Posta a confine tra Puglia e Campania, nel corso dei secoli Bovino ha svolto un ruolo strategico nei collegamenti tra Adriatico e Tirreno.
Tracce del suo passato sono ben visibili nel borgo antico, distrutto e ricostruito più volte, che si caratterizza per l'armonia della struttura urbanistica e per lo stato di conservazione, nel complesso buono, di materiali, forme e colori tipici della sua tradizione.
Si possono ancora oggi ammirare ampi tratti della pavimentazione in pietra di fiume, abitazioni in pietra con la tradizionale copertura a embrici, volte a botte in mattoncini, palazzetti nobiliari con le loro romanelle e le bellissime corti, un numero impressionante di portali in pietra (ne sono stati contati circa ottocento), opera di maestri scalpellini locali e testimonianza del ruolo assunto dalla cittadina nei secoli.
Le casette bianche, le scalinate ripide dei viottoli, la verde campagna circostante completano il suggestivo quadro, che è di fragile bellezza, dovendo difendersi dalle alterazioni, sempre in agguato, di chi ignora il senso della storia, che qui appare infinita: come dimostrano i resti di mura di cinta romane (nel rione Portella), gli avanzi di mosaici, le statuette di Ercole,
le steli antropomorfe e i numerosi reperti custoditi nel museo civico.
Il borgo racchiude al suo interno sette chiese, tra le quali spicca per importanza la Basilica cattedrale, sulla cui facciata nel 1231 il maestro Zano, proveniente dalla Gallia, impresse quel primitivo stile gotico che inaugurò la stagione del romanico in Puglia.
All'interno, i frammenti scultorei bizantini vanno cercati come in un'avvincente caccia al tesoro (ad es., nel presbiterio, i due blocchi posti su colonne d'età romana che raffigurano Daniele nella fossa dei leoni), così come degni di nota sono il coro ligneo seicentesco nell'abside e i monumenti e le iscrizioni funebri riferite ai signori di Bovino.
Ma è soprattutto la facciata romanica, nella semplicità delle linee e dei motivi floreali e zoomorfi, ad incantarci. La chiesa di S. Marco, inaugurata (si legge in un'epigrafe del 1703) il 18 maggio 1197 (la lunetta in stile bizantino che sormonta il portale risale a quell'anno e raffigura S. Marco d'Ecana tra due diaconi), custodisce le monumentali tombe di alcuni vescovi che hanno retto l'antichissima diocesi di Bovino.
Sulla sommità di uno dei suoi colli si erge maestoso il Castello (o Palazzo) ducale con la sua torre normanna dell'XI secolo. Opera del conte normanno Drogone, il castello fu poi ampliato da Federico II di Svevia e nel Seicento trasformato in palazzo gentilizio dai duchi di Guevara.
Il Palazzo ducale, abitato fino al 1961 dai discendenti dei Guevara, era ai suoi tempi migliori (nel Seicento) una delle più belle dimore patrizie del meridione. Nei suoi saloni dalle volte a cassettoni e nel suo bellissimo giardino pensile, hanno trovato ospitalità Torquato Tasso, Giovan Battista Marino, Maria Teresa d'Austria, Papa Benedetto XIII.
Ma il centro storico contiene altri tesori. Tra gli edifici sacri: la chiesa del Carmine (edificata dai Gesuiti nel Seicento); la neoclassica S. Maria delle Grazie; l'antichissima (1099) chiesa di S. Pietro, interessante esempio di architettura romanica con elementi bizantini innestati su residui romani (vedi il fonte battesimale); la chiesa del Rosario (costruita nel 1205, con portale del 1754) gotica ed elegante nella sua struttura a una sola navata; le quattrocentesche chiese dell'Annunziata, situata all'inizio dello storico rione Portella, e di S. Francesco, e quella dei Cappuccini, sorta nel 1618 per voto fatto a S. Francesco dal duca Giovanni di Guevara.
Le residenze private sono quasi tutte dotate di splendidi portali, simbolo di potenza e orgoglio della nobiltà locale.
Forse deriva dalla lingua osca (parlata dalle antiche popolazioni della Daunia) e significa "bue". Non sono certi l'origine e il significato di Vibinum, il nome della Bovino romana attestato da Plinio e Polibio.
Vibinum (questo è il nome della città romana), Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, ne loda l’amenità del posto e la cordialità delle sue genti.
Più che le fonti storiche, delle sue origini, oggi, parlano le testimonianze monumentali. A seguito della guerra sociale, nell’80 a. C., Bovino fu occupata e ricostruita da Silla. Di Vibinum, ben presto eletta Municipium e più tardi colonia romana, sono stati localizzati i luoghi originariamente occupati dal forum, dall’anfiteatro e dalle terme. Si conoscono le mura di cinta in opus reticulatum,con le sue porte d’accesso e qualche torre; l’acquedotto e due ampie cisterne di decantazione dell’acqua; due templi, uno dedicato ad Apollo e, l’altro, ad Ercole, oltre a numerose attestazioni scultoree, numismatiche ed epigrafiche, che ci danno un’idea della sua importanza politica e sociale.
• 323 a.C., la città (fondata dai Dauni) partecipa alle lotte sannitiche contro i Romani, dai quali viene distrutta e ricostruita col nome di Vibinum. La colonia ottiene da Roma il riconoscimento di municipium e quindi il privilegio di governarsi con proprie leggi.
Con l’avvento del Cristianesimo, a seguito dell’annessione alla Diocesi di Benevento, Bovino subì la dominazione longobarda, ma fu ben presto contesa dai Bizantini per la sua posizione strategica tra l’Adriatico, porta dell’Oriente, e il Ducato di Benevento.
• 663, Bovino è distrutta dai Bizantini durante la guerra con i Longobardi, da cui era stata precedentemente conquistata. Vanno in fiamme le magnifiche opere romane.
• 876, per opera dell'imperatore Basilio I e dei suoi strateghi bizantini, Bovino comincia a rifiorire. Vengono ricostruite le mura per migliorare il sistema difensivo e le strade sono tracciate con quella configurazione tortuosa e stretta che ancora oggi si osserva nei quartieri più antichi.
• 967, i Saraceni di Abul Kasem, giunti dalla Sicilia, mettono a ferro e fuoco la città, subito ricostruita dai Bizantini. Ma, pochi decenni più tardi, è di nuovo distrutta dall'imperatore Ottone I.
• XI sec., quando i primi Normanni giungono nel Mezzogiorno, Bovino è uno degli ultimi capisaldi bizantini. Drogone, fratello di Guglielmo d'Altavilla, riesce a vincerne la resistenza e a consegnarla, distrutta, al dominio normanno.Nel 1043, infatti, fu distrutta dalle truppe normanne di Drogone, che la rifondò sulle sue rovine e ne innalzò il castello. Da allora, la città conobbe “il potentato feudale” con la famiglia di Loretello, che la resse fino al 1182.
• XII-XIII sec. Bovino vive durante la dominazione di Federico II un periodo di tranquillità e prosperità. Poi dagli Svevi passa agli Angioini, e successivamente sotto il dominio di vari feudatari. Alla presenza di Federico II e delle sue truppe, fecero seguito i D’Angiò, che la cedettero agli Estendardo, dai primi decenni del 1400 per poco più di 100 anni.
• XIV-XVI sec., si succedono al comando del feudo di Bovino varie casate gentilizie. La storia è stata favorevole a Bovino con la famiglia De Guevara, Signori della Navarra, discendenti degli Aragonesi, illustre famiglia del Regno di Napoli. Chi lascerà la più feconda impronta è Don Giovanni de Guevara, nobile di Spagna, che dal re Filippo di Spagna ottiene nel 1575 il titolo di Duca di Bovino. Il duca amplia il castello dandogli l'aspetto di palazzo gentilizio.
• 1656, la peste bubbonica lascia in vita a Bovino appena 1200 cittadini.
• XVIII-XIX sec. Bovino subisce la piaga ndel brigantaggio. Nonostante la massiccia presenza di soldati nella zona, la situazione è così grave da costringere i Borboni a vietare, lungo l'intero tragitto tra Benevento e Bari, che i boschi arrivino ai margini della via maestra.
Martedì 9 ottobre presso il Banco di Napoli di Bovino si è verificata una rapina, due i malavitosi coinvolti che hanno portato via 40 mila euro.
La sede del nuovo municipio è ubicata all´interno di un edificio storico costruito all´inizio del secolo scorso e che ha ospitato, prima il Palazzo degli Uffici e poi la scuola , la pretura e il carcere. Alla presenza dell’on Antonio Leone, vicepresidente della Camera dei Deputati si è proceduto ad inaugurare la nuova sede. Al taglio del nastro hanno partecipato oltre al sindaco, l’arcivescovo, Francesco Pio Tamburrino, il presidente della Provincia di Foggia, Antonio Pepe, l’assessore Billa Consiglio, il presidente del Gal Meridaunia, Alberto Casoria, deputati e senatori della Capitanata, oltre agli ultimi sindaci che si sono succeduti alla guida di Bovino.
"Questa mattina abbiamo presentato in Cassazione i referendum contro la riforma Fornero sulle pensioni. Una riforma di una gravità assoluta che colpisce le lavoratrici e i lavoratori, ha prodotto il dramma degli 'esodati', aumenterà la disoccupazione giovanile e si accanisce contro le donne. Una riforma senza nessuna giustificazione economica poiché il nostro sistema previdenziale era in assoluto equilibrio, come ebbe a dire persino Monti nel proprio discorso di insediamento e la cui sola logica è quella di usare i contributi per le pensioni come un bancomat". Con questa dichiarazione Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, ha annunciato la presentazione dei questiti referendari contro la riforma delle pensioni della Fornero. Ferrero ha precisato che fanno parte del comitato promotore del referendum sulle pensioni lavoratori e lavoratrici esodati, precari/e, esponenti di movimenti e partiti, tra i quali Rifondazione comunista. La raccolta delle firme partirà nelle prossime settimane, probabilmente tra il 20 e il 27 ottobre.
"Dai progetti finalmente si passa alle opere. I finanziamenti previsti sono il presupposto perchè si aprano i cantieri sull'asse strategico dell'alta capacità Napoli-Bari-Lecce-Taranto". L'assessore alle infrastrutture della Regione Puglia Guglielmo Minervini commenta così la sottoscrizione del Contratto Istituzionale di Sviluppo (Cis) per la realizzazione della direttrice ferroviaria Bari-Napoli avvenuta oggi a Roma con il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Mario Ciaccia, il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, gli amministratori delegati di Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, e di Rete Ferroviaria Italiana, Michele Mario Elia e per la Regione Puglia l'assessore al Mediterraneo, Silvia Godelli. "Dobbiamo - spiega Minervini - recuperare presto il gap con la dorsale tirrenica e ricongiungere la Puglia alla linea ad alta velocità. L'opera è di straordinaria complessità, la sua realizzazione permetterà di abbattere di quasi un'ora il tempo di percorrenza tra Bari e Napoli. I 3,5 miliardi disponibili permetteranno di aggredire subito il braccio ferroviario con il completamento del raddoppio in variante della Bovino-Cervaro e Apice-Orsara e di realizzare entro il 2017 le opere di velocizzazione della linea adriatica e ionica in Puglia". "Il Cis - chiarisce l'assessore - fissa tempi certi e prevede sanzioni in caso di inadempimento. Non è l'ultima tappa ma un passaggio fondamentale di un lungo percorso. Per il completamento dell'opera sono necessari ancora 3,884 miliardi di euro. La Commissione Europea ha inserito l'opera nella proposta di regolamento dei progetti prioritari nel quadro delle grandi reti transeuropee per il periodo 2014-2020. Questo ci fa ben sperare e ci invita a non mollare la presa". Il Contratto Istituzionale di Sviluppo, accogliendo le richieste della Puglia, prevede interventi ferroviari per estendere la rete ad alta velocità al sistema di direttrici regionale. Stanziati a tal fine 94 milioni per la velocizzazione linea adriatica Bari-Lecce, 48 milioni per la Bari-Taranto e 200 milioni di euro per la Potenza - Foggia. Oltre alla previsione di 106 milioni di euro per il raddoppio, sempre sulla linea adriatica, della tratta tra Ripalta e Lesina.
Hanno riferito che ieri sera il piazzale del monumento ai caduti , luogo in cui terminano le manifestazioni in onore di San Celestino Martire, simbolo dei Bersaglieri, si è trasformato in un palco sul quale si è messo bene in mostra il Sindaco che, più che parlare dei caduti nelle varie guerre e per i quali il Comitato Feste di San Celestino fa deporre corone di alloro in punti significativi di questo Borgo; più che spendere qualche parola per il Santo Martire e mantenere viva la memoria di quanti ci hanno rimesso la vita in difesa di valori che oggi tendono a scomparire, ha sfruttato malignamente quest’ occasione per aprire la propria campagna elettorale, per dire che correrà alle prossime elezioni amministrative per essere rieletto, sciorinando una serie di attività svolte in questi cinque anni.
L’ assist, naturalmente, è stato dato da qualche organizzatore che si sentirà appagato di quel piccolo contributo alla festa, ma è stata grande la sorpresa di questa sceneggiata per altri componenti del Comitato Festa che stavano lì ad ascoltare stupìti per quanto stava succedendo, notando che persino le piume dei cappelli bersagliereschi si sono irrigidite di fronte a un pavone che ha aperto improvvisamente la sua coda in un contesto in cui l’unico animale ammesso sarebbe stato un gallo cedrone !! Una misera caduta di stile che non è oggi il caso di approfondire, per non rovinare il ricordo di questa festa che è e rimane una delle più belle del nostro paese.
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