Le pagine dei giornali che parlano di Bovino
Ha suscitato notevole interesse la pubblicazione del libro di Giuseppe Santoro “ Il regio tratturello” e di tutto quanto si è parlato nella conferenza-dibattito tenutasi il giorno della presentazione.
Sono in molti a richiederci come e dove poter leggere o acquistare il libro. Sappiamo che le cartolibrerie ed alcuni negozi in paese lo vendono ma per saperne di più , pubblichiamo l’ indirizzo e-mail dell’ autore, disponibile a dare ogni tipo d’ informazione: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
I giornali ne parlano e in questa pagina pubblichiamo l’ articolo apparso sull’ ultimo numero dell’ Elce, a firma di Paco Capano:

Dopo la presentazione del libro di Giuseppe Santoro "Il regio tratturello Ponte di Bovino-Cerignola" del 10 Ottobre u.s., scoppia la polemica sulle competenze per la gestione dei "tratturi" .
E' Michele Pesante, relatore alla presentazione del libro di Santoro, già dirigente dell' Ufficio Parco Tratturi di Foggia, ad alzare il tono della discussione nei confronti della Regione Puglia e della stessa Provincia, definendo in modo provocatorio questo tema quale "business dei tratturi".
Dalle notizie de "Il Mattino di Foggia" del 12 ottobre si può vedere l' intervista pubblicata su youtube che pubblichiamo sulla prima pagina di questo sito nel riquadro del video del giorno:
Certo, ci vuole una buona dose di immaginazione per definire Peschici “un borgo dell’entroterra”, ma l’iniziativa di Salento Trend è interessante, perché testimonia una nuova attenzione del resto della regione verso la Puglia interna, verso i suoi borghi, le bandiere arancioni, verso l'ineffabile suggestione della cultura e della tradizione.
E poi è sintomatico che giunga proprio dal Salento questo attestato di stima nei confronti della Capitanata: tre dei dieci “borghi imperdibili” individuati dall’agenzia leccese di promozione turistica e di marketing territoriale, si trovano in provincia di Foggia.
Sono, per la precisione, Peschici, Alberona e Bovino. Gli altri sette, con le relative ubicazioni, sono Locorotondo e Alberobello (Bari), Cisternino (Brindisi), Specchia e Corigliano D’Otranto (Lecce), Manduria e Martina Franca (Taranto).
“Se da nord a sud della Regione sono le marine più gettonate a catalizzare la maggior parte dei turisti - scrive il team di Salento Trend -, oggi vogliamo percorrere un breve, ma intenso viaggio nell’entroterra, segnalando alcuni borghi, da noi accuratamente selezionati, che per bellezza lasciano letteralmente senza fiato. Barocco, pietra leccese e non solo, sono alcuni esempi di arte che ammirerete passeggiando per questi centri, magari assaporando un ottimo gelato artigianale, una bombetta, una puccia o una frisella, scorrendo indietro nel tempo con l’immaginazione, ricostruendo nella mente civiltà contadine ormai scomparse, ma che sono un vero e proprio tesoro della nostra cultura.”
Nell’invito a scoprire i borghi dell’entroterra pugliese c’è la proiezione di un’idea tutta salentina del turismo, e per quanto riguarda Peschici non si capisce bene se si tratta di una svista o di una forzatura, però la selezione di Salento Trend è da salutare con soddisfazione.
Ciccando qui potete leggere il post integrale.
Tutti gli organi di stampa ne stanno parlando e tra i giornali periodici della nostra zona, non è passato inosservato l' articolo su Barber-shop di Bovino pubblicato nel numero di settembre de "Lo Struscio", mentre è stato letto in tutto il mondo il reportage del giornale "la Repubblica" del 9 Maggio scorso, indicandoci un old-style, anche al femminile, per fare una barba con i "baffi" agli uomini:
Da Teleblù la notizia:
07/10/2015 18:52:44 di Redazione
Momento fortemente identitario per Bovino e per i Monti Dauni, la Festività dedicata alla Vergine di Valleverde nasce nel 1266 quando apparve nel bosco di Mengaga ove fu costruito l’omonimo SantuarioMarino Boffa, signore di Bovino, ottenne dalla regina Giovanna II d’Angiò nel Giugno del 1534 il privilegio della fiera per 9 giorni di ogni anno, 4 giorni prima e 4 dopo, la festa della decollazione di S. Giovanni Battista, che ricorre appunto il 29 Agosto. Nel Sinodo Diocesano, celebrato a Bovino nel 1631, venne stabilito che il 29 Agosto fosse giorno festivo in quanto anniversario della Consacrazione del Santuario di Valleverde. Bovino festeggia da allora la sua protettrice con la Cavalcata Storica, caratterizzata dal simbolico rito dell’offerta dell’olio, da parte di un comune dell’Antica Diocesi. Il Corteo, preceduto dal rito civile – religioso presso il santuario, parte dall’ingresso del paese e passando per il Corso principale, procede verso il Castello Ducale fino alla Cattedrale, ove avviene la benedizione dei Cavalieri da parte dell’Arcivescovo. I figuranti rievocano l’epoca medievale dell’apparizione della Madonna al legnaiolo Niccolò con la statua lignea della Madonna scortata da cavalieri e dame col seguito dei popolani; ricordano la visita al santuario di Donna Maria d’Austria nel 1630. Nel corteo anche il Duca Giovanni Maria Guevara e la Duchessa Anna Maria Suardo con le famiglie notabili. Il Corteo si conclude con la rappresentazione della tradizione contadina a piedi e nobile a cavallo di fine ‘800.
Solo dopo due mesi circa dalla perdita del mio compagno di vita, marito e padre dei miei tre figli, riesco a riprendermi da questa tragedia che ha colpito la mia famiglia. Scrivo questa lettera aperta per evitare che i fatti accaduti si ripetano e che altre persone soffrano per situazioni che possono essere migliorate:
Sono Caterina, la vedova di Mario Piscopiello di Bovino.
La notte del mercoledì 10 Giugno 2015, all’ incirca le 23,40, un improvviso malore ha colpito mio marito Mario con difficoltà respiratorie e forte affanno. Immediatamente ho chiamato il 118 per soccorsi seguendo e rispondendo alle domande che mi venivano poste.
Dopo circa 15 minuti è arrivata l’ ambulanza procedendo con controlli del sangue e chiedendo che sintomi avvertiva e quali medicinali abitualmente prendeva e nonostante il continuo respiro sempre più accelerato, con lucidità, Mario interagiva e rispondeva ai due addetti al soccorso (credo, personale medico).
Ancora molto vigile e per sua volontà, Mario è salito sull’ ambulanza da solo ove gli è stato attaccato l’ ossigeno. Poco dopo è sopraggiunto mio figlio Vittorio, anche lui rimasto molto scosso vedendo la scena del papà che con un lento gesto di mano e occhi aperti salutava fino alla chiusura delle porte dell’ ambulanza, sulla quale nessuno è potuto salire oltre ai due operatori sanitari. Pertanto abbiamo seguito l’ ambulanza con la nostra macchina solo per un tratto in quanto noi andavamo meno veloci.
Al nostro arrivo agli Ospedali Riuniti di Foggia, con gran sorpresa , ci hanno detto che l’ ambulanza non era ancora arrivata.
Momenti di forte preoccupazione e ansia...... minuti interminabili conclusi con l’ arrivo di quest’ ambulanza dalla quale sono scesi sconvolti e rassegnati gli addetti che con un abbraccio di dispiacere e cordoglio ci hanno comunicato del decesso di mio marito per strada.
Solo in seguito abbiamo appreso che l’ ambulanza durante il tragitto da Bovino a Foggia, s’è dovuta fermare in un punto imprecisato per attendere un medico, proveniente da un altro paese e che sarebbe salito su questa ambulanza per prestare ulteriori soccorsi, ma, evidentemente invano.
Un inutile servizio, quindi, questo del 118, se così fatto, poco funzionante e inefficiente.
Tutto questo se si pensa che in una situazione così estrema quei pochi minuti che si avevano a disposizione per dare un’ unica e forse l’ ultima possibilità di salvarsi, si sono persi per attendere che arrivasse il medico di turno, chissà da dove, quando sarebbe dovuto essere già sul mezzo alla partenza.
So che urlare al vento tutto il nostro dolore non servirà più a ridarci Mario, né voglio penalizzare qualcuno, ma voglio che questa testimonianza possa essere utile per gli altri, per migliorare la vita di ogni cittadino di Bovino e di tanti paesi che usufruiscono del 118 organizzato in questo modo , cioè senza medico a bordo sin dai primi istanti di soccorso.
Le autorità preposte verifichino l’ accaduto e pongano i dovuti ripari per evitarne il ripetersi.
Caterina Ientile
Bovino, li 6 Agosto 2015
Alcune regioni italiane, emanando leggi specifiche (vedi il Testo Unico per l'Artigianato Regione Piemonte (L.R. 1/2009) assegnano un ruolo importante all'Artigianato Artistico e Tipico di Qualità. In tale ottica anche la nostra Regione, con l'attribuzione del riconoscimento di "Eccellenza Artigiana" alle imprese che ne abbiano i requisiti, potrà salvaguardare e rilanciare lavorazioni artigianali di antico prestigio e offrire opportunità professionali che, pur nel rispetto della tradizione, possano cogliere ed esprimere la capacità di reinterpretare il passato attraverso le tendenze culturali ed estetiche del presente. Non si tratta solo di recuperare "gli antichi mestieri" attraverso la riqualificazione di produzioni che vanno scomparendo, ma avvicinare le nuove generazioni a professioni con elevato contenuto di professionalità.
Sarebbe questo uno dei punti chiave dei politici che si propongono in questi giorni per le prossime elezioni perché proprio in queste aree più interne si nascondono antichi segreti del fare artigianato, tramandati da padre a figlio, da figlio a nipote e/o pronipote…
L’esempio più calzante lo dà la famiglia Scapicchio di Bovino, alla ribalta della stampa nazionale ed internazionale per l’ antico mestiere di “barbiere” che essi praticano da tantissimi anni, sin da quando nelle botteghe di barbiere, c’ era da aspettare la fila prendendo un apposito numero di prenotazione (tipo medaglietta d’ alluminio) in una vetrinetta attaccata al muro d’ ingresso.
Il quotidiano “La Repubblica” del 9 Maggio scorso ne ha parlato così:
Chi arriva per la prima volta sui Monti Dauni, al confine tra Puglia, Molise e Campania, e si ferma a Bovino, considerata la capitale morale di questo distretto turistico, comprende subito la ragione degli importanti riconoscimenti ottenuti dal piccolo centro. L’antica Vibinum, municipio romano, ha una lunga storia che si legge sulle sue mura ma che si ammira anche nei suoi paesaggi, si gusta attraverso le sue specialità culinarie e si incontra nel carattere cordiale e disponibile della sua gente. Non è bastata la Bandiera Arancione del Touring Club d’Italia per premiare la qualità dell’accoglienza: Bovino ha dimostrato di possedere tutti i requisiti per essere tra i borghi italiani più affascinanti, collocandosi di recente al quinto posto della top list dei borghi più belli tra i più bei borghi d’Italia.
Al centro storico si accede attraverso sette archi che immettono direttamente in un reticolo di viuzze pavimentate con ciottoli di fiume. L’impressione è quella di una fusione armoniosa tra elementi architettonici e ambientali, poiché dai suoi 620 metri s.l.m. lo sguardo riesce facilmente ad abbracciare anche il paesaggio circostante. Il borgo è famoso per gli ottocento portali in pietra, tantissimi se si considera la limitata estensione del centro abitato, ma degne di nota sono pure le numerose chiese e le cantine, nate come cisterne per l’acqua sotto i Romani e trasformate dai Borboni in locali per la fermentazione del mosto. Sono scavate nella roccia e in alcune di esse sono stati ritrovati persino dei fossili. Facendo attenzione agli angoli dei palazzi, poi, non sono rare le facce apotropaiche scolpite dagli scalpellini durante le pause dal lavoro.
Diverse residenze sono state ristrutturate per accogliere piccole strutture ricettive e trattorie tipiche. È il caso de Le Pietre del Borgo che occupa quattro edifici, di cui uno dotato di un centro benessere. Da Palazzo San Procopio si può godere di una stupenda vista del paese nella quale spicca il campanile della vicinissima cattedrale. La singolarità di questa come di altre case per ospiti (potremmo nominare anche Camera a Sud) sta nel fatto che gli edifici originari non hanno subito trasformazioni indecorose, cosicché, oltre ad essere interessanti da visitare, fanno sì che il turista, anche nei momenti di riposo, si senta immerso nella più genuina atmosfera bovinese. Completano il quadro le specialità gastronomiche proposte dal ristorante La Cantina, specializzato nella preparazione di ricette tradizionali.
L’itinerario culturale parte dalla splendida cattedrale del X secolo, dichiarata Monumento Nazionale nel 1890. La chiesa, in perfetto stile romanico pugliese, fu costruita con materiali di risulta provenienti da altre chiese e templi distrutti e i lavori furono finanziati dai Conti di Loretello. La facciata si presenta asimmetrica, con un lato più lungo dell’altro, e all’interno sono inglobati elementi pagani dal profondo significato simbolico. In fondo alla navata destra la cappella di San Marco di Eca costituisce una chiesa nella chiesa. Qui sono sepolti i vescovi della diocesi, tra cui Renato Luisi che nel 1961 acquistò il castello di Bovino evitandogli una sorte incerta se non disastrosa.
Il castello ducale di Bovino è il secondo monumento più importante della città, eretto nell’XI secolo probabilmente dai già citati Conti di Loretello. Vi abitarono i duchi di Guevara, i cui discendenti rimasero fino all’acquisizione da parte della Diocesi, e vi soggiornarono artisti e personaggi storici tra i quali Manfredi, Torquato Tasso, Gian Battista Marino e l’imperatrice Maria Teresa d’Austria che da una di queste stanze emise un decreto che autorizzava le fiere di paese. Alcuni dettagli della costruzione non ne fanno proprio un castello nel vero senso della parola. La parte più antica è la torre normanna a cavaliere attaccata al cassero, per il resto non ci sono torrioni di difesa né camminamenti. Oggi ospita il Museo Diocesano con una ricca collezione di ori, quadri, paramenti, statue lignee e una croce d’argento che custodisce una spina della corona di Gesù, e il B&B Residenza Ducale dove è possibile alloggiare nelle stesse stanze dei Duchi.
Per gli appassionati di archeologia, infine, si consiglia vivamente una visita al Museo Civico organizzato in quattro sezioni: preistoria, epoca preromana, epoca romana e medioevo. I pezzi più preziosi sono le stele antropomorfe del III millennio a.C. rappresentanti gli attributi della fertilità.
Spostandosi verso i dintorni, si scopre che Bovino offre anche la possibilità di rilassarsi nella natura. La stazione di posta e il mulino ad acqua di Bovino Scalo, proprio sulle rive del fiume Cervaro, danno l’idea di quanto fosse strategica la posizione della città. Siamo sull’antica via Minucia, poi denominata Via delle Puglie, che collegava Napoli alla Puglia. Qui, sin dall’antichità, si svolgevano i commerci di grano, lana e altri beni. È d’obbligo, quindi, fare un salto alla Masseria Salecchia, tra Bovino e Deliceto, un’azienda agrituristica impegnata, oltre che nelle classiche attività agricole, anche nella didattica e nel sociale con particolare attenzione al reinserimento delle persone svantaggiate. Tra gli obiettivi principali della Masseria c’è l’offerta di un turismo “esperienziale” grazie al quale gli ospiti possono trascorrere giornate di puro relax partecipando ad alcune attività dell’azienda, e la produzione di carne di agnello a basso contenuto di colesterolo adatta all’alimentazione dei cardiopatici.

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