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articoli x modulo scroll prima pagina (8)

In questa categoria inseriamo gli articoli da far girare in prima pagina sul modulo scroll

        La e-mail che segue, di Michele Dota, accompagna “l’ennesima riflessione” (così come lui la definisce) sul Turismo a Bovino. In realtà egli ha fatto e ci regala una ricerca approfondita e dettagliata sulla situazione “turistica” del nostro paese ed indica sin dalle prime righe quelle attività necessarie per il rilancio turistico di Bovino!  E’ la dimostrazione che a Bovino  c’è chi ama la propria “città”, chi  offre il proprio studio, il proprio sapere e dà un  contributo notevole alla  comunità locale senza alcun altro fine se non quello  di prevedere uno sviluppo  desiderato e possibile.

Non  ci dilunghiamo con  nostre riflessioni  su quelle  fatte da Michele Dota e da quanti hanno visto  il video-spot Bovino 2020, in merito ad una presentazione che sa molto di propaganda individuale   che  era meglio non fare in quel modo, per cui vi invitiamo a leggere e diffondere questo bel lavoro sul futuro turistico bovinese:

MICHELE DOTA SUL TURISMO A BOVINO 

La pandemia legata al COVID 19 ha messo in crisi il settore turistico del nostro Bel Paese con ripercussioni economiche e sociali non ancora pienamente apprezzate. L’estate 2020 si è trasformata in un’ecatombe per un settore che faceva registrare oltre il 15% del PIL del Paese.

L’ esperto [1] sostiene che “Forse andrà tutto bene,  ma nulla sarà come prima a partire dal turismo”. . .

Non è comunque difficile immaginare quali possano essere gli scenari per il nostro territorio in vista della prossima estate 2021 che, in assenza di “nuove formule” d’accoglienza tese ad incrociare una domanda sempre più incerta, farà registrare con ogni probabilità, la stessa debacle del 2020.

Ma per le nostre colline ed il nostro borgo, da sempre ai margini del turismo di massa e con una bassa densità di abitanti, in fondo non c’è molto da inventare:

üOccorrerebbe tornare a promuovere un turismo di prossimità dove la ricerca di luoghi vicini nascosti e poco frequentati è associata alla ricerca di esperienze esclusive, di vita all’aria aperta, di un’alimentazione più genuina, di tradizioni e costumi più veri  così come illustrato nei video di “a due passi & altrove” [2] …;

üOccorrerebbe stimolare il turismo di ritorno,  di quanti vivono nelle grandi città del nord, e che, in sostituzione della più consueta ma più problematica vacanza al mare,  tornerebbero volentieri a respirare l’aria e a ritrovare la terra e le radici dei propri genitori e dei propri nonni…;

üOccorrerebbe valorizzare l’immagine di un turismo slow, di un “turismo della quiete” [3],  di Bovino come città d’arte, di cultura, di natura, di quiete, di emozione…;

üOccorrerebbe attivare tutte le risorse per restituire la possibilità di “visite ed itinerari virtuali ” del nostro Borgo e di qualche museo  utilizzando anche semplici strumenti di ricostruzione 3D  e/o di mappatura, da inserire in Google Earth…;

 

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1 Federico Massimo Ceschin pagina visitata il 18/02/2021 https://www.academia.edu/42268543/Forse_andr%C3%A0_tutto_bene_ma_nulla_sar%C3%A0_pi%C3%B9_come_p rima_A_partire_dal_turismo

2 Straordinaria la narrazione di luoghi a noi vicini e la poesia che “a due passi & altrove” di Marco Balzano e Donato Di Giovanni ci restituisce sulle pagine di You Tube. https://www.youtube.com/playlist?list=PLtAwat9pdhomqnY6bMgDuZ9sVMrnmbRkD

3 Come con grande intuito ha altrove suggerito Carmine Santoro. http://www.nardino.it/index.php/link/item/1483-bovino-considerazioni-e-suggerimenti-di-carmine-santoro-sul sulpotenziale-turistico

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üOccorrerebbe promuovere campagne informative adeguate e/o azioni  di marketing  (come più piace agli esperti)  con  l’obiettivo di attirare l’attenzione del turista in modo intelligente e vantaggioso, facendo leva sulla bassa frequentazione e sulla tranquillità e sicurezza dei luoghi …;

üOccorrerebbe riattivare e/o manutenere tenendo aggiornati i siti di promozione turistica (il riferimento è al Portale Visit Monti Dauni [4] ed  al portale Comunità Ospitali Monti Dauni [5])  offrendo …] un’immagine “virtuale” unitaria, valorizzando in una cornice sistemica il caleidoscopio di peculiarità presenti nelle sette Comunità Ospitali dei Monti Dauni ed in ognuna delle 30 realtà comunali.[… (A. e F. Rinella 2018) [6].

üBisognerebbe anche, con l’aiuto pubblico, attuare politiche di incentivazione,  così come hanno fatto in altri comprensori turistici dove offrono un giorno gratis ogni tre giorni di permanenza… .

Sono tutti punti a cui si può dare risposta;  con un po’ di buona volontà, rimboccandosi le maniche, facendo sistema, promuovendo tutte le risorse, soprattutto umane, presenti nella nostra comunità. La filosofia da assumere è quella di  “Valorizzare Valorizzando”, ovvero valorizzare i nostri beni storico culturali ed archeologici valorizzando le risorse umane ed accogliendo l’invito a “fare squadra è possibile, con vantaggio per tutti”. [7]

 

In tal senso già da tempo ho avuto modo di affermare che il turismo e la valorizzazione turistica è frutto di “creatività”  e soprattutto di “organizzazione”.

Su ciascun punto prima elencato mi riprometto di esplicitare con ulteriori riflessioni, idee ed esempi tutte le possibilità e gli obiettivi che si potrebbero raggiungere….

 

Ma la crisi legata alla pandemia e la speranza e la volontà di un rilancio del settore impone,  preliminarmente,  una riflessione più ampia sugli scenari che si prospettano per il turismo nella nostra cittadina  e nei Monti Dauni  in generale.

 

Allo scopo può essere utile esaminare i dati ufficiali del turismo a Bovino presenti sul sito di Pugliapromozione (riportati in allegato), ben sapendo che il domani non va solo aspettato, ma occorre costruirlo, perché: “L’attesa è il futuro che si presenta a mani vuote”.

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 4 Portale turistico dei Monti Dauni http://www.visitmontidauni.it/

5 Il progetto, ormai concluso è stato promosso da Borghi Autentici d’Italia vedi link: https://www.borghiautenticiditalia.it/progetto/comunita-ospitali-monti-dauni 6 A. Rinella, F. Rinella (2018) Verso una narrazione creativa e originale della montagna: il “Sistema delle Comunità Ospitali dei Monti Dauni”. Bollettino della Società Geografica Italiana serie 14, 1(1): 69-78. Link per scaricare il documento https://riviste.fupress.net/index.php/bsgi/article/view/90 7 Leggasi citato documento di Carmine Santoro. 

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I numeri ufficiali del turismo pre-covid  a Bovino 

 

Senza conoscere ancora la flessione che sicuramente sarà registrata per il 2020 [8], ma guardando i numeri degli ultimi 15 anni,  si può affermare che prima della pandemia non eravamo all’anno zero del turismo bovinese.  Così, parafrasando il famoso film di Massimo Troisi,  per il futuro  possiamo sicuramente ricominciare da tre.

La tendenza statistica dei flussi conferma, infatti, il progresso fatto registrare dal turismo Bovinese, che “a pelle” è avvertito da tutti.

I numeri ufficiali parlano chiaro: il 2019 ci restituisce un totale di  1.515 arrivi turistici con 3.996 presenze per una permanenza media complessiva di 2,6 giorni.

Dati che non comprendono i flussi relativi al turismo di ritorno (doppie case, case in affitto, ospiti di amici e/o parenti)né, per quanto in misura minore, i numeri del “campering”. 

 

Di difficile valutazione, e comunque fuori statistica ufficiale, è anche il numero dei gitanti  che con buona frequenza ed in numero sempre crescente, approdavano a Bovino; sia con “visite organizzate in comitiva”, con l’ausilio di associazioni e piccoli Tour Operator, che con il “fai da te”.  Escursionisti che, attratti dall’eco di trasmissioni televisive, sagre,  feste popolari, religiose e/o manifestazioni sportive, permangono sul territorio generalmente per poche ore, senza pernottare.

 

I dati della Pro Loco Bovino ci dicono che nel 2019  hanno visitato il nostro borgo, fruendo dei servizi della stessa ProLoco,  circa 2.000 “gitanti organizzati”.

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8 I dati ufficiali di Pugliapromozione sono generalmente pubblicati nella primavera dell’anno successivo ma ad oggi ancora non disponibili.

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Elemento di più forte attrattività  per tale target è rappresentato dai monumenti e dalle risorse storico culturali di cui il centro storico dagli 800 portali in pietra, è ricco.  Un plauso alla ProLoco;  vero fulcro e volano della promozione turistica di Bovino. Un grazie sincero a Maria Rosaria ed a tutti gli operatori che con il loro incessante lavoro hanno saputo accrescere e garantire servizi di assistenza, orientamento e animazione turistica di alta qualità, dimostrando buona volontà e amore per il proprio paese.

 Ma torniamo ai numeri.   Essi ci dicono che anche la capacità ricettiva di Bovino si è nel tempo rigenerata, cogliendo nuove tendenze ed opportunità. Dalla chiusura dell’Hotel Gran Turismo (chiuso negli anni ‘90 e che offriva circa  70 posti letto su 26 stanze) essa si è evoluta verso un modello di ospitalità diffusa.  Attualmente nel territorio comunale si registrano (censite su internet) 26 strutture ricettive di varia natura con B&B ed affittacamere,  per  un totale stimato di circa 150 posti letto.

 

Tra le strutture pararicettive e complementari si contano 7 ristoranti; 2 pizzerie; 7 tra caffetterie e gelaterie. E poi ancora in ambito sportivo si annovera la presenza di 1 piscina; 2 campi da tennis; 1 campo da calcetto; 1 campo da calcio; oltre ad una fitta rete sentieristica in grado di far sentire il respiro della natura.

 

Così i “numeri del turismo” consentono di affermare che Bovino possiede le risorse giuste in grado di erogare un’offerta turistica articolata e di poter esercitare una sicura forza attrattiva di medio e lungo raggio.

 

Un turismo minore, certo, nei flussi e nell’economia che muove; che non può competere con gli elementi di attrattività del Gargano e del turismo balneare, ma che possiede formidabili margini di miglioramento.

 

                                          Vedi in appendice DATI STATISTICI SUL TURISMO A BOVINO

 

[…] “- Gaetano: Chello che è stato è stato, basta! Ricomincio da tre!

- Lello: Da zero!

- Gaetano: Eh?

- Lello: Da zero! Ricominci da zero!

- Gaetano: Nossignore, ricomincio da... cioè, tre cose me so' riuscite dint' 'a vita, pecché aggia perdere pure chelle, che aggia ricomincia' da zero?!  Da tre!” […]

(Ricomincio da tre 1981)

 

 

 

Il turismo è soprattutto organizzazione

Ma per preparare il domani ricominciando da TRE, bisognerebbe, evidentemente, riconoscere e valorizzare i punti di qualità già presenti; individuare e migliorare i punti di debolezza; ampliare il ventaglio dell’offerta turistica; definire e veicolare un’offerta peculiare, caratteristica e riconoscibile del territorio  in grado di darle identità e forza. Bisognerebbe costruire reti collaborative multiscala; darsi e sperimentare modelli organizzativi sistemici ed inclusivi; dare respiro e prospettiva alle politiche territoriali ed  agli interventi pubblici e privati, in una logica di coerenza e continuità con quanto già di buono è stato fatto.

 

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Per ripartire davvero occorre, però, anche estirpare i malvezzi e gli errori di semplificazione ed ingenuità che fanno ritenere condizione sufficiente per il rilancio turistico,  la mera promozione sulla pagina facebook di  “Bovino eventi e comunicazioni” del video promozionale BOVINO 2020: UNA PERLA DEL TURISMO DI PROSSIMITÀ [1].   Video promozionale che, per quanto di pregevole fattura ed estro creativo, sconta il difetto di una presentazione del nostro primo cittadino, questa sì “promozionale”, che dura circa 3 minuti su 7.

A mio giudizio le azioni e la pianificazione necessaria per promuovere lo sviluppo turistico di Bovino e del suo circondario non può limitarsi a commissionare un cortometraggio promozionale, né può limitarsi, richiamando altre responsabilità, a commissionare all’esterno, semmai ogni 6-7 anni, un piano di rilancio del settore turistico che torna utile solo a chi progetta.

Sono già tanti, infatti, i Piani programmatici, gli indirizzi ed i progetti di valorizzazione turistica [2], che,  seppur ineccepibili da un punto di vista teorico e coerenti con la realtà, non hanno trovato la necessaria continuità temporale né la capacità di valorizzare risorse umane e/o di accrescere quelle indispensabili competenze locali. Sì che conclusi i progetti,  restano solo  controproducenti strutture abbandonate,  e scatole vuote...

L’errore, forse, è stato quello di aver ereditato il difetto principale del turismo tradizionale: quello di aver immaginato questo comparto produttivo fatto solo di  “opere”, piuttosto che di risorse umane locali e di cultura organizzativa su cui investire; per poi lamentarsi delle basse competenze e della bassa professionalità degli operatori del settore, colpevolmente lasciati a se stessi.

Il futuro turistico del nostro territorio, infatti, è  altrove. Ed è nell’immaterialità fatta di organizzazione, di pianificazione, di collaborazione, di cultura diffusa dell’ospitalità.

In proposito, diversi anni fa, ci si meravigliava di quanto sapesse fare Deliceto nell’organizzare il festival di danze popolari, con ospitalità in vani del centro storico e presso famiglie, e che portava per una settimana di danze, sia in estate che nelle feste natalizie, oltre  300 partecipanti da tutta Italia.



[9]  Questo il link al Video https://www.facebook.com/Citt%C3%A0-di-Bovino-Eventi-e-Comunicazioni-1788285907914959/videos/927996877676901 che viene riproposto anche nella pagina di “Tutti per Bovino”  senza che tuttavia ce ne sia traccia sul sito Web ufficiale del Comune stesso. Quest’ultimo appare vuoto di ogni contenuto promozionale. Il Menu  Vivere la Città appare in molte sue parti completamente privo di qualsivoglia informazione. Eppure per l’internauta che su qualsiasi motore di ricerca digita la parola Bovino  il sito Ufficiale  è il primo risultato che viene restituito! Il nostro amato Sindaco  prenda esempio di stile ed efficacia da quanto fatto dal primo cittadino di Biccari.

[10] Per il settore turistico leggiamo da più fonti e da oltre un ventennio le stesse cose a partire dall’ultimo Piano di Sviluppo Socio Economico 2000-2006 dell’allora Comunità Montana dei Monti Dauni Meridionali, passando dai diversi PAL del Gal Meridaunia,  sino ad arrivare alla Strategia di Area Interna Monti Dauni.

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C’è da dire, comunque, che ad una prima fase di promozione “infrastrutturale” che ha promosso la nascita di diversi B&B ed affittacamere, si sta passando ad una seconda fase di promozione fatta di “infrastrutturazione immateriale” attraverso la realizzazione di interventi informativi e formativi tesi  a far crescere, negli operatori del settore turistico, la consapevolezza della necessità di “fare sistema”. Ovvero di stringere reti collaborative, intersettoriali e multisettoriali ed a diverse scale, che consentano di integrare le diverse risorse presenti sul territorio (offerta di accoglienza, beni storico archeologici, natura, paesaggio, tradizioni cultura e religiosità, prodotti agroalimentari ed artigianali…) così da trasformare l’attuale “insieme turistico” in un “eco-socio-sistema turistico territoriale” sostenibile.

Personalmente nelle diverse agenzie di sviluppo locale ed in alcuni amministratori del nostro circondario leggo (ma non sono il solo) una maggiore sensibilità che sta creando le precondizioni per un tale cambiamento.

Un cambiamento che deve disegnare le traiettorie di un possibile percorso evolutivo del turismo sostenibile a Bovino, puntando sul protagonismo dei giovani, e che sia  capace di integrare tutte le differenti risorse e di rigenerarle, costruendo al contempo nella comunità quella cultura diffusa dell’ospitalità, che forse oggi manca ancora.

Ma si sa che ogni cambiamento, ogni innovazione[11] va sostenuta con azioni di supporto in grado di vincere le naturali inerzie del tessuto sociale ed imprenditoriale, e senza delle quali tutto resta come prima. Lo stesso ragionamento vale anche per gli altri settori economici e produttivi del nostro territorio…  Ed è perciò essenziale che il potere pubblico ed i decisori politici rendano esplicite le loro prospettive, le loro scelte ed il proprio impegno, in modo che ciascuno possa misurarne la coerenza e valutarne l’efficacia.

 

Provocazioni e domande legittime sul turismo a Bovino

Ho già detto in questo elaborato,  ed in altre occasioni, che il turismo è invenzione…           Ma il turismo è soprattutto pianificazione, cultura organizzativa, creatività, capacità di immaginare scenari possibili,  in grado di orientare l’evoluzione di un sistema di per sé tra i più complessi.

 



[11] Il riferimento si ispira alla teoria del sostegno all’innovazione formativa di Michael Hubermann. L'innovazione non è disciplinata da semplici relazioni causa - effetto, di tipo trasmissivo. Non basta trasmettere ovvero chiedere che si assuma un’idea innovativa perché questa sia automaticamente assunta e soprattutto praticata.Bisogna concepire l’innovazione come una complessa assunzione di responsabilità connessa ad una profonda trasformazione di modelli culturali, oltre che di stili professionali ed educativi in un contesto di “forti“ variabili di interazione tra i diversi attori sociali di una comunità locale.  Occorre, in sostanza, che l'innovazione sia innanzi tutto praticata e, quindi, sostenuta con una serie di interventi integrati, tali da allontanare momenti di crisi e di stress che ogni procedura realmente innovativa comporta.

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Provo ulteriormente ad esplicitare ciò di cui parlo a partire dalla provocazione posta da  quattro “domande legittime”[1] e dalle possibili risposte che ad esse si possono dare:

1.        Come intercettare e promuovere pacchetti turistici volti ad un targhet aggregato che richiede servizi di qualità e che presuppone la necessità di un’alta capacità ricettiva;

 

2.        Come avere  ricadute turistiche positive concrete ed immediate per il territorio rispetto ad un possibile progetto di recupero archeologico;

 

3.        Quale architettura organizzativa è possibile per la gestione integrata del “Polo museale”  Bovinese;

 

4.        Come vincere l’adagio bovinese. “ I pe mmè  tu pe ttè, recòtta tòste”.  

E più in dettaglio:

1.    Immaginiamo di dover dar risposta ad una richiesta di “ospitalità aggregata”, rappresentata dall’interesse di alcuni tour operator, che intendono inserire nella propria offerta di turismo balneare sul Gargano un pacchetto di fine settimana sui Monti Dauni (tanto per tornare al disatteso “matrimonio tra Daunia e Gargano”).  Il targhet risulta particolarmente esigente ed è costituito da turisti tedeschi che richiedono servizi di alta qualità. Ulteriore vincolo è rappresentato dalla necessità di ospitare contemporaneamente 70 turisti o quanti quelli contenuti in un pulmann gran turismo. Il contratto con il tour operator prevede l’acquisto del pacchetto con tre  mesi d’anticipo con la formula vuoto per pieno.

2.    Immaginiamo che l’Università di Foggia  d’intesa con il Comune voglia presentare, a valere su finanziamenti diretti del Ministero dei Beni Culturali, un progetto di recupero archeologico e di valorizzazione della Villa romana di Casalene. Quali elementi dovrebbe contenere un tale progetto per tradursi in risorsa turistica per la comunità, già in fase di cantiere?  Quali elementi innovativi dovrebbe contenere il progetto per garantire la fruibilità e la valorizzazione del bene a recupero realizzato e a progetto concluso.

3.    Come mettere a sistema il patrimonio museale archeologico e culturale di Bovino composto da ben 5 musei esistenti (Museo Archeologico Carlo Gaetano Nicastro; Museo della Civiltà Contadina; Museo del Tesoro della Cattedrale; Museo delle Armi Procaccini; Biblioteca ed archivio Diocesano) ed altri possibili (Cantine Cerrato; Museo delle chiavi e chiavistelli; Archivio Storico Fotografico Morsillo; Museo multimediale palazzo Cera; …) già in parte da tempo affidati al mondo del terzo settore e a diverse associazioni e/o gestiti dall’ente ecclesiale, rispettando il ruolo di tutti e di ciascuno con approccio inclusivo.

 



[12]  Nel senso dato alla locuzione da  Heinz von Foerster  in Sistemi che osservano, a cura di Mauro Ceruti  e Umberta Telfner, Astrolabio, Roma 1987,p.130.

                                                             

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A tali domande ci sono molte risposte possibili nessuna delle quali, a partire dai diversi punti di vista,  possa dirsi di per sé sbagliata; ma solo l’intelligenza collettiva ha la risposta che nel momento e nel contesto dato risulta la più opportuna. Nella loro ricerca mi sento solo di suggerire di rispettare il vincolo di non diminuire ma anzi di aumentare il numero delle opportunità, per la complessiva crescita della comunità.

Come ovvio io ho le mie risposte, sicuramente tutte parziali.  Ma la risposta davvero più impegnativa,  che mi arrovella non poco, è risolvere quel vecchio adagio bovinese.

La vera ragione che mi ha spinto a scrivere questa, come tutte le altre “lettere” inviatevi;  in cerca d’aiuto.

Grandi  Speranze!

Foggia, 5 marzo 2021                                                                                 Michele Dota

 

“I pe mmè  tu pe ttè, recòtta tòste”

l’individualismo non risolve  i problemi

 

 

Sitografia  e risorse web

https://www.regione.puglia.it/web/turismo-e-cultura

http://www.pugliaturismo.com/

https://www.agenziapugliapromozione.it/portal/

 

http://www.visitmontidauni.it/

https://www.borghiautenticiditalia.it/progetto/comunita-ospitali-monti-dauni

https://www.peopleforplanet.it/a-bovino-il-turismo-e-circolare/

 

https://ecobnb.it/blog/2020/04/turismo-dopo-pandemia-sostenibile/

https://www.aspeninstitute.it/attivita/ripensare-e-rilanciare-il-turismo-dopo-la-pandemia

https://www.ipsos.com/it-it/il-turismo-al-tempo-del-covid-19-parte-2

https://agcult.it/a/17526/2020-04-21/coronavirus-i-borghi-piu-belli-d-italia-fra-ripartenza-e-nuove-forme-di-turismo

https://www.fanpage.it/cultura/franco-arminio-contro-il-coronavirus-torniamo-nei-piccoli-borghi/

 

 

 

Segue appendice statistica

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DATI STATISTICI SUL TURISMO A BOVINO

Di seguito sono riportati i dati statistici ufficiali del Turismo a Bovino ad oggi presenti sul sito ufficiale dell’Agenzia Regionale del Turismo  PUGLIAPROMOZIONE  alla sezione  “Osservatorio” ed opportunamente rielaborati e tabellati  per una più facile lettura.

 

(link  https://www.agenziapugliapromozione.it/portal/web/guest/osservatorio-del-turismo )

 

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 * Gli Arrivi sono dati dal numero di clienti, italiani e stranieri, ospitati negli esercizi ricettivi “ufficiali” nel periodo considerato; ** Le Presenze rappresentano il numero di notti trascorse dai clienti negli stessi esercizi.

Il trend degli arrivi turistici, come ci si aspetta, è crescente pur con  variazioni annue più che sensibili.  La punta massima si è registrata nel 2015 con un totale di 1.842 arrivi.

Sembrerebbe anomala la performance del 2011(forse da mettere in relazione a eventi particolari e/o a maestranze che hanno soggiornato per lunghi periodi nel nostro territorio per l’esecuzione di lavori edili)così come il calo degli arrivi registrato nel 2013.  

Il clou delle presenze viene invece registrato nel 2017 con 4.431 giorni.

 

* La permanenza media è data dal rapporto tra le presenze registrate (numero di notti trascorse) e gli arrivi (numero di clienti arrivati nelle strutture ricettive) e restituisce il dato della durata media del  soggiorno.

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 Dagli istogrammi di permanenza si nota il picco anomalo relativo all’anno 2006 nel quale risulterebbero complessivamente 1241 presenze su 162 arrivi tanto da far registrare una permanenza media di 7,7 notti,  che si scompone in 17 notti per gli stranieri e 5,7 notti per gli italiani.  Anomalia con ogni probabilità affetta da errore alla fonte.

Ad ogni buon conto la permanenza complessiva nell’ ultimo quinquennio (oscillante tra un valore max di 2,6 e un valore min. di  2) restituisce un valore medio di  2,4 notti.

Quest’ultimo dato, se confrontato con il dato di alcuni paesi vicini ci restituisce un elemento su cui riflettere che deve trasformarsi in un importante obiettivo di  miglioramento: ovvero trovare strategie ed elementi motivazionali per provare a prolungare il periodo di permanenza sul nostro territorio.

Infatti, nel 2019,  pur con un numero di “turisti” di gran lunga inferiore a quello di Bovino, Biccari, Apricena, Deliceto, Orsara di Puglia, Ascoli Satriano ed Alberona, fanno registrare valori e performance di permanenza superiori a quelli di Bovino.

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 Non è stato diagrammato il dato di Lucera che fa registrare 42.761 presenze per 23.075 arrivi con un dato di permanenza comunque basso di 1,9  giorni.

I dati ufficiali sopra esposti non contemplano il turismo di ritorno ed il fenomeno delle seconde case; di quanti soggiornano ospitati da amici e/o parenti; di coloro che ricorrono ad abitazioni in affitto; di coloro che praticano il campering. Tipologie che sicuramente contribuiscono al generale flusso in arrivo (incoming).

Sempre i dati ufficiali ci consentono di stimare, pur con approssimazione, l’ammontare economico legato all’ospitalità nelle strutture ricettive ufficiali che, per il 2019, ammonta ad                      € ≈ 220.000,00. !?!   :-/    (ottenuto supponendo un costo medio a notte di € 55,00 per 3.996 notti).

L’elemento più sconfortante è invece rappresentato dal tasso di occupazione lordo dei posti letto  che si attesta, sempre nel 2019,  al 7,3%. Come a dire che il potenziale di occupabilità annua è sfruttato solo al 7%.

(il tasso di occupazione dei posti letto lordo è il rapporto tra le presenze turistiche annue  3.996 e il numero di letti disponibili nell’anno stimati in 150 x 365 ).

 

Numeri e dati su cui riflettere… e discutere per agire possibili azioni in termini di politiche di prezzo; di strategie di destagionalizzazione; di posizionamento; di promozione; di ...

 

5 marzo 2021         Michele Dota

 

 

Ricordo che recentemente Bovino è stata inserita (con determina del Dirigente della Sezione Turismo della Regione Puglia n. 142 del 13 dicembre 2017) nell'elenco regionale  dei comuni ad economia prevalentemente turistica e città d’arte di cui alla D.G.R. n. 1017/2015, alla sezione città d’arte. 

…]  in base all’art. 4, comma 1, del D.Igs 23/2011, recante disposizioni in materia di federalismo fiscale, per i Comuni che non sono capoluogo di provincia l’inclusione nell’elenco costituisce presupposto necessario per la possibile istituzione dell’imposta di soggiorno a carico di coloro che alloggiano nelle strutture ricettive situate nel proprio territorio.
 
                                                                                 pag. 12 di 12
Il documento si può scaricare a questo link: 
 

 

 Ammirevole iniziativa di due giovani bovinesi  che anziché starsene con le  mani in mano nell’ attesa che passi questa maledetta pandemia hanno intrapreso un’attività che nessuno immaginava di avviare sui nostri terreni quasi abbandonati e non più coltivati. E’ un buon esempio per tutti che ci allontana dalla mente  la specie umana di quei  “ciammaruconi”che in Bovino non sono mai mancati, anzi, si può dire che ce ne son stati sempre tanti, senza che  nessuno li allevasse in recinti ed  esportasse in tutto il mondo.

 

 

 

Non abbiamo molte notizie di questo autore bovinese ma ci ha incuriosito la sua riservatezza ed il  modo di presentare questo  libro sulla sua pagina Facebook che qui di seguito trascriviamo:

Voglio essere sincero, volevo far propria una frase di Gesualdo Bufalino a proposito della pubblicazione del suo primo romanzo"ho sempre aspirato a essere pubblicato postumo" ma...

 

ecco riprendo da quel "ma"....Qualcuno ha insistito più del dovuto e un pò di vanità mi ha dato la spinta per "partorirlo".

così il 11/05/2020 è uscito LA CANDELA SPEZZATA.

pubblico alcuni brevi estratti per stuzzicare la vostra curiosità:

Le ruote della macchina a noleggio mordevano l'orlo della strada, brucando la cunetta e inghiottendo cartelli stradali e pali della linea elettrica che apparivano e sparivano come non esistessero davvero, sollevando una nuvola di polvere giallastra che inseguiva come un'ombra saponosa il veicolo senza mai agguantarlo.

L'alito rovente del favonio cacciava morsi infuocati tra pelle e vestiti, scompigliava le ginestre fino a spolparle dei fiori e la buccia della terra sembrava cotta al forno mentre l’auto correva come per il repentino puntiglio di un conducente in ritardo.

Come le gobbe di un mostro sonnolento le due campate del ponte permettevano di guadare il Cervaro lasciandosi l’arso Tavoliere alle spalle; il paese era in cima ad una serpentina di curve che si avvitavano fino a solleticare le natiche del cielo, che nella fretta di purgarsi lo aveva scolicato tra ulivi contorti e spinosi macchioni di prugnolo selvatico, un nido di pietra dal riverbero di conchiglia, in bilico sulla falesia con la stessa arroganza di un funambolo bendato che confida troppo nella sua arte.

La marmitta urlava il dolore del metallo imbrigliato vomitando fiati di olio bruciato, l'ansito del motore che si conquistava la salita, faceva da sottofondo all'anfanare dei polmoni dell'autista che accompagnava ogni curva con uno sfiato rugginoso dal sentore di lavandino ingorgato e ad ogni cambio di marcia si strimpellava la rastrelliera di rughe che aveva sulla fronte e dopo aver aspirato avidamente il filo azzurrino della Nazionale, lo sgomitolava dai polmoni svaporando trucioli di fumo lattiginoso che venivano risucchiati dal finestrino aperto.

Ad ogni edicola o lapide che incrociava, lì piantate come monito del periglioso tracciato di tornanti ingannevoli, l’autista si portava la mano aperta ad un’invisibile visiera, un marziale saluto come richiesta di protezione per il proseguo del viaggio.

Dopo aver con una sterzata d’istinto degna di Ascari, scorticato più di una delle sette vite ad un gatto che gli aveva attraversato la strada e rasata la coda di un mulo che se ne stava improvvidamente a masticare l’aria in una curva ed evitato il rosario di maledizioni e accidenti generosamente dedicatagli dal suo condottiero, una brusca frenata sull'anziano selciato mise fine al gemere delle giunture dell'auto che da un pezzo aveva perso l'impeto della gioventù, mentre un senso di nausea iniziava a vellicare la gola di Margherita.

Il giorno aveva oramai agguantato l'ombra e l'aveva nascosta come un tesoro prezioso tra le vertebre di pietra che si facevano avaramente spazio tra le case, mentre le pietre fluviali dell’acciottolato riverberavano il sole inclemente che ulcerava i lombi della collina, la furia ossessiva delle cicale rendeva il silenzio assordante, l'unico segno di vita era un'intera colonia di cornacchie, che nascoste tra le fronde dei lecci del corso, gracchiavano come indemoniate e cagavano sui marciapiedi un liquore grigiastro; animali concupiscenti si erano riprodotti con fanatico ardore e avevano ormai acquisito tutta la proprietà del corso, dispensandolo di un afrore di marcio come quello di un pollaio, obbligando la gente a tenersi a opportuna distanza.

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da pag 5

L'incoscienza dell’età li portava a carambolare nell'amore ogni giorno, con tutte le turgescenze all’erta e pronte per essere destate dalle reciproche carezze, i lombi a danzare mollemente mostrando una primizia odorosa di ginestra bagnata che portava Antonio a estremi di febbre neroniana esasperandone le reni, finché il suo desiderio troppo a lungo sollecitato esplodeva inondandola di acque felici in cui lei nuotava appagata.

Il suo corpo nascondeva cedevoli insenature in cui lui si insinuava affidandosi al sonno, lasciando in vista il suo sesso brunito e flaccido come un budello di maiale, ma vai oggi e vai domani, l'incoscienza bussò portandogli il conto, salato come le lacrime che gli ararono l'incarnato di zucchero caramellato quando capì di essere incinta, terrorizzata dalla reazione che lui, saputa la notizia, avrebbe avuto dato che molti uomini rifuggivano questi problemi con la stessa velocità con cui li creavano.

-Cazzo, fu la prima parola che pronunciò Antonio quando glielo disse, spalancando gli occhi come davanti ad un pericolo ma durò solo un istante, il tempo necessario perché realizzasse l’idea di diventare padre e la sua anima delicata di dispiegarsi, poi felicemente incosciente spalancò le sue labbra polpose mostrando il suo trenino di denti perlacei:

da pag 7/8

Il vescovo, normalmente rotondo e roseo come un suino in gonnella, attirò a sé la vestaglia e iniziò a camminare impaziente per la stanza, perché cerziorato della sciagura, aveva deciso di uscire dalla sua residenza per visionare gli eventi con i suoi occhi chiari, nonostante non si sentisse in piena forma dopo una notte in cui non era riuscito a trattenere il sonno tra le palpebre, perché le sue frattaglie marce non gli avevano dato requie, riempendogli lo stomaco di acido che gli risaliva in gola allappandogli la bocca con un sapore di bronzo ossidato e costringendolo a scolare l'intestino con repentine scariche che lasciavano lui esausto e la stanza ammorbata da odori volgari che neanche l'incenso che si disanellava in cerchi di fumo schiumante dalle viscere del turibolo riusciva a dissipare, dando la sensazione che qualcuno in quella stanza si stesse decomponendo.

Sentì un’angustia alla somma del petto e per la prima volta il peso del cuore, ed ebbe la sensazione che potesse rotolargli fuori dalla vestaglia, come una moneta, guardò quegli occhi cerati dall'insonnia nello specchio incancrenito dall'umidità e si vide con la pelle di semola, vizza come una mela vecchia, avvolto nel fiato greve dei suoi odori senili sentendosi più vicino a Cristo di quanto lo fosse mai stato; la testa quasi interamente emancipata dai capelli, che fragili e non più trattenuti si disperdevano sul cuscino e anche l'unico tocco di colore in mezzo alle gambe s'era andato man mano sbiadendo.

Sentiva che il suo corpo aveva smesso di resistere e che anche l'unica dote giovanile rimastagli, cioè la capacità di dormire fino a tardi, negli ultimi tempi fosse anch'essa svanita e quel pensiero ulcerante lo colmò di paturnie, avviandosi con lena affannosa in una stanzetta comunicante che era l’ara sacrificale in cui lui ogni mattina officiava la purificazione del corpo e svogliatamente si strofinò foglie di salvia e grani di sale sui denti per nettarli dal muschio notturno e renderli brillanti.

Niente è più pericoloso che innamorarsi dei propri guai pensò e come iniettato di un nuovo vigore, fregandosene della caustica corruzione della materia, il suo spirito ancora pulsante gli fece fare uno scatto ferino rimirandosi nello specchio e al suo riflesso lavò la faccia con uno sputo, poi prese l'orinale in cui la notte aveva alleviato i visceri e lo svuotò nello scarico seguito da un secchio d'acqua, il buco deglutì il malloppo ruttando, portando con sé anche i cattivi pensieri.

L’eminentissimo si accasciò sulla poltrona, che lo ingoiò con un setoso sbadiglio, pronto ad accogliere il segretario, secco e talmente striminzito che non riempiva nemmeno il vestito che indossava, smanceroso come un gatto, che lo informò che non si era riusciti a trovare l'arciprete di San Pietro, che il priore del Rosario ormai in là con l'età, era allettato e che il decano della Cattedrale era impossibilitato perché occupato in altro gravoso ufficio di cui non era dato sapere.

Lo sguardo che tradiva la sua bocca, lo scorticò come con una pietra:

-Dalle persone possiamo esigere solo ciò che possono dare, rispose il vescovo congedandolo.

Il segretario orgogliosamente compiaciuto dall'affermazione del suo Pastore fissava lo sguardo sull'enorme anello d'oro che gettava lampi sanguigni e si disse:

-Non è facile esprimere prontamente con giuste e soavi parole la propria contrarietà, non si diventa vescovi a caso e io sono proprio fortunato a servire questo grand’uomo.

L’eminenza mise al sicuro l'adipe ingrossato dai suoi sessant'anni, dopo una certa lotta con i bottoni, dentro il lungo abito talare, infilò le scarpe che miagolavano sul pavimento tirato a lucido, si calcò sul cranio lo zuccotto paonazzo e si apprestò ad uscire seguito dal Capitolo della Cattedrale quasi al completo, riottoso a mettersi in cammino col sole già caldo che si affilava le unghie sui tetti con raggi accecanti che costringevano ad abbassare lo sguardo, brucando tra quella ruggine che inzaccherava le vesti, ma costretto suo malgrado a scortare il vescovo che si apriva la via col pastorale fendendo l'aria come con una falce, tenendo lontano con quello sciabolio quanti provavano ad avvicinarlo.

Una donnina curvata in due dalla fatica e dall'artrosi che gli si era distillata nella lisca dorsale, sorpresa alla vista di quella che pensò essere una processione, si inginocchiò portandosi una mano al cuore e segnandosi con l'altro arto rattrappito, mostrando delle gengive color cocomero trafitte dalle radici dei due canini.

Il vescovo alla vista di cotanta venerazione per la sua persona, soddisfatto dall'aura del suo potere, decise di elargirle la sua taumaturgica benedizione affettando l'aria con un'impalpabile croce, per poi continuare il suo tragitto tra l'avara ombra delle case che l'avrebbe portato dinanzi al piccolo portale della chiesa, che si apriva nero come il buco in una gengiva su un'unica navata.

Respirava a fatica, con uno scricchiolio vetroso a ogni boccata d'aria, debilitato dalla brutta notte in cui il sonno non aveva avuto compassione per il corpo e dalla scarsa abitudine dei suoi muscoli alla fatica del camminare.

Arrivato dinanzi alla chiesa illuminata da una lista di sole che ne attenuava l'offesa subita, fessurò gli occhi arricciando la griglia della fronte, facendo spaziare la vista all'interno, dai banchi impallinati dai calcinacci e dalla polvere, alle capriate pericolosamente in bilico ghermite da un intero collegio di gazze che strillavano come indemoniate, dando al vescovo la certezza che lì si fosse abbattuta la mano di un Dio irato.

Si portò le mani al pesante crocifisso d'oro che gli pendolava al collo nascondendolo nell'incavo e non permettendo alla paura di fargli tremare la voce sentenziò: Genesi 19,

per tutti quelli che vogliono qui sotto il link per l'acquisto e mi raccomando voglio i commenti.

 

LA CANDELA SPEZZATA   AMAZON.IT LA CANDELA SPEZZATA:

 

 

Il romanzo racconta la lotta che la protagonista, Margherita, ingaggia contro l’avverso destino per tutta la sua vita, lunga più di un secolo.La sua esistenza, la candela appunto, continua ad ardere nonostante il cielo, il destino o qualunque altra cosa, si accanisca ferocemente a spegnerla.Il teatro in cui il romanzo si svela è il Novecento, con i suoi echi tragici che giungono lievi, a volte trattati con ironia, ma che lasciano sempre un’ombra di malinconia; la scena si apre e si consuma in un paesino dell’appennino Dauno, ma per molti versi simile a tanti paesini d’Italia, dove la magia e le ancestrali credenze fanno parte della vita quotidiana e forse lo sono ancora oggi.Sono numerosi i personaggi che vi partecipano, alcuni appena abbozzati che si affacciano timidamente tra le pagine per poi scomparire lasciando la scena a Margherita.Che cosa vuol dire il romanzo?Che per quanto impegno tu possa metterci nella vita, essa segue sue logiche, cambia strada senza avvisarci, portandoci alla fine dove vuole lei.Soprattutto è una storia d’amore quella tra Margherita e Antonio, portata all’estremo sacrificio, che non è la morte fisica ma la scelta di affidare alla morte il loro amore per continuare a vivere.

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In queste pagine pubblichiamo alcune composizioni  di Michele Dota che descrive a suo modo alcuni personaggi bovinesi e lo fa non in lingua italiana, né in dialetto bovinese ... lo fa quasi come in quella lingua "giargianèise" che definivamo in tempi lontani quando qualcuno parlava in un modo che non era facile da capire. Michele Dota scrive e recita queste composizioni nella lingua inventata da Fosco Maraini , la MetaSemantica, che molto piaceva a Gigi Proietti che in tanti teatri e televisioni ha spesso recitato, ha fatto  divertire pur senza far capir niente alle persone che ascoltavano attentamente con la speranza di poter, alla fine,  intuire almeno il senso di tante parole che  con le mani, gli atteggiamenti, le contorsioni labiali, il sorriso e le smorfie, Gigi trasmetteva al pubblico incantato il quale,  alla fine, pur non avendo appreso nulla di ciò che Gigi aveva recitato,  esplodeva con applausi infiniti.

La MetaSemantica di Michele Dota è un po’ diversa  perché è di casa nostra, più facile da capire in quanto descrive personaggi molto noti  che incontriamo nella vita quotidiana e che hanno svolto dei ruoli importanti  nella storia del nostro borgo….

Avvertiamo un pizzico d’ invidia per questi personaggi descritti da Michele Dota perché col loro fare hanno suscitato  ispirazioni poetiche  di questo tipo e chissà se l’ autore che ce ne  ha concesso la pubblicazione  ci farà dono  anche della traduzione:

 

(Per vedere il video di questa composizione basta cliccare  sulla pagina) 

Problemi e Prospettive del Subappennino Dauno

Insieme ai tantissimi auguri di Natale ci è stata inviata una nota da parte di Michele Dota che pur se appare poco  coerente col clima festoso di questo fine Dicembre 2020, a causa dell’ obbligo di rimanere in casa imposto dalla pandemia Covid-19, ci dà modo di rivedere e rileggere “Problemi e Prospettive del Subappennino Dauno”.  Servirà ad inquadrare una situazione che, descritta mezzo secolo fa da Gabriele Consiglio, risulta  tutt’ora attuale con tantissimi problemi  non risolti e con prospettive che necessita tenere ben presenti in una politica di rilancio e di ripresa del nostro territorio.

 Grazie Michele, buona lettura e buone feste a tutti!

PROBLEMI E PROSPETTIVE  DEL SUBAPPENNINO DAUNO

 

Tempo fa ho rieditato in formato elettronico la “Relazione al Convegno Provinciale  della Democrazia Cristiana” tenuta dall’Avv. Gabriele Consiglio il 24 gennaio 1970 in Foggia, nella convinzione che molte delle questioni allora poste siano, tristemente ancora oggi, di grande attualità.

 

Non so a chi possa interessare ma chissà se recuperare un po’ di passato, ingabbiati in una società concentrata sul solo presente, del tutto ed ora, non possa restituire una diversa speranza di futuro.

 

Ed intanto, a cinquant’anni dal documento che vi allego in formato elettronico, non solo il Subappennino ma anche  la Città di Foggia e la Capitanata tutta risulta ultima in tutte le classifiche socioeconomiche…

 

Oltre alla assoluta incapacità dei politici di turno di tracciare prospettive diverse,  ma possibili, qual è la responsabilità di noi tutti nell’accettare come normale un mondo fondato sulla sola bramosia dell’avere e del potere;   quasiché  siamo solo ciò che possediamo.    

 

“Non lasciamoci rubare la speranza” 

                                                                                              Michele Dota

P.S.  Buon Natale!  

Michele Dota

 

          In questa pagina non vi aspettate di sfogliare  un album di fotografie scattate da Michele Dota sui vicoli, sui tetti, finestre, balconi, panorami o immagini inedite del centro storico di Bovino perché Facebook, Instagram, Whatsapp etc.etc sono più che pieni di queste foto. La fotografia è da intendersi, in questo caso, in senso metaforico perché M.Dota ha saputo così ben descrivere la sua visione presente, passata e futura del nostro paese (Città) da tramutare il suo pensiero in tante belle o brutte fotografie sulle quali meditare subito per evitare che la modernità,  la globalizzazione, l’ indifferenza e l’ opportunismo cancellino irrimediabilmente la storia e l’appellativo “borgo” di cui noi Bovinesi ci sentiamo  fieri di avere e che molti altri paesi ci invidiano.

Questa di M. Dota, è una delle tante riflessioni che circolano in Bovino, ma è l’ unica messa “penna su carta”,  fatta circolare in quest’ ultimo periodo negli ambienti Associativo-Politico-Culturali, passata quasi inosservata, rimasta senza riscontro e che non ha suscitato nessuna reazione, nonostante fosse piena di spunti quasi provocatori e riferimenti tutt’ ora mancanti in ambito amministrativo quali la “consulta per il centro storico”.

Pubblichiamo integralmente ciò che Michele Dota ha scritto, sperando di suscitare interesse per dei riscontri, discussioni, critiche, apprezzamenti e dibattiti che portino all’ osservanza di uno strumento urbanistico fin qui disatteso in gran parte ma che è sempre suscettibile di possibili rivisitazioni in quelle parti ove, se necessario,  si dovrà intervenire e modificare:

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BOVINO

La città bianca del Subappennino Dauno

di Michele Dota

 

  

Se fino ad un trentennio fa il paesaggio urbano di Bovino era ancora caratterizzato dal bianco, oggi si assiste alla sempre più diffusa e “deprecabile” pratica di lasciare le facciate delle case del centro storico a “faccia vista”.

 

Cosa certo più pratica e meno onerosa, che tuttavia rischia di snaturare l’immagine, anche turistica, della nostra cittadina.

 

Il Bianco, derivante dall’antica consuetudine[1] dei nostri concittadini di dare la calce viva alle pareti esterne delle case, rappresentava, infatti, il tratto identitario e caratteristico di quella che in altri tempi avremmo potuto definire “la città bianca del Subappennino Dauno”.

 

Ciò è quanto traspare dalle emozioni ed impressioni che la nostra cittadina ha suscitato in qualificati viaggiatori e turisti che hanno percorso le strade del nostro centro storico.

 

Nino Lavermicocca la racconta “… silenziosa, linda e pacata nelle sue casette bianche con i tetti grigi…”  e la suggella come l’Urbino del Sud. [2]

 

 

Inserita dal  2003 tra i Borghi più belli d’Italia, definita e conclamata come la città degli 800 portali di pietra; il profilo che si legge sul sito web  https://borghipiubelliditalia.it/borgo/bovino/  , ne evidenzia gli elementi di pregio, la “fragile bellezza”, e qualche elemento di criticità:

 

…] Tracce del suo passato sono visibili nel borgo antico, distrutto e ricostruito più volte, che si caratterizza per l’interessante struttura urbanistica, talvolta poco leggibile a causa del traffico automobilistico che toglie grazia alle architetture e impedisce la concentrazione.

 

Si possono comunque ammirare ampi tratti della pavimentazione in pietra di fiume, abitazioni in pietra con la tradizionale copertura a embrici, volte a botte in mattoncini, palazzetti nobiliari con le loro romanelle e le caratteristiche corti, un numero altissimo di portali in pietra, opera di maestri scalpellini locali. Le casette bianche, le scalinate ripide dei vicoli, la verde campagna circostante completano il quadro, che è di fragile bellezza, dovendo difendersi da chi semina alterazioni e brutture, ignaro del senso della storia, che qui appare infinita […

 

Anche il sito di  Bandiere Arancioni  https://www.bandierearancioni.it/borgo/bovino riconoscimento del T.C.I.  di cui  Bovino si fregia dal 2013, ne rivela il fascino:

 

…] Ma è nella trama di stretti vicoli che costituisce il centro storico, che si disvela il fascino segreto di questo antico borgo, ricco di arte e cultura, in equilibrio tra passato e futuro. […

 

 

 


 


 

[1] Figlia della nostra cultura contadina di quando gli animali si allevavano e si  ricoveravano negli ”iusi”.

 

[2] La definizione è contenuta nell’articolo “Bovino di Puglia La storia infinita”  a firma di Lino Patruno pubblicato nel gennaio 1987 nel  n°9 di Bell’Italia  (vedi  File in allegato).

 

                                                                                                                                                   PAGINA 1 DI 5

 

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 Su numerosi altri siti di viaggio la nostra cittadina compare come in un flash d’autore, con le sue compatte e suggestive architetture che sanno di storia e di fede antica:

 

…] E’ un racconto di luoghi e di memorie, di pietre, di case bianche di calce, di palazzi gentilizi, di vicoli e di chiese, che emergono dal silenzio dei secoli e diventano di nuovo vivi per accompagnare il visitatore alla scoperta della nostra terra. […

 

https://www.bonculture.it/turismo/il-faugne-spirito-del-luogo-di-bovino-il-borgo-piu-bello-di-puglia/

 

 

 

Ed ancora sul numero 414 di Bell’Italia[1] uscito in questo ottobre, si presenta uno scorcio di Via San Pietro come:  “una delle tipiche viuzze acciottolate del centro storico, stretta tra due file di case in pietra dal colore abbagliante”.

 

 

 

Insisto sul bianco perché questo è il tratto distintivo e identitario, immediatamente e naturalmente percepito da chi visita il nostro centro storico. Ed è percepito come “elemento di natura” legato e connaturato al luogo. Elemento che armonizza i volumi, le linee e le diverse geometrie del costruito. Una partitura che restituisce l’intera armonia musicale dei luoghi, e che valorizza, di volta in volta, l’assolo dei portali, dei cantonali, dei fregi, degli stemmi, dei mascheroni, e dei più importanti monumenti in pietra di cui è ricca la nostra cittadina.

 

Non si tratta di essere “tecnicamente ignoranti”, di non essere in grado di apprezzare la tessitura dei diversi manufatti, di non comprendere la ricostruzione letterale delle gamme cromatiche e dei colori originari di ogni edificio, cosa peraltro puntualmente rappresentata nel Piano di Recupero del Centro Storico.  Ma forse la sola ricerca filologica, centrata sulla cura de singolo episodio architettonico, distoglie dall’attenzione all’insieme; distoglie da ciò che fino a ieri era percepito come entità e identità globale dell’aggregato urbano di Bovino: il bianco, appunto.

 

Definire il “bianco un non colore” ed il ricorso scriteriato e sempre più diffuso alle murature a “faccia vista” non è forse una forzatura architettonica e stilistica ancor più grave, tesa ad imporre una propria visione storica ed estetica dell’abitato?

 

 

 

Esistono giudizi qualificati che stigmatizzano la pratica “deprecabile di lasciare gli edifici con la muratura a vista e senza la protezione della calce o dell’intonaco” [2]  e che individuano nel bianco delle nostre case, nella calda pietra dei nostri portali e negli acciottolati in pietra di fiume delle nostre strade “le tre componenti essenziali che caratterizzano fortemente l'architettura urbanistica di Bovino e le conferiscono una perfetta identità storica, culturale ed estetica”,  senza delle quali “Bovino sarebbe più o meno un paese come tanti altri”[3].

 

 

 

 

 


 


 

[1]  Nel  n° 414  di Bell’Italia dell’ottobre 2020, a 33 anni di distanza dal primo articolo dedicato da tale testata a Bovino, un nuovo articolo, a firma di Vannina Patanè  con foto di Pierangelo Laterza, ne traccia il profilo percettivo. (vedi file in allegato).  

 

[2] Portali e Stemmi di Bovino. Le pietre: memorie storiche di un popolo a cura dell’ Arch. Michele Dota (1993)  pag.13.

 

[3] BOVINO il mio paese  SAREBBE PIÙ BELLO SE…  Lettera aperta all’Amministrazione Comunale - Gabriele Consiglio (2006) .

 

                                                                                                                                   PAGINA 2 DI 5

 

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Potremmo inutilmente interrogarci e discutere per ore sul gusto estetico di ciascuno e/o sul concetto di bello, senza tuttavia arrivare a soluzione. Di solito si dice che è bella l’opera o la cosa che piace.  Ed ancora: c’è chi dice che il bello è ciò che è percepito come tale dai più; che la bellezza si coglie solo intuitivamente; che il bello cambia con il tempo e con le culture; che al bello ci si educa…  

 

Ma sono affermazioni generiche e relative, perché della bellezza possiamo essere solo spettatori passivi, dalla bellezza possiamo essere solo colpiti e rimanerne stupiti e meravigliati.  Ma lo stupore e la meraviglia non sono destate in tutti, ed in tutti  allo stesso modo.

 

Per me il bello è vicino alla concezione classica di armonia, di proporzione, di equilibrio, delle parti e del tutto. È un qualcosa  che ti fa star bene (krestòs). È il senso della “misura” che coniuga il bello al buono (Kalòs kai agathòs).  Quel senso della misura, delle regole, e del rispetto delle regole, che abbiamo perso e che rischia di imbarbarire non solo il nostro centro storico ma anche le nostre “anime”.

 

Qualcuno sostiene che il bello ci salverà!  Ma il problema è che il brutto ci sta già ammazzando lentamente.  Perché se al bello ci si educa, al brutto ci si abitua.  

 

Ed ormai da tempo a Bovino viviamo in un contesto in cui è diffuso una sorta di “determinismo culturale”, dal quale non riusciamo più a sottrarci, che ci fa apparire bello anche ciò che è brutto. Che fa ritenere la personale sensibilità estetica sovrana e superiore alle regole che pur faticosamente ci siamo dati. La regola, in questo caso, è rappresentata dal Piano di Recupero del Centro Storico che, pur se emendabile, rappresenta il canone estetico (ed etico) che detta indirizzi programmatici e norme cogenti a salvaguardia del decoro del centro storico.

 

Ma la cosa che più addolora è che tali norme sono infrante proprio da chi, in relazione alle pubbliche funzioni svolte, avrebbe l’obbligo deontologico e morale di rispettarle, anche  per farle rispettare…

 

Ma così non è, e la coerenza è solo un orpello. Sicché  anche in via Roma assistiamo ad un degrado ingiurioso della storia e dello spirito dei luoghi, frutto di indomita arroganza e di smaliziata falsa ignoranza.

 

Così il rispetto delle regole esistenti e la piena osservanza del Piano di Recupero del Centro Storico, con il ripristino della “Consulta per il centro storico” rappresentano il solo rimedio possibile allo scadere delle qualità urbanistiche del nostro borgo, specchio e contraltare di ben tante altre qualità già scadute o mai possedute da chi ci amministra.

 

Ma davvero a voi “piace” Via Roma così come è diventata? Che dite delle murature a faccia vista che in più punti ormai la fustellano. Che dite del disordine dei vari cablaggi elettrici e telefonici. Delle tubazioni dell’acquedotto e del gas e relativi sportelli zincati che sempre più numerosi aggrediscono tutte le strade del borgo?  Non si era diffusa la prassi di armonizzarli e mimetizzarli con il contesto? E che effetto vi fa vedere i tanti condizionatori apposti sulle facciate principali del centro storico?  O la selva di parabole e di antenne, cui si aggiungono le nuove strumentazioni per il Wi-Fi maldestramente collocate in alcune Piazze del centro

 

                                                                                                                                             PAGINA 3 DI 5

 

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storico?  Ed ancora cosa ne pensate delle pensiline parapioggia in plexiglass e metallo ormai sempre più utilizzate e diffuse.

 

Mali minori e piccoli particolari, certo;  ma che concorrono a sminuire il fascino e la meraviglia del borgo.

 

Eppure queste cose, per non parlare di altro, sarebbero disciplinate dal Piano di Recupero del Centro Storico, che,  tuttavia,  non trova piena attuazione anche per il mancato rinnovo della Consulta; che così non può svolgere le proprie funzioni di “democratica garanzia” sulla corretta applicazione delle norme tecniche.

 

Ciò detto, a mio modesto avviso, urge dare nuovo vigore e linfa a tale fondamentale strumento urbanistico, semmai, e se ritenuto necessario, aggiornandolo anche alla luce della situazione attuale. Sicuramente trovando nuove modalità tecnico-grafiche ed espressive per renderlo più facilmente fruibile ed intellegibile anche al più ampio pubblico dei non tecnici.

 

Infatti solo con una maggiore e diffusa conoscenza delle regole e dei canoni estetici dettati, con l’instaurarsi di un dialogo e di un confronto più sincero, e con la più ampia partecipazione possibile, si può tendere a quella consapevolezza diffusa circa l’unicità architettonica del nostro borgo, in grado di preservarlo e valorizzarlo.

 

Ed ecco perché è ormai improrogabile, anche per Bovino, raccogliere la sfida di educare alla bellezza.

 

         Grandi Speranze!

 

 

 

         Foggia,  31  ottobre  2020                                               Michele Dota

 

 

 

…] nessun architetto ha disegnato i nostri centri storici, frutto dell’opera individuale di artigiani e nobili, contadini e cardinali cocchieri e grandi artisti… Ognuno faceva la sua casa, la sua cattedrale, la sua bottega o il suo castello, eppure tutto era in magnifico e condiviso equilibrio di volumi, linee, forme e colori, perché quell’armonia era innata, sedimentata in tutti, nei suoi canoni, patrimonio comune non detto, quasi elemento di natura.[… 

 

L’Italia è finita - Pino Aprile  pag.13

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Segue Sitografia  e risorse web

 

                                                                                                                          PAGINA 4 DI 5

 

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Sitografia  e risorse web

 

Puglia Digital Library

 

Il sito ed il link da cui scaricare in PDF il prezioso libro PORTALI E STEMMI DI BOVINO

 

http://www.pugliadigitallibrary.it/item.jsp?id=987&locale=it_IT

 

 

 

Siti ed articoli che “presentano” Bovino

 

https://borghipiubelliditalia.it/borgo/bovino/

 

https://www.bandierearancioni.it/borgo/bovino

 

https://www.bonculture.it/turismo/il-faugne-spirito-del-luogo-di-bovino-il-borgo-piu-bello-di-puglia/

 

http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/rete_interadriatica/beni/borgo-antico

 

https://www.eticamente.net/65057/bovino-piccola-perla-medioevale-sui-monti-dauni.html?cn-reloaded=1

 

 

 

Educare alla Bellezza

 

http://forum-phil.pusc.it/articoli/v01-a16

 

https://www.federicomassimoceschin.it

 

https://www.economiadellabellezza.it

 

https://portalebambini.it/educare-alla-bellezza/

 

https://webmagazine.unitn.it/formazione/8486/si-pu-educare-alla-bellezza

 

 

 

Per una conferenza sulla Bellezza con Umberto Galimberti

 

https://www.youtube.com/watch?v=xOWc5ix9sBQ

 

 

 

 

 

Il sito del Comune di Bovino

 

con i link da cui scaricare il Piano di Recupero del Centro Storico 

 

(alla Sezione Settore Tecnico     Strumenti di pianificazione urbanistica comunale)

 

 

 

NORME DI ATTUAZIONE

 

http://www.comune.bovino.fg.it/bovino/zf/index.php/trasparenza/index/index/categoria/165

 

 

 

SCHEDE D’ ISOLATO

 

http://www.comune.bovino.fg.it/bovino/zf/index.php/trasparenza/index/index/categoria/164

 

 

 

TAVOLE

 

 

 

http://www.comune.bovino.fg.it/bovino/zf/index.php/trasparenza/index/index/categoria/162/page/1

 

 

 

 

     Dopo le giornate di “Open Day”, svoltesi nel mese di Ottobre scorso,  l’ instancabile Presidente dell’ Associazione PATA di Bovino (Carmine Santoro) propone di far conoscere alla cittadinanza bovinese l’ interessante iniziativa fatta dai volontari del Servizio Civile della città di Lucca per rendere partecipe gli abitanti al sistema di protezione civile comunale, cominciando con un semplice questionario che invitiamo a leggere, al fine di valutare la possibilità che quell’ iniziativa possa essere intrapresa anche a Bovino.

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Lucca, un buon esempio per avvicinare i cittadini alla protezione civile

·         Sabato 26 Settembre 2020, 09:00

In questi giorni, fino al 31 ottobre, i cittadini di Lucca potranno rispondere alle 22 domande pensate dai volontari del Servizio Civile per capire quanto i cittadini conoscano il sistema e come lo migliorerebbero

Tra gli obiettivi della Protezione Civile, da tempo figura quello di coinvolgere i cittadini nella conoscenza del sistema che la regola e nella pianificazione e stesura dei piani di protezione civile comunali. Il Comune di Lucca, per questo motivo, ha deciso di predisporre un questionario per raccogliere il feedback dei propri abitanti su questi temi. 

Il 
questionario è composto da 22 domande ed è stato sviluppato all’interno del progetto “Conoscere per pianificare ed informare” dalle volontarie e dai volontari del Servizio Civile. Poco meno di 10 minuti è il tempo richiesto per rispondere alle 4 domande sulla "Percezione e conoscenza del rischio", alle 9 domande sulla "Mappatura storica degli eventi calamitosi" e ad altre 9 sul "sistema di Protezione civile". Il tutto in modo anomino con trattazione dei dati in forma aggregata.

In questo modo la protezione civile locale sarà in grado di capire 
quanto i cittadini conoscano il sistema di Protezione civile comunalequali siano ritenuti i mezzi di informazione più diretti ed efficaci in caso di emergenza e ottenere una mappatura degli eventi storici calamitosi del comune di Lucca, costruita attraverso il punto di vista delle persone che li hanno vissuti in prima persona.

Il questionario è disponibile in due lingue: italiano e inglese 

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         Potremmo parlare a lungo di come stanno andando le cose qui a Bovino e fare  una vera fotografia della realtà bovinese, di come si vive, di chi ci abita, dei giovani, dell’ occupazione, degli anziani, della scuola etc. etc. , aprendo così un dibattito sulle varie questioni per cercare soluzioni  che apportino benefici reali al paese e frenare  un degrado che è più che evidente in questi ultimi anni.   Non vogliamo farlo adesso perché ci è giunta una serie di riflessioni di un nostro concittadino  che merita di essere approfondita  e che può dare spunto e suggerimenti a chi ci amministra, avvalendosi di giovani costretti ad emigrare alla ricerca di un lavoro e che vogliono dare un supporto al paese  con le loro esperienze e professionalità :

 

                                                                                 Luci su Bovino

     di Michele Dota

    In nome del risparmio e dell’efficienza energetica, a Bovino, è stato perpetrato l’ennesimo stupro alla bellezza, all’atmosfera romantica e al fascino notturno del borgo antico. Tra la completa distrazione di molti cittadini e l’ indifferenza delle associazioni che a vario modo si occupano della promozione e della tutela del nostro patrimonio architettonico, l’attuale Amministrazione si arroga il diritto di compiere scelte discutibili senza sentire il dovere di interloquire con chicchessia.  E così nonostante il pregio del nostro centro storico, ed in barba ad ogni strumento di pianificazione, si spendono soldi solo per il gusto di sperperare (unica capacità di questa Amministrazione) senza alcun criterio né logico né progettuale.

E così se c’è chi lavora alacremente per dare visibilità e pregio al nostro borgo (è di pochi giorni fa la pubblicazione di un’importante articolo su Bovino comparso su Bell’Italia) c’è chi mina irrimediabilmente la sua immagine e la sua identità.

Non sono bastati, infatti, la barbara sistemazione di Via sotto le Mura e della sua illuminazione; la discutibile scelta dei corpi illuminanti della Villa Comunale ( troppo alti e che danno l’impressione di un “apparato del 29 in pianta stabile”); l’improvvida sostituzione delle vecchie lanterne di via Roma, per far riflettere sull’importanza che la luce dà all’atmosfera e al paesaggio urbano notturno. È stato necessario “abbattere” anche i lampioncini di ghisa in stile antico presenti in Piazza Duomo (stessa sorte subiranno i lampioncini di Piazza Guido Paglia),  per affermare il principio del “qui comando io e faccio come a me più piace”.

  Anche la recente “scivolata” sull’illuminazione di Corso Vittorio Emanuele, con bracci troppo corti e/o comunque pali inidonei, che hanno costretto ad una drastica potatura delle alberature presenti, non ha insegnato che “ ben illuminare non significa mettere punti luce alla  C…. di cane o sostituire lanterne e lampade con lampade a led.

Scelte scriteriate e insulse, sia per motivi estetici che tecnici. Esse evidenziano la totale mancanza di applicazione intellettiva nel cercare di coniugare la legittima necessità di una maggiore efficienza energetica con possibili soluzioni in grado di accrescere il fascino originario del borgo antico anche in chiave turistica.

Infatti dal punto di vista estetico e tecnico occorre considerare che:

  • La luce emessa dalle nuove lampade già installate in via Roma è luce bianca e fredda che, a causa della mancanza di vetri opachi nelle nuove lanterne quadrangolari, viene sparata in tutte le direzioni creando un fastidioso effetto abbagliante. Una luce innaturale che altera il chiaroscuro, i rilievi, i colori, le geometrie e le dimensioni degli stessi edifici, prima più facilmente leggibili, e che rende tutto più disarmonico;
  • Di notte  le nuove lanterne, a causa del mancato confinamento,  perdono la propria identità di elemento tecnico-architettonico che si armonizzi con le facciate degli edifici e dei monumenti. Di giorno, invece, appaiono come scheletri vuoti: povere, incomplete e scialbe;
  • Ben più importanti e preziose sia i vecchi bracci che le vecchie lanterne (a tronco di piramide esagonale) che, in virtù della presenza dei vetri possedevano una chiara identità architettonica  e restituivano una luce più morbida e delicata;
  • Ancor più preziosi le lanterne ed i candelieri in ghisa presenti in Piazza Duomo,  Piazza Guido Paglia, Piazza Marino Boffa (chissà che fine avranno fatto!);
  •  A tali elementi già perfettamente inseriti nel contesto urbanistico del centro storico, e senza sperpero di risorse, si sarebbero potuti adattare corpi illuminante a led, oppure e meglio lampadine ad induzione magnetica con attacco universale. Sul mercato sono infatti disponibili sia lampade a Led che hanno la stessa temperatura-colore delle tradizionali lampadine a luce  calda  bianca, gialla, e ambrata; sia lampade a induzione magnetica, già a basso consumo, che permettono di illuminare in modo più diffuso ed uniforme;
  • Studi recenti dimostrano che l’illuminazione a led pone problematiche di tipo fotobiologico  con potenziali rischi per la salute degli occhi;  problematiche che non si manifestano con le lampade ad induzione che risulterebbero anche meno impattanti ed ecologicamente più sostenibili.

 

Ciò detto, sorvolo sulla scelta di dedicare proprio a Via Roma e relative piazze tale trattamento,  anche se mi resta la curiosità dei due bracci apposti su via Guevara, ancorati al muro del Giardino pensile: occorreva forse richiedere il parere della Sovrintendenza?

Mi chiedo se con il finanziamento ottenuto di 50.000 Euro non si sarebbe potuta adeguare, ai criteri del risparmio energetico, l’illuminazione stradale delle zone periferiche di Via Moro o di qualche altra strada sostituendo i soli corpi illuminanti e/o le lampade ?  A parità di costi si sarebbe potuto ottenere un maggior numero di punti luce adeguati con un maggior e più efficiente risparmio energetico?

Ed ancora: che dire dell’illuminazione della strada per Deliceto sino all’altezza del “Carcere Nuovo” attualmente destinato all’ospitalità di cittadini stranieri con il progetto Sprar? 

Eppoi di nuovo:  cosa ne è dell’illuminazione che un tempo rendeva sì suggestive le murge ed il muro  del tratto finale di via Castello? La stessa Via Castello  e Corso Umberto I,  vi sembrano  ben illuminate?

Ecco che una buona progettazione per l’illuminazione del nostro centro urbano non può essere improvvisata. A maggior ragione se riguarda il centro storico.

Nei luoghi di pregio l’illuminazione deve concorrere a salvaguardare e valorizzarne  l’identità, deve facilitare la lettura unitaria delle visuali architettoniche e paesaggistiche importanti, delle piazze, dei monumenti.  Deve essere una illuminazione che non guardi esclusivamente agli aspetti funzionali e che non  faccia solo vedere;  ma che valorizzi il patrimonio a disposizione, che restituisca un’immagine notturna comunicativa, armonica. Una illuminazione in grado di instillare curiosità, di suggerire percorsi cromatici luminosi da esplorare, di regalare sensazioni ed emozioni.

Un’ illuminazione modulabile, sì funzionale, ma anche d’accento. In grado di illuminare le torri campanarie, i diversi monumenti, il Castello, gli archi, i loggiati, semmai con varianti cromatiche da utilizzare in diverse occasioni  (pensiamo ai monumenti ed ai palazzi delle grandi città che si vestono di colori diversi per le più varie celebrazioni).

Essa, come detto, non può essere improvvisata, ma deve essere necessariamente frutto di una progettazione partecipata, attenta, consapevole, responsabile, rispettosa della storia e della dignità dei luoghi.

Molti Comuni si sono così dotati del “Piano d’illuminazione comunale” che dovrebbe affrontare in modo sistemico la tematica dell’illuminazione notturna, di come cioè i luoghi appaiono di notte, considerando anche come essi appaiono di giorno.  Uno strumento programmatico e di indirizzo che dovrebbe connettersi intimamente con il piano del colore della città (altro strumento di orientamento pianificatorio e programmatico, che trova nel piano di recupero del centro storico i suoi prodromi fondanti benché inosservati) e comprendere anche il piano del colore notturno. Uno strumento di attuazione sistemico, coerente con il tessuto urbano, che detti indirizzi di disciplina anche per il privato;  che indichi tecnologie, modalità e tempi di realizzazione che non possono che essere pluriennali, in un'ottica generale di ottimizzazione degli interventi al fine di evitare realizzazioni frazionate ed episodiche con conseguenti sprechi di risorse pubbliche.

 

Tutto il contrario di quanto sa improvvisare la nostra Amministrazione comunale, che non è in grado di comprendere il potenziale di attrattività paesaggistica del suo tessuto urbano e che peggio costringe a ripartire sempre da zero…

Nulla di particolarmente difficile se pensiamo che Bovino è comunque un paese “Numinoso” e che i nostri numi tutelari (che forse non trovano riposo) da tempo ci avevano suggerito la strada da seguire per fare di Bovino un paese bello di giorno ma ancor più bello ed affascinante di notte.

Grandi Speranze.

            Foggia,  3 ottobre  2020                                                        Michele Dota

 

P.S.

Allego alla presente il documento  “Bovino il mio paese. Sarebbe più bello se …”                                           a firma dell’Avv. Gabriele Consiglio  e datato maggio 2006.

Redatto in forma di lettera aperta,  contiene, tra le tante altre cose, suggerimenti proprio sull’ illuminazione del centro storico, che meriterebbero una attenta rilettura.

 

P.P.S.

Non riuscendo ad esprimere con le parole quanto può esser fatto con l’illuminazione  linko da YouTube alcuni video esemplificativi che ne illustrano le mille possibilità.

 

Comacchio                 https://www.youtube.com/watch?v=HtnR8FEc8o0

 

Matera                        https://www.youtube.com/watch?v=TquAnAk2EJ8

 

Ragusa                        https://www.youtube.com/watch?v=cu4RfruJFpU

 

 

Ricomprendo anche la tecnica del Videomapping che potrebbe ispirare azioni innovative sul tema:

“Luci di Natale a Bovino“

 

Natale 2019  Lugano             https://www.youtube.com/watch?v=3VdnmFNDNJk

Natale 2019 a Lecco              https://www.youtube.com/watch?v=fqVkpqDxN-w

Natale a Montegemoli            https://www.youtube.com/watch?v=98_cLftGT0c

 

 

Sitografia  e risorse web

Sulla luce a led nei centri storici

Marisa Fumagalli - Da Modica a Piacenza: le luci a led che oltraggiano le bellezze italiane.

https://www.corriere.it/bello-italia/notizie/da-modica-piacenza-luci-led-che-oltraggiano-bellezze-italiane-b677a682-b788-11e9-8f09-1144c9db96f4.shtml

 

Giovanni Antonio Albertin - Un significativo progetto di illuminazione scenografica dinamica.

https://www.infobuild.it/progetti/un-significativo-progetto-di-illuminazione-scenografica-dinamica/

 

Bettini  Elena - Illuminazione dinamica: l’occasione per ridefinire il dialogo con i centri storici  (con tesi scaricabile)

https://www.infobuild.it/approfondimenti/illuminazione-dinamica-loccasione-per-ridefinire-il-dialogo-con-i-centri-storici/

 

 

Normativa Regione Puglia  (P.R.I.C.   Piano Regolatore Illuminazione Comunale)

Legge Regionale n.15 del 23/11/2005 “Misure urgenti per il contenimento dell’inquinamento luminoso e per il risparmio energetico”.

https://www.indicenormativa.it/sites/default/files/L_15_23_11_2005.pdf

 

REGOLAMENTO REGIONALE 22 agosto 2006, n. 13“Misure urgenti per il contenimento dell’inquinamento luminoso e per il rispar-mio energetico”.

http://www.beta.regione.puglia.it/documents/10192/5204730/N109_28_08_06.pdf/6ee58492-13e3-4ce5-8f66-229bbdd42710;jsessionid=5A4A2C0A394489378F5D4FFD7CF5A520

 

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