Parte in retromarcia la nuova maggioranza al Comune e prende di mira l’ unico gioiello rimasto di questo paese sul quale ancora si può sperare in una permanenza negli annali della storia: il centro antico.
Oramai stiamo nel disordine e nel degrado totale mai visto negli ultimi quarant’ anni, sotto ogni punto di vista ed è emblematico che l’ unico manifesto che preannuncia questo incontro-dibattito,
l’ Amministrazione l’ ha fatto attaccare proprio fuori dagli spazi predisposti per le affissioni, sulla porta di un privato che, per sua fortuna risiede all’ estero e quindi non vede ciò che succede sulla porta del suo immobile ed in che modo lo si è ridotto, anche per questo uso improprio di bacheca comunale.
E’ altrettanto significativo constatare che nella nuova Piazza Municipio vi sono due grandi blocchi in pietra dai quali trasuda un impercettibile velo di acqua. Difficile percepirlo se non sfiorando le pietre con le mani, eppure si sente l’acqua sgorgare lentamente ed inesorabilmente dal cuore delle pietre. Non conosciamo il significato di questo oggetto ma pensiamo di poter interpretare queste pietre come il simbolo degli edifici antichi di Bovino, e quindi dell’intero centro storico. Immaginiamo, ahimè, che questo velo di acqua rappresenti un versamento di lacrime.
Sì lacrime: come in un pianto o in un lamento.
Ed ha ben ragione di versare lacrime il nostro centro storico, anima e identità di questo paese, simulacro della nostra storia, custode della nostra cultura e delle nostre tradizioni.
Questo povero centro storico, non passato completamente indenne dagli interventi nefasti post-terremoti, grazie alla tenace volontà dell’ amministrazione di sinistra, aveva finalmente trovato uno strumento normativo che poteva difenderne i valori storici, culturali ed ambientali ed in grado di riqualificarlo rispetto all’intero paese: il Piano di recupero del centro storico, uno scudo contro i barbari.
Un programma di opere pubbliche sulle urbanizzazioni ed interventi di recupero di edilizia residenziale pubblica aveva avviato un processo di rivitalizzazione del centro storico ed aveva consentito miglioramenti del livello di accessibilità, con trasformazioni compatibili con le caratteristiche architettoniche ed ambientali del paese antico. Grazie a questa azione amministrativa Bovino aveva anche ottenuto il riconoscimento come uno dei ‘Borghi più belli d’Italia’.
Vana la fatica e l’impegno quando la pazzia prevale sulla ragione, inutile la lotta contro il nulla agghindato a festa che regge le sorti di questo paese.
Il Piano di recupero del centro storico di Bovino fu adottato dall’allora amministrazione di sinistra, ma, da quegli anni ad oggi, sotto la gestione amministrativa e tecnica delle sopravvenute maggioranze di centrodestra, esso sta subendo operazioni di scempio assoluto ed indiscriminato dovute alla inosservanza ed alla disapplicazione delle norme in vigore, aggravate dal mancato controllo dell’attività edilizia e dalla insensibilità verso il nostro patrimonio culturale.
Ma il pericolo maggiore per la conservazione del centro storico di Bovino deriva proprio dalla spregiudicata gestione tecnico-amministrativa del Comune che, invece di far rispettare le norme e vigilarne sull’applicazione, introduce innovazioni e procedure totalmente illegittime nel recupero degli edifici consentendo operazioni assolutamente in contrasto sia con il Piano di recupero del centro storico, sia con la normativa nazionale, con la legislazione regionale, con le norme antisismiche ed anche con le più elementari norme del Codice civile.
Tutto questo riguarda sia le opere pubbliche sia quelle dei privati cittadini.
Le esemplificazioni di questa attività edilizia che sta devastando e privando il centro storico degli elementi fondamentali per la sua conservazione sono talmente numerosi che un osservatore esterno potrebbe dire che a Bovino non esiste alcuna norma urbanistica nel centro storico e che vige un regime di anarchia edilizia.
Ed allora, se siamo in questa situazione, la convocazione di una conferenza-dibattito su una presunta necessità di ‘revisione del Piano’ e nella quale, inspiegabilmente, non viene indicato tra i partecipanti il tecnico redattore del Piano stesso come può essere interpretata?
Si è forse ravvisata la necessità di inserire delle norme più restrittive per impedire gli abusi e gli scempi? No, è esattamente il contrario.
Certamente equivale ad una dichiarazione di fallimento nella gestione ed attuazione di uno strumento urbanistico finalizzato alla tutela dell’identità culturale di Bovino, da un lato; dall’altro non può essere interpretato che come un maldestro tentativo di semplificare od eliminare norme tecniche per alleggerire i compiti degli uffici preposti al controllo, probabilmente troppo distratti o stanchi per riuscire a far applicare una tale pletora di prescrizioni tecniche, ed anche e soprattutto di sanare interventi abusivi o non conformi al Piano realizzati per negligenza nell’esame delle pratiche edilizie nel centro storico.
In sostanza, mentre il Piano di recupero tende alla salvaguardia dell’ambiente antico che è patrimonio della collettività, la presunta ‘revisione’ rappresenta la resa delle istituzioni che si piegano alle esigenze, alle velleità ed ai capricci degli operatori edilizi che mal sopportano i vincoli imposti dal Piano, e che concepiscono il centro antico esclusivamente come un bene economico e non anche come bene culturale. Evidentemente, comunque, c’è del marcio………
Ma non possiamo permettere che, ormai, solo ed indifeso, al centro storico di Bovino non resti altro da fare che morire, con una lenta ed inesorabile agonia come l’acqua che sgorga dalla fontana di Piazza Municipio, che lentamente ma inesorabilmente il tempo farà esaurire.





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