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AMBIENTE (81)

Riceviamo e pubblichiamo volentieri la nota inviataci dal Presidente dell' Associazione PATA di Bovino per questa lodevole iniziativa:

Primo incontro organizzato  dal sig. Paglialonga Giuseppe referente del “Team cacciatori Valleverde” per provvedere alla rimozione di rifiuti domestici in località Masseriole. Nell’occasione, insieme agli organizzatori della manifestazione, si sono ritrovati tanti altri cacciatori non solo di Bovino, ma provenienti da: Manfredonia, Vieste e Mattinata, da Foggia, da Lucera e da Candela, che hanno provveduto tutti insieme alla rimozione di rifiuti di ogni genere, scaricati abusivamente lungo la strada interna che da Bovino porta alle Masseriole.  

Domenica 23 u.s. questo gruppo di cacciatori-ecologisti, ha provveduto non senza fatica a raccogliere dal fossato, in forte pendenza sotto il piano stradale, una notevole quantità di rifiuti domestici….a dimostrazione non solo dello spirito di aggregazione sportiva (caccia-tiro) ma anche di cosciente attività per il rispetto della natura, quella stessa sensibilità che accomuna quanti frequentano con periodicità campi e boschi.

 

L’area parzialmente bonificata, è stata scelta perché panoramica e ricoperta da bosco e macchia, per cui si presenta ricca di vegetazione pregevole e degna di più cura ed attenzione, anche sotto il profilo paesaggistico-ambientale.   Purtroppo l’inciviltà dei residenti e la mancanza di controlli, favorisce questo abuso che ormai si protrae da anni……l’immondizia stessa ne è testimone ed è stato possibile “datarla” in base agli strati di rifiuti che si sono formati nel tempo e che sono stati “scoperchiati” durante la rimozione. Effettuata la raccolta, con sacchi e contenitori per lo smistamento in differenziata, in breve è stato riempito il cassone dell’autocarro …… che a questo punto è risultato anche piccolo.

 

Nella successiva fase del conferimento a discarica dei rifiuti, si è presentata necessaria la collaborazione degli operatori della Coop “La concordia” del servizio gestione rifiuti di Bovino.

I partecipanti, anche se in maggioranza forestieri, ben consapevoli dell’importanza di poter disporre di queste risorse naturali, si sono dichiarati disponibili a continuare con l’attività pratica-dimostrativa, come esempio educativo per tutti, nella speranza di scoraggiare e di condannare altre probabili discariche abusive e di sensibilizzare le Autorità ad effettuare maggiori controlli.

Praticamente, mantenere sempre viva l’attenzione verso il problema dell’abbandono incontrollato dei rifiuti domestici ed agricoli,  proprio perché questo tipo di azione sul territorio è ben diversa dalla sporadica “giornata ecologica” che si risolve nella passeggiata collettiva solo per ammirare il panorama, senza poi agire concretamente e con costanza.

E quindi, arrivederci al prossimo incontro-pulizia, con l’invito rivolto a tutti a partecipare!

                                                                                                       Carmine Santoro

E’ da tempo che si sta tentando di inserire  all’interno del parco giochi un altro  “ chioschetto” per la vendita di gelati, caramelle e giocattoli per bimbi con la scusa di dare lavoro a qualcuno che gironzola intorno alle varie amministrazioni per fare business  e ci si inventano attività strampalate che mirano sempre più alla privatizzazione di uno dei beni più belli che il nostro borgo ha: la villa comunale!! (Delibera di Consiglio Comunale n. 22 del 12.11.2012  e del relativo “Regolamento” fatto ad “hoc” per questo scopo!!)

....sarà questo il motivo per cui  si è deciso l’ abbattimento del pino d’ aleppo all’ interno del parco giochi di Bovino? ....è il primo passo che porterà al raggiungimento di questo obiettivo?..  Oppure è la  manìa di qualche veterano amministratore che sta distruggendo il secolare  patrimonio del verde cittadino ( vedi  i pini di via Nazionale , alle scuole, piazza Cesare Augusto,  i cipressi al cimitero con tutti i vialetti fino ad ieri così belli, l’ albero di via Castello etc.etc.) ?.  

 

 Oltre alle forze politiche di opposizione che hanno denunciato il fatto (vedi richiesta di accesso agli atti )e che si stanno adoperando per una raccolta di firme per evitare questo abbattimento, è sceso in campo anche il Coordinamento Nazionale per gli Alberi e per il Paesaggio con una nota molto pesante e con degli interrogativi che dovrebbero far riflettere questi amministratori che hanno deciso le trasformazioni ambientali cittadine autorizzando l' emissione di  un’ ordinanza contro la quale non ci sono i tempi per arrestare gli interventi:

 

 

 

  

 

Carmine Santoro porge l' invito a tutti per uscire di casa, magari senza cellulare, per guardarci in faccia ed intorno per osservare la natura bellissima dei nostri luoghi:

 

   Camminando lungo Viale I Maggio stamattina noto da lontano le inconfondibili silhouettes di piantine, alla mia vista assai familiari… incuriosito entro dall’ingresso pedonale e mi dirigo verso di loro per verificare quanto avvistato da lontano e, con mia grande meraviglia, constato la presenza di varie colonie di orchidee!!

Le orchidee individuate nelle varie aiuole del tribunale sono appartenenti a due specie diverse:

             

la prima è la Ofride della passione (di Cristo) Ophrys passionis subsp. garganica E. Nelson ex H. Baumann & R. Lorenz 2005. dal lat. "della Passione", riferita al periodo pasquale, di solito quello “centrale” della fioritura. Essa è detta anche Oprys garganica poichè la descrisse nel 1962 E. Nelson sul Gargano come  O. sphecodes subsp. garganica). Per inciso, è stessa specie individuata e confermata da Matteo Caldarella nei pressi della rotonda dell’aereo di Via Telesforo e/o P.zza della Legalità, cambia il nome ma non la “sostanza”.

                                           

La seconda specie è la Ophrys incubacea Bianca 1842 o Ofride scura, a quanto parrebbe, una nuova specie da aggiungere all’erbario “virtuale” delle Orchidaceae presenti in urbe. 

A dirla tutta, sono molte le specie di orchidee che riescono a vivere in ambienti antropici o fortemente antropizzati come giardini pubblici, rotatorie “verdi”, bordi stradali, siti archeologici, lungo la ferrovia ecc. soprattutto di alcuni generi come Ophrys e Serapias (vedasi la Serapias vomeracea individuata dal Prof. Marco di Giovanni, fiorita nel giardino della scuola Einaudi - Grieco), questo si spiega accennando alla specifica biologia di queste piante dette Eliofile: parola composta dal nome greco Ἥλιος (Hélios), sole, e da φιλεῖν (filèin), amare e quindi “amante del sole”; piante, alberi o arbusti, che si avvantaggiano di un'esposizione diretta alla luce solare e necessitano perciò di un'illuminazione intensa, soffrendo, al contrario, l'ombreggiamento. Pertanto, paradossalmente accade che in questi ambienti vi è poca competizione da parte di erba alta (spesso falciata) o poco ombreggiamento per mancanza di alberi (e Foggia a quanto pare, ne ha sempre di meno!) a tutto vantaggio di queste specie tanto affascinanti quanto belle. Non mi meraviglierei di trovare altre specie che fioriscono nei mesi seguenti ed in altri loghi come l’aeroporto Gino Lisa o la Villa Comunale, la primavera è ancora lunga.

 

BOVINO non è da meno, anzi… le specie fin ora rinvenute all’interno della cinta urbana sono varie: si va dalle due specie già menzionate (le prime a fiorire), all’ Ophrys apifera detta orchidea delle api, alla Orchis purpurea o orchidea porpora alla Serapias vomeracea la quale ha una parte del fiore simile al vomere usato in agricoltura. Vi è anche la Cephalanthera damasonium, la quale, a differenza delle precedenti vuole un ombreggiamento maggiore sotto un albero di quercia o pino ed è proprio la presenza di essi in paese che ha consentito la nascita di queste piantine alla stregua di una margherita selvatica o una cicoriella di campo!

Questo è dovuto essenzialmente a due fattori: al vento che tira costantemente a Bovino e che quindi trasporta i minuscoli semi anche per centinaia di metri (soprattutto da M. Castro) e per la buona biodiversità di cui gode ancora il nostro paese. Infatti non è raro trovare varie specie di orchidee anche negli uliveti abbandonati o gestiti senza l’uso di erbicidi, la terra adibita ad Oliveto è bene ricordare che una volta un bosco, un arbusteto e quindi ha conservato in essa una varietà di semi (banca semi naturale) che, in condizioni favorevoli, germinano dando vita a straordinarie fioriture! In oliveti pietrosi ed abbandonai si è accertata anche la presenza della rara Ophrys apulica, un endemismo tutto pugliese!

La differenza fra una “cicoriella” ed un orchidea è però sostanziale, l’orchidea prima di fiorire cresce assai lentamente e deve necessariamente instaurare una simbiosi con un fungo per svilupparsi e per fiorire impiega 7/8 anni, la cicoria o la margherita no.. ecco perché le Orchidee sono specie rare e protette, la cicoria selvatica no, anzi è una specie considerata dagli agricoltori al pari di una infestante in alcune colture!

 

L’invito ai lettori è quello di uscire di casa, di essere curiosi (caso mai di percorrere la scorciatoia che dal Buco di San Marco arriva agevolmente a Valleverde usando le vecchie mulattiere che passano per i campi e gli uliveti, in primavera è davvero bello!) e di FOTOGRAFARE i fiori e le orchidee e MAI di raccoglierli, una foto dura tutta la vita; il fiore, a casa al massimo 1 settimana poi muore.. senza riprodursi.

Se poi, strada facendo, si raccoglie un po di plastica o altro materiale estraneo… si fa una cosa buona per l’ambiente e per le generazioni future de nostro paese!

 

 

Bibliografia:

Orchidee d’Italia II Ed. - G.I.R.O.S. - Il Castello Ed. 2016

Ophrys d’Italia - R. Romolini, R. Souche - Editions sococor 2012

Orchidee spontanee di Bovino - G. Santoro - CRSEC FG 33 Grafiche Grilli 2006

 

Dott. Giuseppe Santoro

www.orchideedibovino.it .  Fb: Daunia Trek & MTB

BOVINO: DIVERTENTI IMMAGINAZIONI

Written by Tuesday, 05 March 2019 08:34

Dalle riflessioni di un nostro corrispondente: 

Questa è la foto di  uno storico dell'arte   mentre scavalca ad Ascoli la recinzione installata dal Comune per la salvaguardia di un sito archeologico.

Anche i Bovinesi e turisti esterni  saranno costretti a scavalcare la recinzione di Montecastro ....per usufruire del panorama  a costo zero?  

Questa è la situazione qui da noi,

mentre a Panni è  in via di realizzazione l'impianto aereo ZipLine per un volo sospeso su cavo

....e sul Gargano è pronto il progetto per attirare turisti con un ponte tibetano lungo 400 metri sul vallone di Pulsano.

 

Se mettiamo insieme le  esperienze (progetti) di Panni e Pulsano,  noi a Bovino abbiamo già tutto pronto......un ponte per scavalcare una recinzione  realizzata  per distruggere un bel pezzo di storia e leggenda romana e, a volo, allargando le braccia, veleggiare giù dalla collina di Montecastro per atterrare sul Corso, o.....

  realizzare la famosa “funivia” ipotizzata  non molto tempo fa da “pensatori” nostrani con partenza dalla stazione ferroviaria attuale e collegare Montecastro,  per ammirare la rinata Valle dei moderni Briganti !! Tutto a basso costo,vi pare? Buon divertimento, dando sfogo all’immaginazione, unica risorsa individuale in una realtà che, per l’ indifferenza, sprofonda giorno dopo giorno…!

La buona notizia l' apprendiamo da FoggiaToday e la trascriviamo integralmente:

Impianti eolici in provincia di Foggia: parere negativo della Regione Puglia
Giudizio negativo di compatibilità ambientale degli impianti da realizzare nei comuni di San Paolo, Poggio Imperiale Apricena, Bovino Troia, Castelluccio dei Sauri, Ascoli Satriano e Casalvecchio di Puglia.

Impianti eolici in provincia di Foggia: parere negativo della Regione Puglia

Mercoledì 30 gennaio la Giunta regionale  - ai sensi del D.lgs. n. 152/2006 e 11/2001 - ha espresso giudizio negativo di compatibilità ambientale per l’impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica da realizzare nei comuni di San Paolo di Civitate e Poggio Imperiale, e relative opere di connessione alla RTN da realizzare sul territorio comunale di Apricena proposto dalla società I.V.P.C. S.r.l.

Stessa decisione per l’impianto nel comune di Bovino e relative opere di connessione alla RTN da realizzare sul territorio comunale di Troia, proposto dalla società Renvico Italy S.r.l.

 
 

Giudizio negativo di compatibilità ambientale anche per l’impianto nel comune di Castelluccio dei Sauri proposto dalla società Wind Energy Castelluccio S.r.l. e per quello nel comune di Ascoli Satriano proposto dalla società Wind Energy Ascoli S.r.l. Per le stesse motivazioni, anche per l’impianto di produzione di energia elettrica da fonte eolica da realizzare nel comune di Casalvecchio di Puglia proposto dalla società Renvico Italy S.r.l.



Trivellazioni in provincia di Foggia: permessi e istanze

Written by Saturday, 19 January 2019 08:24

Questo sito  ha sempre   manifestato la propria contrarietà alle autorizzazioni concesse dai vari governi nazionali per esplorare i fondali marini delle nostre bellissime coste e fondali provinciali (vedi  alcune nostre “pagine” pubblicate: Raccolta di firme per  Ambiente-Scuola-Lavoro, Manifestazione NO TRIV a Manfredonia)  ed in genere su tutte le tematiche riguardanti la tutela ambientale (siti inquinati, eolico selvaggio, tutela dei fiumi, inceneritori,  acqua  pubblica……), lamentando la scarsa sensibilità ed impegno  dell’ Amministrazione Comunale dall’ imporsi  con azioni efficaci a contrastare questo assedio al territorio da parte di società ed imprenditori senza scrupoli . I risultati li vediamo volgendo lo sguardo  all’ orizzonte (circondati da tantissime pale che, secondo  previsioni sballate, avrebbero dovuto portare chissà quanti benefici alle casse comunali e che invece ci hanno resi ancora più poveri per rimborsi, accordi e vertenze assurde, dando ragione al detto popolare “….cornuti e mazziati !!” ).

Carmine Santoro, presidente dell’ Associazione PATA,  ci dà alcune notizie interessanti su quanto sta avvenendo  nella nostra Provincia:

Leonardo Antonio Soldo, presidente del circolo Arci di Foggia 'Maria Schinaia' lancia l'allarme trivelle anche in provincia di Foggia, sottolineando come sia in corso "una nuova insensata corsa all’oro nero, nonostante le rassicurazioni dei Governi che si sono succeduti dopo il referendum sulle trivelle del 2016: nuovi pozzi e piattaforme e nuove attività di prospezione mettono concretamente a rischio i nostri mari ma anche i nostri territori.  Anche se il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Davide Crippa, ha annunciato che sarà inserita una norma nel decreto legge ‘Semplificazioni’, che bloccherà i 40 permessi pendenti. A preoccupare sono gli effetti sonori degli Air gun e le eventuali trivellazioni, deleteri per le attività riproduttive. E le eventuali, successive, trivellazioni potrebbero esserlo ancor di più. Bisogna fermare le trivelle anche perché vengono usati dei siluri per perforare il fondo del mare. Questi raggiungono chilometri di profondità oltre il fondo del mare e causano terremoti sulle coste vicine. Solo in questo modo si possono spiegare le infinite scosse telluriche ad Amatrice e nel centro italia"

Soldo sottolinea come non sia solo il Mar Ionio ad essere sotto attacco delle compagnie petrolifere, ma anche l’Adriatico centro meridionale e il canale di Sicilia: "E’ ripartito, infatti, l’attacco con la pubblicazione da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico sul Buig dei decreti di conferimento della concessione di coltivazione ‘Bagnacavallo’ e di proroga della concessione di coltivazione ‘San Potito’, entrambi in Emilia-Romagna, in provincia di Ravenna. La nuova concessione denominata ‘Bagnacavallo’ è stata rilasciata alla società Aleanna Italia (per la durata di 20 anni) e prevede realizzazione e messa in produzione di cinque pozzi (due esistenti e tre nuovi). La concessione di coltivazione ‘San Potito’, invece, scaduta da anni, è stata prorogata per 15 anni in favore della società Padana Energia Spa. Nello stesso sono stati concessi, inoltre, tre permessi di ricerca nel mar Jonio con l'utilizzo dell'airgun, alla società americana Global Med" spiega.

Aggiunge il presidente del circolo Arci: "Anche la Provincia di Foggia subisce questo attacco, infatti sono già presenti 14 permessi di coltivazione su una superficie di Km2 1.322 (Sedia d'Orlando, Candela, Masseria Acquasalsa, Tertiveri, Torrente Vulgano, Melanico, Monte Vrecciaro, Pecorato, Masseria Grottavecchia, Macchia di Pierno, Torrente Celone, Masseria Petrilli, Valle del Rovello, Lucera)".

Ci sarebbero anche sette istanze di permesso di ricerca in terraferma che interessano una superficie di 944 Km2. Fontana Villanella (Alberona, Biccari, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Motta Montecorvino, Pietramontecorvino, Volturara Appula, Volturino). Foropane (Orsara di Puglia e Troia). Il Convento (Campomarino, Chieuti, Guglionesi, Lesina, Portocannone, Rotello, San Giacomo degli Schiavoni, San Martino in Pensilis, San Paolo di Civitate, Serracapriola, Termoli, Torremaggiore, Ururi). Posta Del Giudice (Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Lucera, Pietramontecorvino, San Severo, Torremaggiore). Sciascitiello (Deliceto, Rocchetta Sant'Antonio, Sant'Agata di Puglia). Serra dei Gatti (Biccari, Castelluccio Valmaggiore, Celle di San Vito, Faeto, Orsara di Puglia, Roseto Valfortore, Troia). Signorella (Torremaggiore, S.Severo).

“Di fronte al rischio di queste nuove trivellazioni ci aspettiamo risposte concrete, quali lo stop immediato a nuove estrazioni di idrocarburi in mare e a terra, a partire dalle 96 richieste di prospezione, ricerca e coltivazione in attesa di via libera; il taglio dei 16 miliardi di euro di sussidi annuali alle fonti fossili; una legge che vieti l’uso dell’airgun per le prospezioni; un Piano energetico nazionale per il clima e l’energia che punti alla decarbonizzazione dell’economia e a un futuro rinnovabile, rispettando così gli impegni presi alla Cop21 di Parigi – spiegano dall’Arci Foggia -. Ci aspettiamo da questo Governo più coerenza e fatti concreti sulla lotta ai cambiamenti climatici e contro le trivellazioni di petrolio. Per arrestare i cambiamenti climatici, ma anche per ridurre e combattere l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità di vita dei cittadini è di fondamentale importanza uscire dalla dittatura delle fonti fossili, ancora oggi al centro del sistema energetico del nostro Paese”. Poi la soluzione: “Sarebbe necessario da subito varare una moratoria di almeno tre anni sulle nuove attività petrolifere – dicono dall’Arci -. Vietare l’uso dell’airgun e reintrodurre il piano delle aree come strumento di programmazione delle attività estrattive per rafforzare il ruolo delle Regioni e delle comunità interessate”.

Durante questo periodo la domanda ricorrente, che rivolgono all'Associazione Pata (antincendio) è: ma le stoppie si possono bruciare? E quando? In particolare all'inizio dell'estate, si vociferava che era assolutamente vietata la bruciatura delle stoppie. Di recente è stata emanata la seguente normativa che crediamo sia utile pubblicarla per la giusta informazione alla popolazione.  F.to Carmine Santoro  Presidente Associazione PATA-Bovino:

 

 

Dal blog di Fabio Balocco e dall' articolo di ieri sul Fatto Quotidiano, riportiamo queste notizie che riguardano più che mai la realtà di Bovino:

Una delle poche affermazioni sensate che ha fatto Vittorio Sgarbifu qualche anno fa, quando era sindaco di Salemi, in Sicilia: “Se la mafia c’è ancora, esiste di sicuro nel campo degli impianti per lo sfruttamento dell’energia eolica”.

Sempre qualche anno fa (nel 2009) e sempre in Sicilia, a conforto di quanto affermato dal critico d’arte, finirono in manette otto persone a Mazara del Vallo, coinvolte nel business di un locale parco eolico. Nel 2013 un’inchiesta di Salvo Palazzolo per L’Espressoevidenziava i collegamenti fra il boss Matteo Messina Denaro e l’affare dell’eolico. A marzo è finito in galera il re dell’eolico, Vito Nicastri.

Quando esercitavo ancora la professione, ricevetti una telefonata da una signora siciliana che, mantenendo l’anonimato, voleva inviarmi tutta una serie di documenti che dimostravano il collegamento tra malavita e pale eoliche. Non la sentii più: chissà, l’avranno fatta fuori?

L’eolico è un business grosso grosso: incentivi per la realizzazione dei costosi impianti, energia prodotta venduta a prezzi gonfiati. E più sono grosse le pale, più grosso è il business. Si costruisce e poi se si produce bene, sennò pazienza. Il fatto poi che li chiamino parchi (eolici) è una ulteriore conferma del fatto che nella nostra lingua i termini che hanno a che fare con l’ambiente e con il verde in generale, sono usati a sproposito.

Le pale, infatti, per potere sviluppare tutte le loro potenzialità debbono essere posizionate in zone ventose e fra queste vi sono i crinali dei monti. Il risultato è che una buona fetta delle nostre alture – specie nell’Appennino centro-meridionale e nelle isole  ha visto crescere dal nulla (si fa per dire) mostri le cui dimensioni vanno dai 25 ai 100 metri di altezza. Come se improvvisamente i crinali venissero costellati di grattacieli, tra l’altro spesso mortali per l’avifauna di passaggio. Questo con buona pace dell’articolo 9 della nostra Costituzione e la sua tutela del paesaggio. Mi domando e domando a voi politici: una montagna con dei grattacieli è uguale ad una senza?

Ho pensato a tutto questo (e molto di più che non posso riferire per decenza), quando ho letto l’articolo pubblicato da Francesco Bevilacqua – che ama definirsi “cercatore di luoghi perduti” – sul suo sito lo scorso 8 gennaio e intitolato Cristo si è fermato ad Eboli ma è morto a Lauria. Sul Golgota di Serra Grande. Nell’articolo egli descrive lo scempio perpetrato nel Comune di Lauria, in Basilicata su Monte Rossia, Serra Grande, Monte Rossino. Un immenso “parco” eolico – che significa pale, strade, sbancamenti, elettrodotti – che copre ben cinque chilometri di crinali fino a poco tempo fa intatti e magici. Con buona pace del predetto articolo 9 e con buona pace di quei politici che si riempiono la bocca con la locuzione “green economy”, persone che hanno perso il senso del bello, quando mai lo avessero avuto; cosa di cui dubito.

 

BOVINO - La scorciatoia per Valleverde

Written by Wednesday, 02 May 2018 06:29

         ( Articolo di Carmine Santoro) 

      Come per tradizione, a partire dal mese di maggio, i Bovinesi aprono i contatti di devozione con il Santuario di Valleverde, per cui colgo l’occasione per una chiacchierata sulla “scorciatoia per Valleverde” come luogo intriso di tanti ricordi di gioventù e, nello stesso tempo, come nicchia che custodisce un periodo storico, durante il quale si sono radicate una parte delle nostre tradizioni religiose e si sono alternate quelle vicissitudini della civiltà contadina locale, che compongono gli elementi di un  mosaico che appartiene al nostro  passato.

Per gli abitanti di Bovino, e per la maggior parte dei compaesani residenti altrove, la scorciatoia per Valleverde rappresenta l’insieme di riferimenti storico-religiosi, retaggio dei nostri antenati, tanto che può considerarsi come il raccordo naturale tra il paese ed il Santuario della Madonna.

Si può dire tanto o quasi niente su questa scorciatoia, molto dipende da come se ne vuol parlare  e  da chi sta ad ascoltare, e dipende anche dall’animo con cui si percorre questo tratto di strada. Intanto a noi adulti fa bene ricordare, ai più giovani fa bene apprendere e riconoscere i “propri” luoghi d’origine o di derivazione.

 

Per chi scende a piedi da Bovino, dopo aver superato il vecchio ingresso del cimitero, nel gomito della curva della strada provinciale, troverà l’imbocco della “scorciatoia” che mena  al Santuario di Valleverde.

Proviamo quindi a rivisitare questo tracciato, percorrendolo con lo spirito sereno di chi vuol muoversi nel proprio territorio per sentirsi “a casa” e per gustare una rilassante passeggiata, a contatto con la natura.        

Al visitatore o escursionista occasionale, questo stradello può sembrare soltanto un vecchio tracciato rurale in disuso, oppure un percorso acciottolato di campagna, ideale per una salubre passeggiata a piedi o in mountain-bike.

Vuoi anche per il rispetto-devozione del popolo, questa stradina è fra le poche sopravvissute alla pressione esterna, ovvero a quel tipo di stravolgimento che altri ambienti naturali hanno subìto, per discutibili necessità di sistemazione agro-forestale, e di conseguenza alterati o trasformati per assicurare una migliore viabilità rurale e/o interpoderale.

Percorrere in silenzio la scorciatoia, significa “sentire” ancora rumori e suoni di una precedente vita contadina, vissuta fra queste strade di campagna, quando erano battute dallo scalpiccio degli zoccoli di asini e muli. A questi rumori si accompagnava il vociare dei contadini ed il respiro affannoso di chi, meno fortunato, transitava a piedi e coltivava il proprio fazzoletto di terra, senza l’aiuto del tradizionale asinello.

 

Appena si imbocca questo antico tracciato, si avverte subito una piacevole sensazione di  benessere che sale proprio dal contatto con la pavimentazione di ciottoli,  a cui ormai siamo poco avvezzi, tanto presi dal muoverci in auto e sulle strade bitumate.

Il viandante o l’escursionista che inizia a scendere dal tratto superiore, si imbatte subito nella chiesola votiva che sorge a lato di questa scorciatoia, per cui  avverte un senso di rispetto per il  luogo che  sta attraversando.         

Basta posizionarsi vicino alla chiesola, e da questa sommità lo sguardo viene attirato dal panorama che si apre davanti e lateralmente.

A sinistra ritroviamo: Valle Troiana, le Scalelle, la vallata del Cervaro fino a Cervellino- Caprariccia, mentre di fronte abbiamo:  M.Sellaro, V.la De Paulis e M.Fedele.

Sulla destra continua la Valle del Cervaro fino a M.Nero, da quì, risalendo con lo sguardo verso il Santuario si notano, fra i Valli e Cretarossa, ginestreti e boschetti che si alternano ad oliveti e frutteti e qualche campo di grano.

Dalla posizione vicino alla chiesola, si può constatare come tutto il fianco di M.Campana  e della Serra del Vento, degradando verso il Cervaro, formano insieme un semicerchio naturale a voler quasi racchiudere e proteggere  i campi circostanti  ed il Santuario stesso.

 Sul fianco della collina, sopravvivono alcuni rari alberi di castagno, fra i pochi che si possono trovare sull’intero territorio di Bovino.  

 Sulla presenza di questo tipo di pianta, se ne trova menzione in qualche documento del 1600, circa le proprietà  della Chiesa di Valleverde, con preciso riferimento ad un terreno “..arborato di noci e di castagni,…” situato alle spalle del santuario.

Come riportato da alcuni testi di storia locale, questa valle era in gran parte dominio di querce, cerri e lecci che formavano il bosco di Mengaga, “….ma la quotizzazione di quella tenuta forestale, detta oggi Mezzana, distrusse l’incanto della selva ombrosa …” .

Nonostante questa trasformazione, l’insieme dei luoghi si presenta ridente e suggestivo perchè ricco di erbe, fiori, essenze profumate sparse nel pascolo incolto e cespugli di ginestre.

 

Da tempo l’intera zona di Valleverde è sotto tutela del vincolo paesaggistico-ambientale, per effetto del Decreto Ministeriale 1°agosto 1985, in quanto classificata come area di notevole interesse pubblico per la conservazione dello stato dei luoghi, in riferimento alla legge n.1497 del 1939.

Inoltre, rientra nei confini del Sito importanza comunitario SIC 421090 Regione Puglia, che oltre alla stessa Valleverde, assorbe gran parte della Valle del Cervaro fino agli Stalloni-Pisano.

 

  In effetti all’occhio esperto del naturalista-ricercatore, non può sfuggire la particolarità della flora spontanea presente nella zona e della fauna che si muove dentro e fuori dal bosco, o che frequenta piccoli anfratti e solchi scavati dall’acqua, ricoperti da una folta vegetazione formata  da cespugli spinosi e ginestre.

In virtù della tutela prevista da tale Decreto, anche la “scorciatoia” risulta protetta perché compresa nell’area sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale, ma nonostante specifici divieti e limitazioni, previsti dalla normativa in materia, alcuni tratti di essa hanno subìto alterazioni e trasformazioni.

Va ricordato che, in occasione della visita del Papa nel maggio del 1987, la pavimentazione di acciottolato presente all’inizio della scorciatoia, quando la si imbocca dal santuario, fu ricoperta da uno strato di “sabbione” e breccione per permettere al bus, ed altri mezzi pesanti, di effettuare la manovra di retromarcia nella curva, per riposizionare il veicolo alla partenza.

Dopo tale evento, sarebbe stato logico e corretto provvedere al “ripristino dei luoghi” ma ……fra il Comune ed i responsabili del santuario iniziò il solito “palleggio” di competenze, con il risultato attuale che una parte dell’acciottolato è sparito e si nota l’intrusione di elementi estranei all’originale conformazione del posto.

 Nell’insieme, sia la pavimentazione di ciottoli che l’intera struttura naturalistica della “scorciatoia” si presentano in buono stato di conservazione, resta di fatto che si fa ancora in tempo a salvare quanto di orginario è ancora recuperabile, con la dovuta buona volontà dei responsabili a cui è affidata la vigilanza e custodia della zona, e con relativi interventi professionalmente qualificati.

Tanto perché, tutelare certi luoghi significa rispettare la memoria e lo spirito di chi ci ha preceduti, per un dovere morale che non dovrebbe essere imposto da nessuna legge o norma.   

  

Carmine Santoro

 

EOLICO SELVAGGIO: ACCAPARRAMENTO VERDE

Written by Friday, 13 April 2018 19:04

     Oggi, presso la Biblioteca A. Santucci dell’Università di Salerno, si è discusso di “accaparramento verde” ed energia eolica nell’Appennino Meridionale. Nell’ambito di una serie d’incontri sul tema Ecologia Politica e Giustizia Ecologica, il seminario ha ospitato Samadhi Lipari, ricercatore dottorando presso la School of Geography dell’Università di Leeds, nel Regno Unito.

Al centro del dibattito, l’espansione degli impianti eolici negli ultimi decenni che ha visto le alture tra le province di Salerno, Avellino, Benevento, Potenza, Campobasso e Foggia riempirsi di turbine. Queste province producono oltre due quinti dell’energia “eolica” italiana, coprono circa il 2,5% dei consumi complessivi nazionali, secondo i dati TERNA e consumano -tutte tranne Avellino- molto meno di quanto mettono in rete. Un territorio a vocazione agro-forestale che tuttavia funziona come una grande centrale elettrica.

Chi ci guadagna? Poche società –perlopiù multinazionali- che controllano la filiera e che redistribuisco parte dei profitti ad altre società addette alla gestione degli impianti o esecutrici dei lavori di costruzione. Giusto per dare un senso del volume, un parco di 10 turbine da 2MW è capace di produrre circa 5,8 Mln di euro l’anno, tenuto conto del regime incentivante in vigore dal 2016, che è finanziato dai cittadini tramite la bolletta elettrica. Un mercato liberalizzato dell’energia in cui però la collettività sostiene i profitti dei privati.

Cosa resta al territorio? Pochissimo in termini di ricchezza da un lato, molte danni al tessuto socio-economico e alla vita politica delle comunità, dall’altro. Hanno evidenziato questi aspetti Michele Solazzo, Pinuccio Fappiano e Armando Buglione dei comitati “No Eolico Selvaggio” attivi ormai da diversi anni tra l’alta Irpina e il Sannio. Grazie alla loro profonda conoscenza del territorio e del fenomeno stesso è stato possibile riempire di significato e di casi reali il termine “accaparramento verde”. È apparso infatti chiaro come l’appennino meridionale sia considerato un esteso giacimento a cielo aperto di energia, da cui estrarre valore attraverso l’accaparramento dei fondi agricoli e forestali, con la giustificazione “verde”, di fare del bene al pianeta. Una tendenza favorita dall’ordinamento giuridico che riconosce agli investitori eolici il diritto di ricorrere all’esproprio dei fondi. Grazie a tale norma che considera gli impianti eolici di pubblica utilità, si finisce per espropriare dei privati…a beneficio di altri privati.

In una tale situazione, gli attivisti hanno fatto notare come le comunità si trovino di fatto sottratte della loro capacità di programmare il territorio, anche a causa dell’assenza di strumenti importanti come i Piani Paesaggistici e i Piani Energetici e Ambientali Regionali. Non solo: spesso le stesse relazioni tra gli abitanti si deteriorano, contrapponendo coloro che riescono a guadagnarci qualcosa, come i proprietari dei terreni, o i professionisti che partecipano alle fasi di progettazione e realizzazione, agli altri membri delle comunità, specialmente quelli risiedenti vicino agli impianti, che invece ci perdono del tutto.

Sono dunque le energie rinnovabili il problema dei territori? No, emerge dal seminario. È piuttosto la loro organizzazione su scala industriale che causa l’accaparramento dei territori. Al contrario, fanno notare i comitati, misure come l’autoproduzione, nella direzione del decentramento e di politiche di efficienza, consentirebbe a territori, come l’appennino meridionale, di essere energeticamente autosufficienti, senza distruggere ettari ed ettari di crinali, campi e boschi.

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