You are here: HomeLinkarticoli x modulo scroll prima pagina

articoli x modulo scroll prima pagina (7)

In questa categoria inseriamo gli articoli da far girare in prima pagina sul modulo scroll

Sabato 21 Dicembre 2019, appuntamento alle ore 20,00 con tutti i soci CTA della Provincia di Foggia per la presentazione del libro di Liò (Leonardo Romanelli)  "Viaggio in Giappone" in chiusura del progetto del Centro Turistico Acli per incentivare lo "Slow Tourism" al quale il CTA-FG e CTA-Bovino hanno aderito  a seguito del premio Nazionale "Turismo Generativo" riconosciutogli nel 2017 a Salerno. 

 

 BOVINO PUNTA AL

COOPERATIVISMO PER

PRODUZIONI E TURISMO

IN COMMUNITY

di Michele Dota

Parto dallo stesso titolo con il quale, dalle pagine del quotidiano l’ATTACCO del 30 Ottobre 2019, si riporta il “resoconto” della conferenza di presentazione del progetto “Comunità Generative: percorso partecipativo per la creazione della Cooperativa di Comunità di Bovino”, tenutasi a Bovino nell’aula consiliare il 25 ottobre 2019, per informare quanti potessero essere interessati al tema, e formulare alcune considerazioni di merito su una occasione, “unica” ed “irripetibile”, che si prospetta per il nostro territorio e la comunità tutta.

L’ennesima opportunità che rischia di essere sottovalutata e destinata al fallimento, se non governata con intelligenza, acume, equilibrio, lungimiranza, misura e trasparenza.

In verità, già da tempo si parla della promozione di una cooperativa di comunità a Bovino. Il primo incontro informativo sul tema “Le Cooperative di Comunità” si è tenuto il 30 maggio 2018, presieduto dall’allora Sindaco uscente Michele Dedda e promosso dall’Amministrazione Comunale in piena campagna elettorale per le amministrative. Ad esso è seguito l’incontro dell’8 ottobre 2018 nell’ambito del programma PASSI; sino alla recente conferenza del 25 ottobre 2019 u.s.

In tale ultimo evento è stato presentato alla cittadinanza il progetto “Comunità Generative: percorso partecipativo per la creazione della cooperativa di Comunità di Bovino”.

A quanto riportato dai media: “Il progetto prevede la realizzazione di un percorso partecipativo a favore della popolazione di Bovino per pervenire alla costituzione di una locale cooperativa di comunità che abbia come fulcro principale, anche se non esclusivo, la creazione di una comunità energetica per l'autoproduzione e la distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili. Inoltre tra gli obbiettivi principali la cooperativa di Comunità si occuperà della gestione e valorizzazione dei beni comuni, del recupero di vecchi mestieri e tradizioni locali per il marketing territoriale e l’attivazione di nuove attività economiche per l’animazione socioeconomica del centro storico. Questi ed altri obiettivi saranno al centro delle scelte condivise dei cittadini. Seguiranno altri incontri tematici per coinvolgere la cittadinanza in un percorso partecipato verso la costituzione, auspicando maggior partecipazione della cittadinanza”. (fonte: www.studio9tv.com)

Il progetto è stato già ammesso a finanziamento1 dalla Regione Puglia a valere su risorse FSE del POR Puglia 2014-2020 -Asse IX azione 9.6 “Interventi per il

1 Non conosco l’ammontare delle risorse economiche impegnate nel progetto, né l’importo del cofinanziamento che deve essere pari almeno al 20% del valore complessivo del progetto ; l’ammontare del contributo regionale massimo previsto dal Bando, comunque, è di € 100.000,00. 2

 

rafforzamento delle imprese sociali”, e si inquadra nelle iniziative poste in essere nell’ambito del Programma “Puglia Sociale IN” per dar forza alla Legge Regionale n° 23 del 2014 sulle Cooperative di Comunità.

Soggetto capofila è l’associazione C.R.ES.CO. (Centro Ricerche e Studi sulla Cooperazione) di Foggia in una partnerschip denominata “Civitas Invicta” che vede tra i sicuri attori Confcooperative Foggia e Comune di Bovino2.

2 Il Comune di Bovino ha sancito l’adesione al progetto con Delibera di Giunta Comunale n° 57 del 07/05/2019 e quota di compartecipazione finanziaria di € 100,00 !!!

Anche le associazioni UNITRE BOVINO e P.A.T.A., i cui loghi compaiono sul manifeso di invito all’evento, sono incluse nel partenariato. Coordinatore generale del progetto è il dott. Matteo Cuttano, già Direttore di Confcooperative Foggia; Project Manager è il dott. Gerardo Fascia dell’associazione C.R.ES.CO. .

Il quadro normativo in cui si inserisce il progetto è rappresentato dalla Legge Regionale n. 23/2014 “Disciplina delle Cooperative di Comunità” (che assegna annualmente risorse per il finanziamento delle azioni di rafforzamento) e dal Regolamento Regionale n. 22/2017 “Iscrizione e tenuta dell’albo regionale delle Cooperative di Comunità” che ne disciplina il funzionamento.

Tutto ciò premesso, per cercare io stesso di capire meglio e di più sull’argomento, ho provato ad approfondire il tema delle “Cooperative di Comunità” a partire dalle suggestioni che lo stesso nome ed alcune locuzioni chiave quali “comunità generative”; “percorso partecipato”; “beni comuni”; evocano e suggeriscono.

L’argomento non è nuovo e si inserisce in una cornice di riferimento teorica piuttosto ampia, ma ben definita e ormai condivisa, che tuttavia apre a legittime ed irrimandabili questioni, considerazioni, dubbi, osservazioni; che hanno bisogno di essere chiarite e dipanate. Questo se davvero si vuole raccogliere la non facile sfida di un possibile occasione di cambiamento per la nostra comunità e per i nostri giovani.

L a cornice teorica di riferimento

Cosa sono le cooperative di Comunità?

L’articolo 2 della L.R. 23/2014 ne definisce lo scopo mutualistico e l’oggetto: «Sono riconosciute “Cooperative di comunità” le società cooperative, costituite ai sensi degli articoli 2511 e seguenti del Codice civile, e iscritte all’Albo delle cooperative di cui all’articolo 2512 del Codice civile e all’articolo 223-sexiesdecies delle disposizioni per l’attuazione del Codice civile, che, valorizzando le competenze della popolazione residente, delle tradizioni culturali e delle risorse territoriali, perseguono lo scopo di soddisfare i bisogni della comunità locale, migliorandone la qualità, sociale ed economica, della vita, attraverso lo sviluppo di attività economiche eco-sostenibili 3

 

finalizzate alla produzione di beni e servizi, al recupero di beni ambientali e monumentali, alla creazione di offerta di lavoro e alla generazione, in loco, di capitale “sociale”».

Le Cooperative di Comunità, pertanto, non sono semplici cooperative che hanno il solo scopo di procurare benefici ai soci (offrendo un bene, un servizio, materie prime, lavoro, credito ecc., a condizioni più favorevoli di quelle che i singoli non associati potrebbero trovare sul mercato) pur con possibili ricadute positive (collaterali e non intenzionali) nel contesto e nella comunità in cui operano.

Il “di Comunità”, infatti, non è sostitutivo di un semplice aggettivo specificativo, si sarebbe potuto parlare di coopertive comunitarie; ma sta ad indicare una “appartenenza” al territorio, un legame stretto, “fisico” con i sui abitanti e con il suo tessuto sociale, storico, culturale, economico.

Nello Studio di fattibilità per lo sviluppo delle cooperative di comunità, realizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall’Irecoop Emilia Romagna e pubblicato a fine 2016, si afferma che siamo di fronte ad una cooperativa di comunità quando siamo: « in presenza di un territorio in condizioni di vulnerabilità e di un fabbisogno specifico, capace di generare anche un’opportunità imprenditoriale, espresso da una comunità reale (non virtual community)»; quando: « si sviluppa una attività economica finalizzata al perseguimento dello sviluppo comunitario e della massimizzazione del benessere collettivo (non solo dei soci) e non a quello della massimizzazione del profitto ».

Ed ancora, nel saggio “Le cooperative di comunità”, Pier Angelo Mori (Ordinario di Economia presso l’Università di Firenze), afferma che: «quando si parla di comunità non si intende un gruppo di persone con interessi affini, ma una comunità di “residenti all’interno di un territorio”, il cui interesse per il bene/servizio nasce dal fatto che vivono in quel luogo». L’obiettivo della cooperativa, dunque, non è rispondere ai bisogni di un gruppo sociale ristretto, ma ai bisogni dei cittadini e della comunità tutta: «Una cooperativa che offre un bene di comunità selettivamente ed esclude alcuni membri della comunità non può essere una cooperativa di comunità ».

Per Mori, dunque, le cooperative di comunità sono inclusive e rispettano il principio della “porta aperta”. Esse in sintesi rispondono a tre requisiti: « sono controllate dai cittadini (comunità), offrono o gestiscono beni di comunità, garantiscono a tutti i cittadini un accesso non discriminatorio».

Generatività e percorso partecipativo

Secondo il citato studio del Mise, a cui si rimanda per ogni opportuno approfondimento, un aspetto fondamentale e fondante delle cooperative di comunità è il rapporto partecipativo, con la comunità di riferimento. La loro nascita si giustifica e si basa sull’identificazione di un “bisogno comunitario” cui la cooperativa di comunità può dar risposta. Un bisogno che deve essere reale e percepito da una parte significativa 4

 

della comunità di riferimento. In questo senso è strategica la capacità di analisi e identificazione dei bisogni e di progettazione comunitaria delle possibili soluzioni.

In altri termini una Cooperativa di Comunità costruisce e costituisce un progetto condiviso, pensato da tutti, o almeno da tanti, che valorizza e rafforza il capitale sociale facilitando l'azione coordinata degli individui ed instaurando nuovi rapporti di fiducia e reciprocità non solo fra i soci ma fra questi e la cittadinanza, già protagonista nel processo di progettazione partecipata, e destinataria dei servizi stessi. Un progetto comune e condiviso, elaborato in una sorta di "laboratorio di comunità", dove i cittadini/soci si confrontano, identificano insieme i bisogni, lanciano idee, elaborano proposte e costruiscono, mettendo insieme intelligenze, capacità, competenze, un percorso di risposta, coerente con le risorse disponibili in termini umani, finanziari, organizzativi ed istituzionali.

Il processo generativo di una cooperativa di comunità necessita, quindi, della presenza di un sistema territoriale abilitante, ovvero di una rete di sostegno, un’infrastruttura socio/relazionale cui appoggiarsi per la sua nascita e il suo sviluppo. Le proloco, le parrocchie, le associazioni territoriali del volontariato, gli imprenditori locali e la pubblica amministrazione sono solo alcuni esempi dei soggetti che la cooperativa deve coinvolgere e con cui deve stringere relazioni. Il fine ultimo, infatti, è quello di coinvolgere la comunità e i cittadini che la compongono nel progetto cooperativo che si pone un fine di sviluppo locale sostenibile.

Sempre secondo lo studio del Mise, il ruolo della comunità risulta fondamentale con riferimento al sistema abilitante delle cooperative di comunità; giacché queste particolari cooperative si innestano in una realtà territoriale unica e irripetibile e si sviluppano partendo dalle risorse materiali e immateriali che il territorio offre. In tutti i casi analizzati le cooperative hanno potuto contare su risorse disponibili ma non impiegate, o non valorizzate, presenti nel territorio. Che fossero terreni privati o stabili di proprietà pubblica, tutte le cooperative analizzate hanno potuto rendere produttive risorse territoriali dormienti.

Questa messa in produzione di risorse dormienti della comunità viene resa possibile solo dalla creazione di partnership strategiche, sia all’interno che all’esterno della comunità territoriale.

In questa ottica il gruppo fondatore, deve possedere o sviluppare sia le competenze tecniche, necessarie per condurre l’attività economica, sia quelle “abilità” che facilitino l’ascolto e la tessitura di legami relazionali con la comunità. Le cooperative di comunità devono infatti essere allo stesso tempo attore capace di trattenere i componenti della comunità e di rendere la comunità ed il territorio stesso attrattivo.

Beni comuni

Il tema dei beni comuni è un tema ampio dibattuto e spinoso, su cui da alcuni anni si 5

 

stanno confrontando giuristi, economisti, cittadini, amministratori locali e decisori politici.

Una definizione possibile recita: « I beni comuni sono quei beni che se arricchiti arricchiscono tutti, se impoveriti impoveriscono tutti ». Una definizione che funziona come ”griglia” per capire se un bene può essere considerato bene comune oppure no.

In questa prospettiva sono beni comuni i beni ambientali come l’aria, la terra, i boschi, l’acqua, la salute quindi la sanità ed i servizi di welfare, l’istruzione, la conoscenza, il patrimonio culturale ed artistico. Anche il capitale sociale, la legalità, la sicurezza possono essere considerati “ beni comuni “.

La cosa da capire e che spesso dietro ad ogni bene, definibile come bene comune, c’è una cittadinanza attiva ed una comunità che si è presa cura con responsabilità del bene, pubblico o privato che fosse, regalandogli nuova identità e trasformandolo così in bene comune. Bene che senza tale cura, anche se non completamente abbandonato o pienamente utilizzato, sarebbe stato destinato all’incuria e al degrado, secondo il principio delle “finestre rotte”.

Data la complessità del tema non posso che rimandare ad autonomi approfondimenti.

Qui mi preme solo evidenziare che le attività di cura dei beni comuni, spesso compiute spontaneamente dai cittadini attivi e dal mondo dell’associazionismo, sono state disciplinate dal “Regolamento3 sulla collaborazione fra cittadini e amministrazioni per la cura dei beni comuni” che moltissime città italiane hanno adottato. Tale regolamento inquadra giuridicamente le attività di “cura”dei beni comuni definendo con precisione ruoli e responsabilità rispettive dei cittadini e delle amministrazioni e dando durata nel tempo alle attività di cura, sviluppo e rigenerazione.

3 Nel biennio 2012-2014 l’Associazione Labsus ha redatto insieme con l’amministrazione del Comune di Bologna un Regolamento comunale tipo che dal 22 febbraio 2014 è stato messo a disposizione di tutti i comuni italiani sul sito di Labsus. Il Regolamento è stato adottato dai consigli comunali di oltre 190 città (fra cui, oltre a Bologna, Milano, Torino, Genova, Firenze, Verona, Bari e molte altre) www.labsus.org.

Bovino è ricca di beni culturali ed ambientali, alcuni già resi fruibili dal lungo lavoro delle numerose Associazioni di volontariato e del terzo settore presenti sul territorio, altri invece ancora inutilizzati e/o non pienamente valorizzati. Interessante, in questo orizzonte, il ruolo che può essere svolto dalla cooperativa di comunità che può rappresentare un’efficace modalità per il governo democratico di tali beni in una logica di condivisione e di sviluppo di opportunità occupazionali.

Legittime ed irrimandabili questioni

Alla luce della cornice teorica sinteticamente esposta, si pongono alcune questioni 6

 

dirimenti che sarebbe opportuno approfondire e chiarire per liberare il campo da possibili banali fraintendimenti e incomprensioni, che potrebbero tarpare le ali alla co-costruzione di scenari di cambiamento condivisi, desiderati e possibili, per quanto faticosi. Ma si sa “ Molte cose, non è perché sono difficili che non osiamo farle, ma è perché non osiamo farle che sono difficili ”.

Ed allora oso esser sincero, e con spirito costruttivo provo a porre alcuni punti di domanda e ad esprimere un’unica considerazione, un unico nodo da sciogliere:

Come mai nel “progetto-percorso”, che ci si augura porti alla costituzione della Cooperativa di Comunità di Bovino, non si sono coinvolte altre Associazioni4 oltre alla UNITRE BOVINO ed alla P.A.T.A. ? Non è più facile coinvolgere i potenziali attori di un processo così importante, sensibilizzandoli e responsabilizzandoli sin dall’inizio?

 

4 Con margine di errore io ne conto altre 13 (Proloco, Archeoclub, CTA Centro Turistico Acli, Circolo Florestano Rossomandi, Misericordia, AVIS, Gruppo Teatrale Vernacolare; Polisportiva Bovino CSI, Associazione Cacciatori, Amici degli animali, ASD Monti Dauni Sport e Bike, Verde Mediterraneo, Caritas Diocesana).

Lascio ai lettori l’accoglimento dell’ovvia obiezione dei tempi strettissimi per la formulazione della proposta progettuale da presentare in Regione;

Come mai così pochi i partecipanti alla Conferenza di presentazione del progetto tenutasi il 25 ottobre u.s.? L’Amministrazione Comunale avrebbe potuto far di più invitando e sensibilizzando, anche per le vie brevi, opinion leaders, responsabili di associazioni e una più ampia rappresentanza del mondo imprenditoriale ecc. ecc.

 

Quanti altri incontri e quale crono programma si è dato il Managment di progetto? Sono previsti momenti di ascolto della Cittadinanza e di progettazione partecipata dal basso?

 

Il focus di riflessione proposto dal Nucleo di esperti intervenuti e centrato sul tema delle energie “verdi”, a quale tipo di fonte rinnovabile guarda? Biomasse, fotovoltaico, solare termico, microeolico; quale di esse è più coerente con un modello di sviluppo tendente alla valorizzazione delle produzioni agricole locali, alla valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, alla promozione di un turismo esperienziale?

 

Con riferimento ai beni culturali (Museo del Tesoro della Cattedrale, Museo delle Armi, Community Library, Giardini Pensili ecc.) quale architettura organizzativa si prospetta, anche al fine di supportare la potenziale e auspicabile rete Museale di Bovino? Quali competenze, quali professionalità sono da attivare?

 

Altre domande potrebbero legittimamente porsi… 7

 

Tuttavia il nodo fondamentale da sciogliere riguarda la sensazione di seguire piste orientamenti e progettualità eterodirette, governate in gran segreto e più orientate ad assicurare consensi che altro…

Nella speranza di esser presto smentito auspico che il Managment di progetto possa governare il processo con terzietà e condurre in porto l’iniziativa con successo, ri-generando una visione condivisa sulle opportunità locali di sviluppo e di lavoro, con spirito inclusivo ed a vantaggio di tutta la comunità bovinese.

Al Sindaco gli auspici che possa avere il piacere, così come avvenuto in altri contesti, di presenziare alla ratifica notarile della costituzione della Cooperativa di Comunità di Bovino in pubblica assemblea, al cospetto di tutti i cittadini.

Grandi Speranze!

26 Novembre 2019 Michele Dota

Nessuno può fischiettare una sinfonia.

Ci vuole un’intera orchestra per riprodurla.

(HE Luccock) 8

 

A circa due anni  dalla pubblicazione di questa pagina (..ad oggi Read 6640 times)BOVINO - VIA CASTELLO SI RIFA' IL LOOK (alla Kemmenefrego!), l’Amministrazione comunale di Bovino, senza scampanellii, trocchiolate e triccheballaccate mediatiche  si accinge a rivoluzionare il piano di circolazione stradale vigente che comporterà notevoli disagi a tantissimi cittadini  che  in queste poche settimane passate han fatto variare segnali di parcheggio inopportuni  già realizzati, rimuovere segnali verticali e chissà quante altre variazioni saranno apportate prima che vengano pubblicate le ordinanze di entrata in vigore del nuovo piano di circolazione e sosta nelle strade cittadine.

Intanto, molti segnali che sono stati installati e ricoperti con buste nere di plastica leggera, causa vento ed intemperie sono scoperti e  pur non essendo efficaci senza la pubblicazione dell’ ordinanza, creano confusione, per cui bisogna intervenire in qualche modo per non essere ridicoli agli occhi di chi si reca in questo paese ad ammirare le bellezze del borgo.

                       

Per ora i Cittadini che vedono a rischio le proprie attività commerciali con questa futura segnaletica, espongono il loro problema  in maniera personale e privata agli amministratori più abbordabili e si corre ai ripari, ricoprendo con pittura nera le delimitazioni appena create.

       Ci pervengono segnalazioni che rivelano questioni importanti per l’ intera collettività bovinese.

Una di queste,  arrivata poche ore fa,   riteniamo doveroso sottoporre all’attenzione di chi ci legge perché contiene elementi di profonda riflessione e proposte attuabili per il nostro “bel paese”,   dice:

 

BOVINO È UN BEL PAESE ?

Si! Ma difendiamo Via Castello 

di Michele Dota

 

Noi bovinesi diciamo con orgoglio che Bovino è un bel paese.

Ma abbiamo qualche difficoltà a immaginare quanto sarebbe più bello, ma tanto più bello (!)               se l'avessimo conservato e curato, negli ultimi 60 anni, secondo i modelli di arredo urbano tradizionali consegnatici dai nostri padri e dai nostri nonni.

Bovino sarebbe certamente un paese più bello se, amandolo di più, ne avessimo cura e rispetto, se da oggi provvedessimo, un po’ alla volta, ma ogni giorno, con pochi soldi, quasi sempre in economia, senza megaprogetti e appalti onerosi, a fare queste piccole cose…

 

Sono sicuro che tanti hanno riconosciuto nel testo in epigrafe la penna autorevole dell’ Avv. Gabriele Consiglio.  Lui ha sempre visceralmente amato ogni pietra del suo borgo natio; lo testimoniano le sue poesie, i suoi libri, la sua storia.

La sua è stata una esortazione continua, ripetuta, tenace; quasi una preghiera troppe volte inascoltata, ad amare consapevolmente e responsabilmente il proprio paese.   Ad amarlo così come si ama e si rispetta la propria innamorata, la propria sposa, la madre dei propri figli.

Sono però altrettanto sicuro che leggendo tale testo solo pochi degli attuali Amministratori riconoscerebbero la paternità dell’Autore, e non solo per questioni anagrafiche.

Tale sicurezza mi deriva dall’osservare lo stato di generale degrado ed abbandono del centro storico  e dei suoi vicoli un po’ più interni, che è sotto gli occhi di tutti e non può essere più taciuto.

Ma l’offesa che si sta perpetrando in Via Castello, con l’apposizione di nuovi e obbrobriosi cartelli stradali ancora oscurati, è oscena ed oltraggiosa.

Una violenza gratuita ed ingiustificata; un vero stupro nei confronti del muro merlato del giardino pensile e di tutta Via Castello.  Testimonianza eclatante e tangibile dell’insipienza di chi ci amministra. Della più totale mancanza di rispetto e di sensibilità storica ed estetica.

La prova provata del totale disamore per le proprie vestigia, o, al più, di un “amore malato”, che ci restituisce la cifra culturale di chi ci rappresenta.

Non trovo attenuanti!  A nulla vale la presunta necessità di una migliore disciplina del traffico e del rispetto del codice della strada, che impone l’apposizione di una cartellonistica puntuale e a “norma di legge”.  Mancherebbe solo il cartello con il limite di velocità!

Credo che uno strappo alla “norma”, o il minimo necessario per essere in regola, piuttosto che il ricorso a segnaletica orizzontale,  avrebbero  potuto diminuire di molto l’invasività e la bruttura dei cartelli apposti.

Una cartellonistica che, per densità e ubicazione, più che essere  monito all’osservanza del codice della strada, è un indicatore della nostra inciviltà.  Non mi riferisco solo all’irriverente schiaffo ai monumenti, che tradisce il nostro gusto e quello di chi compie certe scelte; ma al messaggio veicolato e che i turisti possono facilmente cogliere: “A Bovino, -il borgo più bello di Puglia- sono così indisciplinati da aver bisogno di un cartello stradale ogni 20 metri…”.

Ritengo che gli automobilisti, che poi siamo noi bovinesi, possano essere più facilmente ri-educati al rispetto delle regole e della buona educazione stradale, dalla benevola gentilezza e dall’invito perseverante dei Vigili, che non da 10, 20, 100 cartelli stradali.

Eppoi, è lo stesso contesto ambientale, paesaggistico e culturale che ci “obbliga” a comportamenti “rispettosi”; così come non getteremmo mai una carta in terra, in una viuzza linda e pulita di un qualsiasi paesino della Toscana o del Trentino.

 

Ciò detto, ripropongo testualmente quanto, anni addietro, ci esortava a fare di Via Castello l’Avv. Consiglio.

 

…]  15) VIA CASTELLO:

Insieme a via Sotto Le Mura, Via Castello è la strada più panoramica e bella di  Bovino. Ma in più via Castello, nel primo tratto che è costeggiano dal giardino ducale col suo muro di recinzione perfettamente merlato, può vantare un eccezionale tocco di eleganza e di raffinata testimonianza architettonica. Perciò la via Castello merita di essere adeguatamente ridefinita:

a) eliminando l'unico albero esistente sulla destra e all'inizio della strada perché costituisce un elemento di disturbo della linea di fuga del muro merlato, che deve invece rimanere perfettamente pura e libera da ogni elemento contaminante (alberi, panchine, lampioncini ecc ……...);

b) creando un piccolo ingresso ai giardini ducali, largo non più di un metro, con cancelletto in ferro, sempre sulla destra di via Castello, all'inizio del muro merlato: tutto ciò quando si saranno create le premesse per l'uso pubblico dei Giardini;

c) cercando di sfoltire possibilmente l'imponente ippocastano che sta sulla sinistra e all'inizio dell'arteria;

d) impiantando, lungo il lato sinistro della strada, 5-6 lampioncini di stile antico e a una sola luce-lanterna come quelli di piazza Cattedrale, curando di sistemarli agli incroci di via Mazzini, via Nino Bixio, via Cavour e Corso Umberto;

e) sempre e soltanto lungo il lato sinistro della strada, apponendo due -tre panchine in pietra all'altezza dei civici 16-18-20;

f) biancheggiando le case di cui ai civici 2 e 3 sulla sinistra e ai civici 38-40-42 e 44 sulla destra:

g) rifacendo al meglio, in pietra di fiume, la pavimentazione del triangolo di convergenza tra via Castello e Corso Umberto;

h) rifacendo al meglio, in pietra di fiume la bavetta antistante l’ingresso al viale esterno del Castello;

i) eliminando gli alberi di alto fusto che si trovano lungo la scarpata sottostante il tratto della Rotonda che gira verso S. Procopio e che impediscono di vedere le case della Portella, le quali rappresentano uno spettacolo eccezionale, un presepe affascinante di giorno e più ancora di notte (basta sostituire quegli alberi con piante basse o a cespuglio);

l) illuminando con un faretto la targa in pietra dedicata a Torquato Tasso;

m) migliorando l'illuminazione del muro esterno del Castello che costeggia la parte alta e terminale della strada;

n) provvedendo a risarcire o a far risarcire il detto muro anche per evitare pericoli per la pubblica incolumità;

o) suggerendo, in contrasto con la illuminazione in giallo della facciata settecentesca del Castello, di illuminare la torre normanna con una luce bleu metallica come quella delle torri del Maschio Angioino a Napoli.

C) La terza opportunità riguarda, in maniera più severa e vincolante, un problema che va visto attentamente e risolto adeguatamente in rapporto ai tempi nuovi e alle esigenze nuove della nostra comunità. Il problema è quello di aprire al pubblico e rendere fruibile e vivibile il complesso dei due giardini pensili del castello ducale. Si tratta di spazi verdi, recentemente riordinati con gusto e passione, che sarebbe davvero biasimevole continuare a vedere inutilizzati e abbandonati. Statue, piante, alberi di pregio, fontane, spazi di intrattenimento, muri merlati, costoni rocciosi e tanti altri pregi di questi giardini rappresentano il fiore all'occhiello di tutta Bovino. Basterebbe, come già si è detto nel paragrafo dedicato a Via Castello, aprire, su questa strada, sulla destra e all'inizio del muro merlato, un secondo ingresso ai giardini con un piccolo cancelletto in ferro non più largo di un metro.

Ma occorre che l'Amministrazione Comunale persegua fino in fondo la conquista di questo obiettivo, raggiungendo le opportune intese con il proprietario e il gestore dei giardini. 

************************************************************************************************

Come ovvio molte cose sono cambiate da quando l’Avv. Gabriele Consiglio, nel lontano 2006, ha scritto la sua lettera aperta all’Amministrazione Comunale dal titolo “BOVINO il mio paese  SAREBBE PIÙ BELLO SE ………”.

Ma molte delle sue intuizioni e dei suoi suggerimenti, ce n’è per strade, piazze, monumenti, arredo, piante e punti panoramici, risultano ancora attuali e concretamente fattibili con poca spesa e in economia; facendo piccole cose.

E Bovino sarebbe davvero tanto più bello, … se, amandolo di più, ne avessimo cura e rispetto…

 

Pare, però, che da tempo le Amministrazioni Comunali abbiano perso la memoria, se non delle persone autorevoli, dei loro insegnamenti.

 

E così si è costruito nell’area di potenziale espansione della Villa comunale, che sarebbe stata funzionale all’ampliamento della sua fruizione turistica; con fontane e paparelle (i cigni sono troppo pretenziosi); cerniera naturale per passeggiate verso Monte Castro ed il Cervaro.

 

E così si costruiscono parcheggi spropositati e poco accessibili. (Mi riferisco al parcheggio di Via  Peschiera, chissà che non si possa riconvertirlo in area di sosta per Camper).

 

 

 

Così si propone l’abbattimento e la ricostruzione della Palestra Comunale, già definita “pustola pestilenziale” per la sua interferenza con il paesaggio della valle del Cervaro. (Sarebbe stata auspicabile una sua delocalizzazione in area diversa, dandole funzioni plurime, studiandone l’architettura per un corretto inserimento paesaggistico).

 

Così a Bovino, uno dei “Borghi più belli d’Italia” “Bandiera Arancione”, si  propone una cartellonistica stradale oltraggiosa ed irriverente.

 

Ecco perché mi vengono in mente le parole della canzone “Se io fossi San Gennaro”, di Federico Salvatore,  sulle  vicissitudini urbanistiche, e non solo quelle, di Napoli…

 

 

La sfida della qualità del nostro paese riguarda tutti noi, rilanciamone il buon gusto e l’armonia.

 

Grandi Speranze!

24  Novembre 2019                                             Michele Dota

 

 

Un sincero ringraziamento alla Pro Loco e a quanti si sono impegnati per i progetti di recupero dei giardini pensili di Bovino.

 

 

Ci si può innamorare dappertutto,

ma dove sei nato di più.

(Cesare Zavattini)

 

 

Si dimette la maggioranza del cda del Gal Meridaunia

GIOVEDÌ 14 NOVEMBRE 2019

Decade il cda del Gal Meridaunia. Ne dà notizia Foggiatoday che riporta come tre consiglieri su quattro del cda si siano dimessi nelle ultime ore. Si tratta di Pasquale De Vita, sindaco di Casalnuovo Monterotaro e rappresentante in seno al Gal delle associazioni datoriali agricole (Confagricoltura); Matteo Cuttano, di Troia, rappresentante di Confcooperative e delle associazioni di categoria rientranti nel Cnel; Michele Angelo Del Buono, rappresentante della Camera di Commercio di Foggia e degli enti pubblici diversi dagli enti comunali. L’unico a non seguire i colleghi è stato Antonio Tutolo, sindaco di Lucera e rappresentante dei sindaci appartenenti al Gal.

Con le dimissioni della maggioranza dei consiglieri, decade anche il presidente, Alberto Casoria, da 20 anni alla guida dell’ente che comprende i comuni dei Monti Dauni.

Secondo la testata online la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata “la recente vittoria di un bando europeo da parte di un congiunto del presidente”.

Un episodio raccontato da l’Attacco il 30 ottobre scorso.
Il congiunto è il nipote di Casoria, Luigi; il bando è quello per reclutare un esperto di turismo per affidargli l’incarico di coordinatore delle attività del progetto “Servizi integrati turistici dei Monti Dauni”.
L’impiego sarà retribuito con 84 mila euro per approssimativamente 525 giorni di lavoro, il che significa 160 euro lordi al giorno.

Pur essendo state rispettate tutte le norme prescritte dalla legge in termini di pubblicità del bando, è parso che alla notizia non fosse stata la massima risonanza possibile, tanto che a candidarsi a quello che potrebbe considerarsi un posto di lavoro ambito e remunerativo, sono stati solo 7.
Oggi la presa di posizione dei consiglieri del cda.

L’ ultimo asino del paese, nel fragore dell’ ultima festa dell’ anno di Bovino (San Celestino 2019), ha dato il suo ultimo respiro. Pochi sanno dell’ esistenza di questo asino vissuto per molti anni in Bovino e chi ha potuto avvicinarlo e accarezzarlo, certamente, avvertirà un piccolo nodo alla gola.

Nei primi anni del 70 alla morte di un asino si cantava persino questa canzone con l'XI° Comandamento:

A noi di   www. nardino.it  quest’ asino è sempre piaciuto perché lo si vedeva spesso a tarda ora col padrone su in groppa, ritirarsi nel buio,  dalla campagna d’ oltre Ponte ma,   prima che esso sia dimenticato per sempre, vogliamo riportare  due articoli bellissimi di una compaesana (Valleverdina D’Alessandro) che non vive e non risiede in Bovino, che ci hanno impressionato per la sensibilità che questa artista ha dimostrato verso questa categoria di animali, veri  amici dell’ uomo e che, nelle sue conclusioni, ha così scritto: “….Se fossi un Politico proporrei un Monumento agli Asini di Bovino, senza i quali i Bovinesi non avrebbero potuto lavorare i loro campi né sfamare le loro famiglie per tanto e tanto tempo.”

 

Dalla pagina Facebook di Valleverdina D’Alessandro:

 

ASINI 1

 

Valleverdina D'Alessandro

 

8 luglio · 

 

“Bovino e gli Asinelli”

 

Paese mio che stai sulla collina…
E il mio pensiero va là e il mio cuore pure, la’ dove vorrei essere a godere dei colori del paesaggio, degli odori della campagna, portati dal vento……...
Quando ero piccola, ogni strada a Bovino, aveva un odore diverso che cambiava con le ore del giorno. Ricordo al tramonto, mentre salivo a S. Martino per andare a trovare il nonno Paolo, dalla strada che passava vicino a Don Nicola, i profumi della cucina e le voci delle famiglie riunite che mangiavano discutendo, dopo essere tornati dalla campagna. Riconoscevo sempre cosa stavano mangiando, spesso erano profumi di verdure saltate in aglio olio e peperoncino. Erano così’ forti quegli odori come l’odore del pesce fritto che rimaneva del tempo nelle stradine, assorbito dai muri delle case, mente i gatti accorrevano e rimanevano in attesa.
Paese denso quello della mia infanzia, pieno di gente, di bambini, di Asini affaticati, che salivano la sera al paese, per quelle stradine ripide, in attesa di potersi accovacciare e finalmente mangiare l’erba del padrone.
Allora pensavo che se l’Inferno esisteva era lì nel corpo di quegli Asini che la sera vedevo tornare al paese, già stanchi ed appesantiti, stremati, ma che avevano davanti ancora strade in salita, prima di potere giungere al loro riposo. Si, andare all’inferno era essere un Asino, essere incarnato in un corpo di Asino, in quel tempo a Bovino.
La casa della nonna era all’inizio di Via Fontana e da lì ogni sera li vedevo tornare. Erano partiti all’alba ed ora tornavano, affaticati e sofferenti. Quanta tristezza e quanta dignità nei loro occhi, ed umiltà, accettazione, remissione, mentre il padrone ingrato ed ignorante della loro condizione, li frustava per incitarli a salire incurante della loro stanchezza, dopo averli caricati di verdure, frutta, frasche e di non si sa quanto altro ancora. Eppure bastava guardarli con il cuore per vedere la loro grandezza.
Si, nel mio immaginario di bambina, quello era l’inferno e loro erano eroi che cosi’ si guadagnavano sicuramente il Paradiso.
Ora sento parole di tristezza perché a Bovino non c’è piu’ un Asinello ed ogni tanto vedo delle foto di Asini lì vissuti.
E mi dico; meno male, si sono liberati, hanno trasceso la loro natura e forse sono diventati Uccelli che volano finalmente liberi sui tetti di Bovino. Ora possono andare leggeri verso altre mete e vedere finalmente l’Arcobaleno. Il capo non è piu’ chinato verso terra, costretto a guardare solo il terreno, adesso possono guardare il Cielo. E sono felice per loro.
Se fossi un Politico proporrei un Monumento agli Asini di Bovino, senza i quali i Bovinesi non avrebbero potuto lavorare i loro campi né sfamare le loro famiglie per tanto e tanto tempo.
Valleverdina

 

 

 

ASINI 2

 

 

 

Valleverdina D'Alessandro

 

13 agosto

 

'Bovino e gli Asinelli' parte seconda

 

Il Contadino che tornava dai campi al tramonto e che incitava il suo asino a salire al paese, una volta arrivato a casa, scaricava dal peso il suo Asino e si dedicava a lui, per un po'.
Solo quando l'Asino si era rifocillato, andava finalme te a cenare con la famiglia.
Ricordo il nonno dei miei cugini, Gennarino era il suo nome, ed abitava a S. Martino. Un uomo alto, magro, un po' ricurvo, silenzioso, che incuteva rispetto. Un grande amore lo legava al suo Asinello. Lui non aveva bisogno di urlare o frustare, poche parole decise bastavano sempre.
Lo osservavo, a volte, al tramonto, al suo ritorno. La casa del nonno Paolo era proprio di fronte alla sua, e potevo cosi' vedere cosa avveniva in quella piccola stalla, situata sotto la sua casa.
Gennarino aveva steso la paglia pulita e fatto accovacciare l'Asinello. Gli girava intorno accarezzandolo e sussurrandogli delle parole, che non riuscivo a capire.
Poi l'Asino cominciava a mangiare e lui restava per un po' ad osservarlo soddisfatto e quasi sorridente. Una strana atmosfera si creava in quel luogo, ed io la sentivo.
Ora so che era Amore tra due esseri grati l'uno all'altro per il loro cammino insieme.
Il giorno dopo sarebbe iniziato tutto da capo, la stessa ora di quando il sole sta' per sorgere, gli stessi movimenti, lo stesso sacro lavoro.
Ognuno sapeva cosa potevano darsi a vicenda.
Le figlie, a volte, si lamentavano dicendo che amava piu' l'asino che loro, la sera, al ritorno dalla campagna, al tramonto.
Valleverdina

 

  

...questo è il titolo dell' articolo scritto da Lea Durante sulla Gazzetta del Mezzogiorno, 

in occasione dell' anniversario della morte della compagna Liliana Rossi.

Una cerimonia con deposizione di fiori al busto di Liliana nel parco "Liliana Rossi"  alla presenza di poche persone tra le quali in fratello di Liliana , il Prof. Angelo Rossi, con la sua famiglia.

Bovino è uno dei paesi più colpiti dallo spopolamento, di questo parla oggi la stampa con un articolo di Dino De Cesare.

Sul fenomeno dell' emigrazione c' è una bella notizia che riguarda i nostri concittadini all'estero: Il diario scolastico 2018/2019 delle scuole dell' Istituto comprensivo di Bovino-Panni-Castelluccio Dei Sauri ha dedicato loro un articolo  interessante del quale vi mostriamo le pagine:

I nostri contatti :)