8 Giugno 2004 : Libro di Gabriele Consiglio
"FLASH"
|
||||
INTRODUZIONE Ritorno ancora una volta al paese e alla poesia dialettale con questa miniantologia di liriche bovinesi. Lo faccio a dispetto di una lingua madre che ogni giorno di più perde di identità e di dignità. C'è
ancora chi pensa che la poesia dialettale sia un prodotto
di seconda categoria o sia la figlia di un dio minore.
Non è così, se non quando si toccano temi frusti e
abusati o si è vinti dalle tentazioni folcloristiche o
dalla pigrizia bozzettistica. Ma
se la poesia dialettale, come quella bovinese, è capace
di dare emozioni, di partecipare sentimenti, di
comunicare idee creative; se è capace di raccogliere
frammenti di silenzio o di ascoltare la voce del vento o
di sentire il profumo della terra appena arata, allora si
riscatta da ogni complesso di inferiorità e può
competere dignitosamente con la poesia in lingua. Devo
al lettore altre tre note introduttive. 1.
Con la prima, desidero far presente che qui ho riproposto
le prime sei poesie, che erano state già pubblicate in
una raccolta del 1970. Voglio
dirne la ragione. Vi sono personaggi come "il Ragioniere"
e "Questo cornuto", che sono
sociologicamente scomparsi e ignorati dalle nuove
generazioni. Vi sono situazioni che sono ormai archiviate
e ignorate dai nuovi contesti storici e ambientali. Le
mamme di oggi non insultano più le figlie per una
minigonna ("Domenica"); i bambini non
muoiono più ogni giorno per dissenteria col caldo
dell'estate ("Din-da-lì); i ragazzi
di Bovino è da oltre 50 anni che non vanno più a fare i
bagni al Cervaro ("il gorgo di Cervaro"); perfino
la lucciola rischia di non essere più amata e neppure
conosciuta dai bambini di oggi. Ieri le lucciole erano
scambiate per lanterne, oggi per quelle piccole,
terribili, metalliche luci intermittenti del mondo
mediatico ("La lucciola"). Da
qui l'opportunità di recuperare alla nostra memoria
storica quei personaggi e quelle situazioni. Magari anche
con ispirazioni biggironiane. 2.
Posso assicurare il lettore che i testi dialettali sono
assistiti da traduzioni in italiano molto fedeli, quasi
sempre alla lettera, in modo che ogni vocabolo dialettale
trova in italiano il vocabolo corrispondente. 3.
Con questa terza nota introduttiva dovrei dire al lettore
perché la raccolta apre con una lirica che non è
dialettale e che peraltro è già nota da tempo. Non so
dare una spiegazione logica e pertinente. Posso
soltanto dire che, intanto, Flash è la poesia più
bovinese di tutte quelle che ho scritto sia in italiano
che in dialetto. È lì, a Bovino, che ho inseguito l'attimo
tra i vicoli del borgo, le murge del Castello, i paesaggi
e le luci dell'infanzia. Poi devo dire che Flash, essendo
la madre delle mie poesie, ha finito per essere lo
spirito-guida che accompagna non solo le mie avventure
poetiche e letterarie, ma gli stessi passi della mia
esistenza fisica come gli slanci della mia ansia lungo i
percorsi del sentimento e dello spirito. Flash, insomma,
esprime il mio profondo bisogno di amare conteniplando
l'infinito e rappresenta il mio sogno delirante di correre
tra le stradine del mio paese per scoprire che
all'orizzonte ci aspetta il passato perché l'avvenire
è come se fosse già stato e già ci fosse stato tolto. Ecco
perché Flash, che è un sogno ingovernabile, governa
tutte le cose materiali e spirituali della mia vita. Così,
non finisce mai questo gioco, nobile e perverso, di
sfidare il tempo, di catturare l'attimo fuggente, di
tenere per mano la follia di esistere oltre. Non verso il
nulla, ma verso l'infinito.
L AUTORE |