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BOVINESI ILLUSTRI (6)

       

      Restano vivi i ricordi di quando Padre Aldo  veniva a Bovino a trovare i suoi genitori che, entrambi nati a Bovino ma trasferitisi  in Francia per motivi di lavoro, trascorrevano il mese di agosto nel nostro paese , nella casetta in Via Rampa Mentana.....le lunghe passeggiate in Villa Comunale con gli amici o per far visita ai famigliari Papadia-Berardi.....

       Dal Vaticano con immenso piacere apprendiamo la notizia:

Vatican News

 

Padre Aldo Berardi Nuovo Vicario Apostolico Dell’Arabia Del Nord

 

Papa Francesco ha nominato come nuovo vicario apostolico dell’Arabia del Nord il reverendo padre Aldo Berardi, finora vicario generale dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi. Il vicariato apostolico estende la sua giurisdizione sui fedeli cattolici di Bahrein, Kuwait, Qatar ed Arabia Saudita. La sede del vicariato è la città di Awali, in Bahrein, dove sorge la cattedrale di Nostra Signora d’Arabia. La prefettura apostolica del Kuwait fu eretta il 29 giugno 1953 con la bolla Quemadmodum dispensator di Pio XII, ricavandone il territorio dal vicariato apostolico di Arabia. Il 2 dicembre dell’anno seguente la prefettura apostolica fu elevata a vicariato apostolico con la bolla Quandoquidem Christi dello stesso Papa. Il 31 maggio 2011 il vicariato apostolico ha esteso la sua giurisdizione sull’Arabia Saudita, sul Qatar e sul Bahrein, che erano soggetti al vicariato apostolico di Arabia, e ha assunto l’attuale denominazione in forza del decreto Bonum animarum della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. La carica era vacante dall’aprile 2020, in seguito alla morte del vescovo Camillo Ballin. Dal 13 maggio 2020 è stato amministratore apostolico il vescovo Paul Hinder, attuale vicario apostolico dell’Arabia meridionale. 

        Vita e servizio 

Nato a Longeville-les-Metz (Francia) il 30 settembre 1963, padre Aldo Berardi ha frequentato il primo ciclo di studi di Filosofia presso il Grand Séminaire di Villers-lès-Nancy e, dopo un’esperienza missionaria in Madagascar, è entrato nell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi a Cerfroid (Francia). Ha frequentato il secondo ciclo di studi di Teologia presso il Grand Séminaire di Montreal, Québéc (Canada) e, successivamente, ha conseguito la Licenza in Teologia Morale presso l’Accademia Alfonsiana a Roma. Ha emesso i voti solenni a Roma il 17 dicembre 1990 ed è stato ordinato sacerdote ad Ars-sur-Moselle (Francia) il 20 luglio 1991.

Dopo aver prestato servizio a Roma presso la Caritas nei primi Anni ’90 dello scorso secolo, è stato Direttore di un centro di accoglienza, di formazione e di ritiro a Cerfroid e poi Vicario Parrocchiale e Cappellano presso gli Scout, Azione Cattolica e un carcere psichiatrico (1992-1998). Dal 2000 ha diretto per 6 anni il Centro Saint-Bakhita per rifugiati sudanesi a Il Cairo, in Egitto, quindi dal 2007 al 2010 è stato Cappellano degli espatriati per il Vicariato Apostolico d’Arabia presso la parrocchia Sacred Heart in Bahrein. Parroco della Saint Arethas et Compagnons Martyrs nel Vicariato Apostolico dell’Arabia del Nord negli Anni ’10, nel 2019 è divenuto Vicario Generale dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi e Presidente del Segretariato Generale della Formazione e Rappresentante Legale della Curia Generalizia a Roma.

 

 

Intervista  di Padre Aldo                                  Un nostro articolo  del 2013

 

 

 

...IL CORAGGIO INFINITO DI LILIANA ROSSI....

Written by Thursday, 20 June 2019 06:36

  

...questo è il titolo dell' articolo scritto da Lea Durante sulla Gazzetta del Mezzogiorno, 

in occasione dell' anniversario della morte della compagna Liliana Rossi.

Una cerimonia con deposizione di fiori al busto di Liliana nel parco "Liliana Rossi"  alla presenza di poche persone tra le quali in fratello di Liliana , il Prof. Angelo Rossi, con la sua famiglia.

  

Ad una domanda di Gino Picheca, questa risposta:

Ciao Gino, intervengo solo per dire che quel parco dovrebbe essere  l’ orgoglio di un quartiere, quello in cui si trova, il rione “Portella”, il più caratteristico del nostro centro storico, il più antico (probabilmente),  il più….più…di tante cose e di tanta storia di Bovino…quello in cui c’è  il “buco di San Marco”…ci sono i resti dell’ “opus reticulatum”…c’è la vista sul “vallo di Bovino”che trasporta la mente al Brigantaggio, quella della via sacra  longobardorum per la Valle del Cervaro….quella che accompagna lo sguardo fino al mare del Golfo di  Manfredonia…a San Giovanni Rotondo, al  Gargano….alla  Posta del Ponte e Stazione Ferroviaria…insomma è lì che ho passato la mia infanzia…un quartiere una volta molto povero ed il più degradato (“lu schuppatoure”), oggi riqualificato e, sicuramente, tra i più ben tenuti.

Per chi non lo sa, quel parco è stato dedicato ad una delle più belle figure della storia Bovinese, non solo… vanto di un popolo che ha sempre combattuto per la difesa dei diritti contro i poteri forti, definendo Liliana Rossi “operatrice di libertà”, giustamente.

 Non è affatto vero che il parco  è stato subito abbandonato, dopo l’ inaugurazione. Le chiavi furono  richieste ed affidate ad un anziano volontario che senza pretese di divise, berretti , fischietti e delibere scritte lo teneva aperto nelle ore in cui gli era possibile vigilare a che non venisse deturpato,  lo ha tenuto  sempre in ordine, fino alla sua dipartita, circa un anno fa. Michele Russo è stato colui che per anni ha falciato l’ erba, ha piantato tantissime rose e fiori e grazie a quella persona, ancora oggi quel parco è fruibile, basterebbe veramente poco per aprirlo e renderlo accessibile a tutti. Ben vengano le richieste di “volontariato” per la tenuta del parco e sembra che il busto di Liliana stia lì proprio per questo  a richiamare l’ attenzione dei passanti.

Per il resto, non voglio accendere polemiche, ma dico: …se la montagna non va da …..

Nardino

 



Così ad Ascoli si vuole rendere omaggio all' esempio di solidarietà, impegno, riscatto delle donne profusi nella breve vita di Liliana Rossi

(da Teleradioerre)
Un protagonismo delle Camere del Lavoro comunali per rilanciare l´azione sindacale nel territorio, luogo centrale per sviluppare politiche economiche, ambientali, sociali anche attraverso una decisa integrazione con il sistema dei servizi, al fine di garantire tutela individuale e collettiva. Si inserisce nel piano di re insediamento della Cgil di Capitanata la conferenza pubblica che si terrà martedì 18 dicembre ad Ascoli Satriano, quando sarà inaugurata la nuova sede della Camera del Lavoro-Casa del Popolo.

L'incontro è previsto dalle ore 17.30 presso l'Aula consiliare del Municipio: interverranno il coordinatore della Cgil di Ascoli, Potito Sarcone; il coordinatore dello Spi Cgil del comune subappenninico, Vincenzo Giusto; il segretario provinciale dello Spi, Marco Pizzolo; il segretario generale della Flai di Capitanata, Daniele Calamita. Concluderà i lavori la segretaria generale della Cgil provinciale, Mara De Felici.

"Le Camere del lavoro per la nostra organizzazione sono una risorsa dalle potenzialità straordinarie perchè garantiscono una presenza capillare su tutto il territorio. Un osservatorio che ci consente di leggere meglio i bisogni sociali, le criticità, i problemi del mondo del lavoro e delle comunità, al fine di predisporre misure adeguate e coerenti", sottolinea la Cgil.

Ai lavori di inaugurazione della nuova sede della Cgil ad Ascoli (che si trova in via Garibaldi 1) parteciperà anche l'ex senatore della Repubblica, Angelo Rossi. La Camera del Lavoro sarà infatti intitolata alla sorella Liliana Rossi, indimenticato simbolo di impegno per l'emancipazione culturale e sociale delle donne. Nata a Bovino nel 1932 e morta giovanissima all'età di 24 anni, Liliana Rossi visse la sua stagione di impegno ad Ascoli Satriano nei difficili anni del dopoguerra. Studiò e si diplomò nel liceo musicale di Foggia, fu valente violinista con collaborazioni importanti, conseguì la laurea in Giurisprudenza a Napoli e scelse di impegnarsi in politica, militando nel Partito Comunista Italiano. In una realtà povera e fortemente patriarcale, Liliana Rossi - di famiglia benestante - fu promotrice di una sorta di scuola dove insegnava alle donne del paese norme igieniche elementari e rudimenti di alfabetizzazione. "Una intitolazione, quella della Camera del Lavoro, che vuole rendere omaggio al suo esempio di solidarietà, impegno, riscatto delle donne, degli ultimi".

Vincenzo D'Errico

 

Anche a Bovino si terranno le celebrazioni per l’ 80° anniversario della nascita di Liliana Rossi, operatrice di libertà, a cui Bovino dette i natali.

Lunedì 26 Novembre, infatti,  nella Cattedrale di Bovino si terrà un concerto di musica classica sotto il patrocinio della Regione Puglia, in collaborazione con l ‘Associazione Amici della Musica “Giovanni Paisiello” di Lucera nell’ ambito del Festival Donna di Violino “Liliana Rossi”. Ad esibirsi sarà il quartetto d’ archi  “Diomedee” . L’ ingresso sarà libero sin dalle ore 19 ed è previsto l’inizio del concerto alle ore 20,00.

 

 

Ne parlano tutti i gionali nel mondo:

IL PUGLIESE PASQUALE MONTECALVO NOMINATO ‘PERSONALITÀ ILLUSTRE DELLA CULTURA ARGENTINA

notiziarioflash - Il pugliese Pasquale Montecalvo è stato dichiarato "Personalità illustre della cultura" di Buenos Aires "per la sua carriera nazionale ed internazionale di costumista teatrale, in modo fondamentale nel Teatro Colon". Il riconoscimento è stato proposto dalla celebre cantante di tango Susana Rinaldi, deputata del governatorato della capitale argentina. Pasquale Montecalvo, 91 anni, ha ricevuto l'omaggio nel Salone San Martin del Parlamento della città. (nflash)

 BUENOS AIRES – “E' lui stesso un’opera d’arte”. E’ l'impattante incipit di un articolo del filosofo argentino Josè Pablo Feimann, in cui si enfatizza la vita del 91enne Pasquale Montecalvo, approdato in Argentina all’età di 5 anni dalla natia Bovino (Foggia), e ora dichiarato 'Personalità illustre della cultura' di Buenos Aires “per la sua carriera nazionale ed internazionale di costumista teatrale, in modo fondamentale nel Teatro Colon”. A proporee il riconoscimento è stata la celebre cantante di tango Susana Rinaldi, deputata del governatorato della capitale argentina. E, commosso, ma “portando vigorosamente i suoi 91 anni”, scrive Feinmann, Pasquale Montecalvo ha ricevuto l'omaggio nel Salone San Martin del Parlamento della città. 

“E' l’ultimo dei grandi sarti teatrali, una razza estinta”, assicura il filosofo, ricordando inoltre che “non fu il primo della famiglia ad arrivare in Argetina”. Lo precede infatti “nella effervescente Buenos Aires degli Anni 20” il padre Gaetano. “Uno che sa lottare contro le avversità”, specifica Feinmann, citando i ricordi del figlio. E che, dopo due anni di “duro lavoro”, accumula i soldi “per farsi raggiugere dai suoi, tra i quali Pasquale”. Che scende dalla nave rapato. Che t'han fatto Pasqualino?”, gli chiede il padre. “Nulla” gli risponde il figlio. 

Papà Gaetano, quando ha solo 9 anni, lo porta da un amico sarto. Che lo retribuisce con la sua prima paga. Tempo dopo, Pasquale viene a sapere che c'è un concorso per diventare sarto del Teatro Colon, uno dei templi della lirica mondiale. Lo vince. Ed impara quel mestiere che lo affascina “sotto la guida di Giovanni Manzini, un uomo di prestigio che proveniva dalla Scala di Milano”, evidenzia la menzione del premio. 

Ma Pasquale non solo impara i segreti del costumista teatrale e fa carriera (dal 1966 al 1976, è il capo della sartoria), ma ama anche la musica. “Il suo idolo è Beniamino Gigli – scrive Feinmann – che si fa confezionare da lui un abito per tutti i giorni”. “Forse la sua più grande soddisfazione è che il tenore è affascinato del suo lavoro”, assicura il filosofo. 
Nel 1974, un nuovo salto di qualità per il sarto foggiano. Viene chiamato per realizzare gli abiti del film 'La Patagonia ribelle'. “Il suo straordinario lavoro, suscita subito offerte”, specifica Feimann. Tanto che, sottolinea la menzione del premio, “una volta lasciato il Colon, viene convocato da scenografi per molti film e opere teatrali”. Tra gli altri per grandi attori che vengono a lavorare a Buenos Aires come Robert Duwald, William Hurt, Raul Julia e Sean Connery. 

Di Pasquale Montecalvo, dice infine il filosofo: “Un uomo semplice, un grande maestro, un artigiano imprescindibile che è stato riconosciuto in un mondo in cui si riconoscono pochi, perchè non ci sono molti che meritano di essere riconosciuti”.

 

Domingo, 18 de noviembre de 2012 | Hoy

CONTRATAPA

Homenaje a Pascual Montecalvo

Pascual Montecalvo es una obra de arte en sí mismo. Un dinosaurio –el último– de una raza extinguida. Ya no hay ni habrá seres capaces de hacer de la realización del diseño de vestuario una joya artesanal, una creación minuciosa en la que cada detalle es el centro, lo primordial. Sencillamente porque no hay “detalles” para un gran artista. Es el último de los grandes sastres. De los que entendieron la belleza como fruto de la severa artesanía, de la sabiduría lenta, laboriosa, la que se amasa a lo largo de toda una existencia, de una vida austera, sin estridencias, como la de Pascual. Los halagos, si vienen, nunca serán lo esencial. Heidegger (que era, pese a sus opciones lamentables en política, un gran filósofo) resumía la vida de Aristóteles con pocas y simples palabras: “Nació, trabajó y murió”. Pascual Montecalvo, con sus vigorosos noventa y un años, está, por suerte, entre no-sotros.

Pascual fue un inmigrante. Alguien que se lanzó al sueño de fare l’America. Pero no fue el primero de la familia que se vino para estas tierras. Lo precedió su padre, Gaetano Montecalvo, que deja en su pueblo de Bovino, Foggia, en la costa del Adriático, a su mujer y a sus hijos. En la Buenos Aires bulliciosa de la década del 20, en que los sectores dominantes festejan la fertilidad fácil del suelo viajando a Europa opulentamente en tanto los Montecalvo se venían aquí en busca de un azaroso trabajo que les permitiera comer, Gaetano llega al Hotel de Inmigrantes. Se le entrega un Manual del Inmigrante en el que lee párrafos severos: “El Hotel no tiene camas ni colchones. Estará aquí no más de cinco días. Cada uno con sus mantas puede construir un buen lecho. No será la primera vez que duerma en el piso”. Y luego: “En la Argentina hay, como en todas partes y como en todas las batallas de la vida, vencedores y vencidos”. El país lo recibía, pero ya le mostraba sus dientes. Pero Gaetano es duro. Le conoce muy bien la cara a la adversidad y sabe cómo pelear contra ella. Trabaja fuerte, duramente, a lo largo de dos años. Vive con lo mínimo, come lo indispensable, hasta que llega el día en que tiene el dinero –que ahorró peso sobre peso– para traer a los suyos. Entre ellos está Pasquale, de sólo cinco años. Y Pasquale recuerda (sin rencor, casi con piadosa ternura por sí mismo, por ese pibe que fue) que lo raparon en el último nivel del barco, a él y a muchos otros. “Si nos rapaban un nivel más abajo tendrían que haberlo hecho en el mar.” Se reencuentra con su padre, el duro Gaetano, que lo reconoce en seguida, pese a que pasaron dos años y Pasquale creció mucho. Le acaricia la cabeza rapada. “¿Qué te hicieron, Pasqualino?” Pasquale se encoge de hombros: “Nada. No importa”.

A los nueve años empieza la escuela primaria. A esa misma edad, Gaetano lo lleva a ver a un amigo sastre. Le pide que lo tome como aprendiz. Desde ahí sigue adelante. Encontró su oficio. Trabaja para distintos “sastres”, el eficiente, el esforzado “ayudante” deslumbra a todos. Recibe su primer pago: treinta pesos. Corre a su casa y lo pone, orgulloso, en manos de su padre. Sí, el pequeño Pascual ya contribuye a la manutención de su familia. Durante esos días, un kilo de pan costaba cinco centavos.

Se entera, un día de tantos, que hay, en el Teatro Colón, un llamado a concurso para ingresar en el taller de sastrería en el escalafón más bajo. Se presenta y lo gana. Ahí tiene como jefe al gran sastre Mancini, cuyo origen es, nada menos, la Scala de Milán. Y a Pascual empieza a sucederle algo maravilloso: no sólo se enamora de ese teatro que le habrá de permitir conocer el que será su oficio el resto de su vida, se enamora del gran arte de la ópera. Este hecho no escapa a la sutil percepción de Mancini. Este dedicado Pascual Montecalvo tiene talento, ama su trabajo y ama la maravilla que lo torna posible: el arte de Donizzeti, Bellini, Rossini, Mascagni, Leoncavallo. Pero sobre todo: Verdi y Puccini. Conoce a los más grandes cantantes. Su ídolo será Beniamino Gigli. Le encargan la confección de una prenda que el gran tenor necesita de modo privado y en la mitad del tiempo requerido. Gigli, que le ha tomado cariño, sabe premiar su trabajo con un generoso pago. Acaso la mayor satisfacción de Pascual haya sido que el gran maestro quedó deslumbrado con su trabajo.

Aquí, ya Pascual se ha casado con Angelita, que será la compañera de toda su vida y la madre de sus dos hijas. Su ascenso en el Colón –previsiblemente– no se detiene. En 1956 es nombrado segundo jefe de sastrería. Y en 1966 asciende a jefe y permanecerá así hasta 1976. Pascual Montecalvo es –durante diez años– el jefe de sastrería del Teatro Colón. Qué lejos quedó el pibe al que raparon en el último nivel de ese barco de inmigrantes. Pero Pascual no lo olvida nunca. Está siempre en su corazón. No niega sus orígenes y sólo conoce una moral: la del trabajo duro. De ahí, sólo de ahí, extrae su genuino orgullo.

Un día, una diseñadora lo convoca para realizar el vestuario de La Patagonia Rebelde. Su admirable tarea provoca sucesivos llamados y así es como films de época y los fantásticos de “espada y brujería” cuentan con su mano maestra. Grandes actores como Lautaro Murúa, Federico Luppi, Pepe Soriano, Luis Brandoni, William Hurt, Robert Duvall, Raúl Juliá o Sean Connery pasaron por su taller y admiraron su realización en tantas películas más en las que participó luego de La Patagonia... Así como en muchas obras de teatro.

Los “artesanos artísticos” no suelen recibir el reconocimiento que merecen porque no son “visibles”. Cualquier inexperto actor de televisión llega a la fama como un rayo. Se lo ve. El gran artesano está detrás con su arte difícil, el que se construye a lo largo de años. Pero no siempre es así. Alguien llevó a la oficina de la legisladora de la ciudad de Buenos Aires, la gran cantante Susana Rinaldi, el proyecto de reconocer a Pascual y el eco fue inmediato. Nada como un artista para reconocer a otro. La Legislatura aprobó el proyecto de ley. Así, Susana y su equipo organizaron un acto por el que nombraron a Pascual Montecalvo Personalidad destacada de la cultura. Fue el 14 de noviembre en el Salón San Martín del Palacio Legislativo. Un hombre sencillo, un artesano imprescindible, un gran maestro, fue reconocido en un mundo en que no se reconoce a muchos, acaso porque ya no hay muchos a quienes reconocer. A usted sí, Pascual. Salud, lo queremos.

 

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