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Tornano le video-interviste dal bosco realizzate per La Provincia da Lucia Valcepina. Oggi Lucia dialoga con Francesco Colangelo, il regista di “Temper tantrum”, uno dei quattro episodi che compongono la pellicola di produzione internazionale “Selfie mania”, dedicata all’ossessione per la propria immagine. Nel suo episodio, Colangelo mette in scena la rivalità feroce tra due donne giunte al vertice della loro attività. Nel cast, Caterina Murino, Ieva Andrejevaite e Alex Sparrow
BOVINO COL C.O.C. di BERTOLANTE(?)
E’ in atto una frattura d’ intenti tra l’ Amministrazione Comunale e l’ Associazione di Volontariato principale di Bovino sui recenti interventi per quel poco di neve che ha interessato il piccolo paese nei giorni di metà febbraio?. Pare proprio di sì perché si sente parlare di protagonismo, di convenzioni in scadenza, di modalità d'uso di mezzi etc.etc. La cosa ci dispiace perché in precedenti Amministrazioni i rapporti con le organizzazioni di volontariato sono stati ottimi, con eccellenti risultati in uno spirito di collaborazione e solidarietà veramente ammirevoli anche perché regolati da convenzioni appropriate, rispettate, senza sovrapposizioni di ruoli e con una programmazione condivisa con tutte le Associazioni, le forze di pronto intervento e la popolazione stessa.
L’ interrogativo di questa “frattura” appena accennata viene avvalorato da un commento pervenutoci ai vari "comunicati" emessi dal Comune, che di seguito rendiamo pubblico al solo fine di capire come stanno andando le cose, visto che per rispondere ad alcune domande e per integrare qualche omissis ci vorrebbe qualcuno che ben conosca la realtà dall’ interno delle Associazioni di Volontariato e del C.O.C. stesso:
Un vecchio detto contadino, recita: “Sotto la neve pane” adattandolo al caso nostro, potremmo dire: “Sotto la neve..confusione”. Dopo il 13 e 14 febbraio, affiorano i difetti di interventi improvvisati e poco risolutivi (…omissis) per contrastare i disagi causati dalla neve/ghiaccio. Però in compenso non sono mancate le video-interviste di un esperto rappresentante comunale che, lampeggianti e sirena (come campane a festa!) ha rilasciato rassicuranti dichiarazioni del tipo: ”sta tutto sotto controllo”. Ma purtroppo non ci risulta che il Comune abbia adottato in anticipo un programma antineve, pur sapendo per tempo che avremmo avuto solo due giorni di maltempo con “criticità da moderata ad ordinaria” come segnato nei bollettini n. 044 e 045 della Protezione Civile Regionale…..si badi bene, indicazioni riportate tramite bollettini e non “avvisi di criticità”…la differenza c’è…e qualche esperto/dirigente comunale lo dovrebbe sapere.
In quanto ad una bozza di previsione, la famosa “Protezione civile comunale” non ha pubblicizzato alcuna iniziativa di carattere preventivo, come non abbiamo un resoconto finale doponeve del Servizio P.C. comunale competente. Ma che volete, quel che c’è da sapere viene pubblicizzato su “Città di Bovino - Eventi e Comunicazioni” e/o con avvisi comunali, a cui aggiungere un po’ di video-interviste con comparse e recita da teatrino. Tutte armi a doppio taglio, perché i toni trionfalistici del Bertolante, e le dichiarazioni pubbliche registrate,…non sempre corrispondono alla realtà dei fatti. Ancora una volta il Piano comunale emergenza neve, tanto voluto dal Bertolante nel 2018, è rimasto a dormire in qualche cassetto…..sarebbe bastato consultare solo la pag.18 e farne adeguata pubblicità- informazione e avvisi.
Certamente le “Alte sfere” diranno che la prevenzione è stata presa in considerazione. Non a caso, il Comune in base al bollettino meteo protezione civile regionale n.43, ha provveduto il giorno 12 con ordinanza n. 3 alla chiusura delle scuole, a riprova che qualcosa si può organizzare con anticipo, quando ci sono responsabilità dirette…per mettersi al sicuro.
Unico provvedimento del Servizio Comunale, comunque tardivo, risulta emanato il 13 feb. prot.1530 per l’attivazione del Centro Operativo Comunale, per un “evento emergenziale connesso a previste nevicate” ma una simile affermazione, sembra in contrasto con la dichiarata “Criticità moderata-ordinaria” dei bollettini meteo regionali n. 44 e 45. Non è solo una svista, perché nel comunicato su “Città di Bovino-Eventi e Comunicazioni” del 13 feb ore 21:34 si legge chiaramente che il bollettino Protezione Civile regionale, ..”segnala ancora allerta arancione per neve e per la giornata di domani”, ma per completezza e per non allarmare andava aggiunto “con livello criticità moderato e con attenuazione in serata”. Quì siamo al solito bivio, fra informazione corretta ed interpretazione del momento, per cui anche l’imperfezione si trasforma in assoluzione. Ma si vede che il COC stava impegnato in altro tipo di comunicazione con la popolazione (https://www.youtube.com/watch?v=9PFN32Ua3Ro)
per la serie: va tutto bene abbiamo la situazione sotto controllo, vi risolviamo tutto con il C.O.C.

A proposito... (Omissis…..) …sembra entrato in funzione un mini-Coc al piano terra dell’ex-Comune ristrutturato, anche se sono attività ed interventi specifici della ASL. Però l’occasione è ghiotta per collocare, come un segnaposto, una “presenza” in uniforme simil-vigile urbano, che da privato “volontario comunale” senza una preparazione e professionalità, viene a conoscenza direttamente o indirettamente dei dati privati e sensibili di molti cittadini (malattie e patologie).
...(Omissis…..) il Servizio Protezione Civile del III Settore sta perdendo una preziosa occasione per attuare qualcosa di realmente utile in materia di vera Protezione Civile. Già dalla primavera del 2020 in emergenza Covid, si potevano promuove iniziative volte ad accrescere la resilienza della comunità, con la partecipazione dei cittadini alle attività di protezione civile e mediante la diffusione della conoscenza e della cultura della protezione civile, allo scopo di favorire l'adozione di comportamenti consapevoli e misure di autoprotezione da parte dei cittadini, tutto come previsto dal Codice di protezione civile del 2018!.
Cultura e informazione, senza eccessivi sforzi ed a basso costo, visto che la Città di Bovino dispone di un apparato COC impressionante ed è prodiga di: comunicazioni, bollettini, spot, annunci, video, interviste, ecc..

Voglio essere sincero, volevo far propria una frase di Gesualdo Bufalino a proposito della pubblicazione del suo primo romanzo"ho sempre aspirato a essere pubblicato postumo" ma...
ecco riprendo da quel "ma"....Qualcuno ha insistito più del dovuto e un pò di vanità mi ha dato la spinta per "partorirlo".
così il 11/05/2020 è uscito LA CANDELA SPEZZATA.
pubblico alcuni brevi estratti per stuzzicare la vostra curiosità:
Le ruote della macchina a noleggio mordevano l'orlo della strada, brucando la cunetta e inghiottendo cartelli stradali e pali della linea elettrica che apparivano e sparivano come non esistessero davvero, sollevando una nuvola di polvere giallastra che inseguiva come un'ombra saponosa il veicolo senza mai agguantarlo.
L'alito rovente del favonio cacciava morsi infuocati tra pelle e vestiti, scompigliava le ginestre fino a spolparle dei fiori e la buccia della terra sembrava cotta al forno mentre l’auto correva come per il repentino puntiglio di un conducente in ritardo.
Come le gobbe di un mostro sonnolento le due campate del ponte permettevano di guadare il Cervaro lasciandosi l’arso Tavoliere alle spalle; il paese era in cima ad una serpentina di curve che si avvitavano fino a solleticare le natiche del cielo, che nella fretta di purgarsi lo aveva scolicato tra ulivi contorti e spinosi macchioni di prugnolo selvatico, un nido di pietra dal riverbero di conchiglia, in bilico sulla falesia con la stessa arroganza di un funambolo bendato che confida troppo nella sua arte.
La marmitta urlava il dolore del metallo imbrigliato vomitando fiati di olio bruciato, l'ansito del motore che si conquistava la salita, faceva da sottofondo all'anfanare dei polmoni dell'autista che accompagnava ogni curva con uno sfiato rugginoso dal sentore di lavandino ingorgato e ad ogni cambio di marcia si strimpellava la rastrelliera di rughe che aveva sulla fronte e dopo aver aspirato avidamente il filo azzurrino della Nazionale, lo sgomitolava dai polmoni svaporando trucioli di fumo lattiginoso che venivano risucchiati dal finestrino aperto.
Ad ogni edicola o lapide che incrociava, lì piantate come monito del periglioso tracciato di tornanti ingannevoli, l’autista si portava la mano aperta ad un’invisibile visiera, un marziale saluto come richiesta di protezione per il proseguo del viaggio.
Dopo aver con una sterzata d’istinto degna di Ascari, scorticato più di una delle sette vite ad un gatto che gli aveva attraversato la strada e rasata la coda di un mulo che se ne stava improvvidamente a masticare l’aria in una curva ed evitato il rosario di maledizioni e accidenti generosamente dedicatagli dal suo condottiero, una brusca frenata sull'anziano selciato mise fine al gemere delle giunture dell'auto che da un pezzo aveva perso l'impeto della gioventù, mentre un senso di nausea iniziava a vellicare la gola di Margherita.
Il giorno aveva oramai agguantato l'ombra e l'aveva nascosta come un tesoro prezioso tra le vertebre di pietra che si facevano avaramente spazio tra le case, mentre le pietre fluviali dell’acciottolato riverberavano il sole inclemente che ulcerava i lombi della collina, la furia ossessiva delle cicale rendeva il silenzio assordante, l'unico segno di vita era un'intera colonia di cornacchie, che nascoste tra le fronde dei lecci del corso, gracchiavano come indemoniate e cagavano sui marciapiedi un liquore grigiastro; animali concupiscenti si erano riprodotti con fanatico ardore e avevano ormai acquisito tutta la proprietà del corso, dispensandolo di un afrore di marcio come quello di un pollaio, obbligando la gente a tenersi a opportuna distanza.
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da pag 5
L'incoscienza dell’età li portava a carambolare nell'amore ogni giorno, con tutte le turgescenze all’erta e pronte per essere destate dalle reciproche carezze, i lombi a danzare mollemente mostrando una primizia odorosa di ginestra bagnata che portava Antonio a estremi di febbre neroniana esasperandone le reni, finché il suo desiderio troppo a lungo sollecitato esplodeva inondandola di acque felici in cui lei nuotava appagata.
Il suo corpo nascondeva cedevoli insenature in cui lui si insinuava affidandosi al sonno, lasciando in vista il suo sesso brunito e flaccido come un budello di maiale, ma vai oggi e vai domani, l'incoscienza bussò portandogli il conto, salato come le lacrime che gli ararono l'incarnato di zucchero caramellato quando capì di essere incinta, terrorizzata dalla reazione che lui, saputa la notizia, avrebbe avuto dato che molti uomini rifuggivano questi problemi con la stessa velocità con cui li creavano.
-Cazzo, fu la prima parola che pronunciò Antonio quando glielo disse, spalancando gli occhi come davanti ad un pericolo ma durò solo un istante, il tempo necessario perché realizzasse l’idea di diventare padre e la sua anima delicata di dispiegarsi, poi felicemente incosciente spalancò le sue labbra polpose mostrando il suo trenino di denti perlacei:
da pag 7/8

Il vescovo, normalmente rotondo e roseo come un suino in gonnella, attirò a sé la vestaglia e iniziò a camminare impaziente per la stanza, perché cerziorato della sciagura, aveva deciso di uscire dalla sua residenza per visionare gli eventi con i suoi occhi chiari, nonostante non si sentisse in piena forma dopo una notte in cui non era riuscito a trattenere il sonno tra le palpebre, perché le sue frattaglie marce non gli avevano dato requie, riempendogli lo stomaco di acido che gli risaliva in gola allappandogli la bocca con un sapore di bronzo ossidato e costringendolo a scolare l'intestino con repentine scariche che lasciavano lui esausto e la stanza ammorbata da odori volgari che neanche l'incenso che si disanellava in cerchi di fumo schiumante dalle viscere del turibolo riusciva a dissipare, dando la sensazione che qualcuno in quella stanza si stesse decomponendo.
Sentì un’angustia alla somma del petto e per la prima volta il peso del cuore, ed ebbe la sensazione che potesse rotolargli fuori dalla vestaglia, come una moneta, guardò quegli occhi cerati dall'insonnia nello specchio incancrenito dall'umidità e si vide con la pelle di semola, vizza come una mela vecchia, avvolto nel fiato greve dei suoi odori senili sentendosi più vicino a Cristo di quanto lo fosse mai stato; la testa quasi interamente emancipata dai capelli, che fragili e non più trattenuti si disperdevano sul cuscino e anche l'unico tocco di colore in mezzo alle gambe s'era andato man mano sbiadendo.
Sentiva che il suo corpo aveva smesso di resistere e che anche l'unica dote giovanile rimastagli, cioè la capacità di dormire fino a tardi, negli ultimi tempi fosse anch'essa svanita e quel pensiero ulcerante lo colmò di paturnie, avviandosi con lena affannosa in una stanzetta comunicante che era l’ara sacrificale in cui lui ogni mattina officiava la purificazione del corpo e svogliatamente si strofinò foglie di salvia e grani di sale sui denti per nettarli dal muschio notturno e renderli brillanti.
Niente è più pericoloso che innamorarsi dei propri guai pensò e come iniettato di un nuovo vigore, fregandosene della caustica corruzione della materia, il suo spirito ancora pulsante gli fece fare uno scatto ferino rimirandosi nello specchio e al suo riflesso lavò la faccia con uno sputo, poi prese l'orinale in cui la notte aveva alleviato i visceri e lo svuotò nello scarico seguito da un secchio d'acqua, il buco deglutì il malloppo ruttando, portando con sé anche i cattivi pensieri.
L’eminentissimo si accasciò sulla poltrona, che lo ingoiò con un setoso sbadiglio, pronto ad accogliere il segretario, secco e talmente striminzito che non riempiva nemmeno il vestito che indossava, smanceroso come un gatto, che lo informò che non si era riusciti a trovare l'arciprete di San Pietro, che il priore del Rosario ormai in là con l'età, era allettato e che il decano della Cattedrale era impossibilitato perché occupato in altro gravoso ufficio di cui non era dato sapere.
Lo sguardo che tradiva la sua bocca, lo scorticò come con una pietra:
-Dalle persone possiamo esigere solo ciò che possono dare, rispose il vescovo congedandolo.
Il segretario orgogliosamente compiaciuto dall'affermazione del suo Pastore fissava lo sguardo sull'enorme anello d'oro che gettava lampi sanguigni e si disse:
-Non è facile esprimere prontamente con giuste e soavi parole la propria contrarietà, non si diventa vescovi a caso e io sono proprio fortunato a servire questo grand’uomo.
L’eminenza mise al sicuro l'adipe ingrossato dai suoi sessant'anni, dopo una certa lotta con i bottoni, dentro il lungo abito talare, infilò le scarpe che miagolavano sul pavimento tirato a lucido, si calcò sul cranio lo zuccotto paonazzo e si apprestò ad uscire seguito dal Capitolo della Cattedrale quasi al completo, riottoso a mettersi in cammino col sole già caldo che si affilava le unghie sui tetti con raggi accecanti che costringevano ad abbassare lo sguardo, brucando tra quella ruggine che inzaccherava le vesti, ma costretto suo malgrado a scortare il vescovo che si apriva la via col pastorale fendendo l'aria come con una falce, tenendo lontano con quello sciabolio quanti provavano ad avvicinarlo.
Una donnina curvata in due dalla fatica e dall'artrosi che gli si era distillata nella lisca dorsale, sorpresa alla vista di quella che pensò essere una processione, si inginocchiò portandosi una mano al cuore e segnandosi con l'altro arto rattrappito, mostrando delle gengive color cocomero trafitte dalle radici dei due canini.
Il vescovo alla vista di cotanta venerazione per la sua persona, soddisfatto dall'aura del suo potere, decise di elargirle la sua taumaturgica benedizione affettando l'aria con un'impalpabile croce, per poi continuare il suo tragitto tra l'avara ombra delle case che l'avrebbe portato dinanzi al piccolo portale della chiesa, che si apriva nero come il buco in una gengiva su un'unica navata.
Respirava a fatica, con uno scricchiolio vetroso a ogni boccata d'aria, debilitato dalla brutta notte in cui il sonno non aveva avuto compassione per il corpo e dalla scarsa abitudine dei suoi muscoli alla fatica del camminare.
Arrivato dinanzi alla chiesa illuminata da una lista di sole che ne attenuava l'offesa subita, fessurò gli occhi arricciando la griglia della fronte, facendo spaziare la vista all'interno, dai banchi impallinati dai calcinacci e dalla polvere, alle capriate pericolosamente in bilico ghermite da un intero collegio di gazze che strillavano come indemoniate, dando al vescovo la certezza che lì si fosse abbattuta la mano di un Dio irato.
Si portò le mani al pesante crocifisso d'oro che gli pendolava al collo nascondendolo nell'incavo e non permettendo alla paura di fargli tremare la voce sentenziò: Genesi 19,
per tutti quelli che vogliono qui sotto il link per l'acquisto e mi raccomando voglio i commenti.
LA CANDELA SPEZZATA AMAZON.IT LA CANDELA SPEZZATA:
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In queste pagine pubblichiamo alcune composizioni di Michele Dota che descrive a suo modo alcuni personaggi bovinesi e lo fa non in lingua italiana, né in dialetto bovinese ... lo fa quasi come in quella lingua "giargianèise" che definivamo in tempi lontani quando qualcuno parlava in un modo che non era facile da capire. Michele Dota scrive e recita queste composizioni nella lingua inventata da Fosco Maraini , la MetaSemantica, che molto piaceva a Gigi Proietti che in tanti teatri e televisioni ha spesso recitato, ha fatto divertire pur senza far capir niente alle persone che ascoltavano attentamente con la speranza di poter, alla fine, intuire almeno il senso di tante parole che con le mani, gli atteggiamenti, le contorsioni labiali, il sorriso e le smorfie, Gigi trasmetteva al pubblico incantato il quale, alla fine, pur non avendo appreso nulla di ciò che Gigi aveva recitato, esplodeva con applausi infiniti.
La MetaSemantica di Michele Dota è un po’ diversa perché è di casa nostra, più facile da capire in quanto descrive personaggi molto noti che incontriamo nella vita quotidiana e che hanno svolto dei ruoli importanti nella storia del nostro borgo….
Avvertiamo un pizzico d’ invidia per questi personaggi descritti da Michele Dota perché col loro fare hanno suscitato ispirazioni poetiche di questo tipo e chissà se l’ autore che ce ne ha concesso la pubblicazione ci farà dono anche della traduzione:
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(Per vedere il video di questa composizione basta cliccare sulla pagina)






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IMU- RESIDENTI ALL’ ESTERO
AIRE
Aggiornamento 2020
Dal 2020, con la Legge di bilancio 2020, Art. 1 commi 738/787 - Legge27 dicembre 2019, n. 160, non è più prevista la possibilità di assimilare un immobile ad abitazione principale. Quindi per gli AIRE tutti gli immobili posseduti in Italia sono soggetti a imposta, senza eccezione.
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L'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero (A.I.R.E.) è stata istituita con legge 27 ottobre 1988, n. 470 e contiene i dati dei cittadini italiani che risiedono all'estero per un periodo superiore ai dodici mesi. E' gestita dai Comuni sulla base dei dati e delle informazioni provenienti dalle Rappresentanze consolari all'estero.
L'iscrizione all'A.I.R.E. è un diritto-dovere del cittadino (art. 6 legge 470/1988) e costituisce il presupposto per usufruire dei servizi forniti dalle Rappresentanze consolari all'estero.
Molti cittadini residenti all'estro possiedono almeno una abitazione in Italia.
Nel 2012 e 2013 era possibile per il Comune "considerare direttamente adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata";
Nel 2014, in seguito all'approvazione della Legge 23.05.2014 n° 80 , G.U. 27.05.2014 è stata eliminata la possibilità di assimilazione ad Abitazione principale.
Per cui nel 2014 l'immobile è da ritenersi come seconda abitazione.
2015 - Sempre la Legge 23.05.2014 n° 80 prevede che:
"A partire dall'anno 2015 e' considerata direttamente adibita ad abitazione principale una ed una sola unita' immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), gia' pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprieta' o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso."
2. Sull'unita' immobiliare di cui al comma 1, le imposte comunali TARI e TASI sono applicate, per ciascun anno, in misura ridotta di due terzi.
Quindi dal 2015, per gli AIRE l'immobile in Italia si può considerare Abitazione principale (e quindi esente IMU) solo se si è pensionati nello Stato estero di residenza e con pensione rilasciata dallo stesso Stato estero.
Se si è pensionati in Italia ma si risiede all'estero, non è possibile considerare l'immobile come abitazione principale.
Per tutti gli altri iscritti AIRE, qualunque immobile posseduto in Italia (abitativo o non abitativo) è di fatto un normale immobile soggetto ad aliquota ordinaria deliberata dal Comune in cui l'immobile è ubicato.
Dal 2016, in applicazione della Legge di Stabilità, oltre all'esenzione IMU per le Abitazioni principali AIRE dovrebbe valere anche l'esenzione TASI come per le altre abitazioni principali (Categorie da A2 ad A7).
Aggiornamento 2020
Dal 2020, con la Legge di bilancio 2020, Art. 1 commi 738/787 - Legge27 dicembre 2019, n. 160, non è più prevista la possibilità di assimilare un immobile ad abitazione principale per i pensionati come sopra specificato. Quindi per gli AIRE tutti gli immobili posseduti in Italia sono soggetti a imposta, senza eccezione.
Pagamenti : 1^ rata 16 Giugno - 2^ rata 16 Dicembre
Per i residenti all'estero che possiedono immobili in Italia e che non possono pagare con F24, il versamento dell'imposta va effettuato con Bonifico Bancario al Comune dove sono ubicati gli immobili. Le coordinate su cui fare il bonifico devono essere chieste al Comune, presso l'Ufficio Tributi.
In generale è buona norma inserire nella causale del versamento gli stessi dati contenuti nel Modello F24, ovvero Codice fiscale o partita IVA del contribuente, indicazione dell'imposta versata (IMU/TASI/TARI), l'anno di riferimento, indicare se si tratta di "Acconto" o "Saldo". Possibilmente inserire, se si riesce, anche i Codici Tributo.
A seconda del comune può essere utile o richiesto di inviare anche copia del bonifico via Fax o mail.
Comunque in caso di dubbi è sempre meglio contattare l'Ufficio Tributi del Comune.
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Una Amministrazione coraggiosa avrebbe rifiutato un tale compromesso…ed avrebbe chiesto/convertito più nel lavoro che nei “pacchi alimentari” ….sappiamo già la risposta: Sono OPC, provvedimenti mirati e destinati solo a quello scopo! Per dovere di cronaca pubblichiamo alcune odierne considerazioni di un bovinese che collabora sempre con tutti nelle situazioni di emergenza e di pericolo di ogni sorta e che come una voce solista fuori dal coro, quando proprio non riesce a trattenere ciò che sente , alla bergogliona maniera ( papale papale), scrive come la pensa in modo garbato e documentato. Per questo non possiamo tenere queste riflessioni nel cassetto in un momento come questo:
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