Il Kilimangiaro ha lasciato il segno e continua a far discutere, fortunatamente, anche i giovani, per cui c’è chi ne parla bene e chi no. Come sempre, però, chi si dissocia dal parlar bene su un evento che ha coinvolto la gran parte dei Bovinesi non solo residenti, non viene messo in condizione di far sentire bene il suo pensiero e, in qualche modo, viene messo da parte…anzi, si cerca di non far divulgare tale pensiero.
Colui il quale si è preoccupato di far avere a questo sito web l’ articolo che segue, lo ha fatto per aprire un dibattito sul tema che vedrà di nuovo Bovino alla ribalta nelle trasmissioni del prossimo aprile.
Non entriamo nel merito dei contenuti esposti in questo documento ricco di punti e spunti di rilievo per cui lo sottoponiamo all’ attenzione degli internauti, così come ci è pervenuto, a firma dei ragazzi di “Memorie di un alcolista” già noti ai nostri lettori per il buon lavoro discografico prodotto e di cui ci siamo occupati qualche mese fa:
In diretta nazionale per il vuoto locale
Sappiamo perfettamente che verremo presi come i soliti guastafeste, magari invidiosi o gelosi; ma crediamo sia necessario scrivere per aprire un auspicabile dibattito su ciò che accade a Bovino in questi giorni dopo l'evento televisivo in cui si è decretata la vittoria come 'Borgo più bello della Puglia'. E questo per due motivi: il primo, fare ordine nel grande minestrone delle prime impressioni e della poca tematizzazione dell'accaduto; il secondo, alle semifinali si potrà esultare ancora e non impostare bene la questione può far credere di aver vinto di nuovo, quando, guardando il tutto da un'altra angolazione, si perderà invece di nuovo.
Il cuore della questione è la politica: e come molti di voi si sono chiesti 'ma che c'entra la politica con questa faccenda?'
Ad un primo sguardo ingenuo non c'entra nulla, ma procediamo con ordine e partiamo dall'inizio. In questi giorni è uscito un articolo in cui siamo stati citati direttamente [Elce n.92 Novembre 2014]. Previo consenso, i nostri scritti sono stati pubblicati dall'Elce e ringraziamo Elena Frisoli per averci chiamato in causa per bilanciare l'ondata di sensazionalismo. Ma l'articolo non tocca, a nostro parere, i punti cardine di quello che è stato l'evento televisivo che ha decretato Bovino il
borgo più bello della Puglia. Il pezzo si articola nella pura didascalia dell'evento e si ringraziano i soliti noti, un trafiletto con la polemica sui social network, e in dirittura d'arrivo c'è una comoda intervista all'assessore alla cultura. Crediamo che parlare unicamente dell'evento in sé non porti a centrare il vero cuore della questione, e l'intento di questo scritto è quello di inquadrare il tutto per capire perché l'evento televisivo, senza una corretta analisi, può condurre a realizzare politiche devastanti con l'approvazione di tutti. Ovviamente l'autrice dell'articolo può risponderci e mandarci le sue opinioni, risposte e critiche per continuare il discorso e non esiteremo a pubblicare qualsiasi suo intervento.
Per impostare il tutto riprenderemo proprio una delle tre domande posta all'assessore: “Bovino è un paese morto, uno dei borghi più vuoti d'Italia” come controbattere questo pensiero che mina un po' l'orgoglio di essere il borgo più bello di Puglia?”
Prima vediamo la risposta dell'assessore: “Che Bovino sia un paese che offre poche possibilità di lavoro è la realtà, ma che questo sia un modo di pensare disfattista di tanti bovinesi è anche vero. Il nostro paese è ricco di storia e di cultura e per fortuna povero di industrie. Dobbiamo puntare su queste risorse e prendere esempio da alcuni giovani imprenditori che hanno investito sull'accoglienza e sull'ospitalità. A mio parere, è sul turismo che bisogna puntare; e l'essere diventato il borgo più bello della Puglia è il trampolino che ci farà volare in alto, e darà la giusta visibilità al territorio dei Monti Dauni ancora, purtroppo, poco conosciuto.” Partiamo dicendo che ci sono due punti che vanno sviscerati per inquadrare bene il problema e vedremo che esplicitando alcune premesse implicite si raggiunge la conclusione opposta rispetto a quella dell'assessore:
Primo punto: Bovino è uno dei borghi più belli secondo un club associativo che tenta di favorire il turismo nei posti tagliati fuori dai grandi circuiti. La targa che si riceve è incentivare i turisti a scoprire posti che si ritrovano marginalizzati, in modo da garantire una rivalutazione dei territori più piccoli per favorire un turismo più equo. Infatti citando letteralmente dalla descrizione del club: Sono infatti centinaia i piccoli borghi d´Italia che rischiano lo spopolamento ed il conseguente degrado a causa di una situazione di marginalità rispetto agli interessi economici che gravitano intorno al movimento turistico e commerciale.
Per questo si è deciso di costituire un Club di Prodotto che raccogliesse le giuste esigenze di quegli amministratori più accorti e più sensibili alla tutela e alla valorizzazione del Borgo e che intendessero partecipare con convinzione ad una struttura associativa così importante ed impegnativa. [Dalla voce 'Il club' sul sito dei Borghi più belli d'Italia]
Questo significa semplicemente fare rete per stabilire un equilibrio nei flussi turistici in modo da valorizzare anche chi non dispone di un'adeguata risonanza. Quindi la targa 'Uno dei Borghi più belli d'Italia' è una targa che tenta di incentivare il turismo in posti tagliati fuori dai grandi numeri per stabilire, con i parametri creati dal club, quali sono i borghi più belli. Ripetiamo tutto in parole semplici: c'è un turismo che privilegia alcune località piuttosto che altre, chi viene tagliato fuori da questo circuito si inventa una rete associativa per equilibrare il flusso turistico, e inoltre il club associativo stabilisce dei parametri con cui valutare gli esclusi. 'Uno dei Borghi più belli d'Italia' è quindi una rete di piccole realtà tagliate fuori dai grandi numeri che tenta di far emergere la bellezza territoriale in modo da dimostrare che, oltre le località note, c'è molto altro da scoprire; e per fare ciò inventa un proprio parametro di valutazione che premia solo le piccole località tagliate fuori dal
grande circuito. Quindi la targa è un premio concorrenziale che prende in considerazione alcune cose e ne lascia fuori altre: si è uno dei borghi più belli stando a dei parametri inventati per rimettersi in concorrenza.
Secondo punto: I borghi più belli della Puglia sono 10, e ripetiamo i Borghi,quindi non le città, le frazioni ecc. Dopo aver stabilito i parametri di valutazione per possedere la targa, la procedura è stata creare un concorso che ha lasciato decidere agli stessi abitanti dei borghi quale fosse il più bello. Bovino ha quindi vinto la sfida contro Cisternino grazie al televoto: la vittoria del territorio bovinese è stata decretata grazie agli sms inviati dagli stessi abitanti (emigrati e non) della località.
Si scorge una piccola contraddizione: immaginate di dover sostenere un esame, vi trovate di fronte alla commissione che giudica il vostro lavoro, ma il risultato viene deciso al televoto dai vostri parenti. Emerge chiaramente la civetteria del risultato, in quanto un club associativo che inventa dei parametri per giudicare il territorio lascia poi decidere agli abitanti stessi del territorio chi è il più bello. Si è deciso chi meritasse di vincere privilegiando quindi la quantità piuttosto che la qualità: è il numero di sms al televoto a fare la differenza, la quantità di messaggi inviati, e non la qualità della bellezza. La vittoria è stata decretata dagli abitanti per cui il paese non è stato valutato da nessun parametro qualitativo: sono il numero di soldi spesi con gli sms ad aver portato Bovino a raggiungere questo titolo.
Fin qui niente di nuovo, e sicuramente molti lettori avranno visto ripetersi quello che già sapevano.
Ora bisogna tirare le giuste conclusioni da questo ragionamento, ma facciamo prima un riassunto generale per toglierci ogni dubbio: Bovino è il borgo più bello della Puglia grazie a una rete associativa che ha deciso di organizzarsi per ristabilire un equilibrio nel turismo. Questo club ha stabilito dei parametri che privilegiassero solo alcune piccole località in modo da risaltare le peculiarità degli esclusi dal grande circuito, e ha poi lasciato decidere internamente, a carico degli abitanti stessi, chi fosse il più bello.
Lodevole iniziativa se si vuole privilegiare il turismo, ma un borgo non è fatto esclusivamente di questo.
L'evento televisivo e il club associativo possono essere un bello stratagemma per risollevare il turismo rendendosi avulsi dai grandi circuiti riuscendo a risaltare le proprie peculiarità territoriali.
Anche se per noi è decisamente opinabile la creazione di parametri di valutazione su basi prettamente quantitative, e crediamo che non si possono relegare i parametri unicamente al territorio, possiamo lasciare la dimensione della rete associativa per toccare il cuore della questione.
Il punto è questo: la rete non è un obbligo e si può fare parte o meno di questa a seconda delle proprie esigenze. Il club associativo è sicuramente qualcosa che può portare visibilità, ma, internamente, gli abitanti dovrebbero chiedersi è: ma Bovino cos'è oltre il territorio? (o come distrattamente ha fatto Vergassola in trasmissione: allora perché sene vanno tutti da Bovino?).
Siamo arrivati al nesso: la nostra polemica è volta alle politiche che spingono verso il territorio e il turismo tralasciando tutto il resto. Abbiamo visto che 'Uno dei borghi più belli d'Italia' è un titolo che non premia la politica, premia il territorio e la promozione di questo. Bisognerebbe invece iniziare a pensare che Bovino necessita di politica, perché il territorio e le tradizioni esistono a prescindere dalle amministrazioni: queste si occupano solo di promuovere. Se si punta tutto sul patrimonio naturale e si spinge verso la tradizione è perché le politiche culturali non esistono; e magnificare il turismo è proprio nascondere l'incapacità politica perché il territorio è solo un aspetto della politica di un paese, uno tra gli altri, e infatti Bovino soffre di tantissimi problemi che, guardando solo al territorio, vengono silenziati. Questi problemi fluttuano, si solidificano, si ammatassano, si intrecciano e a mano a mano causano disagi su larga scala dell'esistenza. Ma mani
dietro la schiena, cravatte e grandi camminate, i dirigenti vedono e censurano.
Se credete che in questo scritto siamo stati troppo evasivi nell'esplicitare quali sono questi problemi non ci resta, per l'ennesima volta, di ricordarvi che su questi abbiamo realizzato un disco che si può ascoltare e scaricare gratis.
Ha quindi vinto ha vinto la bellezza del paesaggio, e contemporaneamente hanno perso la politica, la cultura e i giovani emigrati. Bovino non è solo territorio e la televisione ha premiato solo quello generando una strana sindrome della dimenticanza: abbondano i cameraman che vengono a raccogliere interviste sulla potenzialità del borgo, e poi che la potenzialità si traduca in una nullità culturale non gliene frega a nessuno, bastano i flash per dimenticare il vuoto e l'emigrazione.
Non si può nascondere l'ovvietà che la politica del turismo fa bene sola ad alcuni, e infatti chi non può investire emigra, mentre chi resta si trasforma, secondo l'opinione di chi governa favorendo i B&B, in un fannullone bevitore. Una politica volta all'accumulo dei pochi e alla decimazione della comunità. Con questa impostazione Bovino sarà costretta a svuotarsi sempre più perché il turismo non è l'unica politica possibile. E quando se ne saranno andati tutti capirete che non è l'alcol il problema, magari incolperete qualcos'altro e continuerete a fare Bed & Breakfast per ospitare quello che non c'è.
A Bovino non c'è il problema dei giovani; c'è il problema del disagio creato dagli adulti per i giovani.
Ora è il caso di dirlo: Bovino in diretta nazionale, ma oltre le telecamere il vuoto locale




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