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Interessante informativa di Michele Dota sulle Cooperative di Comunità

Written by  Published in articoli x modulo scroll prima pagina Friday, 29 November 2019 20:47
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 BOVINO PUNTA AL

COOPERATIVISMO PER

PRODUZIONI E TURISMO

IN COMMUNITY

di Michele Dota

Parto dallo stesso titolo con il quale, dalle pagine del quotidiano l’ATTACCO del 30 Ottobre 2019, si riporta il “resoconto” della conferenza di presentazione del progetto “Comunità Generative: percorso partecipativo per la creazione della Cooperativa di Comunità di Bovino”, tenutasi a Bovino nell’aula consiliare il 25 ottobre 2019, per informare quanti potessero essere interessati al tema, e formulare alcune considerazioni di merito su una occasione, “unica” ed “irripetibile”, che si prospetta per il nostro territorio e la comunità tutta.

L’ennesima opportunità che rischia di essere sottovalutata e destinata al fallimento, se non governata con intelligenza, acume, equilibrio, lungimiranza, misura e trasparenza.

In verità, già da tempo si parla della promozione di una cooperativa di comunità a Bovino. Il primo incontro informativo sul tema “Le Cooperative di Comunità” si è tenuto il 30 maggio 2018, presieduto dall’allora Sindaco uscente Michele Dedda e promosso dall’Amministrazione Comunale in piena campagna elettorale per le amministrative. Ad esso è seguito l’incontro dell’8 ottobre 2018 nell’ambito del programma PASSI; sino alla recente conferenza del 25 ottobre 2019 u.s.

In tale ultimo evento è stato presentato alla cittadinanza il progetto “Comunità Generative: percorso partecipativo per la creazione della cooperativa di Comunità di Bovino”.

A quanto riportato dai media: “Il progetto prevede la realizzazione di un percorso partecipativo a favore della popolazione di Bovino per pervenire alla costituzione di una locale cooperativa di comunità che abbia come fulcro principale, anche se non esclusivo, la creazione di una comunità energetica per l'autoproduzione e la distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili. Inoltre tra gli obbiettivi principali la cooperativa di Comunità si occuperà della gestione e valorizzazione dei beni comuni, del recupero di vecchi mestieri e tradizioni locali per il marketing territoriale e l’attivazione di nuove attività economiche per l’animazione socioeconomica del centro storico. Questi ed altri obiettivi saranno al centro delle scelte condivise dei cittadini. Seguiranno altri incontri tematici per coinvolgere la cittadinanza in un percorso partecipato verso la costituzione, auspicando maggior partecipazione della cittadinanza”. (fonte: www.studio9tv.com)

Il progetto è stato già ammesso a finanziamento1 dalla Regione Puglia a valere su risorse FSE del POR Puglia 2014-2020 -Asse IX azione 9.6 “Interventi per il

1 Non conosco l’ammontare delle risorse economiche impegnate nel progetto, né l’importo del cofinanziamento che deve essere pari almeno al 20% del valore complessivo del progetto ; l’ammontare del contributo regionale massimo previsto dal Bando, comunque, è di € 100.000,00. 2

 

rafforzamento delle imprese sociali”, e si inquadra nelle iniziative poste in essere nell’ambito del Programma “Puglia Sociale IN” per dar forza alla Legge Regionale n° 23 del 2014 sulle Cooperative di Comunità.

Soggetto capofila è l’associazione C.R.ES.CO. (Centro Ricerche e Studi sulla Cooperazione) di Foggia in una partnerschip denominata “Civitas Invicta” che vede tra i sicuri attori Confcooperative Foggia e Comune di Bovino2.

2 Il Comune di Bovino ha sancito l’adesione al progetto con Delibera di Giunta Comunale n° 57 del 07/05/2019 e quota di compartecipazione finanziaria di € 100,00 !!!

Anche le associazioni UNITRE BOVINO e P.A.T.A., i cui loghi compaiono sul manifeso di invito all’evento, sono incluse nel partenariato. Coordinatore generale del progetto è il dott. Matteo Cuttano, già Direttore di Confcooperative Foggia; Project Manager è il dott. Gerardo Fascia dell’associazione C.R.ES.CO. .

Il quadro normativo in cui si inserisce il progetto è rappresentato dalla Legge Regionale n. 23/2014 “Disciplina delle Cooperative di Comunità” (che assegna annualmente risorse per il finanziamento delle azioni di rafforzamento) e dal Regolamento Regionale n. 22/2017 “Iscrizione e tenuta dell’albo regionale delle Cooperative di Comunità” che ne disciplina il funzionamento.

Tutto ciò premesso, per cercare io stesso di capire meglio e di più sull’argomento, ho provato ad approfondire il tema delle “Cooperative di Comunità” a partire dalle suggestioni che lo stesso nome ed alcune locuzioni chiave quali “comunità generative”; “percorso partecipato”; “beni comuni”; evocano e suggeriscono.

L’argomento non è nuovo e si inserisce in una cornice di riferimento teorica piuttosto ampia, ma ben definita e ormai condivisa, che tuttavia apre a legittime ed irrimandabili questioni, considerazioni, dubbi, osservazioni; che hanno bisogno di essere chiarite e dipanate. Questo se davvero si vuole raccogliere la non facile sfida di un possibile occasione di cambiamento per la nostra comunità e per i nostri giovani.

L a cornice teorica di riferimento

Cosa sono le cooperative di Comunità?

L’articolo 2 della L.R. 23/2014 ne definisce lo scopo mutualistico e l’oggetto: «Sono riconosciute “Cooperative di comunità” le società cooperative, costituite ai sensi degli articoli 2511 e seguenti del Codice civile, e iscritte all’Albo delle cooperative di cui all’articolo 2512 del Codice civile e all’articolo 223-sexiesdecies delle disposizioni per l’attuazione del Codice civile, che, valorizzando le competenze della popolazione residente, delle tradizioni culturali e delle risorse territoriali, perseguono lo scopo di soddisfare i bisogni della comunità locale, migliorandone la qualità, sociale ed economica, della vita, attraverso lo sviluppo di attività economiche eco-sostenibili 3

 

finalizzate alla produzione di beni e servizi, al recupero di beni ambientali e monumentali, alla creazione di offerta di lavoro e alla generazione, in loco, di capitale “sociale”».

Le Cooperative di Comunità, pertanto, non sono semplici cooperative che hanno il solo scopo di procurare benefici ai soci (offrendo un bene, un servizio, materie prime, lavoro, credito ecc., a condizioni più favorevoli di quelle che i singoli non associati potrebbero trovare sul mercato) pur con possibili ricadute positive (collaterali e non intenzionali) nel contesto e nella comunità in cui operano.

Il “di Comunità”, infatti, non è sostitutivo di un semplice aggettivo specificativo, si sarebbe potuto parlare di coopertive comunitarie; ma sta ad indicare una “appartenenza” al territorio, un legame stretto, “fisico” con i sui abitanti e con il suo tessuto sociale, storico, culturale, economico.

Nello Studio di fattibilità per lo sviluppo delle cooperative di comunità, realizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall’Irecoop Emilia Romagna e pubblicato a fine 2016, si afferma che siamo di fronte ad una cooperativa di comunità quando siamo: « in presenza di un territorio in condizioni di vulnerabilità e di un fabbisogno specifico, capace di generare anche un’opportunità imprenditoriale, espresso da una comunità reale (non virtual community)»; quando: « si sviluppa una attività economica finalizzata al perseguimento dello sviluppo comunitario e della massimizzazione del benessere collettivo (non solo dei soci) e non a quello della massimizzazione del profitto ».

Ed ancora, nel saggio “Le cooperative di comunità”, Pier Angelo Mori (Ordinario di Economia presso l’Università di Firenze), afferma che: «quando si parla di comunità non si intende un gruppo di persone con interessi affini, ma una comunità di “residenti all’interno di un territorio”, il cui interesse per il bene/servizio nasce dal fatto che vivono in quel luogo». L’obiettivo della cooperativa, dunque, non è rispondere ai bisogni di un gruppo sociale ristretto, ma ai bisogni dei cittadini e della comunità tutta: «Una cooperativa che offre un bene di comunità selettivamente ed esclude alcuni membri della comunità non può essere una cooperativa di comunità ».

Per Mori, dunque, le cooperative di comunità sono inclusive e rispettano il principio della “porta aperta”. Esse in sintesi rispondono a tre requisiti: « sono controllate dai cittadini (comunità), offrono o gestiscono beni di comunità, garantiscono a tutti i cittadini un accesso non discriminatorio».

Generatività e percorso partecipativo

Secondo il citato studio del Mise, a cui si rimanda per ogni opportuno approfondimento, un aspetto fondamentale e fondante delle cooperative di comunità è il rapporto partecipativo, con la comunità di riferimento. La loro nascita si giustifica e si basa sull’identificazione di un “bisogno comunitario” cui la cooperativa di comunità può dar risposta. Un bisogno che deve essere reale e percepito da una parte significativa 4

 

della comunità di riferimento. In questo senso è strategica la capacità di analisi e identificazione dei bisogni e di progettazione comunitaria delle possibili soluzioni.

In altri termini una Cooperativa di Comunità costruisce e costituisce un progetto condiviso, pensato da tutti, o almeno da tanti, che valorizza e rafforza il capitale sociale facilitando l'azione coordinata degli individui ed instaurando nuovi rapporti di fiducia e reciprocità non solo fra i soci ma fra questi e la cittadinanza, già protagonista nel processo di progettazione partecipata, e destinataria dei servizi stessi. Un progetto comune e condiviso, elaborato in una sorta di "laboratorio di comunità", dove i cittadini/soci si confrontano, identificano insieme i bisogni, lanciano idee, elaborano proposte e costruiscono, mettendo insieme intelligenze, capacità, competenze, un percorso di risposta, coerente con le risorse disponibili in termini umani, finanziari, organizzativi ed istituzionali.

Il processo generativo di una cooperativa di comunità necessita, quindi, della presenza di un sistema territoriale abilitante, ovvero di una rete di sostegno, un’infrastruttura socio/relazionale cui appoggiarsi per la sua nascita e il suo sviluppo. Le proloco, le parrocchie, le associazioni territoriali del volontariato, gli imprenditori locali e la pubblica amministrazione sono solo alcuni esempi dei soggetti che la cooperativa deve coinvolgere e con cui deve stringere relazioni. Il fine ultimo, infatti, è quello di coinvolgere la comunità e i cittadini che la compongono nel progetto cooperativo che si pone un fine di sviluppo locale sostenibile.

Sempre secondo lo studio del Mise, il ruolo della comunità risulta fondamentale con riferimento al sistema abilitante delle cooperative di comunità; giacché queste particolari cooperative si innestano in una realtà territoriale unica e irripetibile e si sviluppano partendo dalle risorse materiali e immateriali che il territorio offre. In tutti i casi analizzati le cooperative hanno potuto contare su risorse disponibili ma non impiegate, o non valorizzate, presenti nel territorio. Che fossero terreni privati o stabili di proprietà pubblica, tutte le cooperative analizzate hanno potuto rendere produttive risorse territoriali dormienti.

Questa messa in produzione di risorse dormienti della comunità viene resa possibile solo dalla creazione di partnership strategiche, sia all’interno che all’esterno della comunità territoriale.

In questa ottica il gruppo fondatore, deve possedere o sviluppare sia le competenze tecniche, necessarie per condurre l’attività economica, sia quelle “abilità” che facilitino l’ascolto e la tessitura di legami relazionali con la comunità. Le cooperative di comunità devono infatti essere allo stesso tempo attore capace di trattenere i componenti della comunità e di rendere la comunità ed il territorio stesso attrattivo.

Beni comuni

Il tema dei beni comuni è un tema ampio dibattuto e spinoso, su cui da alcuni anni si 5

 

stanno confrontando giuristi, economisti, cittadini, amministratori locali e decisori politici.

Una definizione possibile recita: « I beni comuni sono quei beni che se arricchiti arricchiscono tutti, se impoveriti impoveriscono tutti ». Una definizione che funziona come ”griglia” per capire se un bene può essere considerato bene comune oppure no.

In questa prospettiva sono beni comuni i beni ambientali come l’aria, la terra, i boschi, l’acqua, la salute quindi la sanità ed i servizi di welfare, l’istruzione, la conoscenza, il patrimonio culturale ed artistico. Anche il capitale sociale, la legalità, la sicurezza possono essere considerati “ beni comuni “.

La cosa da capire e che spesso dietro ad ogni bene, definibile come bene comune, c’è una cittadinanza attiva ed una comunità che si è presa cura con responsabilità del bene, pubblico o privato che fosse, regalandogli nuova identità e trasformandolo così in bene comune. Bene che senza tale cura, anche se non completamente abbandonato o pienamente utilizzato, sarebbe stato destinato all’incuria e al degrado, secondo il principio delle “finestre rotte”.

Data la complessità del tema non posso che rimandare ad autonomi approfondimenti.

Qui mi preme solo evidenziare che le attività di cura dei beni comuni, spesso compiute spontaneamente dai cittadini attivi e dal mondo dell’associazionismo, sono state disciplinate dal “Regolamento3 sulla collaborazione fra cittadini e amministrazioni per la cura dei beni comuni” che moltissime città italiane hanno adottato. Tale regolamento inquadra giuridicamente le attività di “cura”dei beni comuni definendo con precisione ruoli e responsabilità rispettive dei cittadini e delle amministrazioni e dando durata nel tempo alle attività di cura, sviluppo e rigenerazione.

3 Nel biennio 2012-2014 l’Associazione Labsus ha redatto insieme con l’amministrazione del Comune di Bologna un Regolamento comunale tipo che dal 22 febbraio 2014 è stato messo a disposizione di tutti i comuni italiani sul sito di Labsus. Il Regolamento è stato adottato dai consigli comunali di oltre 190 città (fra cui, oltre a Bologna, Milano, Torino, Genova, Firenze, Verona, Bari e molte altre) www.labsus.org.

Bovino è ricca di beni culturali ed ambientali, alcuni già resi fruibili dal lungo lavoro delle numerose Associazioni di volontariato e del terzo settore presenti sul territorio, altri invece ancora inutilizzati e/o non pienamente valorizzati. Interessante, in questo orizzonte, il ruolo che può essere svolto dalla cooperativa di comunità che può rappresentare un’efficace modalità per il governo democratico di tali beni in una logica di condivisione e di sviluppo di opportunità occupazionali.

Legittime ed irrimandabili questioni

Alla luce della cornice teorica sinteticamente esposta, si pongono alcune questioni 6

 

dirimenti che sarebbe opportuno approfondire e chiarire per liberare il campo da possibili banali fraintendimenti e incomprensioni, che potrebbero tarpare le ali alla co-costruzione di scenari di cambiamento condivisi, desiderati e possibili, per quanto faticosi. Ma si sa “ Molte cose, non è perché sono difficili che non osiamo farle, ma è perché non osiamo farle che sono difficili ”.

Ed allora oso esser sincero, e con spirito costruttivo provo a porre alcuni punti di domanda e ad esprimere un’unica considerazione, un unico nodo da sciogliere:

Come mai nel “progetto-percorso”, che ci si augura porti alla costituzione della Cooperativa di Comunità di Bovino, non si sono coinvolte altre Associazioni4 oltre alla UNITRE BOVINO ed alla P.A.T.A. ? Non è più facile coinvolgere i potenziali attori di un processo così importante, sensibilizzandoli e responsabilizzandoli sin dall’inizio?

 

4 Con margine di errore io ne conto altre 13 (Proloco, Archeoclub, CTA Centro Turistico Acli, Circolo Florestano Rossomandi, Misericordia, AVIS, Gruppo Teatrale Vernacolare; Polisportiva Bovino CSI, Associazione Cacciatori, Amici degli animali, ASD Monti Dauni Sport e Bike, Verde Mediterraneo, Caritas Diocesana).

Lascio ai lettori l’accoglimento dell’ovvia obiezione dei tempi strettissimi per la formulazione della proposta progettuale da presentare in Regione;

Come mai così pochi i partecipanti alla Conferenza di presentazione del progetto tenutasi il 25 ottobre u.s.? L’Amministrazione Comunale avrebbe potuto far di più invitando e sensibilizzando, anche per le vie brevi, opinion leaders, responsabili di associazioni e una più ampia rappresentanza del mondo imprenditoriale ecc. ecc.

 

Quanti altri incontri e quale crono programma si è dato il Managment di progetto? Sono previsti momenti di ascolto della Cittadinanza e di progettazione partecipata dal basso?

 

Il focus di riflessione proposto dal Nucleo di esperti intervenuti e centrato sul tema delle energie “verdi”, a quale tipo di fonte rinnovabile guarda? Biomasse, fotovoltaico, solare termico, microeolico; quale di esse è più coerente con un modello di sviluppo tendente alla valorizzazione delle produzioni agricole locali, alla valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, alla promozione di un turismo esperienziale?

 

Con riferimento ai beni culturali (Museo del Tesoro della Cattedrale, Museo delle Armi, Community Library, Giardini Pensili ecc.) quale architettura organizzativa si prospetta, anche al fine di supportare la potenziale e auspicabile rete Museale di Bovino? Quali competenze, quali professionalità sono da attivare?

 

Altre domande potrebbero legittimamente porsi… 7

 

Tuttavia il nodo fondamentale da sciogliere riguarda la sensazione di seguire piste orientamenti e progettualità eterodirette, governate in gran segreto e più orientate ad assicurare consensi che altro…

Nella speranza di esser presto smentito auspico che il Managment di progetto possa governare il processo con terzietà e condurre in porto l’iniziativa con successo, ri-generando una visione condivisa sulle opportunità locali di sviluppo e di lavoro, con spirito inclusivo ed a vantaggio di tutta la comunità bovinese.

Al Sindaco gli auspici che possa avere il piacere, così come avvenuto in altri contesti, di presenziare alla ratifica notarile della costituzione della Cooperativa di Comunità di Bovino in pubblica assemblea, al cospetto di tutti i cittadini.

Grandi Speranze!

26 Novembre 2019 Michele Dota

Nessuno può fischiettare una sinfonia.

Ci vuole un’intera orchestra per riprodurla.

(HE Luccock) 8

 

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