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AMBIENTE (63)

SUL TERRITORIO PROVINCIALE INVASIONE DI PALE EOLICHE

Written by Saturday, 13 August 2016 19:40

 Pronti 150 milioni dallo Stato. “Seri danni a ecosistema”

E' l' Immediato (il giornale quotidiano) che riporta questa allarmante notizia:

Incentivi alle fonti rinnovabili. Il Ministero dello Sviluppo sta per sbloccare circa mezzo miliardo di risorse, un terzo delle quali destinate alla Puglia. In particolare alla provincia di Foggia, dove è presente la maggiore concentrazione di aerogeneratori. Nella minuscola Celle San Vito un caso eclatante: 170 abitanti e quattro aerogeneratori per 70 megawatt installati. Dallo Stato ben 150 milioni di euro sui quali sono pronti a piombarsi gli imprenditori del settore.

Tutto questo nonostante la Capitanata sia stracolma di pale eoliche. Puntuale la denuncia presentata dalla Lipo per quanto sta avvenendo soprattutto nei Monti Dauni. “Il Subappennino dauno è un parco eolico senza soluzione di continuità – spiega il referente regionale Enzo Cripezzi -, negli ultimi anni si è parlato meno del problema ma lo Stato ha continuato a mettere in palio contingenti di potenza e incentivi. Le quantità minori rispetto al passato hanno incoraggiato a realizzare le torri dove era più facile, in Puglia appunto e di recente in Basilicata”.
E non importa se vicino ai parchi progettati ci siano zone archeologiche come a Ordona (l’affascinante Herdonia, una Pompei di Capitanata) e Gravina, aziende agricole come a Candela, uliveti monumentali come a Brindisi, aree protette come a Vernole. “E non importa neppure se l’ecosistema viene danneggiato – continua Cripezzi -, spiegando gli effetti che le enormi strutture hanno sulla fauna”.

 

Tali questioni sono state trasferite dalla Lipu nelle osservazioni presentate per contrastare oltre 100 progetti, assieme alle ipotesi di rischio che, secondo Cripezzi “le società sottovalutano sempre”, come dimostra il recente incidente di Ordona, dove una pala si è rotta in diversi pezzi.

 

A BOVINO RISPETTIAMO LA COSA PUBBLICA (?)

Written by Friday, 05 August 2016 06:36

Quest’ anno  i “turisti” che hanno deciso di trascorrere  a Bovino le vacanze 2016 non troveranno un manifesto di  benvenuto e di saluto da parte dell’ Amministrazione, né da Associazioni, tantomeno dai Commercianti ed operatori economici , né da partiti politici ….

L’ unico manifesto che risalta fra tutti i necrologi che evidenziano quanto questo paese- borgo-città stia in agonìa,  è quello a firma del Sindaco:

 RISPETTIAMO LA "COSA PUBBLICA"

Pubblicata il 28/07/2016

Cari cittadini,
negli ultimi mesi stiamo assistendo ad episodi di inciviltà e ineducazione quali: sporcare il territorio comunale lasciando i rifiuti per strada, imbrattare muri e alberi, danneggiare monumenti, entrare nel parco giochi in orari non consentiti, rompere le plafoniere dell’illuminazione pubblica, lasciare sui marciapiedi le deiezioni canine e tanto altro ancora. Episodi che fanno avere l’impressione che tutto ciò che è di proprietà pubblica non deve essere rispettato.
Tutti gli spazi e beni pubblici sono patrimonio di tutti e per questo vanno utilizzati da ciascun cittadino come se si trattasse di cose a ciascuno di noi care o di nostra proprietà. Molte volte invece i beni pubblici in quanto tali sembrano quasi di non essere di nessuno meritando scarsa attenzione.
Rispettare la “cosa pubblica” consente alla comunità di crescere in quanto l’Ente utilizza le risorse economiche per valorizzare il territorio comunale e non per riparare o comprare continuamente ciò che viene deturpato.
Pertanto l’amministrazione, prima di utilizzare misure forti per punire questi atti vandalici, vi invita ad utilizzare gli spazi pubblici facendo prevalere il vostro senso civico ovvero la coscienza che ognuno di voi ha dei propri doveri e quindi delle proprie responsabilità nei confronti dello Stato e della comunità al fine di preservare e lasciare alle nuove generazioni una comunità ricca di comportamenti e atteggiamenti virtuosi che sicuramente valorizzano il territorio in cui si vive.
Grazie per l’attenzione.

Dalla residenza municipale, 28/07/2016

IL SINDACO
 F.to Michele DEDDA

 

Basterà questo manifestino a  far ritornare Bovino il paese che fino a pochi anni fa si distingueva per la sua bellezza, pulizia, accoglienza, cordialità, senso civico, storia, arte, cultura etc.?

Intanto chi ha scelto di trascorrere le vacanze sulle coste pugliesi, attratto dalla propaganda, se decide di fare una visita a Bovino, anche di poche ore in uno dei borghi più belli, cosa trova da visitare: Chiese chiuse, negozi sbarrati, vetrine al buio, segnaletica scadente, servizi poco efficienti…. Di tutto questo il visitatore occasionale se ne lamenta e … passa la parola sconsolato e deluso !

Colui, invece, emigrato che ritorna a Bovino come ogni anno, stavolta si ritrova a disbrigare problemi che non è solo lo Stato a procurarglieli con l’ invio di richieste del canone TV anche a titolari di contratti di energia  per utenze non residenziali, ma anche quelli burocratici locali (tributi che pesano enormemente sugli immobili di cui si usufruisce per quindici giorni l’ anno) e, non ultimo, la fornitura del servizio idrico passato all’ Acquedotto Pugliese che sta inviando indebite richieste di allacciamento ex-novo ad utenze esistenti da decenni, i cui costi ve li

esponiamo nel riquadro che segue:

A queste cifre sono da aggiungere i costi per marche da bollo, tasse per occupazione suolo, certificazioni di conformità degli impianti etc.etc.

 

….e allora ci chiediamo: se il rispetto deve essere un principio di reciprocità,  il cittadino viene “rispettato” ?

....Il manifesto del Sindaco porta la data del 28 Luglio 2016, ma queste segnalazioni dei cittadini datate  17 Luglio 2016, anche se fatte in anonimato, chi le ha recepite?:   

BOVINO – IN ANONIMATO SI CHIEDE RISPETTO DELLE REGOLE

 

   Non c’è solo puzza di nafta o gasolio fatto uscire da qualche cisterna, fusto  o deposito nella villa comunale di Bovino e sversato  a cielo aperto  alle spalle della chiesa per cui occorre l’ immediata verifica per il rischio di autocombustione;

 

   non c’è solamente lo sfregio degli alberi  e dei lampioni nella parte bassa della villa  come non ci sta solo l’ abbandono della fontana antistante la chiesa di Sant’ Antonio nella quale i ragazzini si divertono a scalare  sull’ acciottolato rappresentativo di un centro storico abbandonato a se stesso;

 

     così come non ci sono, in villa,  solo porte di campi di calcio più comode di quelle della biblioteca o della stessa chiesa verso cui i ragazzini indisturbati possono indirizzare le pallonate sempre più potenti e  scaricare le tensioni degli Europei di calcio 2016;

 

   così come non ci sono, sempre in villa, percorsi più belli per ciclisti (non tanto ragazzini) che scansano   a malapena  i traguardi mobili costituiti da vecchietti o bambini che stanno perdendo quella tranquillità che la villa ha da sempre offerto ai Bovinesi e villeggianti, interpretando così il divieto di accesso alle biciclette senza ciclista (mentre quelli col ciclista possono entrare) ;

 

   così come non ci sono posti più comodi e belli per portare a passeggio cani e gatti, dalle stazze sempre più grandi , dall’ aria sempre più minacciosa perché più vien dimostrata l’ aggressività dell’ animale, più ne gode il proprietario che non si preoccupa nemmeno delle conseguenze  gravissime  se l’ aggressione di un cane si scaricasse su un bambino o su una persona anziana ed indifesa;

 

   non c’ è nemmeno  il divieto di urinare  all’ aria aperta in uno dei giardini più belli della zona e che tanti altri paesi c’ invidiano.

 

C’è, purtroppo,  la consapevolezza di chi, forse, non riuscendo a far sentire queste preoccupazioni alle autorità preposte o alle persone stesse che trasgrediscono le regole che ci sono e che sono ben visibili, si rivolge a noi  in incognito,  ai media, alla stampa senza quel coraggio di firmarsi: è un grave sintomo questo …  c’è paura di parlare…c’è omertà e quindi complicità !!.

         Non è  difficile intuire la provenienza dello scritto  per evidenti  apparentamenti  a persone che hanno fatto politica locale;  non pubblichiamo lettere anonime quando queste hanno finalità nascoste e negative. 

Questa volta facciamo l’ eccezione perché suoni come campanello d’ allarme a che vengano presi provvedimenti urgenti per la salvaguardia dell’ incolumità e  della salute cittadina.

 http://www.nardino.it/images/BOVINO/bovinovilla/omert%C3%A01.jpg     Pubblichiamo perché per noi non è anonimo chi ci ha inviato la lettera e perché non si può rimanere indifferenti di fronte a quanto sta accadendo.

 Questa è  la lettera e le fotografie che ieri abbiamo ricevuto per posta ordinaria: 

          

Foggia circondata da Centrali: la mappa di Legambiente

Centrali come funghi, la Capitanata è circondata. Per Legambiente il futuro è nero. (Articolo di Foggiatoday 6.05.2016)

Foggia circondata da Centrali: la mappa di Legambiente
Tonino Soldo, di Legambiente, prova a tracciare una mappa delle centrali a biomasse e degli inceneritori che assedieranno la provincia di Foggia

Foggia circondata da Centrali: la mappa di Legambiente

E’ sempre maggiore la preoccupazione dei cittadini di Foggia e della Capitanata sull’assedio della città da parte di gas inquinanti, derivanti da centrali elettriche troppo spesso camuffate da energia da fonti rinnovabili. A breve, infatti, la città a breve si troverà circondata da una cappa di CO2 (responsabile dei cambiamenti climatici), di NOx (ossidi di azoto), principali colpevoli di piogge acide, di SO2 (anidride solforosa) che per inalazione può causare edema polmonare.

Ancora, diossine e furani, polveri sottili e di calore proveniente dalle centrali a biomassa, dagli inceneritori e dagli impianti a turbogas che in estate saranno tutti funzionanti. E’ questo il quadro tracciato da Tonino Soldo, di Legambiente, che fa una sorta di “mappa” delle centrali in provincia di Foggia. Si parte da Candela, con con la centrale turbogas della Edison da 400 MW elettrici e circa 1000 MW termici e si continua verso San Severo, con altra centrale turbogas da 400 MW elettrici e circa 1000 MW termici con già in previsione il raddoppio ed intanto cominciano ad esserci i primi sforamenti nelle emissioni di atmosfera.

Dal basso Tavoliere alle porte del Gargano, si trova l’inceneritore di rifiuti ospedalieri di Ecocapitanata a Cerignola e il termovalorizzatore dell’Eta a Borgo Tressanti, comune di Manfredonia, da 16,8 MW elettrici e 61,9 MW termici, che brucerà 100.000 tonnellate di CDR prodotto trattando la frazione secca separata e biostabilizzata dei rifiuti provenienti dagli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) di FG1 (Lesina), FG3 (Foggia), FG4 (Cerignola) e FG5 (Deliceto), quest’ultimo in funzione di prova.

Ancora, vi è l’inceneritore “Fenice” di Melfi, ai confini di Candela, che tanti danni ha fatto e fa in termini di inquinamento di aria, acqua e suolo nell'area a valle cioè l'Ofanto e l'area di Cerignola, e l'Enterra S.p.A di Orio al Serio (BG), acquisita da «Belenergia» che metterà in funzione in estate una centrale a biomasse a Rignano Garganico Scalo, nel comune di Foggia, un impianto a biomasse vegetali "a filiera corta" da 13 Mw elettrici e circa 50 Mw termici da alimentare con 100-120.000 tonnellate di biomasse costituite da cippato di legna che dovrebbe  provenire dalla pulizia dei boschi e da potature di oliveti e vigneti, dalle vinacce e dalla sansa vergine ed esausta, di cui almeno per il 40%, entro un raggio di 70 chilometri dall'impianto.

Sui Monti Dauni, a Sant’Agata di Puglia, centrale a biomasse della Agritre, Gruppo Tozzi, che consiste nell’installazione di una centrale termoelettrica  da 80 MW termici e 25 ,2 MW elettrici a ciclo combinato, alimentata a biomasse vegetali solide (paglia e cippato), da realizzarsi nel territorio di Sant’Agata di Puglia, in località Viticone, ai confini con i comuni di Deliceto e Candela. “L’impianto - precisa Soldo - è il più grande d’Italia per quanto riguarda impianti di cogenerazione a biomassa, che non sia CDR: da progetto e secondo le norme legislative nessuna di queste centrali dovrebbe sforare i limiti di legge di emissione in atmosfera di inquinanti, la loro somma però diventa pericolosa per tutto il territorio tanto che è diventata una vera e propria aggressione al nostro territorio a favore dell'imprenditoria energetica, che è e sarà nel futuro sempre più disastrosa per gli abitanti e la terra dell’intera Capitanata”.

 

“Tutto ciò è avvenuto nel totale  disinteresse degli enti locali che, purtroppo per noi cittadini, per un pugno di posti di lavoro e per cercare di sistemare i loro bilanci in dissesto, senza tener conto della salute dei propri cittadini e non solo. Si vuole ricordare che il sindaco è il responsabile della condizione di salute della popolazione del suo territorio. Il consiglio comunale condivide questa responsabilità. I compiti del sindaco sono quindi comunque ampi, soprattutto il sindaco deve conoscere lo stato di salute della popolazione, deve prendere provvedimenti se le condizioni ambientali sono invivibili, se esistono pericoli incombenti e, per la direttiva Seveso, deve informare la popolazione dei rischi rilevanti cui è sottoposta”.



 

CHIUSA LA STRADA TRA DELICETO E BOVINO

Written by Saturday, 30 April 2016 18:25

L' editore  (Mattia Bizzarro) di Elce di questo mese mette in risalto le enormi difficoltà causate dalla chiusura della strada che collega Deliceto-Bovino e cos' si esprime:

"A separare i due paesi un muro di colpevole incuria e di indifferenza. Per quanto tempo la strada provinciale 122 rimarrà chiusa al traffico? A quanto pare, per la  Provincia di Foggia, il ripristino della strada non è una priorità, dal momento che esiste una viabilità alternativa. Direi che è vergognoso ed è vergognoso l' atteggiamento di silenzio e rassegnazione. Direi che è arrivata l' ora di alzare la voce!"

 

Nel 2013 i suoi 2200 cittadini avevano votato per ritornare all’acqua pubblica e ora il sindaco di Berceto, comune dell’Appennino parmense, ha realizzato quella volontà. Dal 29 gennaio 2016 la gestione del servizio idrico integrato è tornata ufficialmente nelle mani dell’amministrazione. E’ l’unico comune in tutta la provincia a fare questo passo proprio in un momento in cui in Italia le promesse di ripubblicizzazione si sono sgretolate perfino dove sembravano più ovvie. Come a Reggio Emilia, record di sì all’acqua pubblica nel referendum del 2011, dove però il balletto di promesse e assicurazioni è stato rimangiato nel giro di un anno dal governo Pd. Per non parlare di Roma, che ha già ingranato la retromarcia sulla gestione pubblica nonostante l’esito della storica consultazione.

A Berceto però il miracolo dell’acqua bene comune ora è realtà. Sono sette anni che il sindaco Luigi Lucchi lotta per questo risultato, che nel paese suona come una rivoluzione. E’ dal 1997 infatti che il servizio idrico integrato non è più in mano al Comune, che lo aveva affidato a Montagna 2000, società partecipata di servizi che riunisce i comuni montani dell’Appennino parmense. Dal 2009 però il primo cittadino ha cominciato la sua battaglia per recedere dalla multiutility e nel 2014 c’è riuscito. Lo aveva promesso ai suoi cittadini, che il 24 e 25 febbraio 2013 in un referendum ad hoc avevano espresso all’82 per cento il desiderio di uscire da Montagna 2000 insieme a quello di non partecipare all’unione o fusioni di comuni. Il risultato alla fine è arrivato grazie a una norma del collegato ambientale del 2 febbraio 2016, che permette ai Comuni anche con oltre mille abitanti e con determinati requisiti di gestire l’acqua direttamente. Berceto, che vanta fonti e sorgenti sul territorio, e bassi numeri di utenze e popolazione, rientra in questa categoria, e così è stato possibile ripubblicizzare, visto che già dal 2014 l’amministrazione non era più tra i soci di Montagna 2000, che ha continuato a fare da soggetto gestore fino al passaggio di consegne ufficiale. “Abbiamo fatto tutto secondo la legge. Se vogliono privatizzare di nuovo, dovranno destituirmi” ha detto a ilfattoquotidiano.it Lucchi, che per il suo percorso, in cui è stato supportato da esperti come Marcello Cecchetti, ha ricevuto anche i complimenti di padre Alex Zanotelli, uno degli storici promotori dell’acqua pubblica. “Aver ‘vinto’ su tutte queste norme e il tentativo in atto, anche da parte del Governo, di privatizzare la distribuzione dell’acqua, nonostante i referendum molto partecipati del giugno 2011 – aggiunge il sindaco – appare una nuova vittoria di Davide contro Golia intendendo Golia l’Unione Europea e il Governo Italiano”.

Da anni il primo cittadino denunciava i disservizi del passaggio alla multiutility, che avrebbe fatto lievitare i costi dell’acqua e della depurazione fino a un aumento complessivo del 350 per cento, senza miglioramenti rispetto alla gestione comunale. Oltre il danno, la beffa è che il Comune non si sarebbe mai visto rimborsare dal gestore esterno, come previsto dalla legge, i mutui accesi per gli investimenti su acquedotti e fognature, per un danno alle casse comunali pari a 2 milioni di euro. “Gli utenti di Berceto hanno sempre pagato l’acqua due volte: attraverso le bollette di Montagna 2000 e attraverso il bilancio del Comune, incapace di investire i soldi spesi in altre opere per la collettività” spiega Lucchi. Il giro di affari che ritornerà sotto il controllo all’amministrazione, tra bollette, personale e investimenti sarà pari a circa 550mila euro all’anno. “Il compito del Comune, soprattutto nei primi anni – conclude il primo cittadino – non sarà semplice, anche se deve essere perfetto per non mettere in discussione lo straordinario risultato raggiunto”.

COSA PREVEDE IL REFERENDUM SULLE TRIVELLAZIONI

Written by Friday, 25 March 2016 12:18

 Il 17 Aprile 2016 si torna alle urne per il referendum sulle trivellazioni.

Da qualche mese in Italia si parla del referendum contro le trivellazioni, promosso da nove consigli regionali, appoggiati da numerosi movimenti e associazioni ambientaliste tra cui il coordinamento No Triv. Il referendum si terrà il 17 aprile. Ecco cosa prevede e gli effetti che può avere.

 

Quando si svolge il referendum?

 

Il referendum si svolgerà il 17 aprile. In molti chiedevano di spostare il voto a giugno, quando in diverse città italiane si terranno le elezioni amministrative, per risparmiare sull’allestimento dei seggi. La concomitanza tra amministrative e referendum avvantaggerebbe i promotori del quesito referendario, perché aumenterebbe la possibilità di raggiungere il quorum necessario affinché il referendum sia valido. Per raggiungerlo, deve andare a votare la metà degli aventi diritto. Il governo e il presidente della repubblica hanno deciso di convocare il referendum abrogativo il 17 aprile. La legge (decreto 98 del 2011) non prevede che le elezioni possano svolgersi in concomitanza con un referendum.

 

Cosa chiede il quesito referendario?

 

Nel quesito referendario si chiede: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri).

 

Quali effetti può avere il sì al referendum?

 

Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. La vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando scadranno i contratti. Tra gli altri saranno interessati dalla misura: il giacimento Guendalina (Eni) nell’Adriatico, il giacimento Gospo (Edison) nell’Adriatico e il giacimento Vega (Edison) davanti a Ragusa, in Sicilia. Non saranno interessate dal referendum tutte le 106 piattaforme petrolifere presenti nel mare italiano per estrarre petrolio o metano.

 

Perché il raggiungimento del quorum è necessario?

 

Raggiungere il quorum è necessario perché solo così il risultato del referendum sarà valido, come previsto dall’articolo 75 della costituzione italiana. Per essere valido devono andare a votare il 50 per cento degli aventi diritto.

 

Perché è rimasto in piedi solo un quesito referendario su sei?

 

Nel settembre del 2015 Possibile, il movimento fondato da Giuseppe Civati, aveva promosso otto referendum, ma non era riuscito a raccogliere le 500mila firme necessarie (secondo l’articolo 75 della costituzione) per chiedere un referendum popolare. Poche settimane dopo dieci consigli regionali (Abruzzo, Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna,Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) hanno promosso sei quesiti referendari sulla ricerca e l’estrazione degli idrocarburi in Italia. L’Abruzzo si è poi ritirato dalla lista dei promotori.

A dicembre del 2o15 il governo ha proposto delle modifiche alla legge di stabilità sugli stessi temi affrontati dai quesiti referendari, per questo la cassazione ha riesaminato i quesiti e l’8 gennaio ne ha dichiarato ammissibile solo uno, perché glialtri sette sarebbero stati recepiti dalla legge di stabilità.

A questo punto sei regioni (Basilicata, Sardegna, Veneto, Liguria, Puglia e Campania) hanno deciso di presentare un conflitto di attribuzione alla corte costituzionale riguardo a due referendum, tra quelli dichiarati decaduti dalla cassazione. I consigli regionali contestano al governo di aver legiferato su una materia che è di competenza delle regioni in base all’articolo 117 della costituzione, modificato dalla riforma costituzionale del 2001. Il 9 marzo la consulta valuterà l’ammissibilità del conflitto di attribuzione. Se il conflitto sarà valutato ammissibile, allora la corte entrerà nel merito.

Se la corte costituzionale accogliesse i ricorsi delle regioni, i due quesiti referendari in precedenza non ammessi tornerebbero a essere validi e dovranno essere sottoposti agli elettori. I due quesiti riguardano il “piano delle aree” (ossia lo strumento di pianificazione delle trivellazioni che prevede il coinvolgimento delle regioni, abolito dal governo con un emendamento alla legge di stabilità) e la durata dei titoli per la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi liquidi e gassosi sulla terraferma.

 

 

Ancora parchi eolici a Troia.

Written by Friday, 11 March 2016 07:20

Non bastavano 98 pale in un Comune di 7mila anime?

La Edison Energia ha presentato, a maggio 2015, all’assessorato all’Ambiente della Regione Puglia, la richiesta di autorizzazione unica per un parco eolico di 11 pale da 3MW in agro di Troia (nelle contrade di Serraredine, Titoloni e Sant’Andrea). Inoltre, il 4 maggio 2015 è stata richiesta alla provincia di Foggia la Via (Valutazione di impatto ambientale) per un impianto eolico della potenza di 33 MW. A segnalare la nuova "ondata" di rinnovabili è Grazia Manna del MeetUp "Troia 5 Stelle". "Le due richieste – spiega – sono state inoltrate, per conoscenza, anche al Comune di Troia. A tutt’oggi vi sono state varie conferenze dei servizi sia a Bari che a Foggia. L’Ente comunale di Troia, ha già dato, nel settembre 2015, il vergognoso parere urbanistico favorevole sulla richiesta della Regione Puglia. Alla Conferenza di servizio del 18 dicembre 2015, tenutasi a Foggia, il Comune di Troia è risultato assente ingiustificato. A quella del 10 febbraio 2016 erano presenti il capogruppo PD e l’ingegnere capo che hanno concluso i loro interventi con parere sfavorevole. La seduta è stata aggiornata al 04 marzo 2016. Fatto sta – prosegue l’attivista troiana – che di tutte queste richieste di incontri, non sono stati informati né i consiglieri di maggioranza né i consiglieri di minoranza né tantomeno i cittadini attraverso comunicati dell’ufficio stampa comunale (peraltro pagato a spese di tutti i contribuenti). Perché tanti segreti… d’ufficio?".

 

Sant’Agata di Puglia non è più un paese ma un ricevitore permanente di pale eoliche di ogni stazza e razza. Ha venduto il suo vento al miglior offerente e visto che aveva debiti, circa dieci milioni di euro, lo ha finanche svenduto. Ha detto a chiunque desiderasse: prego, c’è posto! I debiti sono là, intatti, le royalties sono state consumate in magnifiche serate danzanti e adesso ogni abitante ha a disposizione dei suoi occhi 18 pale che girano. E la comunità ottiene 186 megawatt di felicità. Giorno e notte. Ovunque volga lo sguardo: davanti, di dietro, di sotto, di sopra. Vede pale. Sant’Agata è una piccola Matera, le sue case sono ricavate nella roccia e lo splendore del suo centro storico è certificato, documentato dalle mille conferme dei touring più accreditati. Sant’Agata è una carezza per gli occhi, e si scorge appena completata la salita che attraversa l’Irpinia d’Oriente, sul dorso della collina che separa la Campania dalla Puglia, nel territorio della Daunia appenninica, motore nevralgico dell’industria eolica italiana. Che ha come capitale indiscussa appunto lei, la nostra santa. Il paese conta nei registri d’anagrafe 2324 abitanti, ma quasi la metà si fa viva solo ad agosto. Il municipio, in un ventennio di vorticoso impegno, ha fatto installare 129 turbine, saette del vento, virando così verso il primato assoluto del decollo. Se solo volesse potrebbe alzarsi in cielo e volteggiare felice. Quel che fa di questo paese un luogo unico, sono le folate che, a leggere le varianti alle ubicazioni delle pale, hanno traiettorie impreviste. Avanzano, indietreggiano, si spostano. La pala va, com’è logico, dove soffia il vento. E il vento negli anni scorsi ha imposto continui posizionamenti e riposizionamenti delle turbine.

COSICCHÉ DUE PALE sono finite nel terreno di proprietà dell’ex sindaco Lorenzo Russo, per un canone di locazione annuale di 12.500 euro l’anno. Una pala ha scelto il terreno della sorella di un consigliere (canone però sceso a 5000 euro), sei pale hanno centrato i possedimenti del delegato all’agricoltura e della sua consorte (6.000 euro annui di canone ciascuna), una sola (e di nuovo scendiamo a 5.000 euro) è planata sul fondo della cognata della delegata alla cultura. Pale e assessori sono stati riuniti nell’esame del Tribunale di Foggia che li ha dovuti giudicare, nell’ambito di un procedimento più vasto e con altri coimputati per falso e truffa. Tutti sono stati assolti da ogni cosa e anche il paventato conflitto d’interessi è salito al cielo, disperso tra le nubi. Non c’è e se c’era non ha influito in alcun modo nelle scelte politiche di elargizione delle concessioni.

Ma il vento da solo non bastava a risollevare le tasche vuote di Sant’Agata, e le royalties (pari a un 1,5% sul netto consolidato) superano di poco, se superano, la cifra annua di 300mila euro. Certo, è un introito significativo per un comune così piccino e indebitato, e parimenti sarebbe potuto servire a rimpinguare il deficit di bilancio che vanta molti milioni di euro di esposizione.

PERÒ LA CLASSE dirigente ha scelto una strada diversa, più ludica e coinvolgente. Ha voluto premiare i suoi abitanti che sostengono il peso visivo delle pale e il fastidio all’udito per il perenne ronzìo, allestendo momenti di spettacolo e simpaticissimi festeggiamenti. In estate all’aperto, in inverno al chiuso. Molte serate danzanti, alcune di notevole spessore (anche due voci elette a X-factor), molti incontri dedicati al cibo e qualcuno anche alla cura dell’anima con festosi appuntamenti in cui la proiezione spirituale era evidente. In poche parole, Sant’Agata di Puglia ha dato il meglio di sé, attraendo visitatori da ogni dove. La comunità sembra contenta e appagata. Un’indagine dell’Ispra, l’istituto superiore di ricerca e protezione ambientale, certifica che il 51 per cento degli intervistati ha dato un giudizio positivo di questa nuova condizione di cittadini del paese del vento. Col tempo purtroppo i quattrini sono di nuovo finiti, ma non l’energia e la fantasia che la comunità della Daunia ha messo in campo. Infatti oltre al vento Sant’Agata gode di boschi magnifici, un polmone di verde unico nella regione.

E FORSE (CHISSÀ!) anche per mitigare in tempi di polveri sottili il vantaggio competitivo con le metropoli sempre assetate di aria pulita, ha deciso di ridurre il suo altissimo ma inutile coefficiente di qualità, accogliendo l’edificazione di una centrale a biomasse che produrrà altri 80 megawatt termici e 25,2 megawatt elettrici. La centrale sta per entrare in funzione e rispetta, è bene chiarirlo subito, tutti i parametri che la legge impone. Sarà alimentata da paglia e cippato e controllata periodicamente. Sul punto la concessione è impegnativa. Per funzionare avrà bisogno, ogni anno, di 160 mila quintali di paglia per contro restituirà un po’ di calore, un po’ di polveri sottili, ceneri volanti, qualche chilo di fanghi, emetterà in atmosfera un po’ di ossido di azoto, di ammoniaca e di acido cloridrico. Comunque niente rispetto al vantaggio di vedere finalmente premiato il territorio con posti di lavoro. E infatti hanno ottenuto un impiego il marito della consigliera alla Cultura, la sorella di un assessore, il cognato di un consigliere comunale, il figlio del portavoce del sindaco. Il conto si completa con altre quattro assunzioni libere da congiunzioni familiari. Purtroppo la fortuna non bacia tutti e quindi non sono stati rinnovati cinque contratti di giovani operai assunti l’anno scorso. La fortuna gira come anche la sfiga. E come una pala eolica.

Un articolo di Antonello Caporale da Il Fatto Quotidiano, 19 febbraio 2016 - Pubblicato il da Via dal Vento

:

 

 

“Si avvia una campagna difficile per la contrattazione del pomodoro da industria. Bisogna investire, ma investire meglio, tenendo in mente la sostenibilità economica, ma anche quella sociale della filiera”. Ha commentato così Confagricoltura le prime fasi di questa campagna di commercializzazione del pomodoro trasformato che appare per molti versi complessa.

“Al Nord - ha sottolineato Marco Nicastro, presidente della Federazione Nazionale dei produttori di pomodoro di Confagricoltura - siamo partiti, per fissare il prezzo di riferimento, da basi che sono inaccettabili tanto sono sotto i livelli di un’ equa remunerazione della produzione primaria. Al Sud siamo anche più indietro; la trattativa non decolla, mentre i produttori hanno bisogno di programmare con cognizione di causa.”

“Non ci sono mezzi termini – ha proseguito Nicastro –. O si stabilisce un quadro affidabile di regole entro cui muoverci, oppure non ci saranno le condizioni per investire. E non si tratta solo di prezzo; la sostenibilità economica delle produzioni si costruisce anche con intese di filiera che toccano aspetti sociali oggi attualissimi”.

Per Confagricoltura è venuto il momento di chiedere all’industria di trasformazione ed a tutta la filiera distributiva di promuovere una seria “certificazione etica commerciale”, che non si costruisce certo a partire da un prezzo di acquisto palesemente sottocosto.

“Noi siamo pronti a questo passo a patto che tali sforzi siano riconosciuti e ci siano le condizioni per un’equa ripartizione del plus di valore aggiunto tra gli operatori di tutta la filiera, dal campo allo scaffale”, ha concluso il presidente della FNP di Confagricoltura.

PALE EOLICHE: LA MAZZATA !!

Written by Monday, 15 February 2016 07:26

Impianti eolici: nulle le clausole che riconoscono royalties ai Comuni

Le clausole che riconoscono royalties ai Comuni per impianti a rinnovabili sono nulle. Lo ha confermato il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP) con la sentenza 23 /2016 (in allegato in basso), rigettando l’appello proposto da un Comune contro la sentenza del TRAP Piemonte (sentenza 2120/13, vedi sotto) che lo aveva condannato a restituire le somme già versate da una impresa idroelettrica.

“Si tratta di una decisione rilevante per il settore delle fonti rinnovabili, nel quale stenta a sradicarsi l’impropria prassi della conclusione di accordi con i Comuni che hanno quale scopo unico o principale la deviazione verso l’ente locale di parte delle incentivazioni riconosciute dallo Stato alla produzione di energia pulita, quale implicita contropartita alla rinuncia dei Comuni a contestare la localizzazione degli impianti”, commentano in una nota i legali dello studio “GPA – GiusPubblicisti Associati”.

Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (la controversia aveva ad oggetto un impianto idroelettrico, ma le questioni di diritto trattate e risolte sono perfettamente applicabili anche al settore eolico, fotovoltaico e comunque a tutte le fonti rinnovabili) ha definitivamente statuito la nullità delle convenzioni e delle clausole che prevedono la corresponsione di royalties a favore dei Comuni, dichiarate prestazioni patrimoniali “prive di causa”, diverse da quelle sole e tassative ammesse per legge (quali l’IMU o, nel caso degli impianti idroelettrici, i canoni e sovracanoni per l’uso delle acque), distorsive della concorrenza, lesive della libertà di impresa e in contrasto con la disciplina comunitaria.

Gli avvocati Mario Bucello e Simona Viola, che hanno assistito l’impresa contro il Comune, hanno dichiarato: “è importante che la giustizia amministrativa abbia definitivamente sanzionato con la nullità questo genere di pattuizioni, ingiuste e ingiustificate, cui gli operatori sono stati soprattutto in passato, ma talvolta sono ancora oggi, costretti a piegarsi. È un malcostume che fatica ad essere del tutto estirpato, anche perché sono purtroppo note le difficoltà finanziarie in cui si dibattono i Comuni, esposti alla tentazione di negoziare l’azione amministrativa, nonostante il chiaro divieto normativo, esigendo il versamento di royalties sulla produzione (o comunque il pagamento di cospicue somme, anche se sganciate dalla produzione). Ma si tratta di una risposta sbagliata ad un problema reale: le comunità locali non possono accudire i loro pur legittimi interessi intercettando e deviando dal loro scopo quote di incentivi funzionali al perseguimento di obiettivi di politica industriale di dimensione sovranazionale. Né gli investitori stranieri capiscono le ragioni di tali arbitrari balzelli, che, ponendosi in antitesi con l’incentivazione, contribuiscono ad attribuire una connotazione schizofrenica all’ordinamento italiano. Sentenze come quest’ultima aiutano a ristabilire il primato delle regole, contro la perdurante diffusa indulgenza nazionale per pratiche disinvolte, derubricate eufemisticamente ad esercizi di creatività: anche quando animata da nobili intenzioni, la violazione delle regole è sempre, per la collettività, un’operazione a saldo negativo".

La sentenza (pdf)

 

 

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