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ORO PRO-NOBIS: 25 INDAGATI E 10 ARRESTI

Thursday, 11 June 2015 05:29

Crac 'Don Uva': 10 arresti e 25 indagati in 'Oro Pro Nobis'

 

Foggiatoday informa:

Tre anni di indagini della Procura della Repubblica di Trani, sul crac finanziario da 500 milioni di euro della Casa Divina Provvidenza Opera Don Uva, di cui 350 milioni dello Stato, questa mattina hanno portato all’arresto di 10 persone, tre in carcere e sette ai domiciliari. Dalla complessa indagine – tramite accertamenti bancari, intercettazioni e interrogatori a persone informate dai fatti - sono emersi elementi inquietanti che hanno spinto gli uomini del comando provinciale della GdF di Bari – Nucleo di Polizia Tributaria - ad eseguire gli arresti nei confronti delle religiose, massime responsabili della Congregazione delle Ancelle, di un ex direttore generale, di amministratori di fatto, di consulenti e di dipendenti dell’Ente stesso. Ai domiciliari anche il presidente della commissione Bilancio a Palazzo Madama, Antonio Azzolini, senatore del Nuovo Centrodestra. 

Nel lungo elenco degli indagati – in tutto 25 - compaiono anche altri professionisti, ex amministratori della CDP e personalità politiche della zona, tutti coinvolti in vari episodi di dissipazione e distrazione di risorse dell’Ente. E’ stato posto sotto sequestro anche un immobile appartenente all’ente ecclesiastico “Casa di Procura Suore Ancelle della Divina Provvidenza” di Guidonia.

L’OPERAZIONE ‘ORO PRO NOBIS’ NEL RACCONTO DELLA PROCURA DI TRANI

L’INDAGINE. In via preliminare riteniamo opportuno sottolineare che siamo stati tra le prime Autorità Giudiziarie. E ad aver beneficiato del nuovo corso di trasparenza e collaborazione della Banca Vaticana voluto dal Santo Padre. Va pertanto riconosciuta la preziosa collaborazione fornita dallo IOR, nell’ambito delle rogatorie internazionali richieste da questa A.G. L’indagine, durata tre anni, articolatasi in numerosissime acquisizioni documentali, perquisizioni locali, accertamenti bancari, escussione di soggetti informati sui fatti, migliaia di intercettazioni telefoniche (tutte preziose nella ricostruzione dei fatti e delle responsabilità penali), ha ad oggetto l’Ente religioso denominato Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza opera Don Uva onlus. 

L’OPERA DON UVA. Trattasi di un Ente Ecclesiastico fondato da Don Pasquale Uva nel 1922, avente finalità di culto e religione, che esercita attività di cura e assistenza delle persone con facoltà intellettive compromesse, in forza di convenzionamento con il Servizio Sanitario delle Regioni Puglia e Basilicata, nonché di un accreditamento, con le stesse regioni, relativamente ad altre attività Ospedaliere.  La struttura si articola nelle tre sedi di Bisceglie, Foggia e Potenza.  Stando a quanto si legge negli atti ufficiali della Congregazione, le Ancelle della Divina Provvidenza farebbero proprio il motto paolino “Charitas Christi urget nos” e vivrebbero la loro esperienza missionaria nel cuore della Chiesa secondo l’originale carisma del Fondatore. Il loro servizio pastorale, come recita il sito internet della Congregazione, consisterebbe  nel prendersi cura delle persone colpite nelle facoltà intellettive e fisiche, privilegiando le aree di particolare necessità e di abbandono “per farsi voce di chi non ha voce”. Le indagini hanno chiarito che i nobili principi ispiratori della venerabile missione avviata dal Padre Fondatore ormai non sono altro che un lontano ricordo.  Negli ultimi decenni si è invero assistito ad un lento ed incessante processo di secolarizzazione della Congregazione, divenuta facile e ghiotta preda di poteri forti e di trame politiche; nel corso di questo processo involutivo le stesse Ancelle (o per lo meno, alcune di esse) sembrano aver completamente rinnegato i canoni fondativi della loro missione, rendendosi complici, quando non addirittura protagoniste di primo piano, dei gravi misfatti compiuti all’interno dell’Ente. 

ARRESTI E INDAGATI. L’indagine ha portato oggi ad eseguire gli arresti nei confronti delle religiose, massime responsabili della Congregazione delle Ancelle, di un ex Direttore Generale, di Amministratori di fatto, di consulenti e di dipendenti dell’Ente stesso, ma nel lungo elenco degli indagati, compaiono anche altri professionisti, ex amministratori della CDP e personalità politiche della zona, tutti coinvolti in vari episodi di dissipazione e distrazione di risorse dell’Ente.  

Tra gli arrestati ci sonoDario Rizzi di Lucera, Antonio Battiante di Foggia, Rocco Terlizzi di Bisceglie. Ai domiciliari Angelo Belsito, ex presidente del Consiglio comunale di Bisceglie, Antonio Damascelli, Adrijana Vasiljevic (candidata consigliere nelle liste di Forza Italia alle Comunali 2014 di Foggia), Augusto Toscani, il senatore del Nuovo Centrodestra e presidente della commissione Bilancio a Palazzo Madama, Antonio Azzollini, la madre superiora Marcella Cesa e suori Assunta Puzzello.

IL CRAC. Le misure sono state adottate in relazione a numerosissimi reati di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta ed altri, nell’ambito del crac dell’Ente Ecclesiastico Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza Che, a causa di una pesantissima esposizione debitoria di oltre 500 milioni, si trova attualmente in Amministrazione Straordinaria. 

IL FALLIMENTO. La Procura della Repubblica di Trani, destinataria di numerosi esposti in merito alla scandalosa gestione dell’Ente, nell’aprile 2012 ha chiesto il fallimento dell’Ente Religioso e da quel momento la lunga e complessa indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Bari della Guardia di Finanza, ha messo in luce l’innumerevole serie di reati che hanno portato al su richiamato clamoroso crac da oltre 500 milioni di euro, di cui oltre 350 sono rappresentati da debiti nei confronti dello Stato. 

LE CAUSE DEL DEFAULT. L’approfondita analisi della gestione dell’Ente prima del commissariamento ha consentito di comprendere le cause del default: a) Una gestione totalmente svincolata dai criteri di una corretta amministrazione aziendale, in cui per decenni è mancata persino una contabilità ed organi che controllassero la rispondenza ad economicità delle operazioni gestionali; b) Una inesauribile serie di appropriazioni, sperperi, dissipazioni, forniture fuori mercato con contratti a tutto favore dei terzi ed ad tutto danno dell’Ente; c) Assunzioni clientelari in momenti di crisi, allorché contemporaneamente si procedeva a consistenti riduzioni di personale per poter accedere agli ammortizzatori sociali previsti dalle norme vigenti; d) Assunzioni di personale inutile oppure destinato a mansioni del tutto svincolate dalle professionalità richieste. 

LE PAROLE DEL COMMISSARIO. Il caso più clamoroso di sottrazione di patrimonio aziendali è rappresentato dagli oltre 30 milioni di euro e da un immobile destinato a clinica privata in Guidonia fittiziamente intestati ad altri Enti Ecclesiastici paralleli gestiti dalle suore della Congregazione, nel tentativo di sottrarli ai creditori e quindi anche allo Stato. Sono proprio le parole usate dall’Amministratore Straordinario in una delle sue relazioni a costituire un pesante e lucido  atto di accusa nei confronti di coloro che si sono avvicendati alla guida dell’Ente a partire dalla fine degli anni ’90: alle nefandezze commesse da questi soggetti il Commissario attribuisce, senza mezzi termini, la ritardata emersione dello stato di insolvenza della CdP, e, conseguentemente, l’aggravamento della condizione di dissesto.  Dice il Commissario Straordinario: “La consapevolezza dello stato di insolvenza, che si manifesta allorquando l’intensità e l’entità delle perdite economiche, unite alla scarsa solidità dell’assetto patrimoniale, conducono all’incapacità dell’impresa di fronteggiare i propri impegni finanziari, cioè di soddisfare regolarmente e con mezzi ordinari le proprie obbligazioni, era nota agli amministratori fin dagli ultimi anni ’90. Già nel 1997 infatti le disponibilità finanziarie della Congregazione non erano sufficienti ad assolvere gli impegni di spesa previsti nei confronti del personale; tale criticità si ripete nel corso dell’esercizio 1999, quando la Congregazione si trova costretta a far ricorso al mercato del debito anche al fine di ottenere le provviste necessarie a far fronte ai c.d. “pagamenti obbligatori”. Tale situazione appare ancor più manifesta a partire dai primi anni 2000; dal luglio 2001 l’Ente non è più in grado di assolvere alle obbligazioni di  natura previdenziale ed erariale connesse al lavoro dipendente;  dal gennaio 2002 l’Ente non è più in grado di assolvere nemmeno ai contributi a carico dell’azienda verso INPS e INAIL”. Estremamente rilevante il passaggio immediatamente successivo: “Tale situazione avrebbe dovuto portare la Congregazione a manifestare il proprio stato di insolvenza in un momento precedente rispetto a quanto manifestatosi nel corso del dicembre 2013; ciò non è avvenuto anche perché, nel Periodo di Riferimento, gli Amministratori hanno posto in essere una serie di azioni che hanno avuto il deliberato obiettivo di “(…) rendere meno pesante il risultato di esercizio (…)” e “(…) rappresentare una perdita di esercizio inferiore trasferendo al futuro tutte le relative conseguenze negative (…)”, di fatto ritardando l’emersione dello stato di insolvenza della Congregazione””. 

LA SCRITERIATA GESTIONE. I devastanti effetti sull’intera collettività prodotti da decenni di scriteriata gestione della Congregazione danno il segno dell’assoluta gravità delle condotte accertate. Il danno nei confronti dei contribuenti italiani è incalcolabile. Infatti: a) l’Ente ha sempre vissuto esclusivamente sui proventi delle erogazioni pubbliche derivanti dalle convenzioni con il servizio sanitario (per inciso questo peculiare aspetto costituisce oggetto di altro filone investigativo per una massiccia truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale); b) le consistenti riduzioni di personale imposte dallo stato di crisi sono sempre state poste a carico degli enti previdenziali attraverso il meccanismo degli ammortizzatori sociali; c) i benefici concessi con gli innumerevoli interventi normativi effettuati nel corso degli anni in “favore” dell’Ente, non hanno fatto altro che procrastinare il versamento di contributi assistenziali e previdenziali fino al 2016 (e rateazione del pregresso fino al 2027), tanto da accumulare un debito che allo stato attuale ammonta a circa 350 milioni di euro. Insomma un Ente, come altri in Italia, che si è rivelato agli occhi degli investigatori come un’azienda che per decenni ha goduto della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite; e che, inevitabilmente, in un modo o nell’altro sta riversando sui contribuenti ancora oltre mezzo miliardo di euro di perdite, appesantendo il bilancio dello Stato.   Come già detto, nel corso delle indagini sono stati scoperti e sequestrati oltre 30 milioni di euro, formalmente intestati a vari enti “paralleli”, creati allo scopo di distogliere dalla massa debitoria ingenti quantità di denaro. 

I CAPI DI IMPUTAZIONE. Per preservare questo denaro scoperto, è stato necessario investigare con cura la natura e l’esistenza di tali enti apparentemente autonomi dalla Congregazione, attraverso complessi accertamenti bancari, consulenze disposte da questa Procura e una paziente opera di ricostruzione dei flussi finanziari degli stessi.   Il Giudice per le Indagini Preliminari, dott.ssa Rosella Volpe, ha riconosciuto la totale fondatezza dell’ipotesi accusatoria avanzata dal Pm in ordine all’esistenza di una associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei tanti reati accertati dagli investigatori.  In particolare, così si articola il capo di imputazione sub A), ossia quello dedicato alla contestazione dell’associazione a delinquere, nel quale si dà atto dei soggetti che a vario titolo - organici o meno all’Ente stesso - si sono avvicendati ai vertici della CDP, condizionandone pesantemente le scelte gestionali: A) art. 416 commi 1, 2, 3, 5, c.p., per avere costituito, promosso, organizzato e partecipato – anche in tempi diversi - ad una associazione per delinquere – inizialmente costituita da 4 soggetti, alla quale successivamente hanno aderito gli altri, anche assumendo in taluni casi ruoli direttivi o sostituendo alcuni membri usciti dal sodalizio - finalizzata alla commissione di più delitti di cui agli artt. 216 c. 1 nn. 1 e 2, comma 2 e 3,  217, 223 c. 1, 236, commi 1 e 2 R.D. 267/42 nell’ambito della gestione della Congregazione delle Ancelle della Divina Provvidenza – Opera Don Uva, (in seguito indicata anche solo come CDP), compagine per la quale in data 23.04.2012 il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani presentava istanza di fallimento……omissis…….; tutti nelle rispettive vesti di: 1. legale rappresentante p.t.,  2. economa della Congregazione e legale rappresentante del fittizio ente denominato “Casa di Procura Istituto Ancelle della Divina Provvidenza”; 3. vari direttori generali avvicendatisi nel tempo; 4. vari amministratori di fatto , alcuni promotori/costitutori/organizzatori, altri organizzatori e capi, altri ancora in veste di partecipi, ciascuno con i ruoli, le modalità e le condotte descritte nei successivi capi di imputazione (dissipazione delle ricchezze, occultamento di ingenti somme di denaro, assunzioni clientelari di personale inutile o incompetente, falsificazione delle scritture contabili, pagamenti preferenziali, erogazione di compensi esagerati a consulenti e fornitori, ecc.) contribuivano al depauperamento delle risorse dell’Ente, sino alla inevitabile decozione. 

ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE. La descritta associazione per delinquere ha imperversato per anni sulla Congregazione.  In tale situazione, l’Istituto fondato da Don Uva, defraudato della più nobile delle missioni alla base della sua costituzione, è divenuto nel tempo preda di interessi illeciti ed è stato preso d’assalto dal malaffare.  

ASSUNZIONI CLIENTELARI. Le indagini hanno, infatti, evidenziato come molti dipendenti siano stati assunti con logiche clientelari e con spesso incredibili livelli stipendiali, molti fornitori abbiano goduto di un rapporto privilegiato con il “potere”, ottenendo grottesche condizioni contrattuali, cui erano riservate corsie preferenziali per i pagamenti delle forniture (specie in periodi di massima crisi finanziaria dell’Ente) in cambio di assunzioni di persone sponsorizzate dalla dirigenza della CDP, il patrimonio immobiliare stesso dell’Ente è stato spesso svenduto a soggetti compiacenti o ai vertici dello stesso; tutto era basato sulla logica del clientelismo, perfino le liste dei dipendenti da avviare a licenziamenti collettivi erano improntate alla epurazione dei non graditi. 

IL SEQUESTRO. Per porre un freno alle clamorose condotte dissipative  cui si è fatto cenno, a luglio del 2013 veniva emesso un Decreto di sequestro preventivo d’urgenza su tutti i conti correnti intestati o comunque riconducibili alla Congregazione;  grazie all’intuito degli investigatori, venivano rinvenuti e sequestrati, sui conti intestati ad un Ente parallelo denominato “Casa di Procura Suore Ancelle della Divina Provvidenza”,  disponibilità finanziarie per circa 30 milioni di euro. Il sequestro ha anche superato il vaglio dei giudici della Suprema Corte. Le successive indagini hanno accertato che Casa Procura, eretta nel 1999, pur formalmente costituendo una  casa dipendente dalla Congregazione, di fatto rappresenta un Ente fittizio sul quale sono state dirottate ingenti risorse accumulate fin dagli anni settanta presso lo IOR. 

ENTI PARALELLI. Ma la investigazioni degli inquirenti sono andate oltre, producendo ulteriori risultati. Infatti, sono stati scoperti altri tre Enti paralleli, tutti con le casse colme di denaro distolto dalla Congregazione: “Istituto Don Pasquale Uva – Casa Divina Provvidenza Onlus”, “Istituto Don Uva” e “Postulatore Beatificazione Don Uva presso Congregazione Ancelle Divina Provvidenza”, per un ammontare complessivo di circa 2 milioni di euro che hanno formato oggetto di sequestro. Singolare il caso del conto “Postulatore Beatificazione Don Uva”, a proposito del quale si è scoperto come lo stesso fosse un conto gestito, in modo subdolo, dalle “Ancelle”,  non già per le spese necessarie alla pratica di beatificazione di Don Pasquale ( oggi riconosciuto Venerabile dalla Chiesa) - per il quale esisteva già un Postulatore ufficiale nominato dal Vaticano con un proprio conto acceso presso lo I.O.R.  - ma un vero e proprio conto segreto che veniva alimentato da versamenti di denaro proveniente da donazioni di fedeli e dal pagamento delle copie delle cartelle cliniche di pazienti della CDP! 

MEGA COMPENSI. Se da un lato ci si è imbattuti in vicende intricatissime di distrazione di denaro della CDP, nondimeno è stato possibile ricostruire varie storie di incredibile sperpero del denaro, mediante mega-compensi per inutili consulenze  giuridiche, doppioni di incarichi professionali già conferiti, dimissioni camuffate da licenziamento che hanno prodotto onerosissime transazioni economiche e stipendi pagati a peso d’oro.   È il caso dello stipendio “d’oro” di un ex Direttore Generale della CDP:  a novembre 2012  questi rassegnava le dimissioni dall’incarico che gli fruttava oltre 15mila euro lordi mensili e tornava a fare il Direttore amministrativo di sede, continuando a percepire lo stipendio da Direttore Generale come previsto dal contratto.  

L’UFFICIO STAMPA. Si è pure accertato la creazione di un intero ufficio stampa in un periodo di crisi economica dell’Ente, dopo che solo poco tempo prima per arginare la suddetta crisi era stata stabilita la soppressione di analoghi uffici, nonché di una nuova assunzione presso la segreteria della Direzione Generale, con conseguente riconoscimento anche di speciali indennità aggiuntive mensili. La creazione di tale nuovo ufficio ha comportato l’assunzione di personale in rapporto di stretta confidenzialità con il Direttore Generale pro-tempore. Ad esempio tra queste, una - oggi attinta da provvedimento custodiale - oltre a godere dello stipendio CDP per un incarico creato ad hoc - in un ufficio che era stato precedentemente soppresso per evidente inutilità - beneficiava contemporaneamente dei vantaggi di altri due contratti, fittizi, con fornitori della stessa CDP vicini al Direttore; a ciò si aggiungano le continue assenze della stessa dal luogo di lavoro coperte dall’amico direttore. Il tutto, mentre l’Ente disponeva piani di licenziamento per oltre mille persone. 

LA CONSULENZA ONEROSA. Altro grave episodio è quello della onerosissima consulenza elargita a favore di un  commercialista del luogo  – organico al sodalizio - nel mentre era già in essere un analogo contratto di consulenza con diverso professionista; il predetto commercialista nel sottoscrivere con l’Ente ben tre contratti di consulenza, apparentemente rinuncia a una cifra enorme già maturata ante concordato preventivo, di circa 80mila euro e in cambio ottiene, proprio mentre incombeva l’istanza di fallimento, una super-consulenza di oltre 120mila euro, in tal modo privilegiandolo rispetto alla massa dei creditori.   Parimenti, sono state pure accertate ingenti liquidazioni di compensi nei confronti dell’avvocato dell’Ente – anch’egli destinatario di provvedimento custodiale in carcere – nella misura di oltre 300mila euro a fronte di prestazioni mai effettuate. 

LE INDAGINI. Gli investigatori hanno dovuto esaminare a fondo migliaia di documenti sequestrati nel corso delle indagini e metterli a confronto con un poderoso materiale probatorio che via via emergeva grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali e alla escussione di centinaia di soggetti.   Va precisato che i risultati investigativi raggiunti si fondano anche sul prezioso lavoro svolto dal Tribunale Fallimentare di Trani e dai Commissari giudiziali da questo nominati, nell’ambito della procedura di concordato preventivo, in relazione alla quale sono stati accertati ulteriori reati.  Ci si riferisce in particolare all’episodio gravissimo della falsificazione dei Bilanci 2011 e 2012 presentati con il Piano di Concordato Preventivo e abbondantemente ritoccati allo scopo di far apparire al Giudice della procedura fallimentare una perdita d’esercizio di gran lunga inferiore a quella reale. Questo artificio contabile era finalizzato ad accedere ad una procedura che avrebbe consentito agli stessi amministratori di continuare a gestire l’Ente, a differenza di quanto accaduto con l’Amministrazione Straordinaria che ne ha invece determinato l’estromissione. 

LE FINALITA’ DEL PROGETTO CRIMINOSO. Il progetto criminoso architettato dal management aveva due finalità: rappresentare un passivo fallimentare inferiore a quello effettivo ed occultare  un’ ingente massa patrimoniale, nel corso degli anni dirottata – anche mediante raffinati meccanismi finanziari di certo  non alla portata di semplici “Ancelle” – su conti correnti italiani ed esteri facenti capo al fittizio Ente parallelo denominato “Casa Procura”, anche per il tramite di una società fiduciaria.  Il Tribunale fallimentare a seguito della relazione dei Commissari giudiziali rigettava la richiesta di concordato preventivo giudicandola ”manifestamente dannosa per i creditori” e assolutamente inidonea a garantire la paventata continuità aziendale.  Le indagini proseguono su altri filoni investigativi.



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A pochi giorni dalle elezioni la “vecchia volpe” dei Monti Dauni prova a fare scacco matto, per “sperimentare una strategia che porti ad aggredire quelle che sono state e sono le criticità strutturali che da sempre hanno determinato l’abbandono e lo spopolamento delle zone di montagna.”

E’ per questo che si è creata la nuova Unione dei Comuni Montani, non a caso proprio in quel che è il paese del pluridecorato senatùr…quasi che nessuno sapesse di chi è la colpa di quell’ abbandono e spopolamento delle zone della nostra montagna!!

Cos’altro ancora si vorrà sperimentare dopo decenni di indiscussa pessima amministrazione della Comunità Montana?!

Ci vuole proprio una bella faccia !!

Così la Redazione di Teleradioerre c’ informa di questa bella novità:

Monti Dauni, nasce l'Unione dei Comuni Montani

MONTELEONE DI PUGLIA,

22/05/2015 16:03:42 di Redazione

 

Accadia, Bovino, Deliceto, Monteleone di Puglia, Orsara di Puglia, Panni(foto), Rocchetta Sant’Antonio, e   Sant’Agata di Puglia sono questi gli otto Comuni firmatari dell’Atto costitutivo dell’Unione dei Comuni dei Monti Dauni, il giorno 22 maggio 2015 presso il Comune di Monteleone di Puglia.

Si costituisce, quindi, sui Monti Dauni, l'Unione dei Comuni Montani, che oltre a garantire, attraverso la messa in atto di nuovi modelli organizzativi, l’esercizio di funzioni associate, con minori costi e maggiore efficienza ed efficacia, consente ai Monti Dauni di riappropriasi delle “politiche per la montagna”, azzerate di fatto dalla soppressione delle Comunità Montane.  

La soppressione delle Comunità Montane pugliesi nel 2009, infatti, causò l’azzeramento di un interlocutore istituzionale sovracomunale capace di interagire con la Regione Puglia e la U.E. in materia di progettualità  strategiche territoriali per le zone montane.

Oggi, con la costituzione dell’Unione dei Comuni Montani si riprende quel percorso proficuamente avviato e portato avanti dall’intero territorio dei Monti Dauni sin dagli anni 2000.

Soddisfatti gli otto sindaci che hanno lavorato per questo obiettivo comune. “Non è un’ Unione tra Comuni tout court – afferma il Sen. Carmelo Morra, Sindaco di Monteleone di Puglia -   non sono in gioco soltanto le politiche di gestione legate allo svolgimento di funzioni associate di servizi fondamentali, ma con la costituzione dell’Unione dei Comuni Montani, riparte, sui Monti Dauni, la politica per la montagna.

Fra l’altro, a causa anche della nuova architettura istituzionale determinatasi con la soppressione delle Province, si copre, con l’Unione dei Comuni Montani, quel vuoto in materia di programmazione sovracomunale causato dalla soppressione delle Province stesse.

L’Unione dei Comuni Montani dei Monti Dauni, reciterà, fra l’altro, un ruolo fondamentale nella strategia, finalmente convergente tra Governo centrale e Regione Puglia, sulle aree interne.

Governo centrale e Regione Puglia individuano di fatto nei 29 comuni dei  Monti Dauni l’unica area internapugliese su cui sperimentare una strategia che porti ad aggredire quelle che sono state e sono le criticità strutturali che da sempre hanno determinato l’abbandono e lo spopolamento delle zone di montagna.

E’ una scommessa da vincere e l’unione dei Comuni Montani costituirà un punto di forza della nuova politica regionale".

L’Expo Milano 2015 è l’evento universale che l’Italia ospiterà per sei mesi dal primo maggio al 31 ottobre. Il tema è «Nutrire il Pianeta, Energia per la vita». Attesi oltre 20 milioni di visitatori; sono coinvolti più di 130 Paesi. Ma, scrive il Corriere della Sera, nonostante ci sia penuria di lavoro in Italia soprattutto per i giovani, non è stato facile per i reclutatori trovare un numero adeguato di personale per la kermesse. L’80% dei giovani contattati, scrive il quotidiano, ci ha ripensato rifiutando i 1300 euro al mese (compresi festivi e notturni) di compenso. Un racconto che farebbe davvero pensare che siamo un paese di bamboccioni.

Tutti bamboccioni: davvero? Racconta il Corriere:

“Per gli uomini di Expo reclutare le seicento persone da mettere al lavoro durante il periodo dell’esposizione non è stata una passeggiata, in particolare se si guarda alla fascia sotto i 29 anni, giovani ai quali veniva proposto un contratto di apprendistato:parliamo di 1.300-1.500 euro al mese suppergiù, comprensivo di festivi e notturni come da contratto nazionale.Dunque, il 46 per cento dei primi selezionati (645 profili su 27 mila domande arrivate alla società Manpower, cui era stato affidato il compito della raccolta dei curricula e della prima selezione) è sparito al momento alla firma. Sparito anche nel senso letterale del termine: qualcuno non ha neppure mandato una mail per dire «Grazie, ci ho ripensato».

E quindi via così: con il secondo gruppo di selezionati e poi con il terzo. Alla fine, si può considerare che circa l’80 per cento delle persone arrivate a un passo dalla firma abbia lasciato spazio ad altri. Adesso le assunzioni sono firmate: ed è la squadra che si occuperà degli 84 quartieri nei quali è stato suddiviso il sito espositivo per la gestione operativa. In sintesi: ognuno diventa responsabile in una zona circoscritta e fa da punto di riferimento per i Paesi o per i visitatori, oppure ancora segnala tutte le problematiche che si possono presentare (la coda fuori da un padiglione, la persona che ha bisogno di assistenza…)alla centrale di controllo che comanda l’intervento conseguente.”

nsomma sembra proprio venire spontanea la considerazione dei lettori del Corriere: «Poverini stanno a zonzo tutto l’anno lamentandosi da far schifo e che non glielo fai fare quel mese d’agosto (ovviamente agosto, come le pecorone) sul Salento (come le pecorone) ? Per tornare e lamentarsi di nuovo. La Fornero troppo gentile con l’aggettivo choosy, io userei un altro aggettivo…».

 

MA DAVVERO SIAMO TUTTI BAMBOCCIONI?

Eppure, per una controprova bisognerebbe ascoltare anche l’altra parte. E un modo efficace è quello di andare a vedere alcuni commenti di persone che sono passate attraverso il percorso di selezione per l’Expo. Sulla pagina dell’Huffington Post, che ha parlato dell’articolo del Corriere della Sera, si legge ad esempio questo commento:

Ecco il mio punto di vista: Ho mandato il cv a Manpower per far parte dello staff di Expo a Ottobre, ho fatto tutti i test attitudinali a dicembre, ho fatto il colloquio di gruppo e il colloquio individuale a Gennaio, mi hanno dato un riscontro il 10 aprile, chiamandomi al telefono e dicendomi “Congratulazioni è stata presa, domani le mandiamo la graduatoria ufficiale”. La graduatoria ufficiale non è mai stata mandata. Ho mandato mail, ho chiamato e mi è sempre stato risposto che non ne sapevano nulla. Il 16 Aprile mi chiama un incaricato di Manpower per dirmi che la formazione sarebbe cominciata il 21 Aprile e che mi avrebbero mandato (‘naltravolta) la graduatoria. Nulla. Mi ritelefona il 17 Aprile dicendomi che ci saremmo risentiti per la conferma ufficiale nei giorni successivi.

Il 20 Aprile mi mandano una mail con su scritto che avrei dovuto cominciare la formazione il 22 Aprile a Milano. Non una graduatoria ufficiale, nessuna menzione al contratto di lavoro o di stage. Il 21 Aprile mi mandano una mail dicendomi che per essere confermata dovevo superare un questionario. (Scusa ma non ero già stata preso e non incomincio il giorno dopo la formazione?). Ho fatto ripetute domande circa la formazione senza nessuna risposta (La formazione verrà pagata? Dopo la formazione si firmerà un contratto di lavoro?). Tutto questo senza contare che per una posizione di Communication and Social Network il compenso è 500 euro al mese per 6 mesi, dopodichè sei sicuramente a casa,di cui ne avrei dovuti spendere 350 per un abbonamento ai mezzi per arrivare là in quanto Expo non ha nessuna convenzione con i mezzi di trasporto.

Quindi ricapitolando ho rifiutato un lavoro perchè con 150 euro al mese non mangio, perchè non mi sembra serio questo processo di selezione (e in generale la gestione dell’Expo in toto) e perchè ho la fortuna di avere un lavoretto e non posso mollarlo dall’oggi al domani (dato che la conferma semiufficiale scritta mi è arrivata il 20 Aprile e avrei dovuto cominciare il 22 Aprile SENZA un cavolo di contratto). Fine.

 

 

Migranti: grande tragedia !!

Monday, 20 April 2015 06:07

"Rivolgo un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi. Sono uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre". Così papa Francesco a proposito della nuova tragedia nelle acque del Mediterraneo. Un barcone carico di migranti si è capovolto a circa 60 miglia dalla costa libica e si temono oltre 700 morti.

L’Europa sembra incapace di reagire perché vittima di una idea anacronistica di territorio e di confine. Da un lato si presenta come paladina dei diritti umani, dall’altro promuove politiche di esternalizzazione volte a tenere lontano dai confini europei i migranti e tutto il loro carico di dolore e di speranza.Non si tratta più solo di prevedere fondi comunitari a cui attingere per calmierare l’emergenza, bensì di andare incontro ad un fenomeno in costante mutamento che chiede con urgenza e senza ulteriori rinvii una riflessione di sistema proprio sulla mancanza di programmazione di interventi sinergici e congiunti a livello europeo, per mettere in atto quei “canali umanitari” che consentono a coloro che comunque arriveranno in Europa di non rischiare costantemente la vita come sta accadendo in queste ore. Pensare all’attuazione di canali umanitari significa, cioè, anzitutto fare delle scelte politiche precise, scaturite dalla presa di coscienza che gli investimenti sul fronte del controllo delle frontiere e del contrasto all’immigrazione irregolare non sono evidentemente né sufficienti né tantomeno adeguati a gestire la richiesta di protezione internazionale. Peraltro i trafficanti e i migranti stessi, hanno una capacità di ridefinirsi nel progetto e nelle rotte migratorie che stupisce e spesso lascia del tutto impreparati. Una delle preoccupazioni che stanno davanti ai governi in questo momento riguarda l’aspetto economico, di ordine pubblico o di sistemazione dell’emergenza. In questo modo si indeboliscono, però, le politiche di accoglienza e soprattutto si rischia di non puntare sui diritti umani fondamentali.Sarebbe, invece, auspicabile una strategia a medio termine, che coinvolga anche i governi dei paesi di provenienza dei migranti in modo che diventino partner affidabili, capaci di porre i  diritti umani al centro del loro operato. Mentre nel breve termine è difficile poter pensare ad altro se non a ragionare su come garantire a chi riesce ad arrivare sulle nostre coste in questi mesi una tutela e un'accoglienza dignitosa.

 

Con la scusa della Xylella, l' Europa, col consenso del nostro Governo, vorrebbe togliere alla Puglia uno dei beni più preziosi che madre natura ci ha dato e che  con invidia, ad oggi,  fa definire  la nostra,  una delle regioni più belle del mondo: l' ulivo !!

La scienza si divide, il buon senso inorridisce, L’Altra Puglia si oppone con forza al piano per l' abbattimento.

Esiste un problema serio: molti ulivi del Salento soffrono e stanno seccando. Ad oggi non esistono certezze scientifiche sulle cause di questa sofferenza, tanto che si parla di CoDiRO, Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo. Si tratterebbe quindi di un complesso di cause e non di una sola. Pur rimanendo in assenza di certezze scientifiche, la Regione Puglia ed il commissario Silletti hanno scelto, fra le possibili cause, quella determinante: il batterio della xylella. Anche sui metodi di contrasto a questo batterio il mondo scientifico si divide e, in ogni caso, ad oggi non ci consegna certezze.

Di fronte a questo scenario, caratterizzato dall’estrema lacunosità delle risposte scientifiche, la Regione Puglia cosa fa? Sceglie di adottare la terapia più devastante possibile: eradicazioni totale delle piante infette; eradicazione di massa nella fascia di sicurezza di 15 km, localizzata in provincia di Brindisi; impiego massiccio di pesticidi e insetticidi chimici sull’intero territorio coinvolto.

La scienza si divide, il buon senso inorridisce, L’Altra Puglia si oppone con forza al Piano Silletti.

Perché non si vogliono neanche prendere in considerazione le alternative che una parte del mondo della scienza propone? Perché si nega preventivamente ogni approfondimento sulle esperienze di convivenza con il batterio maturate all’estero? Perché si nega preventivamente ogni considerazione alle tecniche utilizzate in alcune esperienze, questa volta locali, che invece sembrano offrire un’alternativa meno devastante nel contrasto al disseccamento degli ulivi?

Sono questi gli interrogativi che L’Altra Puglia si pone e che ad oggi restano senza alcuna risposta da parte delle Istituzioni competenti.

L’Altra Puglia si unisce quindi all’iniziativa dell’eurodeputata Eleonora Forenza, del L’Altra Europa con Tsipras–gruppo GUE-NGL, la Sinistra Unita europea, che  ha sottoposto all’attenzione della Commissione Europea, con un’interrogazione, la stessa nostra contrarietà alla scelta devastante operata dalla Regione Puglia e dal Commissario straordinario Silletti.

Forenza (L’Altra Europa/GUE-NGL) presenta interrogazione alla Commissione europea: «l’UE si attivi per tutelare gli ulivi del Salento»

Eleonora Forenza, eurodeputata dell’Altra Europa con Tsipras – gruppo Gue/Ngl, ha presentato il 1 aprile, una interrogazione alla Commissione Europea contro la distruzione degli ulivi del Salento, a proposito del caso della xylella che sta decimando gli ulivi salentini.

«Considerato che il Salento – si legge nel testo presentato dalla deputata europea – è ormai da tempo soggetto ad una grave piaga che sta decimando gli ulivi arrecando un grave danno sia ambientale che economico per tutta la Regione Puglia; tale piaga è stata individuata nella Xylella senza considerare altre possibili concause; le misure obbligatorie contenute nel piano del commissario straordinario nominato per l’emergenza Xylella, Giuseppe Silletti, porteranno all’espianto di migliaia di piante nel Salento e l’obbligo di trattamenti di pesticidi a partire da maggio, senza certezza della diagnosi sulla fitopatologia né trasparenza dei dati relativi al contagio; Il commissario Ue alla salute e sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, ha sottolineato, dopo il Consiglio Ue agricoltura del 16 marzo 2015, l’urgenza di “tagliare subito tutti gli olivi contagiati da Xylella fastidiosa”; 500 piante sono tornate a rivegetare, grazie a cure naturali.

Si chiede alla Commissione se intende: rivalutare la soluzione dell’eradicazione degli ulivi affetti da Xylella alla luce delle nuove possibili tecniche di cura alternativa che hanno già dato esito positivo; effettuare uno studio sulla eventuale presenza di concause, quali i funghi, che potrebbero essere causa e non conseguenza della malattia; attuare urgentemente una diversa rimodulazione dei fondi per lo sviluppo rurale per sostenere gli agricoltori colpiti da tale piaga».

 

Da lunedi' prossimo sara' attivo l'embargo francese su una moltitudine di prodotti agricoli pugliesi usando strumentalmente il problema xilella.

...Io da oggi non compro Made in France: non compriamo profumi, formaggi, borse, abbigliamento e tutto quello che viene prodotto in Francia dopo l'embargo con cui il ministero dell'agricoltura francese ha vietato l'importazione di quasi tutti i prodotti agricoli pugliesi !.

Diffondi più che puoi questo messaggio per aiutare la Puglia

 

I Monti Dauni sul piede di guerra?

L' arteria collega i Monti Dauni settentrionali con quelli meridionali. Deviazione di 20 km inciderà sui tempi e sui costi, di comuni e lavoratori

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Questo è l' articolo di Foggia Today:

Un errore in fase di progettazione da parte di Ferrovie dello Stato. Questo il motivo cui si lega l’oramai imminente chiusura della strada provinciale 106 (Giardinetto-Palazzo D’Ascoli). Un’arteria che collega i Monti Dauni settentrionali con quelli meridionali; importante anche per la vicinanza con l’autostrada Bari/Napoli.

La SP 106 sarà chiusa per mesi (quasi un anno), per i lavori che verranno realizzati per le Ferrovie dello Stato, a causa della mancata previsione di una bretella che consenta il passaggio provvisorio. Una disattenzione progettuale e lacuna infrastrutturale che costringerà coloro che la percorrono quotidianamente (lavoratori, operatori commerciali, imprenditori agricoli e coltivatori diretti che si recano ogni giorno con i loro mezzi nei fondi) ad una deviazione di circa 20 km, che ripetuta tutti i giorni, per più volte, diventa considerevole in termini di denaro e consumi.

Un improponibile “allungo” che inciderà negativamente su un territorio già messo alla frusta dalla crisi e, di conseguenza, sulle attività artigianali e commerciali di quanti avevano investito i propri risparmi in loco. Una deviazione che, inoltre, comporterà una notevole aggravio di spesa per i comuni della parte settentrionale dei Monti Dauni, costretti a smaltire i propri rifiuti nell’unica discarica presente a Deliceto.

Così l’avvocato e sindaco di Troia, Leonardo Cavalieri: “Mi chiedo come sia possibile che per un errore, una svista inimmaginabile dal punto di vista progettuale, si debba far patire un tale disagio? Mi rammarica e mi rattrista ulteriormente che di un simile intervento di chiusura nessuno mi abbia informato o chiesto pareri a livello istituzionale. Sono stanco di dover continuare a vedere il mio territorio subire tali affronti”.

 

Il disinteresse delle amministrazioni per le strade che fiancheggiano la linea ferroviaria, ormai completamente distrutte e rese impraticabili dai mezzi che hanno eseguito i lavori per le ferrovie, scoraggia chi, come me, ha scelto di investire  e creare posti di lavoro in una zona come questa, poco appetibile per l'imprenditoria locale. Per quanto appena descritto, viene spontaneo prendere in prestito il claim di un politico che sta diffondendo in questi giorni il suo slogan e dire che "Io non sono dei Monti Dauni" afferma la titolare dell’agriturismo Tenuta Capaccio.

Il rappresentante in Consiglio Comunale di "Viva Bovino Viva - la mia città", Nardino Lombardi, ha comunicato al Sindaco di Bovino  ed al Prefetto di Foggia di aver mobilitato i propri militanti e di dare inizio ad azioni di coinvolgimento popolare fino a che la Sovrintendenza  annulli la propria decisione di spostare le stele presso Manfredonia. La decisione è stata presa all' unanimità in una riunione allargata tenutasi domenica 8 u.s. durante la quale è stata ampiamente discussa la questione dello spostamento delle stele, discussione imperniata principalmente sulla volontà di non far sembrare questo argomento come motivo di "arricchimento commerciale o esclusivamente turistico", come in alcune dichiarazioni di amministratori si fa intendere, bensì di far capire a tutti che la lotta per il mantenimento delle stele nei luoghi del loro ritrovamento e della conservazione fin qui avuta, c'è e continuerà ad oltranza solo ed esclusivamente  per i motivi storici e  culturali legati a tutti i reperti archeologici che il Museo Carlo Gaetano Nicastro detiene.

Per dovere di cronaca, sono pervenute a questo sito anche delle dichiarazioni di approvazione allo spostamento con delle mail sotto falso nome, probabilmente da parte di chi non sa che, almeno questa volta, anche la maggioranza che governa il paese non è d' accordo con  la decisione presa dalla Sovrintendenza. Una delle più significative mail in anonimato pervenute è questa:

A me sembra giusto ed oltremodo cautelativo che le Stele Antropomorfe vengano sottratte al museo di Bovino considerati l’inefficienza, l’inettitudine, l’impegno dilettantesco e la perseveranza devastatrice nella gestione del patrimonio materiale e culturale bovinese dell’attuale amministrazione che, quindi, non offre alcuna garanzia sulla salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali (vedi centro storico, vedi interventi pubblici sul contesto architettonico ed ambientale, qualità dei servizi, etc.).

Nel museo di Manfredonia le stele avranno certamente maggiore visibilità, ma soprattutto una più attenta e sicura valorizzazione.

Sono proprio felice. Questo è il risultato di questa amministrazione fallimentare, inerte, idiota ed incompetente che sta decostruendo il nobile passato di questo paese ed esalta il vuoto delle sue gesta: NIHIL CUM OPULENTIA ORNATUM.

AUTO MEDICA PER I MONTI DAUNI (?)

Wednesday, 28 January 2015 07:11

E' "L'IMMEDIATO" che ce ne dà notizia con quest' articolo pubblicato ieri:

Un "risultato storico per i Monti Dauni". È stato etichettato così l'obiettivo raggiunto ieri nel corso della conferenza di servizi convocata a Troia dal sindaco Leonardo Cavalieri e dai sindaci dei comuni limitrofi per fare massa critica e discutere con i vertici dell’Asl della necessità assoluta di attivare un’automedica a Troia, un intervento che potrà garantire una più efficace gestione delle emergenze, in un territorio orograficamente difficile e con un sistema complessivo della viabilità in pessime condizioni.
Presenti i rappresentanti dei Monti Dauni, Lino Marchese, assessore di Castelluccio Valmaggiore, ed i sindaci Palma Maria Giannini (Celle di San Vito), Gianfilippo Mignogna (Biccari), Tommaso Lecce (Orsara di Puglia), Nino Danaro (Ascoli Satriano) e Antonio Melillo (Faeto). Mentre per l’Asl di Foggia hanno partecipato ai lavori il direttore generale, Attilio Manfrini, il direttore sanitario Luigi Pacilli, il responsabile del Patrimonio Ettore Magaldi, Pippo Liscio della logistica, il responsabile del Servizio Emergenza, Michele Fattibene, ed il direttore del Distretto Foggia 1, Michele Urbano.

Manfrini, dopo aver constatato le situazioni critiche in cui versa il territorio del Subappennino Dauno, ha accolto positivamente i rilievi fatti dai partecipanti all’incontro, proponendo quindi un iter sperimentale per l’attivazione del servizio automedica, tramite manifestazione di interesse dell’assise, cui seguirà per vie brevi il riscontro dell’ASL che provvederà ad allocarla a supporto delle postazioni 118 e punti di primo intervento territoriale presso il San Raffaele di Troia.
“Quella di oggi è una delle più belle vittorie per il futuro del nostro territorio - dichiara Leonardo Cavalieri, sindaco di Troia -rispetto ad una problematica su cui non era possibile restare indifferenti. Avere a disposizione un’automedica per gestire interventi di emergenza vitale sarà fondamentale, vitale considerata la distanza dei centri del nostro Subappennino Dauno dai Pronto Soccorso della provincia di Foggia. Essere arrivati ad un simile risultato è frutto di lunghi mesi di lavoro, dell’essere riusciti a fare 'massa critica' con gli altri rappresentanti del territorio, i sindaci che oggi erano presenti e le rappresentanze sindacali, su tutti Francesco Marino, segretario Nazionale della Fimmg (Federazione Nazionale Medici di Medicina Generale), che negli scorsi mesi avevano iniziato a manifestare con forza tutta la loro contrarietà rispetto alla mancata attivazione di un simile servizio. Fondamentali sono stati poi l’impegno dell’assessore regionale alle politiche sociali e alla sanità, Donato Pentassuglia e l’interessamento con cui Raffaele Piemontese, segretario provinciale del Partito Democratico, ha seguito la vicenda. Questa di oggi è la dimostrazione - conclude - di come fare rete attorno a questioni di rilievo è l’unica modalità per riuscire a conseguire risultati di assoluta importanza”.

Alexis Tsipras e il suo partito di sinistra anti-austerità Syriza hanno trionfato nelle decisive elezioni politiche in Grecia, a un soffio dalla maggioranza assoluta dei seggi (il conteggio ufficiale nella notte ne assegna 149 al suo partito, ma i definitivi si sapranno solo domani mattina). Un voto che potrebbe avere un effetto sismico sulle politiche economiche dell'Ue e persino sull'intero percorso europeo nei prossimi anni. "La Speranza ha vinto", ha scritto Syriza sul suo Twitter, cambiando lo slogan pre-elettorale "La Speranza arriva". In tarda serata, di fronte a una folla il delirio, uno Tsipras raggiante e determinato ha usato tutte le parole della sua vincente campagna elettorale, celebrando la vittoria collettiva dei greci. "Cittadini di Atene, la Grecia ha voltato pagina. Oggi il popolo greco ha fatto la storia. Facciamo tornare il sole sulla Grecia". "Oggi chiudiamo il circolo vizioso dell'austerità. E' tornata la speranza, la dignità, l'ottimismo", ha proseguito ringraziando le delegazioni di tutta Europa venite a sostenere i greci, tra cui una nutrita dall'Italia: "E' una cosa senza precedenti". "I greci hanno mostrato la strada del cambiamento all'Europa, una nuova Europa basata sulla solidarietà: la troika è una cosa del passato. Il voto contro l'austerità è stato forte e chiaro". Il nuovo governo greco, ha comunque assicurato, negozierà "una soluzione finanziaria giusta e vantaggiosa per tutte le parti", pronto "a collaborare con tutti gli amici europei" per far "tornare l'Europa nella stabilità e nella crescita". "Ma domani sarà il giorno della diligenza. Stasera è il momento della festa". Dal voto escono a pezzi le politiche del rigore, che hanno impoverito la Grecia più che creare sviluppo ed occupazione, volute dal governo del premier Antonis Samaras, con il sostegno del Pasok di Evangelos Venizelos. Entrambi pesantemente sconfitti, ora vedono ombre sul proprio futuro politico.

Il sostegno di Rifondazione Comunista alle Europee del 2014 si è più che consolidato negli ultimi mesi precedenti queste elezioni greche mentre  in queste ultime ore, a risultato ottenuto, assistiamo all' assalto alla diligenza di tanta sinistra italiana camuffata per salire sul carro!!

.....Hasta la vittoria.....

 

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