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AMBIENTE (68)

PALE EOLICHE: LA MAZZATA !!

Written by Monday, 15 February 2016 07:26

Impianti eolici: nulle le clausole che riconoscono royalties ai Comuni

Le clausole che riconoscono royalties ai Comuni per impianti a rinnovabili sono nulle. Lo ha confermato il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP) con la sentenza 23 /2016 (in allegato in basso), rigettando l’appello proposto da un Comune contro la sentenza del TRAP Piemonte (sentenza 2120/13, vedi sotto) che lo aveva condannato a restituire le somme già versate da una impresa idroelettrica.

“Si tratta di una decisione rilevante per il settore delle fonti rinnovabili, nel quale stenta a sradicarsi l’impropria prassi della conclusione di accordi con i Comuni che hanno quale scopo unico o principale la deviazione verso l’ente locale di parte delle incentivazioni riconosciute dallo Stato alla produzione di energia pulita, quale implicita contropartita alla rinuncia dei Comuni a contestare la localizzazione degli impianti”, commentano in una nota i legali dello studio “GPA – GiusPubblicisti Associati”.

Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (la controversia aveva ad oggetto un impianto idroelettrico, ma le questioni di diritto trattate e risolte sono perfettamente applicabili anche al settore eolico, fotovoltaico e comunque a tutte le fonti rinnovabili) ha definitivamente statuito la nullità delle convenzioni e delle clausole che prevedono la corresponsione di royalties a favore dei Comuni, dichiarate prestazioni patrimoniali “prive di causa”, diverse da quelle sole e tassative ammesse per legge (quali l’IMU o, nel caso degli impianti idroelettrici, i canoni e sovracanoni per l’uso delle acque), distorsive della concorrenza, lesive della libertà di impresa e in contrasto con la disciplina comunitaria.

Gli avvocati Mario Bucello e Simona Viola, che hanno assistito l’impresa contro il Comune, hanno dichiarato: “è importante che la giustizia amministrativa abbia definitivamente sanzionato con la nullità questo genere di pattuizioni, ingiuste e ingiustificate, cui gli operatori sono stati soprattutto in passato, ma talvolta sono ancora oggi, costretti a piegarsi. È un malcostume che fatica ad essere del tutto estirpato, anche perché sono purtroppo note le difficoltà finanziarie in cui si dibattono i Comuni, esposti alla tentazione di negoziare l’azione amministrativa, nonostante il chiaro divieto normativo, esigendo il versamento di royalties sulla produzione (o comunque il pagamento di cospicue somme, anche se sganciate dalla produzione). Ma si tratta di una risposta sbagliata ad un problema reale: le comunità locali non possono accudire i loro pur legittimi interessi intercettando e deviando dal loro scopo quote di incentivi funzionali al perseguimento di obiettivi di politica industriale di dimensione sovranazionale. Né gli investitori stranieri capiscono le ragioni di tali arbitrari balzelli, che, ponendosi in antitesi con l’incentivazione, contribuiscono ad attribuire una connotazione schizofrenica all’ordinamento italiano. Sentenze come quest’ultima aiutano a ristabilire il primato delle regole, contro la perdurante diffusa indulgenza nazionale per pratiche disinvolte, derubricate eufemisticamente ad esercizi di creatività: anche quando animata da nobili intenzioni, la violazione delle regole è sempre, per la collettività, un’operazione a saldo negativo".

La sentenza (pdf)

 

 

NO ALLE TRIVELLAZIONI ALLE TREMITI

Written by Wednesday, 10 February 2016 08:34

Sembra sorridere felice la statua di Padre Pio dai fondali delle Isole Tremiti perchè finalmente è arrivata la buona notizia: la società autorizzata dal Governo ad iniziare le trivellazioni per la ricerca di petrolio al largo delle Isole Tremiti, ha rinunciato a farlo, avendo  cambiato  nel tempo trascorso per l' ottenimento dei permessi, le proprie politiche industriali e societarie.

I giornali di stamani, tra i quali "L' Immediato",  riportano la notizia:

Addio trivelle al largo Isole Tremiti, la Petroceltic rinuncia alla ricerca dei giacimenti

La società Petroceltic ha presentato al Mise istanza di rinuncia in merito al permesso di ricerca nel Mare Adriatico meridionale, a largo delle isole Tremiti. Lo annuncia la stessa società, che sottolinea come "essendo trascorsi 9 anni dalla presentazione dell'istanza, periodo durante il quale si è registrato un significativo cambiamento delle condizioni del mercato mondiale, Petroceltic Italia ha visto venir meno l'interesse minerario al predetto permesso". Il Mise accoglie "con rispetto" la rinuncia della Petroceltic al permesso di ricerca al largo delle Tremiti. Si tratta, spiega, "di un passo indietro che risponde ad esigenze industriali strategiche della società di cui il ministero prende atto".
"Spero adesso che, grazie anche a questa scelta - dice il ministro Federica Guidi - venga messa una volta per tutte la parola fine a strumentalizzazioni sul tema delle attività di ricerca in mare che erano infondate già prima e che lo sono, a maggior ragione,dopo la decisione della Petroceltic".

Le reazioni

Immediate le dichiarazioni da parte del governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano e del sindaco di Foggia, Franco Landella. "Una grande vittoria - il commento dell'ex sindaco di Bari -. Vengono premiati il nostro modo ragionevole, intelligente, l'unità del popolo pugliese con il popolo italiano. Dove non era arrivato il buon senso di alcuni, è invece arrivata la saggezza della società Petroceltic che ha deciso di rinunciare al permesso di ricerca a largo delle Isole Tremiti. Scopriamo oggi dal comunicato della Petroceltic che anche per loro l'operazione non era economicamente conveniente, come avevamo sostenuto in tanti all'epoca in cui il permesso di ricerca era stato rilasciato. Adesso andiamo avanti, più forti di prima, verso il referendum".

"La rinuncia della società “Petroceltic Italia” - ha detto il primo cittadino del capoluogo dauno - al permesso per la ricerca di idrocarburi al largo delle Isole Tremiti è una bella notizia per la provincia di Foggia, per la Puglia e per l’intero Paese. È una bella notizia per la difesa dell’ambiente, per la tutela della nostra straordinaria industria turistica ed anche per la battaglia civica, con in testa il movimento “No triv”, ed istituzionale avviata nei mesi scorsi su questo tema strategico. Il fatto che l’istanza di rinuncia presentata al Ministero dello Sviluppo Economico muova da motivazioni che riguardano il venir meno dell’interesse in ragione del mutamento delle condizioni del mercato mondiale, non incide sulla validità delle ragioni politiche poste alla base della mobilitazione referendaria – a prescindere dalla formulazione del quesito – nata sulla base della richiesta di regolamentare in modo più puntuale il rapporto tra Governo e Regioni in materia di politica energetica. Si tratta di una questione che resta di stretta attualità, perché attiene il diritto delle comunità ad essere parte attiva nella scelta del proprio modello di sviluppo e nella definizione della sua coerenza con le vocazioni dei territori".

GIARDINETTO - Un piano per la bonifica dei rifiuti

Written by Monday, 08 February 2016 07:48

 Il Comune di Troia si rende disponibile all' attuazione del piano di risanamento del sito inquinato  contribuendo con fondi comunali.

Apprendiamo la notizia dal quotidiano "L'Immediato":

L'incontro del 4 febbraio è l'ulteriore prova tangibile che stiamo facendo di tutto per risolvere una volta per tutte una questione che va avanti da quasi venti anni", queste le parole del sindaco di Troia, Leonardo Cavalieri, all'indomani del Tavolo tecnico convocato dalla Regione Puglia (prot. 783 del 27 gennaio 2016), alla presenza dell'ingegner Giovanni Scannicchio e della dottoressa Rosa Marrone, cui hanno partecipato oltre al Comune di Troia (rappresentato dall'Assessore all'ambiente, Antonella Capozzo, dal Consigliere Angelo Moffa e dall'ingegner Ciro Gaudiano), la Provincia di Foggia con l'Assessore Antonio Tutolo ed il dirigente Stefano Biscotti, l'ARPA DAP Foggia con Antonio Fascia.
Nel corso della riunione, è stato esaminato il piano di caratterizzazione approvato dalla Regione Puglia nel 2009 e le relazioni prodotte nell'ambito dell'ultimo processo dal dottor Scapicchio (consulente del P.M.) e dal professor Salvatore Masi (Consulente Tecnico d'Ufficio nominato dal Giudice).
A termine della seduta, il Comune di Troia si è reso disponibile all'attuazione immediata del Piano di Caratterizzazione mentre la Provincia di Foggia ha manifestato il proprio impegno per la copertura delle spese necessarie.
"Un piano di caratterizzazione che risale al 2009, ben 7 anni fa, che se fosse stato eseguito dalla IAO a tempo debito avrebbe permesso oggi l'immediata bonifica e messa in sicurezza del sito. Ci facciamo oggi carico di tale responsabilità grazie all'intervento e alla disponibilità di Regione Puglia, Provincia di Foggia ed ARPA. È sicuramente il primo e fondamentale passo per la soluzione del problema, frutto della auspicata collaborazione tra enti, unica strada percorribile per venire fuori dalle sabbie mobili del tempo in cui l'ex sito industriale della IAO rischiava nuovamente di finire".

 

 

 

"A Giardinetto (Foggia) c'è una enorme discarica di rifiuti industriali posta sotto sequestro dal '99. I medici di base della zona registrano da tempo una mortalità per tumori allarmante. Soltanto in questi giorni, nove anni dopo il sequestro, nei capannoni dell'impianto sono iniziate le analisi delle sostanze tossiche che sono arrivate da tutto il mondo."...così enuncia la didascalia su youtube al filmato del 2009 su La7.

Ora è l' organo di stampa L'IMMEDIATO che riporta la notizia di un' interrogazione parlamentare:

"La discarica di Giardinetto nell'area di Troia (FG) è un ex opificio dismesso con residui di rifiuti di lavorazione e materiali abbandonati di varia natura e pericolosità". Esordisce così la senatrice salentina del Movimento 5 Stelle Daniela Donno, che in questi giorni ha presentato una interrogazione in Parlamento chiedendo al ministro di rispondere celermente. 
"Ho presentato una interrogazione ai Ministri della Salute e dell'Ambiente - commenta - nella quale ho rimarcato il fatto che la vicenda si ripercuote sulla cittadinanza e l’intero territorio del Comune di Troia presentando un allarmante tasso di mortalità per malattie tumorali del colon-retto, dell'esofago, del sistema immunitario e patologie di tipo cardio-circolatorio. Diventa prioritario adottare misure di competenza che evitino la sistematica violazione delle vigenti norme in materia ambientale, di trattamento dei rifiuti e di tutela del territorio, anche attraverso un veloce ripristino dei siti inquinati". Il testo del politico pugliese è basato su un'inchiesta de l'Immediato pubblicata a settembre 2015. 

IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE

In località Giardinetto, nel comune di Troia (Foggia), è sito un opificio dismesso con residui di rifiuti di lavorazione e materiali abbandonati di varia natura e pericolosità;

secondo quanto riportato nella "Relazione sulla discarica di Giardinetto presso l'ex fornace ala rdb di proprietà Fantini" della commissione consiliare di studio del Comune di Troia, nominata dal Consiglio comunale con delibera n. 58 del 6 dicembre 2007, «dalla documentazione catastale, dai rilievi cartacei e dal sopralluogo effettuato, è emerso che l'area di proprietà della Ditta I.A.O. su cui è ubicato l'ex stabilimento dell'Ala Fantini si estende su una superficie complessiva di Ha 42.60.84, individuata dalle particelle 19-23-25-57-104-118-119-120-121-122-180-228-318-391 del foglio n. 30";
le controversie legali legate alla discarica hanno avuto inizio nel 1999, con il sequestro dell'intera area di proprietà della I.A.O. Srl. Per far luce sulla vicenda, erano state avviate le indagini preliminari, a cui seguivano dei rinvii a giudizio;
considerato che, per quanto risulta agli interroganti:
secondo la ricostruzione cronologica effettuata dal comitato cittadino di Troia "Salute e territorio", in data 17 luglio 2007, la I.A.O. Srl comunicava alle competenti autorità amministrative (Comune di Troia, Provincia di Foggia e Regione Puglia) la consistenza dei rifiuti presenti nel sito (circa 47.000 tonnellate tra pericolosi, non pericolosi, da definire e non decifrabili) e la programmazione sperimentale di tipo analitico volta ad evidenziare l'eventuale stato di contaminazione delle matrici ambientali;
la ricostruzione evidenzia che il 28 maggio 2008, "L'Arpa Puglia di Bari presenta alla Regione Puglia, Provincia di Foggia, Arpa Puglia di Foggia, Comune di Troia, Comandante dei Carabinieri di Troia e alla I.A.O. s.r.l., una relazione sugli esiti ottenuti dalle prove sui campioni prelevati all'interno del sito: su 14 complessivi, 2 risultano rifiuti non pericolosi, 6 da inertizzare o sottoporre a processo di recupero materia ed i restanti 6 rifiuti pericolosi". Inoltre, il 10 luglio 2008, "la I.A.O. s.r.l. trasmette alla Regione Puglia, Provincia di Foggia, Arpa Puglia Direzione Generale di Bari, Arpa Puglia Dipartimento di Foggia, ASL FG/3 di Troia, Comune di Troia, l'Indagine Analitica Preliminare, nella quale classifica il sito come "potenzialmente contaminato"»;
il 1° dicembre 2009, "i militari del comando provinciale della Guardia di Finanza, su disposizione della procura della Repubblica di Lucera, sequestravano un'area di 340.000 mq. in cui sono stati riversati, nel sottosuolo, 250.000 tonnellate di rifiuti speciali e tossici e 8 capannoni con copertura in amianto. Tre persone denunciate. L'area è quella di Giardinetto di proprietà della I.A.O. s.r.l";
da un articolo di stampa del 23 gennaio 2015 pubblicato su "affaritaliani" si apprende che veniva «emesso il dispositivo di sentenza relativo al Processo Giardinetto presso l'ex Tribunale di Lucera dal Collegio giudicante (…) Ascoltate le arringhe difensive dei legali degli imputati accusati a vario titolo, insieme all'azienda I.A.O Srl di falso ideologico e disastro ambientale per fatti risalenti al 1999, il giudice ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti di Vito Balice e Vincenzo Piccirillo perché il fatto non sussiste. Estinti per prescrizione, invece, le imputazioni di reato a carico di Giuseppe De Munari»;
a giudizio degli interroganti è evidente la grave situazione di disagio sanitario ed ambientale in cui versa la cittadinanza e l'intero territorio di Troia anche in considerazione di quanto diffuso in data 9 settembre 2015 dal sito on line "immediato" riguardo all'allarmante tasso di mortalità nel foggiano, "nell'area di Troia, dove insiste peraltro una discarica mai bonificata (Giardinetto), ad essere colpiti sono il colon-retto, l'esofago, il sistema immunitario e cardio-circolatorio", (LEGGI L'ARTICOLO)
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, attivarsi con urgenza, sollecitando le amministrazioni locali competenti, affinché sia operata un'immediata bonifica e messa in sicurezza del sito, nonché dell'intera area interessata, allo scopo di tutelare lo stato della salute e della sicurezza umana, nonché il paesaggio, le coltivazioni e i terreni circostanti;
se, sulla base della situazione e considerato il dettato normativo del decreto legislativo n. 195 del 2005, non ritengano opportuno assumere, nell'ambito delle rispettive competenze e fatte salve le specifiche attribuzioni regionali, le opportune iniziative di divulgazione dell'informazione ambientale riguardante l'aria, l'atmosfera, l'acqua, il suolo e il territorio circostante il comune di Troia;
se abbiano adottato o intendano adottare misure di competenza che evitino la sistematica violazione delle vigenti norme in materia ambientale, di trattamento dei rifiuti e di tutela del territorio.

Manutenzione sulla strada Provinciale Bovino-Ponte

Written by Monday, 07 December 2015 20:30

"Lavori con lo sputacchio" uno stile che rende bene ! Quello che sarebbe un marchio locale comincia ad essere taroccato  e copiato da imprese che vengono da fuori, comandati da altri Enti, in questo paese in cui tutto si può fare e tutto è permesso.

Queste foto che ci ha inviato un "navigatore internauta" il 5 dicembre dimostrano come si sta intervenendo sulle cunette della strada provinciale 121 Bovino-Ponte Bovino, bisognose di manutenzione e pulizia per il deflusso dell' acqua piovana: semplicemente una colatina di cemento, non sappiamo nemmeno in quale percentuale, senza nè togliere l' erba o altri detriti esistenti ! 

Può anche essere stato così studiato questo intervento, ma sembra molto strano che questi lavori vengano fatti proprio di Sabato in cui non esistono controlli da parte degli Enti che l' hanno commissionato perchè gli uffici sono chiusi (Comune-Provincia-Inail etc.) e tutti pensano  non al Ponte di Bovino ma al Ponte dell' Immacolata per cui il mercoledì lo sputacchio sarà intostato!  Nasce spontanea la domanda: questi lavori dureranno fino a Pasqua?

Sapremo quanto costano alla comunità o se sono stati offerti da qualche impresa benefattrice?

 

EOLICO AL SUD: ARRIVANO I RIPENSAMENTI

Written by Thursday, 29 October 2015 11:43

Dopo anni ed anni di assalto al territorio da parte di affaristi spregiudicati che hanno devastato natura e territori del già tanto martoriato sud, arrivano stop e ripensamenti da quei Comuni che con tanta leggerezza hanno svenduto il proprio ambiente, inseguendo il miraggio di benessere, occupazione e risparmio energetico che sono rimasti solo sulla carta.

Cosa sta succedendo  in Campania, la Regione nostra confinante:

Pale eoliche, quanti miliardi al vento

Written by Tuesday, 21 July 2015 10:49

 

Viaggio dalla Campania alla Puglia, trionfo dell’energia alternativa che ha conquistato tutto il Sud. L’affare di questo inizio di secolo, a favore di pochi intimi, che vale solo quest'anno 10 miliardi di euro. Tutto pagato dagli italiani in comode rate bimestrali direttamente in bolletta

Candela è un paesino che lega la Campania alla Puglia. I viaggiatori diretti a Bari lo incontrano alla sommità dell’Appennino, finita la salita dell’Irpinia d’Oriente. Spalanca gli occhi alla Daunia, li dirige sugli ettari di grano del Tavoliere, verso Foggia. A Candela nessuno pensava fino a vent’anni fa che il vento si potesse anche vendere. Il vento qui ha sempre fatto solo il suo mestiere: soffiare. Soffia quasi sempre, anche duemila ore all’anno. Contano le ore coloro che fanno quattrini col vento. Con un anemometro, un’asta lunga, una specie di ago d’acciaio diretto al cielo, si può conoscere se è buono o cattivo, forte o debole. Se soffia come si deve o se fa i capricci. Se è utile a far fare quattrini, dunque.

Arrivarono le aste e con loro particolari personaggi che organizzavano il mercato del vento. Sviluppatori si chiamavano. Sviluppavano il territorio, certo. Gli agricoltori di Candela ne furono lieti, anche il sindaco e tutta l’amministrazione comunale. C’era la possibilità di ottenere qualche migliaio di euro dalla società che avrebbe innalzato le pale eoliche. E soldi per fare una bella festa patronale per esempio e far venire (altrove era già successo) i cantanti di X Factor finalmente! E anche sostenere la squadra di calcio: divise nuove per tutti!

Pure belle sono le pale. Se le vedi da lontano sembrano rosoni d’acciaio o margherite giganti, dipende dai tuoi occhi, da dove le miri. Fanno la loro figura comunque. Ognuno degli abitanti del vento ha una sua immagine da offrire al pubblico dibattito. A un sindaco del Tarantino, per esempio, parevano simili a mulini a vento: “Abbiamo già il mare e avremo i mulini, delle possibili attrazioni per il nostro territorio sempre danneggiato, vilipeso dal nord”.

Le pale eoliche messe una accanto all’altra formano, come ha sempre spiegato Legambiente, un parco eolico. La parola parco dice tutto: significa ambiente tutelato, prati verdi, cielo azzurro, aria pulita. Finalmente il sud non avrebbe insozzato l’aria, anzi l’avrebbe trattenuta e gestita nel miglior modo possibile. Così a Rocchetta Sant’Antonio iniziarono a mettere le pale che pian piano giunsero fino a Candela, poi si volsero verso Monteverde e Lacedonia, paesi limitrofi. Puntarono in direzione di Foggia, cinsero Sant’Agata di Puglia come un pugno stringe una rosa, s’incamminarono verso Lesina, verso il mare dell’Adriatico.

Pale, pale, pale. Un alluvione di pale che ha conquistato tutto il sud. Loro in cima alle montagne, i pannelli fotovoltaici in terra. Creste d’acciaio in aria, e in basso silicio al posto degli ulivi, come in Salento, silicio invece degli agrumi, come in Calabria. Silicio e non pomodori, o vitigni, o alberi. Silicio in nome dell’energia sostenibile, del Protocollo di Kyoto, delle attività ecocompatibili. In nome del futuro dell’uomo. Conviene dunque partire da qui, dall’Irpinia d’Oriente, epicentro del vento, per illustrare il più straordinario, galattico affare di questo inizio secolo. Per domandare come sia stato possibile costruire una fabbrica di quattrini per pochi intimi, un giro d’affari che nel 2020 toccherà punte multimiliardarie, deviando nelle casse pubbliche qualche spicciolo. L’equivalente di un’elemosina. Come sia potuto accadere che un tesoro collettivo inesauribile è stato ceduto ai privati. Che non una pala, una!, sia veramente e totalmente pubblica. Per volere di chi, grazie a complicità di quali menti, di quali mani, di quali occhi? E in ragione di quale bene comune il bilancio statale ha immaginato di destinare, per sostenere il ciclo vitale dello sviluppo delle rinnovabili, un monte di soldi che, in una puntuale, analitica interrogazione parlamentare al ministro dello Sviluppo economico e a quello dell’Ambiente, la radicale Elisabetta Zamparutti, unica curiosa tra le centinaia di colleghi silenti, stima in circa 230 miliardi di euro. Solo quest’anno, nel tempo feroce della spending review che taglia ospedali e trasporti, trasforma in invisibili gli operai, taglia commesse e finanziamenti e con loro cancella la vita precaria dei precari, si dovranno accantonare altri dieci miliardi di euro da investire nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, le cosiddette Fer. Dieci miliardi! Uno sforzo titanico a cui gli italiani sono chiamati a partecipare versando l’obolo in rate bimestrali attraverso un sovrappiù della bolletta elettrica. Si chiamano incentivi. Erano i famigerati certificati verdi sterilizzati da nuove norme, le cosiddette “aste”. E non ha importanza che la soglia di rinnovabile elettrica sia stata raggiunta impetuosamente con otto anni di anticipo.

ORIZZONTE D’ACCIAIO

Candela accoglie i viaggiatori nel grande piazzale di una stazione di rifornimento di carburante. Il vento spazza l’asfalto. La sosta è obbligata per i bus che collegano l’est con l’ovest del Mezzogiorno. Arrivano le corriere da Napoli. Chi vuole andare a Foggia non conta infatti sul treno, sarebbe una via crucis. Perciò il bus. Il viaggiatore può attenderlo nel bar di antico sapore bulgaro. Una stradina lo costeggia e ci conduce verso Rocchetta Sant’Antonio, sulla linea di confine pugliese. Superata la prima curva, l’orizzonte si fa d’acciaio. Una foresta di tubi e di pale, l’una dietro l’altra a recinto dei crinali delle montagne. L’orizzonte è tagliato dalle eliche, sembra che la terra possa decollare e tutti noi puntare da un momento all’altro verso il paradiso. “I contadini hanno fittato agli imprenditori del vento e si sono rifugiati altrove – dice Enzo Cripezzi, presidente della Lipu Puglia e uno dei maggiori indagatori del fenomeno eolico – Hanno messo in tasca i pochi quattrini, una somma comunque incomparabile rispetto al reddito miserabile dell’agricoltura, e hanno scelto l’abbandono. Sono fuggiti col tesoretto, felici finalmente”. Verso Rocchetta troviamo a far compagnia alle torri una poiana, rapace autoctono, che tenta di fare spuntino con una lucertola e poi compare più in là un biancone. Sono uccelli migratori, profondi conoscitori delle correnti del vento. Vivono grazie ai vortici depressionari che d’estate li conducono in Italia, in Spagna, nei territori caldi dell’Europa e l’inverno li riportano in Africa dove attendono il nuovo viaggio. Il biancone, della larga famiglia delle aquile, conosce così bene le correnti da superarle aggirando il Mediterraneo, prendendolo ai fianchi: costa ligure, costa azzurra, costa brava, stretto di Gibilterra, infine Marocco. Fanno fatica a superare l’acqua e questi uccelli migratori sono simili – in quanto a viaggi della speranza – agli uomini migranti. Gli umani muoiono sui barconi, gli animali in aria se il loro corpo non resiste alla fatica che la natura impone. Fino a ieri il pericolo era il canale di Sicilia, superato il quale veleggiavano verso la salvezza. Adesso no, le eliche li confondono e li annientano. I nibbi reali, le cicogne nere, specie protetta e rara, possono incappare nelle turbine, ferirsi e morire. Così i falchi, le poiane, e ogni uccello che tenti di attraversare l’Appennino. Effetti collaterali minori, si dirà. E qual è l’effetto visivo, l’impatto ambientale, la forza prepotente e magica di questi spuntoni di roccia che affiorano sui pendii descritti da Gabriele Salvatores nel film Io non ho paura?. “La natura non aveva preventivato le pale eoliche – dice Cripezzi – Guardare oggi questo panorama e compararlo con quello di ieri fa venire un’enorme tristezza, un dolore profondo e rabbia”. La stradina si confonde al vecchio tratturo e punta su Monteverde. Il paese che guarda le pale. 850 abitanti, solo un anziano sulla panchina: “A me fanno venire le vertigini. Allora piglio una pasticca e tutto passa”.

DECIDONO LE REGIONI

Non si può dire no al petrolio e affossare l’eolico e il fotovoltaico, certo. Ma si poteva, anzi si doveva gestire il territorio, dividerlo per caratura paesaggistica, garantire alle pale un luogo e al paesaggio la sua identità. Scegliere dove metterle, e come. Preservare il possibile e il giusto. Invece? Invece la legge nazionale delega alle regioni. Lo sviluppo dell’energia è questione loro. E il paesaggio tutelato dalla Costituzione? Problema locale. Le Regioni anziché fare un piano regolatore dei venti e delle pale e promuovere partecipazioni pubbliche allo sviluppo dell’energia pulita, rendendo bene comune, esattamente come l’acqua, il vento e il sole, privatizzano progetti e attuatori. Tutto demandato agli uffici del Via, microscopici controllori della legalità e del paesaggio che col tempo fungono da predellino delle lobbies.“L’Europa ci vieta, per le norme sulla concorrenza, di prendere parte all’impresa”. Un leit motiv non soltanto falso, ma irriconoscente della realtà: non era vero, né poteva esserlo. Ma era comodo dirlo. Pensate che la signora Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, nel primo semestre di quest’anno ha prodotto circa 230 nomine tra consulenti e consiglieri di amministrazione nelle più diverse e bizzarre diversificazioni merceologiche dell’intervento pubblico. Manca solo l’azienda regionale per la promozione del cioccolato bianco. Tutto si può e tutto si fa, ma l’energia non è un bene pubblico, e lo sfruttamento delle risorse naturali non è questione collettiva. Ricordiamo le parole di sintesi – a proposito della discussione sulla misura degli incentivi da dare ai privati – di Gianfranco Micciché, viceministro al tempo del governo Berlusconi, noto a tutti per le sue battaglie ambientaliste: “Chi tocca il fotovoltaico si propone di far cadere il governo”. E così i raggi del sole si sono trasformati in infiltrazioni private sulla terra. Affari della Sanyo, come a Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi. Decine di ettari di terreno confiscati all’agricoltura sui quali sono stati riposti 33mila moduli solari per farne l’impianto tra i più grandi d’Europa. Finanziamento tedesco e tecnologia giapponese. “Vorrei esprimere le nostre sincere congratulazioni per il completamento di questo progetto e ringraziare Deutsche Bank per averci dato fiducia nella scelta dei nostri moduli solari”, commentò Misturu Homma, executive vice President di Sanyo. Giusto. Il sole è italiano, ma non conta, non vale. Non si vende. Si regala. Come pure i terreni. Pochi quattrini e affare fatto. Oggi il ministro dell’Agricoltura, l’unico sensibile al consumo del suolo, propone una moratoria uno stop al consumo del suolo. Il governo ha appena licenziato il disegno di legge. Catania non è stato certo aiutato dal collega dell’Ambiente, il prode Clini. Clini non sa o non ricorda che in Italia esistono circa 13 milioni di abitazioni costruite dopo il 1970, quindi senza particolare tutele. Sui tetti i pannelli e gli ulivi per terra: era più naturale e forse possibile? Possibile senz’altro ma troppo dispendioso per i privati: molto più facile tombare di silicio centinaia di ettari di terreno. Molto più veloce e produttivo.

Sono stati cementificati 750mila ettari di territorio solo nell’ultimo decennio. Una parte poteva essere destinata ad ospitare i pannelli? Macché, troppo complicato. Via col vento e col sole dunque. E via con le imprese.

Il Mezzogiorno è stato spartito in spicchi d’influenza.Ad alcune aziende monopoliste sono stati affidati i lucchetti: la Fortore Energia ha cinto la Puglia, l’Ipvc la Campania, Moncada la Sicilia. In Calabria molte srl, alcune delle quali facenti capo indirettamente alle famiglie più importanti della ‘ndrangheta. La Piana lametina e il Crotonese sono stati assoggettati all’illegalità più clamorosa, plateale. Non c’è pala messa che non sia stata accompagnata da un’inchiesta giudiziaria. Truffa, corruzione, falso. Il trittico dei reati tipici, la serializzazione dell’attività giudiziaria. Energia pulita per mani sporche. Non tutte sporche, naturalmente. E non tutti imprenditori affaristi, naturalmente. Ma di certo tutti hanno goduto di una deregulation mai vista, incredibile solo a pensarci.

Edison, Sorgenia, Green Power, Sanyo e poi olandesi, spagnoli, cinesi. Tutti nel business. Solo privati però, sempre privati. Lo Stato non ha partecipato in nessuna forma, e gli enti locali neanche per sogno hanno accompagnato lo sviluppo eolico con una loro presenza, magari anche minoritaria, nelle società di produzione. In Puglia la fabbrica ideologica di Nichi Vendola, secondo cui l’energia, per il solo fatto di essere rinnovabile e pulita fosse obbligatoriamente da catalogarsi a sinistra, ha permesso a essa di straripare. A nord della regione le pale, a sud i pannelli. Nichi ha chiuso la stalla quando i buoi erano già tutti scappati. La Campania è stata comprata come detto dal signor Vigorito, capo dell’Ipvc, pioniere del vento. Acclamato presidente dell’Anev, l’associazione degli industriali del vento. Associazione “ambientalista” secondo i protocolli in uso per i tavoli del ministero dell’Ambiente. Una benemerita. Nel 2005 Legambiente e Anev hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con lo scopo di promuovere l’eolico in Italia.“Insieme organizzano e collaborano”, scrive il sito ufficiale degli imprenditori. Purtroppo nel 2009 il presidente dell’Anev, questa titolata associazione ambientalista, viene arrestato. La Guardia di Finanza sequestra sette “parchi” eolici in diverse regioni e accusa Vigorito…

Era ieri. Torniamo all’oggi. Al 2011 sono state installate 5500 torri eoliche per quasi settemila megawatt di potenza installata. Altrettante sono in arrivo. Tutte concesse a tempo di record. E chi vorrà dedicarsi alla coltivazione del mini eolico (torri alte anche cento metri fino a 1 megawatt) non dovrà neanche attendere la firma: basta la dichiarazione di inizio attività. Sarà zeppo di acciaio anche ciò che ora è libero da impianti. Anche le vostre montagne e i vostri occhi dovranno abituarsi. Serve energia pulita. E che nessuno fiati.

di Antonello Caporale - da "Il Fatto Quotidiano" Sett. 2012

 

Puglia: LA RIVINCITA DEGLI ULIVI

Written by Monday, 29 June 2015 10:51


Dal forum ambiente e salute una bella notizia:

Chi si è recato nei giorni scorsi nelle aree “rosse”, quelle maggiormente colpite dal fenomeno dell’essiccazione degli ulivi, vi ha trovato alberi in pieno vigore rigenerativo. Tutto questo in uliveti abbandonati, che non hanno subito nessun intervento “curativo”, ed è tutto un tripudio di germogli e di nuova vegetazione!

L’area interessata comprende dagli 8.000 ai 10.000 ettari, e sarebbero fino a 600.000 gli alberi d’olivo che rischiano l’eradicazione. Numeri biblici, per uno scenario di devastazione da film di fantascienza! Pesticidi e diserbanti chimici da usare con la scusa di eliminare tutti i “serbatoi di inoculazione”, (si parlava, persino, di irrorazione dall’alto con l’uso degli aerei), e squadre, financo, di militari, lanciafiamme contro erbe e muschio, ed eradicazioni!

Si è parlato, non a caso, con preoccupazione e rabbia da parte dei cittadini, di “shoah degli ulivi”, e di “olocausto chimico del Salento”, e in tanti hanno perso il sonno per via degli incubi di tutto questo assurdo scenario da guerra contro tutto ciò che vuol dire Salento!

Il brutto gioco messo in piedi ad arte, e che oggi crolla rovinosamente, è ormai fin troppo palese. Dopo esser stati chiamati ad intervenire per studiare la particolare sintomatologia del disseccamento di alcuni rami degli ulivi, (chiamati anche da alcuni nostri attivisti, cittadini sensibili all’ambiente), dei tecnici preposti giunti sui luoghi vi trovano sugli alberi diversi patogeni, insetti e muffe, ma anche poi un batterio, di questo i primi studi ben dimostrano essere non patogeno per alcuna coltura e, addirittura, un batterio che esperimenti pubblicati, inoculato nell’ulivo, non ha dato mai sintomatologie patogene. “Si dà il caso che le indicazioni molecolari acquisite a Bari forniscano buoni motivi per ritenere che il ceppo salentino di Xylella fastidiosa appartenga ad una sottospecie (o genotipo) che non infetta né la vite né gli agrumi, e che esperienze statunitensi (California) indicano come dotato di scarsa patogenicità per l’olivo” (articolo pubblicato il 30 ottobre 2013 sul sito della Accademia dei Georgofili, per l’approfondimento sul caso degli olivi salentini).

Per cui, dai tecnici locali, si è presentato tale batterio, qui nel Salento, come concausa della sintomatologia degli ulivi; sintomatologia bollata subito come “terribile contaminante epidemia senza alcuna speranza”; finché, poi, nelle uscite sui media più nazionali, dai medesimi tecnici, il batterio trovato è stato presentato come il principale imputato responsabile, il “batterio killer”! E così, è stato anche presentato da tutti gli enti sciacallo, e politicanti, accorsi sulla scena come avvoltoi per banchettare del Salento e sui possibili lauti fondi europei, nazionali e regionali così ottenibili.

Per di più l’innocuo batterio potrebbe essere persino endemico ed endofito, come anche ipotizzato da alcuni stimati docenti universitari locali, ovvero presente ovunque e da sempre nel Salento in maniera del tutto asintomatica. Eppure, senza una diagnosi alcuna, o con una traballante diagnosi, vacillante e scarna, contestata anche pubblicamente da locali ricercatori universitari, si voleva procedere, o meglio, imporre con sanzioni e coercizioni, una TERAPIA FINALE sugli ulivi salentini.

Li abbiamo chiamati per osservare, analizzare e curare una sintomatologia particolare e poco nota degli ulivi, al fine di un’estate siccitosa, e di una prolungata estate dal punto di vista termico, fenomeno naturale possibile, che ha portato anche quest’anno, eccezionalmente, ad anticipate fioriture autunnali di tantissimi alberi nel Salento, e questi non solo non studiavano e curavano un bel nulla, ma si dedicavano a promuovere l’eradicazione del presunto paziente e di ogni possibilità di sua rigenerazione, avvelenando e cancellando tutto il vivente!

Da troppo tempo, ormai, stiamo assistendo a vergognose e continue campagne di terrorismo speculativo sui naturalissimi parassiti delle piante, non ultima quella sui nostri lecci, in cui strani tecnici e politicanti, gridano al disastro, e mica per curare, ma solo per avere fondi pubblici per estirpare le piante, o potarle a morte, e per spandere tonnellate di prodotti chimici nocivi di ogni genere!

Le parassitosi sono fenomeni naturalissimi e transitori, e al più effetti di squilibri in cui intervenire ricostruendo gli ecosistemi, ripiantando di più, anche proprio le piante colpite, e favorendo così anche il ritorno dei predatori naturali, quanto più autoctoni possibile, dei parassiti, per ripristinare equilibri alterati a volte dallo stesso uomo; ricreando gli habitat degli insetti insettivori, le macchie ripariali e dei “sipali”, le stesse che oggi si vorrebbero cancellare nel Salento, in preda alla follia più cupa; non, dunque, cancellando parassiti, piante parassitate o semi-parassitati, e gli eventuali insetti vettori, cancellando ogni insetto ed il loro ecosistema, come nel parossismo intollerabile raggiuntosi con il “mal affaire Xylella” ora in Puglia!

Dobbiamo, invece, aumentare non diminuire la biodiversità!

In Puglia ora, sul “mal affaire Xylella” pendono pesanti gli spettri della speculazione del mercato della biomasse, delle multinazionali della agro-chimica industriale, persino, degli OGM per produzione di biocarburanti, come quelli di mille speculazioni consuma suolo.

Tutto quanto scoperto e diffuso in rete dai cittadini in pochi giorni, è impressionate. I legami di accordi e convegni di diversi enti ed associazioni di categorie, scese in scena in questi giorni, con le ditte delle industrie che speculano sulle biomasse; il finanziamento delle ricerche di università d’oltre oceano, oggi coinvolte nella questione Xylella in Puglia, da parte di multinazionali della agrochimica e degli OGM, il progetto Alellyx (che è impressionantemente l’anagramma del nome Xylella, con cui in Paesi poveri i colossi mondiali delle multinazionali degli OGM e dei brevetti sulle sementi, son entrare ad egemonizzare le economie dei paesi del sud America, utilizzando la Xylella, come cavallo di Troia, per imporre varietà brevettate, presentate come ad essa resistenti, al posto della tradizione agricola delle locali genti per la produzione in prevalenza di bioetanolo); ecc.

Ora, di fronte agli olivi che risorgono più onorevole sarebbe un “scusate ci siamo sbagliati!”, invece crediamo sia anche possibile assistere ancora a disonorevoli arrampicate falso-scientifiche ed illogiche sugli specchi! Questa segnalazione poi degli olivi che risorgono doveva venire data con giubilo da quegli stessi tecnici, ma invece … nulla, e come sempre devono essere giornalisti attenti e cittadini a colmare queste preoccupantissime mancanze!

Sia questa l’occasione per fare rinascere nel segno della salubrità il paesaggio pugliese, all’insegna delle pratiche virtuose e dei principi che abbiamo raccolto nel “Manifesto per l’urgente riconoscimento del vasto ecosistema dell’uliveto quale Agro-Foresta degli ulivi di Puglia!”

La Regione Puglia deve d’urgenza fermare i 2 milioni di euro stanziati ai consorzi di bonifica, nel quadro della quarantena, per il biocidio della flora dei canali, che son i rivi, i fiumi di Puglia, dove vi è il rischio non solo del taglio meccanico dei canneti, che rinascono, ma anche dell’uso della chimica ad avvelenamento immorale di suoli, aria, ed acqua, intollerabile, e il serio rischio di taglio eradicativo degli alberi ripariali, protetti, che con le loro radici trattengono gli argini terrosi degli stessi rivi.

Quei soldi siano ridestinati ad opere di rimboschimenti con piante autoctone naturali NO OGM , magari da fare eseguire ad enti pubblici (eventualmente anche gli stessi) e privati! Come agli orti botanici universitari, e alla Forestale! Più alberi sui canali, non l’eradicazione degli esistenti che finirebbero come biomassa chissà dove, spacciati anche come lucroso rifiuto che non sono!

Il vero problema principale e precedente da risolvere è l’uso della chimica nell’olivicoltura che va risolto imponendo la conduzione dell’oliveto all’insegna delle filosofie del biologico e delle buone pratiche agricole. Ed oggi, invece, si voleva persino aggiungere chimica a chimica (quando una delle potenziali cause che può rendere un agente da endofito e innocuo a patogeno è proprio lo stress chimico!).

Il danno di immagine all’economia salentina creato da questi irresponsabili nel “mal affaire Xylella” è immenso ed inquantificabile, ma è l’ultimo dei problemi oggi, e siamo certi sarà risolto in breve tempo, ora che la stessa Natura, come sempre, dopo le copiose piogge autunnali, ha smascherato il piano di ecatombe biocida che, taluni, stavano portando avanti, progettando di fare di 10.000 ettari di Salento, e forse oltre, letteralmente “tabula rasa”!

No al Parco Eolico in Alta Irpinia

Written by Sunday, 14 June 2015 10:17

Consiglio di Stato respinge il ricorso

"Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione IV, con sentenza n. 2873 depositata in data 11.06.2015, ha respinto il ricorso di una società eolica, in procinto di realizzare un parco eolico ed opere connesse nei comuni di Lacedonia Bisaccia Aquilonia, e della Regione Campania". Ne danno notizia Alessandra Pavich del Comitato V.O.R.I.A. e Michele Russo del Comitato "No Alta Tensione"  da sempre impegnati nella "battaglia" per scongiurare la realizzazione di parchi eolici ed elettrodotti nei comuni sopracitati. 

 

Chi avrebbe mai detto che tra le due zone del paese, quella del centro storico risponde meglio alla raccolta differenziata dei rifiuti?...eppure è così, lo dimostrano i dati ed i fatti ! Non si riesce, comunque a superare la soglia del 42%, per cui bisogna ancora molto insistere, controllare e far rispettare il regolamento. Lodevole l' iniziativa intrapresa dalle scuole in merito alla raccolta degli oli usati, di cui parla l' Elce di questo mese con questo  articolo

 

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