Dalle riflessioni di un nostro corrispondente:
Questa è la foto di uno storico dell'arte mentre scavalca ad Ascoli la recinzione installata dal Comune per la salvaguardia di un sito archeologico.
Anche i Bovinesi e turisti esterni saranno costretti a scavalcare la recinzione di Montecastro ....per usufruire del panorama a costo zero?
Questa è la situazione qui da noi,
mentre a Panni è in via di realizzazione l'impianto aereo ZipLine per un volo sospeso su cavo

....e sul Gargano è pronto il progetto per attirare turisti con un ponte tibetano lungo 400 metri sul vallone di Pulsano.

Se mettiamo insieme le esperienze (progetti) di Panni e Pulsano, noi a Bovino abbiamo già tutto pronto......un ponte per scavalcare una recinzione realizzata per distruggere un bel pezzo di storia e leggenda romana e, a volo, allargando le braccia, veleggiare giù dalla collina di Montecastro per atterrare sul Corso, o.....
realizzare la famosa “funivia” ipotizzata non molto tempo fa da “pensatori” nostrani con partenza dalla stazione ferroviaria attuale e collegare Montecastro, per ammirare la rinata Valle dei moderni Briganti !! Tutto a basso costo,vi pare? Buon divertimento, dando sfogo all’immaginazione, unica risorsa individuale in una realtà che, per l’ indifferenza, sprofonda giorno dopo giorno…!
La buona notizia l' apprendiamo da FoggiaToday e la trascriviamo integralmente:
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Mercoledì 30 gennaio la Giunta regionale - ai sensi del D.lgs. n. 152/2006 e 11/2001 - ha espresso giudizio negativo di compatibilità ambientale per l’impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica da realizzare nei comuni di San Paolo di Civitate e Poggio Imperiale, e relative opere di connessione alla RTN da realizzare sul territorio comunale di Apricena proposto dalla società I.V.P.C. S.r.l.
Stessa decisione per l’impianto nel comune di Bovino e relative opere di connessione alla RTN da realizzare sul territorio comunale di Troia, proposto dalla società Renvico Italy S.r.l.
Giudizio negativo di compatibilità ambientale anche per l’impianto nel comune di Castelluccio dei Sauri proposto dalla società Wind Energy Castelluccio S.r.l. e per quello nel comune di Ascoli Satriano proposto dalla società Wind Energy Ascoli S.r.l. Per le stesse motivazioni, anche per l’impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica da realizzare nel comune di Casalvecchio di Puglia proposto dalla società Renvico Italy S.r.l.









Una delle poche affermazioni sensate che ha fatto Vittorio Sgarbifu qualche anno fa, quando era sindaco di Salemi, in Sicilia: “Se la mafia c’è ancora, esiste di sicuro nel campo degli impianti per lo sfruttamento dell’energia eolica”.
Sempre qualche anno fa (nel 2009) e sempre in Sicilia, a conforto di quanto affermato dal critico d’arte, finirono in manette otto persone a Mazara del Vallo, coinvolte nel business di un locale parco eolico. Nel 2013 un’inchiesta di Salvo Palazzolo per L’Espressoevidenziava i collegamenti fra il boss Matteo Messina Denaro e l’affare dell’eolico. A marzo è finito in galera il re dell’eolico, Vito Nicastri.
Quando esercitavo ancora la professione, ricevetti una telefonata da una signora siciliana che, mantenendo l’anonimato, voleva inviarmi tutta una serie di documenti che dimostravano il collegamento tra malavita e pale eoliche. Non la sentii più: chissà, l’avranno fatta fuori?
L’eolico è un business grosso grosso: incentivi per la realizzazione dei costosi impianti, energia prodotta venduta a prezzi gonfiati. E più sono grosse le pale, più grosso è il business. Si costruisce e poi se si produce bene, sennò pazienza. Il fatto poi che li chiamino parchi (eolici) è una ulteriore conferma del fatto che nella nostra lingua i termini che hanno a che fare con l’ambiente e con il verde in generale, sono usati a sproposito.
Le pale, infatti, per potere sviluppare tutte le loro potenzialità debbono essere posizionate in zone ventose e fra queste vi sono i crinali dei monti. Il risultato è che una buona fetta delle nostre alture – specie nell’Appennino centro-meridionale e nelle isole – ha visto crescere dal nulla (si fa per dire) mostri le cui dimensioni vanno dai 25 ai 100 metri di altezza. Come se improvvisamente i crinali venissero costellati di grattacieli, tra l’altro spesso mortali per l’avifauna di passaggio. Questo con buona pace dell’articolo 9 della nostra Costituzione e la sua tutela del paesaggio. Mi domando e domando a voi politici: una montagna con dei grattacieli è uguale ad una senza?
Ho pensato a tutto questo (e molto di più che non posso riferire per decenza), quando ho letto l’articolo pubblicato da Francesco Bevilacqua – che ama definirsi “cercatore di luoghi perduti” – sul suo sito lo scorso 8 gennaio e intitolato Cristo si è fermato ad Eboli ma è morto a Lauria. Sul Golgota di Serra Grande. Nell’articolo egli descrive lo scempio perpetrato nel Comune di Lauria, in Basilicata su Monte Rossia, Serra Grande, Monte Rossino. Un immenso “parco” eolico – che significa pale, strade, sbancamenti, elettrodotti – che copre ben cinque chilometri di crinali fino a poco tempo fa intatti e magici. Con buona pace del predetto articolo 9 e con buona pace di quei politici che si riempiono la bocca con la locuzione “green economy”, persone che hanno perso il senso del bello, quando mai lo avessero avuto; cosa di cui dubito.


Chi ci guadagna? Poche società –perlopiù multinazionali- che controllano la filiera e che redistribuisco parte dei profitti ad altre società addette alla gestione degli impianti o esecutrici dei lavori di costruzione. Giusto per dare un senso del volume, un parco di 10 turbine da 2MW è capace di produrre circa 5,8 Mln di euro l’anno, tenuto conto del regime incentivante in vigore dal 2016, che è finanziato dai cittadini tramite la bolletta elettrica. Un mercato liberalizzato dell’energia in cui però la collettività sostiene i profitti dei privati.
Sono dunque le energie rinnovabili il problema dei territori? No, emerge dal seminario. È piuttosto la loro organizzazione su scala industriale che causa l’accaparramento dei territori. Al contrario, fanno notare i comitati, misure come l’autoproduzione, nella direzione del decentramento e di politiche di efficienza, consentirebbe a territori, come l’appennino meridionale, di essere energeticamente autosufficienti, senza distruggere ettari ed ettari di crinali, campi e boschi.
Avete notato che non si vedono ancora le rondini e qualche altro migratore primaverile (21 marzo)? Siamo a metà aprile! Anni addietro i primi ad arrivare puntualmente a fine marzo, sono stati i “balestrucci” (delichon urbicum).Questo agile e veloce uccello, è stato descritto anche da Shakespeare nel Macbeth.
La presenza complessiva del balestruccio nei centri urbani, risulta in diminuzione a causa dei molti edifici moderni, che non offrono angoli, sporgenze ed archetti adatti alla costruzione dei nidi.
Altra presenza in ritardo è quella dell’assiolo (otus scops) che per il suo caratteristico verso-richiamo: “chiù” viene spesso confuso con il cuculo. L’assiolo è un piccolo gufo, che misura fra i 18 e 21 cm. con i “cornetti” di piume ripiegati sulla testa, sembra tarchiato e con un testone. Citato dal poeta Pascoli nella poesia “L’assiuolo”.
Di giorno si rifugia per riposarsi sugli alberi e nelle cavità, perché ha vita notturna quando va a caccia per cibarsi. Ecco perché, dal tramonto e durante la notte, il suo “chiù” ci accompagna in campagna o lo si sente in periferia dove c’è qualche boschetto, o nei parchi urbani con alberi accoglienti. Anche questo uccello ci avverte che la primavera presto cederà il passo all’estate!
Possiamo ipotizzare, su base scientifica con comprovate ricerche e verifiche precedenti, che il “ritardo” e la scarsa presenza di questi ed altri simpatici uccelli migratori, sia da imputare ai mutamenti climatici, all’inquinamento atmosferico ed alla riduzione dei boschi.
Forse per questa primavera, la spiegazione è solo di carattere meteo-climatica, speriamo nella prossima fase lunare, che notoriamente mette in moto le migrazioni. Staremo a vedere!
Carmine Santoro
B
E’ notizia recente che il Ministero dello Sviluppo Economico ha messo a punto la bozza del decreto sui nuovi incentivi alle energie rinnovabili per il triennio in corso che prevede ben sette procedure di gara fra il 2018 e il 2020.
Ma già da tempo gli imprenditori delle rinnovabili si preparano a questa nuova opportunità di business, soprattutto per l’eolico che aveva subito negli ultimi anni un ridimensionamento.
Alcuni giorni fa un cittadino (Michele Dota di Bovino) ha inviato all’Associazione Italia Nostra, sezione di Troia, una nota puntuale e circostanziata denunciando l’arrivo di una serie di progetti per la realizzazione di impianti eolici nel territorio dei Monti Dauni.
Un Parco eolico promosso dalla Renvico Italy s.r.l. con sede in Milano della potenza di 33,6 MW interessa Bovino alle contrade ”Serrone e San Lorenzo”; l’iter autorizzativo è già avanzato: è in atto una procedura di VIA di livello nazionale, avviata il 17/11/2017, per la quale si sono già interrotti i tempi per muovere osservazioni e/o controdeduzioni (scadenza 18/02/2018).
Il progetto prevede la realizzazione di 8 aerogeneratori, ciascuno di 4,2 MW di potenza, alto 166 metri con diametro del rotore di 150 m., in grado, ciascuno, di soddisfare il fabbisogno di 4.000 utenze domestiche.
Ma c’è di più, la Renvico Italy s.r.l. nelle immediate vicinanze del Parco eolico di Bovino ha in atto due procedure di VIA (questa volta a livello provinciale in Commissione VIA Provincia di Foggia) l’una per 7 aereogeneratori con potenza pari a 29,4 MW in territorio di Orsara di Puglia, località “Magliano”; l’altra per 6 aereogeneratori (25,2 MW complessivi) nel territorio di Troia alla località “Cancarro” ove si trova la sottostazione elettrica.
La Renvico Italy s.r.l. sta così, di fatto, cercando di realizzare in totale 21 aerogeneratori che si sviluppano sul territorio di 3 Comuni, con una potenza complessiva di circa 88 MW.
Sembrerebbe che il costo economico di realizzazione per ciascuna torre sia stimabile in 5 milioni di Euro; il ricavo annuale in 2 milioni di Euro, da moltiplicare per i 20 anni di durata degli incentivi statali riconosciuti a chi produce energia da fonte rinnovabile. Incentivi a cui i cittadini contribuiscono con l’apposita voce in bolletta.
Sempre la Renvico Italy s.r.l. ha in fase autorizzativa (VIA di livello nazionale) anche il Parco eolico di San Paolo di Civitate con 10 aerogeneratori per una potenza complessiva di 42 MW.
Anche un’altra contrada di Bovino, di importante pregio archeologico e che in passato ci ha restituito le preziose Stele Daunie, è sotto assedio.
Qui la Winderg Srl (Sede Legale Vimercate -MB) ha progettato la realizzazione del Parco Eolico di “Monte Livagni” con 12 aerogeneratori per complessivi 30 MW di potenza. Il progetto è attualmente in fase di valutazione in “Commissione VIA della Provincia di Foggia”.
Visitando il SIT (Sistema Informativo Territoriale) della Regione Puglia che riporta geograficamente tutti gli impianti energetici da fonti rinnovabili (eolico,fotovoltaico,biomasse) realizzati e/o autorizzati in Puglia si può individuare l’esatta ubicazione gli impianti già autorizzati.
Si tratta in totale di 53 Torri per un totale di 166 MW di potenza, tale da coprire oltre 100.000 utenze domestiche. Parliamo di 320.000 cittadini, calcolati considerando che a ciascuna utenza (da 1,5/Kw) possano corrispondere 3,2 cittadini (padre, madre, e 1,2 figli). Metà della popolazione residente al 2016 in Provincia di Foggia!
La preoccupazione serpeggia tra la popolazione che ancora una volta subisce decisioni calate dall’alto, senza che alcun processo partecipativo delle comunità locali sia stato attivato. Negli ultimi due decenni abbiamo visto il territorio dei Monti Dauni ferito, depredato, umiliato, e senza alcuna compensazione, senza alcun vantaggio tangibile per i cittadini e per le comunità, che, legittimamente sentono come propria la risorsa vento che appartiene anch’esso alla terra in cui si è nati, si lavora, si vive, come scrisse nel suo “Controvento” il giornalista Antonello Caporale.
L’Associazione Italia Nostra, talvolta anche in antitesi con altre Associazioni ambientaliste più concilianti rispetto a questo fenomeno, sin dal primo momento ha denunciato i danni ambientali paventati e allertato i cittadini dell’area subappenninico prescelta per la sua ventosità, ravvisando anche pericoli di conflitti sociali e di inquinamento morale, visto i numerosi procedimenti penali a carico di amministratori e imprenditori coinvolti nella gestione dell’affare eolico.
A fronte dell’invasività degli impianti, limitatissimi i benefici che si sono sostanziati nel ricorso, non sempre garantito, a imprese e a manodopera locale per la realizzazione delle parti più convenzionali degli impianti (tipicamente le opere civili); nella manutenzione ordinaria e nella sorveglianza; in qualche "lascito" infrastrutturale (a volte miglioramenti della viabilità, molte più volte peggioramenti della stessa).
Peraltro, a dispetto degli accordi, alcuni gestori dei Parchi Eolici realizzati non pagano più le royalities pattuite con i Comuni in sede di Convenzione.
E che dire dell’ingiustizia dei fitti riconosciuti ai proprietari dei terreni interessati dalle installazioni? Provate a vestire i panni del contadino del fondo confinante, al cui margine, per evitare di “spezzare” il campo, si è collocata la torre eolica e che non ne riceve alcun beneficio, foss’anche un simbolico sconto in bolletta.
Qualcuno però potrebbe e dovrebbe dar risposte su quanto già si produce e se davvero è necessario il ricorso a nuovi impianti, che dopo aver sfregiato i monti, minacciano i mari con le Centrali eoliche off-shore di Chieuti (50 torri per 150 MW totali) e quella del Golfo di Manfredonia (65 torri per 195 MW totali).
Sul portale Valutazioni Ambientali VAS – VIA, del Ministero dell’Ambiente sono ben 8 le procedure di valutazione che riguardano la Puglia per 4 Parchi Eolici off-shore e 4 on-shore. Più di tutte le altre Regioni messe insieme!
Ad avviso di Italia Nostra, la produzione di energia da fonti rinnovabili avrebbe potuto rappresentare una grande opportunità, industriale e finanziaria, per aree come la nostra; ma la carenza di regole ha finito con il trasformarla nell’assalto al territorio, indifeso ed impreparato, da parte di amministratori miopi e industriali in cerca di facili guadagni.
E purtroppo l’assedio che credevamo terminato per saturazione del territorio, sta tornando ancora più virulento e spregiudicato che mai, agevolato dalla normativa che ridimensiona il ruolo di Comuni e Regioni nei processi autorizzativi.
-Italia Nostra Sezione di Troia
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La verità è che, dietro l’ immagine acqua e sapone di energia pulita, l’ eolico si è rivelato un paravento, una grossa speculazione a danno delle piccole comunità soprattutto al Sud, una pagina nera che riapre i problemi più spinosi della questione meridionale. Alcuni soggetti, quelli più interessati, cercano di farci passare come coloro che sono contrari all’ energia pulita, che non vogliono dare nessun contributo per alleviare la dipendenza da una fonte costosa e inquinante come il petrolio. Nulla di tutto questo. Dietro l’ eolico c’è il massacro del territorio, la colonizzazione selvaggia operata da grandi società, la favola di uno sviluppo basato sullo sfruttamento del vento. Nonostante tutto il Subappennino ha pagato caro il suo contributo all’ energia alternativa dell’ eolico e sarebbe ora che venisse risparmiato da una ulteriore degradazione bloccando tutte le richieste già presentate negli uffici regionali !!



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