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LETTERA APERTA DELL'ARCHEOCLUB AL SOPRINTENDENTE REGIONALE LA ROCCA SULLE STELE DI BOVINO

Published in Associazioni Locali Sunday, 08 February 2015 07:40

Pregiatissimo Soprintendente
Bovino ha saputo all’improvviso, con una comunicazione del Suo ufficio, che le stele custodite nel locale Museo civico saranno tra pochi giorni prelevate e spostate nel costituendo Museo nazionale della Daunia a Manfredonia, e che al loro posto saranno sistemati dei calchi di gesso.  La notizia è stata accolta con molto dolore e con un profondo senso di impotenza, proprio per la sua perentorietà, da tutta la popolazione che gradualmente ne è venuta a conoscenza. 
Il Museo civico di Bovino è una piccola creatura di tutti, costituito com’è da ritrovamenti per lo più occasionali di archeologi dilettanti innamorati della loro terra, di contadini educati col tempo a non buttare i cocci trovati fra semina e aratura, di bambini, perfino, abituati a giocare nella terra. Quell’aggettivo, “civico”, ci è particolarmente caro, e significa davvero “della città” , come disse stupendamente Marina Mazzei nel giorno della inaugurazione del museo nella sua veste più moderna. Esso, insomma, non è il frutto di una serie di campagne di scavo sistematiche volute dalla Soprintendenza, dallo Stato, o da una Università, come pure sarebbe stato bello e come più recentemente si è iniziato a fare: ma piuttosto di una curiosità collettiva, di un orgoglio, di una attenzione generali che col tempo hanno dato vita a un luogo oggi molto visitato e apprezzato. Non è infatti un caso se il museo è curato da un gruppo di volontari e volontarie dell'Archeoclub che collabora con il Comune, a testimonianza di questo aspetto, il civismo, che lo ha contraddistinto fin dall’origine. Anche questo è un dato della comunità da preservare e da valorizzare: l’impegno di un’intera popolazione verso quelle che considera le testimonianze della sua storia, fuori da ogni campanilismo, ma con l’intento anzi di offrirle ai visitatori e di ricordarle agli studiosi in tutti i modi possibili.
La realizzazione del Museo Nazionale di Manfredonia è una notizia bellissima per tutto il territorio, seconda solo a quella del recente riallestimento del Museo Nazionale di Taranto, che costituisce una perla preziosissima, seppure ancora non tutto inserita nei circuiti più larghi del turismo culturale, e che fra l’altro custodisce una delle stele più belle ritrovate negli anni Cinquanta in località Sterparo, presso Bovino. La raccolta museale di Manfredonia è molto ricca e rappresentativa, ed è un patrimonio per tutti noi: ma è importante che per allestire meglio un museo non se ne impoverisca un altro, perché questo è un atto che disamora la gente comune, che disincentiva le consegne spontanee di reperti e oggetti rinvenuti privatamente, e soprattutto che rende più difficile la relazione con le istituzioni, viste come padrone e non come mediatrici di valori e di servizi. Certe decisioni, caro soprintendente, avrebbero bisogno di percorsi partecipati, di condivisione degli obiettivi, e non dovrebbero essere foriere di separazioni, alimentatrici di discordie, soprattutto se prese nei confronti di un paese piccolo come Bovino, con la sua storia di perifericità, emigrazione, spopolamento ma che sta dimostrando tanta volontà ed energia nel promuoversi e nel migliorarsi. Anche grazie ai suoi musei, e a quello archeologico in particolare.  Le stele che si intende portare a Manfredonia sono i reperti più ammirati del museo, quelli più amati, sono quasi un simbolo del museo e della città. Sono esposte in una bella sala recentemente ammodernata, e visitabile, come il resto del museo, con larghi orari di apertura. Perché privarcene? Perché la loro presenza a Manfredonia completerebbe un discorso? Un motivo giustissimo. Ma questa potrebbe essere una ragione semmai per pensare di mettere in rete i due musei, e magari anche altri, che conservano reperti che raccontano pezzi della stessa storia, e farlo magari con mostre temporanee, con scambi, o con l’ausilio di pannelli interattivi, con mezzi insomma, che consentano a tutti i luoghi archeologici di giovarsi culturalmente e turisticamente di quel bene comune che è la storia antica. Avvalendosi dei supporti più moderni, sono molti i musei nati o sviluppatisi in forma diffusa, in Italia e fuori, con lo scopo di garantire il doppio risultato di mantenere i reperti nei luoghi di ritrovamento e nello stesso tempo di tenere il filo del ragionamento globale. A Bovino saremmo disponibilissimi a qualunque soluzione accogliente, benevola e al tempo stesso scientificamente plausibile che Ella volesse proporci. Non desideriamo certo mantenere in vita una raccolta per semplice provincialismo, anzi, ci piacerebbe che il nostro Museo fosse sempre più interno a un percorso di crescita, e che il suo patrimonio, anche quello non ancora inventariato, fosse aiutato proprio dalla Soprintendenza a mostrarsi al meglio al pubblico.  La famiglia Gesualdi, che a suo tempo consegnò responsabilmente al Museo di Bovino le stele, e tante altre persone che hanno fatto la stessa cosa, erano mosse dall’intento di onorare il loro paese, sul cui territorio avevano ritrovato oggetti, mosaici, iscrizioni. Sradicando questi oggetti si perderebbe un tessuto di relazioni, di appartenenze, di fiducia; si svaluterebbe il difficile percorso di incivilimento che questi oggetti hanno saputo sollecitare ben oltre il tempo della loro realizzazione originaria, e lo si farebbe a vantaggio di un'accumulazione meramente quantitativa altrove. Molte più persone vedrebbero le stele di Bovino se fossero in un museo nazionale? Noi non lo crediamo un destino scontato, e ci piacerebbe invece che molte più persone vedessero Bovino grazie alle stele, come del resto sta accadendo. Ci piacerebbe mettere insieme ricerca storica, cultura, identità e sviluppo, ma per tutti, non solo per alcuni, e Le chiediamo di interloquire su questo terreno che siamo certi essere anche il Suo.


La ringraziamo della sensibilità che vorrà mostrarci                                  


Archeoclub di Bovino

 

 

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