzione di allargare le relazioni ad altri soggetti è altissima. Il punto di partenza è e resta l’Università, ma subito dopo c’è la scuola, con la quale, del resto, molte iniziative sono già in campo. “Sono sicura che il Rettore Bronzini sarà vicino al Centro e ne sosterrà le attività. I suoi valori culturali di fondo sono quelli che rivengono dalla tradizione gramsciana. Ci siamo abbracciati dopo la sua elezione, ma andrò a parlargli prestissimo di progetti concreti”- dice la direttrice.
Fra i progetti imminenti vi è l’apertura, in autunno, del Fondo Valentino Gerratana, con una giornata dedicata al primo editore critico del Quaderni del carcere. Grazie alla IGS Italia è a Bari la biblioteca che fu dello studioso, sistemata con la collaborazione del Dipartimento DISUM. Con il sostegno della Teca del Mediterraneo sarà ripristinato un premio per tesi di laurea che è rimasto silente per diversi anni, ma che può essere utile per trovare e incoraggiare giovani studiosi e studiose.
...… tanto per restare in tema di colori, è la consigliera Russo Stefania che ci aggiorna sull’ andamento del Consiglio Comunale riunitosi il 30 u.s. con all’ordine del giorno il rendiconto di bilancio 2018 del nostro Comune che presenta una situazione allarmante, per niente chiara e men che trasparente!!
A quasi un anno dalla nuova amministrazione non bastavano le preoccupazioni generate dai rilievi della Corte dei Conti in merito ai bilanci del 2014 e 2015 , è notevolmente peggiorata la situazione economica del paese e si assiste a un continuo aumento delle imposte comunali , una continua chiusura di esercizi commerciali ed attività, svendita delle case per causa di tasse ed imposte insostenibili, allontanamento dei giovani a cercar lavoro altrove, azzeramento di talune entrate che erano fino a qualche anno fa sostegno alle casse comunali (permessi per costruire, oneri di urbanizzazione etc.).
Intanto, leggiamoci e meditiamo su ciò che ci dice la consigliera di opposizione Stefania Russo della lista di Alternativa per Bovino su come si è svolto il Consiglio Comunale:
Address: Bovino, 71023
Tel: 00390881961871 - Cell: 00393771134173
Email: bovino@nardino.it