Solo dopo due mesi circa dalla perdita del mio compagno di vita, marito e padre dei miei tre figli, riesco a riprendermi da questa tragedia che ha colpito la mia famiglia. Scrivo questa lettera aperta per evitare che i fatti accaduti si ripetano e che altre persone soffrano per situazioni che possono essere migliorate:
Sono Caterina, la vedova di Mario Piscopiello di Bovino.
La notte del mercoledì 10 Giugno 2015, all’ incirca le 23,40, un improvviso malore ha colpito mio marito Mario con difficoltà respiratorie e forte affanno. Immediatamente ho chiamato il 118 per soccorsi seguendo e rispondendo alle domande che mi venivano poste.
Dopo circa 15 minuti è arrivata l’ ambulanza procedendo con controlli del sangue e chiedendo che sintomi avvertiva e quali medicinali abitualmente prendeva e nonostante il continuo respiro sempre più accelerato, con lucidità, Mario interagiva e rispondeva ai due addetti al soccorso (credo, personale medico).
Ancora molto vigile e per sua volontà, Mario è salito sull’ ambulanza da solo ove gli è stato attaccato l’ ossigeno. Poco dopo è sopraggiunto mio figlio Vittorio, anche lui rimasto molto scosso vedendo la scena del papà che con un lento gesto di mano e occhi aperti salutava fino alla chiusura delle porte dell’ ambulanza, sulla quale nessuno è potuto salire oltre ai due operatori sanitari. Pertanto abbiamo seguito l’ ambulanza con la nostra macchina solo per un tratto in quanto noi andavamo meno veloci.
Al nostro arrivo agli Ospedali Riuniti di Foggia, con gran sorpresa , ci hanno detto che l’ ambulanza non era ancora arrivata.
Momenti di forte preoccupazione e ansia...... minuti interminabili conclusi con l’ arrivo di quest’ ambulanza dalla quale sono scesi sconvolti e rassegnati gli addetti che con un abbraccio di dispiacere e cordoglio ci hanno comunicato del decesso di mio marito per strada.
Solo in seguito abbiamo appreso che l’ ambulanza durante il tragitto da Bovino a Foggia, s’è dovuta fermare in un punto imprecisato per attendere un medico, proveniente da un altro paese e che sarebbe salito su questa ambulanza per prestare ulteriori soccorsi, ma, evidentemente invano.
Un inutile servizio, quindi, questo del 118, se così fatto, poco funzionante e inefficiente.
Tutto questo se si pensa che in una situazione così estrema quei pochi minuti che si avevano a disposizione per dare un’ unica e forse l’ ultima possibilità di salvarsi, si sono persi per attendere che arrivasse il medico di turno, chissà da dove, quando sarebbe dovuto essere già sul mezzo alla partenza.
So che urlare al vento tutto il nostro dolore non servirà più a ridarci Mario, né voglio penalizzare qualcuno, ma voglio che questa testimonianza possa essere utile per gli altri, per migliorare la vita di ogni cittadino di Bovino e di tanti paesi che usufruiscono del 118 organizzato in questo modo , cioè senza medico a bordo sin dai primi istanti di soccorso.
Le autorità preposte verifichino l’ accaduto e pongano i dovuti ripari per evitarne il ripetersi.
Caterina Ientile
Bovino, li 6 Agosto 2015




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