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CONCORSO POESIA DIALETTALE BOVINESE 2017

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     Quest' anno l' assenza di prestigiose firme di autori che per molti anni ha ...

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BOVINO - 14 NOVEMBRE 2015 SI RITORNA A PARLARE DI ACQUATA

Written by Saturday, 31 October 2015 08:24

 

E' proprio un  paese strano Bovino, certamente non per merito di  sè ma per chi vi è nato, perchi lo vive, per chi lo studia e per chi lo ricorda. E' un paese che ormai va controtendenza, diciamo che sta rimanendo indietro in questi ultimi anni  mentre ogni altro paese fa sforzi enormi per mostrare specificità, caratteristiche, il nuovo che sa dare , il vecchio che sa conservare e valorizzare. Molte cose si fanno e si organizzano tanto per dimostrare che qualcosa si fa, senza nemmeno pensare al  perchè ed a cosa si vuol arrivare.

Una delle ultime trovate risale ad un anno fa ad opera di alcuni nostalgici:            l' acquata.

Per sapere di cosa si tratta rileggiamoci l' articolo del Centro Studi Tradizioni Popolari dell' anno scorso:

Va bene far conoscere alcune tradizioni, gli usi di una volta, i cibi  ed i prodotti tipici ma  farlo diventare  un evento, sagra,  senza alcun motivo che ne spieghi l' utilità e la validità....sembra esagerazione.

Si è appena conclusa Expo di Milano, sappiamo com' è andata, anche il nostro territorio è stato rappresentato molto bene con ciò che abbiamo e siamo in grado di produrre od offrire.... nostri giovani ricercatori in campo agro-alimentare, anche vinicolo, hanno potuto esprimere le loro esperienze ... e questo pochi lo sanno, non si commenta perché ci dobbiamo occupare dell' acquata e di come farla conoscere.

Questa, sì,  è una provocazione per fare un attimo mente locale e domandarsi:

c'è qualcuno che produce ancora l' acquata e che la mette in tavola con un fumante piatto di paccheri al sugo col cacioricotta, senza correre il rischio di "annacquare" tutta la tavolata e "avvelenare" (non nel senso letterario) chi, invece,  preferirebbe  poco-poco, un mezzo bicchiere di vino buono, profumato e denso nei colori che ti può bastare per l' intera mangiata? ..

...e poi, dell' acquata è  finito il tempo di esistere, i morti non la bevono!

Il vino qui da noi lo si fa, molto ed anche molto buono...quello dovremmo far assaggiare nelle nostre cantine buie, oggi sotto i riflettori di molti studiosi di archeologia; dovremmo incrementare la produzione del nostro vino e la conservazione nelle nostre meravigliose cantine!

Allora, un invito: l' acquata facciamola vedere com' era, spieghiamo a tutti cos'era, come si produceva, a cosa serviva ed a chi si offriva da bere, ma al turista, al curioso, allo studioso, in queste occasioni, offriamogli un assaggio  del vino buono del proprietario della cantina, anche quello, (il migliore) prodotto dallo sponsor in modo da lasciare alla lingua il gusto della bontà ed alla parola   l' accostamento di Bovino al buon-vino...non all' acquata !!

Fosse vivo il grande Eduardo direbbe: l' acquata?....a me me pare na ........!!

ALFREDO ROTONDO SI ACCINGE A VOLARE ALTO CON LO SPORT

Written by Thursday, 22 October 2015 18:11

Dopo i grandi risultati raggiunti nelle gare sportive di Bodybuilding negli anni passati, Alfredo Rotondo si allena per le prossime gare delle competizioni europee e mondiali ! Nell' intervista fattagli da Gennaro Chiappinelli e pubblicate sull' Elce di questo mese, l' atleta parla dei suoi progetti e del problema del doping nelle grandi competizioni sportive e le sue risposte meritano grande riflessione:

 

LAVORO: La truffa del Jobs Act

Saturday, 17 October 2015 08:34

Ovvero come lo Stato sta regalando soldi alle imprese che licenziano e riassumono per accedere agli sgravi fiscali della Legge di Stabilità

A inizio 2015 il governo ha varato i primi decreti che riformano il mercato del lavoro, il cosiddetto Jobs Act, con lo scopo dichiarato di aumentare l’occupazione stabile mediante un nuovo contratto a tempo indeterminato, denominato a “tutele crescenti”. In sostanza, chi è stato assunto col nuovo contratto in vigore dal 7 marzo, non dispone più della protezione contro i licenziamenti illegittimi garantito dal discusso articolo 18 che non tutelava i lavoratori da tutti i licenziamenti, ma soltanto da quelli riconosciuti come illegittimi in sede giudiziale. Col nuovo contratto, invece, si potrà essere licenziati anche senza giusta causa o giustificato motivo, perché a crescere non sono le tutele, ma soltanto l’indennizzo cui si ha diritto: due mensilità dell’ultima retribuzione considerata per il Tfr per ogni anno di servizio, con un minimo di quattro e un massimo di 24 mensilità. Un lavoratore può dunque venire licenziato in qualunque momento, senza una motivazione valida. Una volta avrebbe potuto ricorrere contro il licenziamento e, constatata l’illegittimità del provvedimento, poteva avere diritto al reintegro nelle vecchie mansioni, oltre al ricevimento degli arretrati. Ora, invece, anche nel caso in cui il giudice accertasse l’illegittimità del licenziamento, il lavoratore avrebbe soltanto diritto all’indennizzo, ma non ritornerebbe mai al suo posto. Un bel regalo per i padroni che potranno così liberarsi di lavoratori indesiderati, ad esempio perché particolarmente combattivi nel far rispettare i diritti loro e dei loro compagni sul luogo di lavoro.

Per altro, per ricevere l’indennizzo, il lavoratore dovrebbe intentare una causa all’azienda con tempi e costi crescenti che non tutti potrebbero sostenere, tanto più in assenza del reddito da stipendio. Per facilitare ulteriormente la vita ai padroni, il governo ha comunque predisposto la possibilità per l’azienda di proporre un indennizzo alternativo al lavoratore che in cambio rinuncerebbe alla causa e, per rendere ancor più appetibile questa soluzione, ha reso quell’importo esentasse. In una situazione del genere quale lavoratore oserà opporsi alle angherie aziendali col rischio quasi certo di essere defenestrato, ricevendo in cambio un misero indennizzo, e con la prospettiva di dover a breve trovare un nuovo lavoro in un contesto che vede la disoccupazione ufficiale al 12%? Facciamo l’esempio di un lavoratore ultracinquantenne che lavori in azienda da vent’anni: questi, anche se vincesse la causa contro il licenziamento, riceverebbe 24 mensilità, quindi dovrebbe ricollocarsi al massimo entro due anni. Chi sarebbe disposto a rischiare di finire in una simile situazione? E un giovane che lavora da solo 2 anni sarebbe disposto a intentare una causa anticipando i costi per portare a casa 4 mensilità (di uno stipendio per altro prevedibilmente basso) e poi a dover sgomitare in mezzo ad una disoccupazione giovanile del 44%? Ovviamente i lavoratori che si esporranno a questi rischi saranno comprensibilmente molto pochi e la diretta conseguenza sarà che i padroni potranno imporre le loro decisioni sui lavoratori senza che questi possano fiatare perché sempre a rischio licenziamento.
Un caso particolare riguarda poi i settori gestiti con appalti, dove il cambio frequente delle cooperative appaltatrici genera un elevato turn over con lavoratori che cambiano spesso azienda: in questi casi il licenziamento diventa ancora più “leggero”, perché i mesi di occupazione su cui si calcola l’indennizzo saranno sempre pochi. Ecco allora che fin da subito proprio i settori dove sono frequenti appalti e subappalti sono parsi quelli più in pericolo.

Tuttavia i padroni non si accontentano mai e la sola facoltà di licenziare liberamente i lavoratori (flessibilità in uscita) non era sufficiente a convincerli ad usare il nuovo contratto a tutele crescenti al posto dei contratti precari fin qui utilizzati (e il cui utilizzo era stato ulteriormente incentivato grazie al Decreto Poletti del 2014 che aboliva l’obbligo della causalità). Ecco allora che il governo Renzi lancia per il 2015 una manovra che garantisce alle aziende che assumono a tempo indeterminato (o convertono precedenti contratti precari) sgravi fiscali fino a 24.180 euro in 3 anni per ogni lavoratore, purché tale lavoratore non abbia avuto un contratto stabile nei 6 mesi precedenti. Una postilla importante, questa dei 6 mesi, perché di fatto esclude dai benefici della Legge di Stabilità tutti i casi di lavoratori che già possedevano un contratto a tempo indeterminato. Ma i padroni non si arrendono mai ed ecco che, tra le pieghe della legge, hanno scovato la maniera di far fruttare anche questa quota di lavoratori stabili: basta licenziarli, fargli un contratto di 6 mesi, e poi riassumerli entro fine anno per usufruire degli sgravi. Il lavoratore era a tempo indeterminato e tale rimane (nessun nuovo posto stabile è stato creato), ma l’azienda risparmia 24mila euro e si ritrova con un lavoratore che ora può licenziare come e quando vuole.1

Sul Jobs Act abbiamo scritto molto: un’analisi dei primi decreti (sulla fine dell’art. 18 e gli ammortizzatori sociali), un’analisi politica dell’ideologia del Jobs Act, un riassunto degli aspetti più gravi della riforma, numerosi articoli e perfino un cartone animato. Ma andiamo ora a vedere gli effetti statistici dell’introduzione del nuovo contratto a tutele crescenti e come questa riforma è stata sfruttata dai padroni.

Il Jobs Act ha fatto aumentare i contratti a tempo indeterminato?
La prima domanda che ci facciamo è se davvero la riforma del mercato del lavoro abbia creato nuovi posti di lavoro stabili. “INPS Crescono i lavori stabili, più 36%. Come era quella del Jobs Act che aumenta il precari? #italiariparte tutto il resto è noia…” Scrive Renzi su twitter (il social network più usato dai politici) il 10 agosto, dopo l’uscita del report dell’Inps sui contratti firmati nella prima metà del 2015. Ovviamente non sono aumentati i lavori stabili del 36%, come scrive Renzi, non avremmo di certo la disoccupazione al 12% e gli inattivi (che non essendo passati per il centro per l’impiego nell’ultimo mese non figurano tra i disoccupati) al 36%… Ad essere aumentato è il numero di nuovi contratti a tempo indeterminato firmati nei primi 6 mesi del 2015 rispetto ai primi 6 mesi dell’anno precedente: 286.000 in più. Qualche settimana dopo sono arrivati anche i dati del ministero del Lavoro, il ministro Poletti esultava per 420.000 nuovi contratti a tempo indeterminato “grazie al Jobs Act”. Qualche giorno dopo è arrivata la rettifica “un errore nei calcoli ha creato dati non esatti”, i nuovi contratti a tempo indeterminato sono – poca la differenza con i dati dell’Inps – 1.084.000, ma le cessazioni dei rapporti a tempo indeterminato non sono 665.000 come precedentemente annunciato, bensì… 960.000.

Chi vuole sfidare la massa di cifre dell’Inps può trovare qui il suo report, ma in sintesi si può dire che:

  • Sono stati firmati 3.300.000 nuovi contratti, ma 2.600.000 sono arrivati al loro termine naturale o sono stati interrotti per licenziamento. Di questo saldo positivo di 700.000 contratti, non tutti sono nuovi posti di lavoro perché ci sono persone che lavorano passando da un contratto all’altro, e nell’arco di 6 mesi firmano più contratti. L’Inps non ci fornisce dati sul numero delle persone interessate, ma dai dati dell’Istat per il periodo 2011-2013 si capisce che il numero dei contratti è sempre maggiore del 25-40% delle persone interessate.2
  • Il tipo di rapporto di lavoro che ha subito una vera e propria impennata non è quello a tempo indeterminato ma quello più precario in assoluto: il lavoro occasionale pagato con i voucher dell’Inps. Sono buoni che si comprano all’ufficio postale o dal tabaccaio, comprendono la quota da versare per tasse e contributi (bassissimi) e servono a pagare la singola ora di lavoro. In questo modo si può far lavorare perfettamente in regola qualsiasi persona, senza dargli ferie, malattia, maggiorazioni per straordinario, notturno o domenicale, potendolo mandare a casa senza nemmeno bisogno della lettera di licenziamento: il top della precarietà. Essendo lavoro occasionale le leggi stabiliscono un limite al suo utilizzo: la legge 30 (la Biagi-Sacconi del 2003) fissava un tetto di 5.000 euro l’anno, Renzi lo ha innalzato a 7.000. Grazie a queste concessioni il valore dei voucher venduti è passato da 36 a 62 milioni di euro, +73%!3
  • I contratti a tempo indeterminato sono aumentati non solo perché grazie al Jobs Act licenziare non è mai stato così facile, rendendo instabile anche il contratto a tempo indeterminato, ma soprattutto perché grazie alla Legge di Stabilità le imprese che assumono non pagheranno fino a 8.060€ di contributi previdenziali, coperti dalle casse dello Stato. L’Inps ci dice che dei nuovi contratti (sempre per il periodo gennaio-giugno) ben 787.000 si avvarranno di questo regalo del governo. Vi sono comprese buona parte delle 320.000 trasformazioni di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, infatti di questi ben 220.000 avranno diritto agli sgravi contributivi.

Il regalo del governo alle imprese per gonfiare i nuovi contratti a tempo indeterminato
“Lo Stato spreca troppi soldi! Bisogna fare una spending review!”, ossia una “revisione della spesa”. Si sa che i ciarlatani, dai tempi dell’azzeccagarbugli dei Promessi sposi, usano tante parole incomprensibili solo per dare l’impressione di saperla lunga. E intanto si fa passare l’idea che i servizi pubblici costano troppo perché i lavoratori sono assenteisti, che le case popolari non ci sono perché si regalano ville agli zingari, che l’assistenza sanitaria fa schifo perché si spendono 35€ al giorno per i rifugiati. Sono tutte bugie, ma è pur vero che lo Stato spende un sacco di soldi per dei parassiti del lavoro altrui, che pensano in primo luogo al loro interesse privato: le imprese. Quante megaopere inutili per favorire l’edilizia privata? Quanti finanziamenti alla sanità privata per dare in convenzione un servizio che lo Stato si dovrebbe incaricare di svolgere? Quanti servizi esternalizzati nel pubblico (pulizia, portierato, facchinaggio, biblioteche…) che gli enti potrebbero svolgere assumendo direttamente i lavoratori con un minor costo e migliori condizioni di lavoro? Un altro capitolo della spesa pubblica utilizzato per aiutare chi dice di fare dell’intraprendenza, del merito e della libera competizione la propria bandiera è quello dei finanziamenti diretti alle imprese, attraverso gli sgravi contributivi e gli incentivi al consumo. Ben un miliardo di euro l’anno dal 2015 al 2017 (500.000, per ora, per il 2018) sono stati destinati dalla legge di stabilità per coprire gli sgravi contributivi per le imprese che assumono con il nuovo contratto a tempo indeterminato (quello che il governo ha chiamato “a tutele crescenti”) dal 1 gennaio al 31 dicembre 2015.
Per ogni nuovo contratto a tempo indeterminato stipulato con un lavoratore che non ha avuto contratti a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti, l’impresa riceve un esonero pari ad un massimo di 8.060€ sui contributi Inps che saranno coperti direttamente dalle casse dello Stato. L’esonero contributivo vale per 36 mesi, arrivando a cumulare per ogni lavoratore 24.180€. Grazie tante che le imprese preferiscono convertire i loro contratti!

“Ma come?”, avranno pensato tanti imprenditori che avevano già alle loro dipendenze lavoratori a tempo indeterminato, “Il Governo, per dopare il numero dei nuovi contratti stabili, per far vedere che il Jobs Act ha avuto successo, regala soldi a chi teneva i lavoratori precari… e io non ci guadagno nulla?”. Ma si sa che questa è gente che non si lascia scoraggiare, che non si rassegna a perdere nemmeno un centesimo, che – anche se non conosce tutte le scappatoie della legge – ha i soldi per farsi aiutare da validi professionisti. E allora avranno chiamato il loro commercialista o il loro consulente legale: “Che dobbiamo fare Anto’? Ho letto sul Sole 24 Ore che gli sgravi fiscali per chi assume a tempo indeterminato sono grossi, a questo punto conviene addirittura assumere così, piuttosto che fare nuovi contratti di apprendistato…”, “Ti dirò di più Fabrizio, possiamo provare a licenziare un po’ di lavoratori dalla ditta Fabrizio Pentole s.r.l. e riassumerli con la Fabrizio Coperchi s.r.l.” “Lo sai che c’avevo pensato… ma per accedere agli sgravi c’è bisogno che i lavoratori vengano da 6 mesi di disoccupazione, o di contratti a termine”, “Questo non è assolutamente un problema, li assumiamo per sei mesi con un contratto a tempo determinato, poi gli facciamo di nuovo l’indeterminato, tanto gli sgravi valgono per tutti i contratti firmati entro dicembre. Ci rientriamo alla grande”, “Fantastico Anto’, chiama i lavoratori e digli che per la salute dell’impresa e per la salvezza del loro posto di lavoro li dobbiamo licenziare e poi riassumere. Se qualcuno non firma o si lamenta digli che è un gufo, che la crisi è a causa della sua rigidità, che deve ringraziare di avere un lavoro, e poi lo cacciamo”. Così da un lato le statistiche sui nuovi posti a tempo indeterminato faranno contento il governo Renzi e le aziende riceveranno un regalo da 24.180€; dall’altro i lavoratori che prima erano protetti dall’art. 18 ora non lo saranno più, i posti totali rimarranno gli stessi e la fiscalità generale pagherà alle imprese 1 miliardo nei prossimi 3 anni: in sostanza saremo tutti noi a pagare il turnover delle aziende.

La reazione dei lavoratori davanti alla truffa del Jobs Act
Chissà quante situazioni del genere sono capitate in questi mesi, in un clima in cui i lavoratori si sentono dire di dover ringraziare solo per aver un lavoro, i più avranno accettato senza colpo ferire. Magari anche nell’ignoranza di quello che stavano facendo, consigliati da chi dovrebbe difenderne gli interessi di fronte allo strapotere dei padroni, visto che in alcuni casi – come alla Dhl di Sesto Fiorentino – gli stessi sindacalisti confederali sono andati a consigliare ai lavoratori di firmare la lettera di dimissioni. In alcuni casi invece i lavoratori, o parte di loro, hanno alzato la testa e hanno lottato contro questa truffa che non è tanto nei confronti della finanze pubbliche, ma di chi paga gran parte della spesa pubblica (gli stessi lavoratori) e di loro stessi: visto che così prima si ritrovano per sei mesi nel dubbio se il padrone farà veramente quanto ha promesso e poi con il nuovo contratto a tempo indeterminato, quello con il licenziamento facile offerto dal Jobs Act. Così è successo ad esempio all’Arcese Trasporti di Vicenza e Bologna, alla Dhl di Firenze, all’Inalca di Lodi, alla Sirap Gema di San Vito al Tagliamento, al Consorzio Albatros di Piacenza, al Consorzio Movimoda a Reggio Emilia, alla Funari a Caserta, ma immaginiamo che i casi siano molti di più di quelli che siamo arrivati a conoscere ed invitiamo tutti i lavoratori che hanno avuto lo stesso trattamento a scriverci per intraprendere insieme una lotta che ha maggiori possibilità di vittoria se affrontata collettivamente.

Non tutte queste lotte hanno avuto gli stessi esiti, ad esempio mentre all’Arcese Trasporti è stata strappata una vittoria importante così non è stato alla Dhl e all’Inalca.
L’Arcese Trasporti ha due magazzini in provincia di Vicenza (Montecchio Maggiore ed Altavilla Vicentina), dove 21 facchini su 26 sono organizzati nell’Adl Cobas, ed altri nella provincia di Bologna. A fine maggio alla cooperativa di cui sono formalmente dipendenti, la Libera, ne devono subentrare altre aderenti a consorzi diversi: Gaia per Vicenza, For Service e Alka per Bologna. Il sistema di subappalto vigente nel mondo della logistica è noto a chi conosce le lotte che si sono sviluppate nel settore negli ultimi 7 anni: ben pochi dipendenti sono impiegati direttamente dall’azienda, i facchini ed anche larga parte dei drivers (quando non sono costretti a figurare come “padroncini”, ossia lavoratori autonomi) sono invece impiegati in cooperative che servono a frazionare i lavoratori, a pagare meno tasse (per i primi due anni di vita della cooperativa i contributi sono ancora più bassi, tanto che le cooperative cambiano nome ogni due anni), a scaricare su un intermediario fantoccio le responsabilità di buste paga false e mancati pagamenti (che prima degli scioperi erano la regola ovunque), a riciclare denaro sporco. Una delle forze delle lotte che hanno visto protagonisti i lavoratori organizzatisi con i sindacati di base Adl e S.I. Cobas è stata proprio l’aver individuato la controparte a cui strappare condizioni migliori, non nelle cooperative, ma nell’azienda committente.

La trattativa tra Arcese Trasporti e i Cobas per il cambio di cooperativa si arena su un punto, come scrivono gli stessi sindacati di base in un’informativa alle prefetture di Bologna e Vicenza:
“La discussione con il consorzio Gaia e con i consorzi For Service e Alka si è arenata su un punto ritenuto inaccettabile dalle scriventi OO.SS, ovvero la trasformazione dei rapporti di lavoro, tutti attualmente con contratti a tempo indeterminato, a tempo determinato per 6 mesi, con l’impegno di trasformarlo a tempo indeterminato alla scadenza dei sei mesi. Questa operazione gestita alla luce del sole da Arcese e dalle cooperative rappresenta la messa in atto di una vera e propria truffa legale per poter usufruire dello sgravio contributivo previsto dal cosiddetto “contratto a tutele crescenti” che peraltro cancella anche l’art. 18. Tutto questo in un periodo nel quale tutti parlano di lotta alla corruzione, di stanare “furbi” e “furbetti”, mentre è proprio una legge dello Stato, il famigerato “Jobs Act”, che dovrebbe servire a creare nuove opportunità di lavoro stabile, che offre, su un piatto d’argento, l’opportunità a migliaia di cooperative e società di vario genere di compiere una magia sensazionale che consiste nel riuscire ad avere uno sgravio contributivo che può arrivare fino a 8.000€ all’anno, semplicemente trasformando contratti da tempo indeterminato in tempo determinato, per poi ritrasformarli in tempi indeterminati. La cosa incredibile è che si chiede al sindacato di essere complice di quella che riteniamo una truffa ai danni dell’Inps, peraltro senza alcuna garanzia nemmeno su una certa futura trasformazione del contratto a tempo determinato in tempo indeterminato.”4 A Vicenza a farsi promotore della truffa presso i lavoratori è stato un dirigente della Filt-Cgil, ricoprendo un ruolo di faccendiere dell’azienda che spesso i sindacati confederali hanno nel settore logistica. Dopo tre settimane di stato di agitazione, con scioperi e mobilitazioni fuori dal magazzino, il 10 giugno è stato firmato un accordo molto positivo che prevede:

  • Eliminazione della figura del socio lavoratore, riassunzione di tutti i lavoratori/lavoratrici impiegati nell’appalto come dipendenti di una Srl con contratti a tempo indeterminato, senza periodo di prova.
  • Piena applicazione del CCNL logistica e trasporti.
  • Malattia e infortunio pagati al 100% dal primo giorno.
  • Istituti contrattuali al 100%.
  • Buoni pasto giornalieri da 5,29 € netti.
  • Riconoscimento dell’anzianità lavorativa e applicazione degli scatti di anzianità in continuità con il precedente appalto.
  • Non applicabilità delle nuove normative riguardanti i licenziamenti e i contratti cosiddetti a “tutele crescenti” (Jobs Act).
  • Definizione entro 6 mesi di un Premio di Risultato.
  • Adozione di tutti gli strumenti necessari per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori/lavoratrici.
  • Dal 1° ottobre 2015 verifica dei livelli riconosciuti ai dipendenti.

Alla Inalca-Cremonini di Ospedaletto Lodigiano la battaglia è stata più dura e non ha ottenuto finora gli stessi risultati. L’Inalca è il primo produttore ed esportatore italiano di carne in scatola e confeziona sia carni fresche che surgelate; quello di Ospedaletto, sull’autostrada che collega Piacenza a Milano, è uno stabilimento di macellazione e trasformazione carni che impiega circa 570 operai. Gli stipendi pagati dal Consorzio Euro 2000 hanno sempre tardato ad arrivare, e a giugno non sono stati ancora versati quelli di aprile. L’Inalca decide allora di recidere il contratto con il Consorzio ma vuole che i lavoratori presentino dimissioni volontarie ed accettino di essere impiegati dalla società interinale Trenkwalder con due contratti successivi di tre mesi l’uno: i sei mesi di precarietà necessari per accedere agli sgravi fiscali. La stragrande maggioranza dei lavoratori, su indicazione dei sindacati confederali, firma le dimissioni ricevendo in cambio 1000 euro come “anticipo” delle mensilità arretrate; non firmano solo in 54 tra i quali i 25 iscritti al S.I. Cobas. La prima settimana di giugno parte una lotta con presidi e blocchi fuori dalla fabbrica, per il rifiuto della truffa e l’impegno dell’azienda a pagare i tre mesi di stipendi arretrati lasciati dalla cooperativa uscente. Il 10 giugno interviene anche la polizia, naturalmente non per prendere informazioni su quella che praticamente è una truffa anche ai danni dello Stato, ma per sgomberare il picchetto dei lavoratori. La lotta non riesce a costringere l’azienda a retrocedere, e nel corso di giugno firmano le dimissioni volontarie anche altri lavoratori, lasciando solo 16 iscritti al S.I. Cobas fuori dalla fabbrica. Ancora il 24 luglio il presidio veniva sgomberato dalla polizia ed attaccato dai camionisti che hanno provato a sfondare il picchetto a tutta velocità. L’ultimo blocco è di questa settimana.5

A giugno la segreteria CGIL rivelava di essere pronta a redigere un dossier per testimoniare l’utilizzo “fraudolento” da parte delle aziende di tali benefici previsti dalle leggi anti-proletarie del governo Renzi. Peccato che gli stessi sindacati confederali, CGIL in testa, sono già stati in diverse occasioni complici di tale attacco alla classe operaia, come testimoniano diversi accordi sottoscritti da questi servi, salvo poi lavarsi la faccia sui giornali della borghesia. Uno dei casi più lampanti è quello della Dhl a Firenze. A Firenze la Dhl ha ben due magazzini. In uno di questi lavorano circa 60 drivers, mentre nell’altro sono impiegati solo facchini. Il meccanismo di appalto è molto semplice: Dhl affida a Madilo s.r.l la gestione del magazzino. Madilo a sua volta subappalta il servizio ad altre cooperative, quasi tutte facenti parte del consorzio Dhs. A Giugno il padrone della cooperativa e il rappresentante sindacale della Filt-Cgil, unica sigla presente in magazzino, invitano tutti i lavoratori della cooperativa Flet a firmare dimissioni volontarie. Il meccanismo è facile: se non vuoi perdere il lavoro firma il tuo licenziamento “volontario” perché la cooperativa Flet e tutto il consorzio Dhs non lavoreranno più in questo magazzino. Verrai così riassunto in un’altra cooperativa, ma solo per sei mesi, infine verrai assunto a tempo indeterminato in una s.r.l. Quale s.r.l? Ma come quale? Una nuova, che il sindacalista Cgil giura, promette, spergiura, che verrà aperta giusto in tempo per la scadenza dei sei mesi.
E come verrai riassunto? Ma chiaro: con un contratto a tempo indeterminato. Ma non è dato sapere se questo contratto sarà scritto secondo il Jobs Act oppure se sarà applicato il vecchio art.18, perché il sindacalista Cgil si guarda bene dal mostrare anche solo una volta l’accordo sindacale. Visto il rischio di perdere il lavoro e le rassicurazioni del sindacalista Cgil, solo due lavoratori non firmano e si rivolgono ai Cobas. Per loro comincia un vero e proprio calvario: vengono messi in ferie forzate senza nessuna spiegazione, trasferiti da Firenze a Pistoia a svolgere un lavoro demansionato rispetto al loro inquadramento contrattuale e infine accompagnati all’ingresso. Accettare la buona uscita diventa l’unica soluzione in una situazione di forte mobbing e pressioni. Un esempio su tutti: la reazione dei padroni delle cooperative al primo volantinaggio davanti al magazzino (si, non se n’erano mai visti là: la Cgil non s’era mai mossa) fu una sceneggiata con minacce di licenziamento a chiunque avesse osato tesserarsi nei Cobas, non firmare o scioperare.6

Casi analoghi che non abbiamo potuto seguire direttamente si sono verificati in altre aziende. Ad esempio in un’azienda bresciana, la Sirap Gema, che produce contenitori per alimenti e materiali isolanti in polistirolo. Qui fin dal 2011 la società aveva affidato la gestione del magazzino a una cooperativa, la Soluzioni Coop di Pavia, che dava lavoro a 59 persone, nove nello stabilimento di San Vito e cinquanta negli altri impianti Sirap, tra Mantova, Arezzo e Brescia. I problemi sono cominciati ad aprile del 2015: la Soluzioni Coop, dichiarando difficoltà economiche, ha aperto le procedure di licenziamento per tutti i lavoratori. A questo punto, è entrata in scena una nuova cooperativa, la Mag Solution, costituita, guarda caso, appena prima, il 15 maggio 2015. Subito le viene affidato l’appalto in precedenza gestito da Soluzioni Coop. Pochi giorni dopo, le due aziende e i sindacati firmano due accordi, sancendo il licenziamento di tutti i lavoratori dalla prima cooperativa e la riassunzione nella seconda. L’intesa prevede che ai lavoratori spetti un contratto a tempo determinato della durata di sei mesi, giustificato con la “necessità della cooperativa di valutare le compatibilità economiche dell’ingresso nella gestione dell’appalto”. Una volta terminato questo periodo definito di “sperimentazione”, la società si impegna, “fatte salve condizioni economiche e non prevedibili, alla massima stabilizzazione possibile dei lavoratori”. Il solito trucchetto: dal primo dicembre è facile prevedere che la Mag assumerà a tempo indeterminato col nuovo contratto a tutele crescenti e ricevendo in cambio quasi un quasi un milione e mezzo di euro in tre anni (24.180 euro per ogni dipendente)! Un bel regalo considerando che quei 59 dipendenti già possedevano un contratto a tempo indeterminato: l’ennesima dimostrazione di come questa “geniale” legge sia un regalo per i padroni e li invogli ancor di più, se ce fosse bisogno, a trasformare vecchi contratti con art. 18 in nuovi a tutele crescenti. Questa volta la CGIL non sostiene la “porcata”, così l’azienda risponde licenziando i 9 lavoratori dello stabilimento friulano: come all’Inalca si conferma l’estrema ricattabilità dei lavoratori che o accettano le manovre aziendali oppure restano a casa.

Negli ultimi tempi, in seguito alle denunce dei sindacati (soprattutto il S.I. Cobas) ed all’interesse mediatico che la questione ha sollevato, il ministro Poletti ha dichiarato di aver già fornito indicazione alle sedi territoriali di effettuare ispezioni per contrastare “comportamenti elusivi, volti alla precostituzione artificiosa delle condizioni per poter godere del beneficio” previsto dalla legge di Stabilità. Sarà, ma ormai la fregatura è servita: i 6 mesi di tempo determinato dovevano scattare entro fine giugno per dare tempo alle imprese di passare al tutele crescenti entro fine anno e poter così accedere agli sgravi. Ciò significa che, a meno che il governo non decida di prolungare gli sgravi (cosa tutt’altro che impossibile visto che la stampa si prodiga a riferire come l’ ”impennata” di assunzioni sia dovuta proprio a questi sgravi, col sottinteso che occorra prolungarli almeno al 2016 se non si vuole arrestare la “crescita” dei posti a tempo indeterminato), ormai le aziende che volevano sfruttare la legge dovrebbero aver attivato i tempi determinati.
Se Poletti avesse voluto evitare questa fregatura avrebbe dovuto attivarsi a suo tempo. Invece svegliandosi solo ora al massimo potrà non pagare gli sgravi (limitando la truffa all’Inps e il peso sulla fiscalità generale, cioè su tutti i lavoratori), ma rischia di risultare un doppio danno per i lavoratori coinvolti. Infatti, senza più l’incentivo per assumere a tempo indeterminato, le aziende potranno optare per 3 soluzioni:

  1. Non rinnovare i contratti, lasciando scadere i 6 mesi di tempo determinato: in questo caso i lavoratori, che prima avevano un tempo indeterminato, si troveranno senza più un lavoro.
  2. Rinnovare il contratto a tempo determinato: in questo caso i lavoratori passano da un contratto indeterminato a un contratto a tempo determinato: ottimo risultato per una legge che si proponeva esattamente l’opposto.
  3. Effettuare ugualmente la conversione col nuovo contratto a tutele crescenti che di fatto è il contratto precario per eccellenza visto che ora si può essere licenziati in ogni momento dietro misero indennizzo. L’indennizzo infatti viene calcolato sui mesi di lavoro presso l’attuale azienda: in questo caso i lavoratori risulterebbero assunti solo da 6 mesi nonostante fossero in organico per una cooperativa che svolgeva le stesse mansioni per la stessa committenza in tanti casi da anni!

Nella migliore delle ipotesi insomma sarebbero sempre i lavoratori a pagare questa truffa passando obtorto collo (ricordiamo cosa è successo a chi ha rifiutato come a Inalca e Sirap, due casi raccontati prima) da un contratto a tempo indeterminato a un contratto molto più precario come quello a tutele crescenti.

Qualche valutazione
Se il Governo dice che la crescita dei contratti a tempo indeterminato è dovuta al Jobs Act, gli imprenditori dicono che è merito della decontribuzione sottintendendo che il governo dovrà rinnovare gli sgravi nel 2016 se vorrà continuare a poter twittare “mirabolanti” cifre sulla crescita dei contratti stabili. Non a caso proprio la scorsa settimana Renzi ha lasciato intendere, intervenendo a “In 1/2h”, il programma domenicale della Annunziata, che gli incentivi saranno ridotti (probabilmente a 6.000 euro l’anno), ma dovrebbero essere rinnovati anche per il 2016. A noi importa poco stabilire quanto pesino l’una e l’altra causa. Il contratto a tutele crescenti è un contratto certamente peggiore del vecchio contratto con art. 18 che non proteggeva dai licenziamenti (forse prima del 7 marzo 2015 le aziende non avevano facoltà di licenziare?!) ma solo da quelli illegittimi (e solo quando riconosciuto da un giudice), quindi la trasformazione di vecchi contratti con art. 18 in tutele crescenti è comunque per la nostra classe un passo indietro in una situazione già difficile.

Ciò che però ci preme denunciare è come noi lavoratori oltre ad essere vittima di una flessibilizzazione crescente siamo ora addirittura usati come ulteriore fonte di profitto, come mezzo per ottenere sovvenzioni statali. Non solo dobbiamo essere sempre più flessibili in entrata (contratti precari anche quando spacciati da indeterminato come nel caso del tutele crescenti), in uscita (licenziabilità continua e priva di motivazione) e nell’orario di lavoro (possibilità di demansionare il lavoratore, turnazione sempre più estesa, ritmi sempre più veloci, orario variabile secondo le convenienze dell’azienda da poche ore di part time a molte di straordinario). Ora noi lavoratori dobbiamo far vincere anche un premio alle aziende che ci assumono a queste condizioni: lampante il caso della FCA che per le assunzioni che Marchionne avrebbe comunque fatto, come da lui stesso ammesso, risparmierà 11 milioni in 3 anni! Sovvenzioni che, è bene ricordarlo, ammonteranno a 1 miliardo l’anno almeno per i prossimi 3 anni.

Di fronte al moltiplicarsi dei casi di licenziamenti per poi riassumere con gli sgravi fiscali, il governo, per bocca del ministro del lavoro Poletti, rassicura che il ministero sta già vigilando sui casi dei “furbetti”. Questa rassicurazione però non ci tranquillizza per niente. L’attività ispettiva potrà al massimo evitare il danno erariale (e anche qui ne siamo dubbiosi perché significherebbe mettere a repentaglio le conversioni a tempo indeterminato minando le cifre entusiastiche, ancorché spesso false o gonfiate, del ministero), ma a pagare saranno sempre e comunque i lavoratori che, nella più “rosea” delle situazioni, si ritroveranno con un contratto molto meno sicuro del precedente.

Come dimostrano i casi di Inalca e Sirap i lavoratori che si oppongono sono assolutamente privi di armi, perché il rifiuto a sottostare alla truffa di fatto porta loro al licenziamento, soprattutto per i lavoratori di cooperative in appalto dove è molto facile far scadere il contratto e sostituire la cooperativa.
La questione riguarda le politiche del governo e colpisce lavoratori di migliaia di aziende sparse su tutto il territorio nazionale per cui non può essere affrontata azienda per azienda col rischio di subire sconfitte pagate care da lavoratori sempre più ricattabili.
Occorre invece una campagna nazionale che sostenga e dia visibilità alle lotte nei singoli posti di lavoro che a questo punto devono avere come obiettivo minimo il riconoscimento delle vecchie condizioni contrattuali (quelle con l’art. 18 per intenderci) ai lavoratori licenziati e riassunti a tempo determinato, nonché l’opposizione a nuove conversioni nel caso in cui l’estensione degli incentivi dovesse venire confermata anche dalla Legge di Stabilità per il 2016.

Clash City Workers

NOTE:

1 Fonte: www.governo.it/backoffice/allegati/76978-9808.pdf

2 Fonte: http://www.lavoro.gov.it/Notizie/Documents/Rapporto_CO_2014.pdf

3 In teoria ogni voucher serve a pagare un ora di lavoro, valore lordo 10€ di cui 7,5 vanno in tasca al lavoratore, 2 sono di contributi Inps (gestione separata) ed Inail, e 0,50 servono a pagare il “servizio”. Ma nella pratica, chi controlla quante ore si è lavorato per ottenere un voucher? Più che all’emersione del lavoro nero, come è stata propagandata, sembra finalizzata alla sua copertura visto che tenere una dozzina di voucher nel cassetto può essere una comoda risposta ad ogni controllo.

4 Fonti: http://www.adlcobas.it/vicenza-arcese-trasporti-proclamato-lo-stato-di-agitazione-non-si-gioca-sulla-pelle-dei-lavoratori/
http://www.adlcobas.it/arcese-trasporti-siglato-laccordo-dopo-3-settimane-di-mobilitazione-la-lotta-paga/
Informativa prefetture: http://sicobas.org/logistica/2114-segnalazione-situazioni-arcese-bologna-e-vicenza

5 Fonti: http://sicobas.org/logistica/2117-vertenza-inalca-futuro-incerto-per-600-addetti-dopo-la-disdetta-alla-cooperativa      
http://sicobas.org/logistica/2129-continua-la-lotta-alla-inalca-di-ospedaletto-la-polizia-interviene-contro-i-lavoratori 
http://sicobas.org/logistica/2134-la-truffa-del-job-act-segnalazione-situazione-inalca-ospedaletto-lodigiano 
http://sicobas.org/notizie/ultime-3/2171-nuovo-sciopero-alla-inalca-cremonini-interviene-la-polizia)

6 Fonti: http://clashcityworkers.org/lotte/cosa-si-muove/2026-firenze-lavoratori-contro-la-truffa-delle-dimissioni-volontarie-in-dhl.html
http://www.clashcityworkers.org/rassegna-stampa/2060-firenze-mobilitazione-alla-dhl.html

 

   I piccoli comuni al collasso. Dai Monti Dauni parte la rivoluzione: "Chiudiamo per tagli"

Dalle pagine di "Foggiatoday" la rivolta dei municipi:

„Il 2 ottobre i municipi di Biccari, Alberona, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Castelluccio Valmaggiore, Celle di San Vito, Faeto, Motta Montecorvino, Panni e Roseto Valfortore, chiudono per i tagli del Governo“

Una protesta per tutelare i territori più piccoli, vessati da tasse, paralizzate dai tagli. A guidarla, il sindaco di Biccari Gianfilippo Mignogna, che ha annunciato per venerdì 2 ottobre la chiusura del Municipio. Non l’azione estemporanea di un singolo amministratore, ma un’iniziativa alla quale hanno aderito anche i sindaci di altri dei Monti Dauni: Alberona, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Castelluccio Valmaggiore, Celle di San Vito, Faeto, Motta Montecorvino, Panni e Roseto Valfortore. Una protesta nel segno dell’hashtag #chiusopertagli che coinvolge anche altri piccoli comuni della Penisola.

Gli amministratori si sono riuniti questa mattina a Palazzo Dogana per spiegare i dettagli della singolare protesta. All’origine ci sono i tagli dei trasferimenti statali, l’introduzione di Tasi e Imu Agricola che costringono gli enti a fare salti mortali con conseguenze per la popolazione vessata dalle tasse. Tasse salate a cui non corrispondono i necessari servizi.

“Blocco dei tagli ai comuni, ripristino dei trasferimenti erogati prima del 2011, eliminazione del patto di stabilità dal 2016, e in subordine utilizzo dell’avanzo di bilancio per la messa in sicurezza del territorio per tutti i comuni virtuosi”. Sono alcune delle proposte della delibera sostenuta da Tonino Fucci, sindaco di Alberona, comune vittima di 60mila euro di tagli, una cifra ingente per un piccolo comune.

Proposte fattibili, che non rendano la protesta un evento fine a se stesso. “Siamo in restrizione economica, la spending review è necessaria e non la vogliamo eludere, ma tagli e riduzioni vanno fatte altrove, non nei piccoli comuni”, ha dichiarato Noè Andreano, sindaco di Casalvecchio.

I temi su cui dibattono principalmente sono sempre quelli delle infrastrutture e viabilità, che coinvolgono quasi tutte le realtà dei Monti Dauni. Piccoli gioielli spesso marginalizzati proprio dalle difficoltà che si incontrano nel raggiungere i centri del subappennino. “Siamo uno dei borghi più belli d’Italia, ma in pochi ci conoscono – denuncia Maria De Rosa, vice sindaco di Roseto Valfortore – e chi arriva, se ne scappa.

Le fa eco Rocco Grilli, vicesindaco di Castelluccio Valmaggiore e primo cittadino per dieci anni: “Siamo spesso tacciati di essere la palla al piede dello stivale, quando invece sono proprio i piccoli centri dove si mantiene alta la qualità della vita, dove si rispetta l’ambiente, i paesaggi, la storia, la cultura e la tradizione. Non incidiamo sui costi della politica; la nostra protesta deve essere presa in considerazione perché in Italia non si perseveri nella distruzione di quel poco di buono che abbiamo. I nostri comuni non sperperano, cercano fondi per garantire servizi essenziali per la popolazione”.

 

Ma i tagli non coinvolgono solo i piccoli centri, se si pensa che il Comune di Lucera, negli ultimi dieci anni ha subito un taglio dei trasferimenti statali di oltre 6 milioni di euro (dagli oltre 7 milioni del 2005 al milione e trecentomila euro del 2015). Eppure le competenze, le spese del personale, i servizi da dare sono sempre gli stessi”, evidenzia il sindaco di Lucera Tutolo che poi fa una proposta ai colleghi: “L’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani, ndr) non ci rappresenta come dovrebbe. Tutti i comuni che si sentono penalizzati dovrebbero uscire dall’Anci e costituire una nuova associazione, alternativa ma libera”. Poi lancia una provocazione: “Sarebbe già una piccola rivoluzione se il Governo decidesse di equiparare i contratti dei pubblici dipendenti a quelli dei privati. Queste sono le riforme necessarie, non massacrare i comuni tagliando i trasferimenti statali del 90%”.

Tutolo poi sveste i panni di sindaco di Lucera, assumendo quelli di consigliere provinciale: “350 dipendenti che dovevano essere trasferiti ad altri enti, hanno ricevuto un nuovo incarico in Provincia, che per pagare questi stipendi ha finora speso 10 milioni e mezzo di euro. Fondi che il Governo non garantisce più, e che sarebbero serviti per altre finalità, come la manutenzione delle strade. Se si vogliono eliminare le province, bisogna avere il coraggio di farlo. Non si possono lasciare le competenze togliendo i soldi. La nostra principale funziona è quella di restituire in servizi i soldi che i cittadini versano in tasse. Ma attualmente è impossibile. E’ mortificante spiegare a un cittadino che non ci sono in bilancio 1500 euro per sostituire un lampione marcio”.

 

ESTATE BOVINESE - LUCI E OMBRE

Written by Sunday, 20 September 2015 07:18

Dal giornale ELCE, periodico d'informazione di Accadia-Bovino-Castelluccio dei Sauri-Deliceto-Sant'Agata di Puglia, leggiamo un articolo sull' estate bovinese 2015.

Per scaricare Elce n. 100 basta cliccare sull' articolo:

GIUSEPPE SANTORO PRESENTA IL SUO NUOVO LIBRO

Written by Monday, 14 September 2015 06:30

L'invito di Giuseppe Santoro è per Sabato 10 Ottobre presso la sala consiliare di Bovino.

La cittadinanza è invitata.

RACCOLTA FIRME PER IMPORTANTISSIMI REFERENDUM

Written by Thursday, 10 September 2015 19:28

E' possibile recarsi al Comune per firmare per i Referendum fino al 25 Settembre....passa parola dopo aver letto di che cosa si tratta. Si può firmare per tutti ed 8 i quesiti o anche solo per alcuni di essi. Gli orari di apertura degli uffici comunali sono:

 08.30 / 11.00 il lunedì, mercoledì e venerdì e negli orari 8.30/11.00 e 16.00/17.30 il martedì e il giovedì.

Ecco di cosa si tratta:

 

 

 

IL TESTO INTEGRALE DEI QUESITI REFERENDARI E' IL SEGUENTE:

 

1° QUESITO: ELIMINAZIONE DEI CAPILISTA BLOCCATI E DELLE CANDIDATURE PLURIME.

Volete voi che siano abrogati:

la legge 6 maggio 2015, n. 52, “Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati”, limitatamente alle seguenti parti: articolo 1, comma 1, lettera b), limitatamente alle parole: “i capolista dello stesso sesso non eccedono il 60 per cento del totale in ogni circoscrizione” e alle parole: “salvo i capolista nel limite di dieci collegi”; articolo 1, comma 1, lettera c), limitatamente alle parole: “tra quelli che non sono capolista”;

articolo 1, comma 1, lettera g), limitatamente alle parole: “dapprima, i capolista nei collegi, quindi”; nonché il decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, “Approvazione del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati”, limitatamente alle seguenti parti: articolo 4, comma 2, come sostituito dall’articolo 2, comma 4, della legge 6 maggio 2015, n. 52, “Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati”, limitatamente alle parole: “e il nominativo del candidato capolista”;

articolo 18-bis, comma 3, come modificato dall’articolo 2, comma 10, lettera c), della legge 6 maggio 2015, n. 52, “Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati”, limitatamente alle parole: “da un candidato capolista e”, nonché alle parole: “A pena di inammissibilità della lista, nel numero complessivo dei candidati capolista nei collegi di ciascuna circoscrizione non può esservi più del 60 per cento di candidati dello stesso sesso, con arrotondamento all’unità più prossima”;

articolo 19, comma 1, come sostituito dall’articolo 2, comma 11, della legge 6 maggio 2015, n. 52, “Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati”, limitatamente alle parole: “e un candidato può essere incluso in liste con il medesimo contrassegno, in una o più circoscrizioni, solo se capolista e fino ad un massimo di dieci collegi plurinominali”;

articolo 22, primo comma, numero 3), come modificato dall’articolo 2, comma 14, lettera a), della legge 6 maggio 2015, n. 52, “Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati”, limitatamente alle parole: “e al quarto”;

articolo 31, comma 2, come sostituito dall’articolo 2, comma 17, lettera b), della legge 6 maggio 2015, n. 52, “Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati”, limitatamente alle parole: “Sulle schede sono altresì riportati, accanto a ciascun contrassegno di lista, a sinistra, il cognome e il nome del relativo candidato capolista nel collegio plurinominale”;

articolo 59-bis, comma 1, inserito dall’articolo 2, comma 21, della legge 6 maggio 2015, n. 52, “Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati”: “1. Se l’elettore traccia un segno sul nominativo del candidato capolista, senza tracciare un segno sul contrassegno della lista medesima, si intende che abbia votato per la lista stessa”;

articolo 59-bis, comma 5, inserito dall’articolo 2, comma 21, della legge 6 maggio 2015, n. 52, “Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati”: “5. Se l’elettore traccia un segno sul contrassegno di una lista e sul nominativo del candidato capolista di altra lista, il voto è nullo”;

articolo 84, comma 1, come modificato dall’articolo 2, comma 26, della legge 6 maggio 2015, n. 52, “Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati” limitatamente alle parole: “a partire dal candidato capolista e successivamente”;

articolo 84, comma 2, primo periodo, come modificato dall’articolo 2, comma 26, della legge 6 maggio 2015, n. 52, “Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati”, limitatamente alle parole: “a partire dal candidato capolista e successivamente”;

articolo 84, comma 2, primo periodo, come modificato dall’articolo 2, comma 26, della legge 6 maggio 2015, n. 52, “Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati”, limitatamente alle parole: “a partire dal candidato capolista e successivamente”?

 

2° QUESITO:ELIMINAZIONE DELLA LEGGE ELETTORALE PROPORZIONALE CON PREMIO DI MAGGIORANZA, CAPILISTA BLOCCATI E CANDIDATURE PLURIME.

Volete che sia abrogata la legge 6 maggio 2015, n. 52 recante «Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati»?

 

 

 

3° QUESITO: RICONVERSIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA: ELIMINAZIONE DELLE TRIVELLAZIONI IN MARE.

Volete voi che sia abrogato l’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile  2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dall’articolo 35, comma 1, del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, “Misure urgenti per la crescita del Paese”, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, limitatamente alle seguenti parole: “procedimenti concessori di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge n. 9 del 1991 in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128  ed i procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi, nonché l’efficacia dei”, e alle seguenti parole: “alla medesima data, anche ai fini della esecuzione delle attività di ricerca, sviluppo e coltivazione da autorizzare nell’ambito dei titoli stessi, delle eventuali relative proroghe e dei procedimenti autorizzatori e concessori conseguenti e connessi. Le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo, fatte salve le attività di cui all’articolo 1, comma 82-sexies, della legge 23 agosto 2004, n. 239, autorizzate, nel rispetto dei vincoli ambientali da esso stabiliti, dagli uffici territoriali di vigilanza dell’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, che trasmettono copia delle relative autorizzazioni al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare”?

 

4° QUESITO:RICONVERSIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA: ELIMINAZIONE DEL CARATTERE STRATEGICO DELLE TRIVELLAZIONI.

Volete voi che sia abrogato l’articolo 38 del decreto legge 12 settembre 2014, n. 133 “Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive”, convertito con modificazioni dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, limitatamente alle seguenti parti:

comma 1, limitatamente alle parole: “Al fine di valorizzare le risorse energetiche nazionali e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti del Paese”; “rivestono carattere di interesse strategico e”; “, urgenti e indifferibili”; “, indifferibilità ed urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi, conformemente al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, recante il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità”;

comma 1 bis, come modificato dall’art. 1, comma 554, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, limitatamente alle parole: “sulla terraferma”; nonché alle parole: “In caso di mancato raggiungimento dell’intesa, si provvede con le modalità di cui all’articolo 1, comma 8-bis, della legge 23 agosto 2004, n. 239. Nelle more dell’adozione del piano i titoli abilitativi di cui al comma 1 sono rilasciati sulla base delle norme vigenti prima della data di entrata in vigore della presente disposizione”;

comma 5, limitatamente alle parole: “prorogabile due volte per un periodo di tre anni nel caso sia necessario completare le opere di ricerca”; nonché alle parole: “, prorogabile per una o più volte per un periodo di dieci anni ove siano stati adempiuti gli obblighi derivanti dal decreto di concessione e il giacimento risulti ancora coltivabile,”;

comma 6, lett. b), limitatamente alle parole: “, per le attività da svolgere in terraferma”?

 

5° QUESITO: RICONVERSIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA: DALLE GRANDI ALLE PICCOLE OPERE.

Volete voi che siano abrogati la legge 21 dicembre 2001, n. 443, “Delega al Governo in materia di infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici ed altri interventi per il rilancio delle attività produttive”, nonché gli articoli 161, 162, 163, 164, 165, 166, 167, 168, 169, 170, 171, 172, 173, 174, 175, 176, 177, 178, 179, 180, 181, 182, 183, 184, 185, 186, 187, 188, 189, 190, 191, 192, 193, 194 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, “Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE”?

 

 

 

 

6° QUESITO: TUTELA DEL LAVORATORE: ESCLUSIONE DEL DEMANSIONAMENTO.

Volete voi che sia abrogato:

l’articolo 1, comma 7, lettera e), della legge 10 dicembre 2014, n. 183, “Deleghe  al  Governo  in  materia  di  riforma  degli  ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive,  nonché in materia di riordino della disciplina  dei  rapporti  di  lavoro  e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione  delle  esigenze di cura, di vita e di lavoro”, limitatamente alle parole: “in caso di processi di  riorganizzazione,  ristrutturazione   o   conversione   aziendale individuati  sulla  base  di   parametri   oggettivi,   contemperando l’interesse  dell’impresa  all’utile  impiego   del   personale   con l’interesse del lavoratore alla tutela del  posto  di  lavoro,  della professionalità e delle condizioni di vita ed economiche”,nonché alle parole: “previsione   che   la contrattazione collettiva, anche aziendale ovvero di  secondo livello, stipulata con le organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale  a  livello interconfederale o di categoria possa individuare  ulteriori  ipotesi rispetto a quelle disposte ai sensi della presente lettera”;

nonché l’articolo 2103 del codice civile, come modificato dall’articolo 3 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, relativamente alle seguenti parti:

comma 2: “In caso di  modifica  degli  assetti  organizzativi  aziendali  che incide  sulla  posizione  del  lavoratore,  lo  stesso  può   essere assegnato  a  mansioni appartenenti  al  livello  di inquadramento inferiore purché  rientranti nella medesima categoria legale”;

comma 3: “Il  mutamento  di  mansioni  è accompagnato,   ove   necessario, dall’assolvimento dell’obbligo formativo, il cui mancato  adempimento non determina comunque la nullità  dell’atto  di  assegnazione  delle nuove mansioni”;

comma 4: “Ulteriori ipotesi  di  assegnazione  di  mansioni  appartenenti  al livello di inquadramento inferiore, purché rientranti nella medesima categoria legale, possono essere previste dai contratti collettivi”;

comma 5: “Nelle ipotesi di cui al secondo e al quarto comma, il mutamento  di mansioni è comunicato  per  iscritto,  a  pena  di  nullità,  e  il lavoratore ha diritto alla conservazione del livello di inquadramento e del trattamento retributivo in godimento, fatta eccezione  per  gli elementi retributivi collegati a particolari modalità di svolgimento della precedente prestazione lavorativa”;

comma 6: “Nelle sedi di cui all’articolo 2113, quarto comma,  o  avanti  alle commissioni  di  certificazione,  possono  essere  stipulati  accordi individuali di modifica delle mansioni, della categoria legale e  del livello   di   inquadramento   e   della    relativa    retribuzione, nell’interesse del lavoratore  alla  conservazione  dell’occupazione, all’acquisizione di una diversa professionalità o  al miglioramento delle condizioni di vita. Il lavoratore può farsi  assistere  da  un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato o da un avvocato o da un consulente del lavoro”;

comma 9, limitatamente alle seguenti parole: “Salvo che ricorrano le condizioni di cui al  secondo  e  al  quarto comma e fermo quanto disposto al sesto comma,”?

 

7° QUESITO: TUTELA DEL LAVORATORE DAI LICENZIAMENTI ILLEGITTIMI.

Volete voi che sia abrogato:

l’articolo 1, comma 7, lettera c) della legge 10 dicembre 2014, n. 183, “Deleghe  al  Governo  in  materia  di  riforma  degli  ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive,  nonché in materia di riordino della disciplina  dei  rapporti  di  lavoro  e dell’attività ispettiva e di tutela e conciliazione  delle  esigenze di cura, di vita e di lavoro”, che dispone: “previsione, per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio, escludendo per i licenziamenti economici la possibilità della reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, prevedendo un indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio e limitando il diritto alla reintegrazione ai licenziamenti nulli e discriminatori e a specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato, nonché prevedendo termini certi per l’impugnazione del licenziamento”;

nonché il decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23, “Disposizioni in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183”?

 

8° QUESITO: TUTELA DELLA DOCENZA E DELL’APPRENDIMENTO: ELIMINAZIONE DEL POTERE DI CHIAMATA DEL PRESIDE-MANAGER.

Volete voi che sia abrogato l’articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”, limitatamente alle seguenti parti:

comma 18: “18. Il dirigente scolastico individua il personale da assegnare ai posti dell’organico dell’autonomia, con le modalità di cui ai commi da 79 a 83”;

comma 73: “73. Il  personale  docente  già  assunto   in   ruolo   a   tempo indeterminato alla data di entrata in  vigore  della  presente  legge conserva  la  titolarità  della  cattedra  presso   la   scuola   di appartenenza.  Al  personale  docente  assunto  nell’anno  scolastico 2015/2016 mediante le procedure di cui  all’articolo  399  del  testo unico  di  cui  al  decreto  legislativo  16  aprile  1994,  n.  297, continuano  ad  applicarsi  le  disposizioni  del  medesimo   decreto legislativo in merito all’attribuzione della sede durante  l’anno  di prova  e  alla  successiva  destinazione  alla  sede  definitiva.  Il personale docente assunto ai sensi del comma 98, lettere b) e c),  è assegnato agli ambiti territoriali a decorrere  dall’anno  scolastico 2016/2017.  Il  personale  docente  in  esubero   o   soprannumerario nell’anno scolastico 2016/2017 è assegnato agli ambiti territoriali. Dall’anno  scolastico   2016/2017   la   mobilità   territoriale   e professionale  del   personale   docente   opera   tra   gli   ambiti territoriali.”;

comma 79: “79. A decorrere dall’anno scolastico 2016/2017,  per  la  copertura dei  posti  dell’istituzione  scolastica,  il  dirigente   scolastico propone gli  incarichi  ai  docenti  di  ruolo  assegnati  all’ambito territoriale di riferimento, prioritariamente sui posti comuni  e  di sostegno, vacanti e disponibili, al fine  di  garantire  il  regolare avvio delle lezioni, anche tenendo conto delle candidature presentate dai docenti medesimi e della precedenza nell’assegnazione della  sede ai sensi degli articoli 21 e 33, comma  6,  della  legge  5  febbraio 1992, n. 104. Il dirigente scolastico può utilizzare  i  docenti  in classi di concorso diverse da quelle per  le  quali  sono  abilitati, purché posseggano titoli di studio validi per  l’insegnamento  della disciplina e percorsi formativi e competenze  professionali  coerenti con gli insegnamenti da impartire e purché non  siano  disponibili nell’ambito  territoriale  docenti  abilitati  in  quelle  classi  di concorso.”;

comma 80: “80. Il dirigente scolastico formula  la  proposta  di  incarico  in coerenza con il piano triennale dell’offerta formativa. L’incarico ha durata triennale ed è rinnovato purché in  coerenza  con  il  piano dell’offerta formativa. Sono valorizzati il curriculum, le esperienze e le competenze professionali e possono essere  svolti  colloqui.  La trasparenza e la pubblicità dei criteri  adottati,  degli  incarichi conferiti e dei curricula dei docenti sono assicurate  attraverso  la pubblicazione nel sito internet dell’istituzione scolastica.”;

comma 81: “81. Nel conferire gli incarichi ai docenti, il dirigente scolastico è tenuto  a  dichiarare  l’assenza  di  cause  di  incompatibilità derivanti da rapporti di coniugio, parentela o  affinità,  entro  il secondo grado, con i docenti stessi.”;

comma 82:  “82.  L’incarico  è  assegnato  dal  dirigente  scolastico   e   si perfeziona con l’accettazione del docente. Il docente che riceva più proposte di incarico opta tra quelle ricevute.  L’ufficio  scolastico regionale provvede al conferimento degli incarichi ai docenti che non abbiano ricevuto o accettato proposte e comunque in caso  di  inerzia del dirigente scolastico.”;

comma 108, limitatamente alle parole: “ai fini dell’attribuzione dell’incarico triennale”;

comma 109, lettera a), limitatamente alle parole: “, sono  destinatari  della proposta di incarico di cui ai commi da 79 a 82 ed esprimono, secondo l’ordine di graduatoria, la preferenza per l’ambito  territoriale  di assunzione,  ricompreso  fra  quelli  della  regione  per  cui  hanno concorso”;

comma 109, lettera c), limitatamente alle parole: “, sono destinatari della proposta di incarico di cui ai commi da  79  a  82  ed  esprimono,  secondo  l’ordine   delle   rispettive graduatorie, la preferenza per l’ambito territoriale  di  assunzione, ricompreso fra quelli della provincia in cui sono iscritti”?

 

CAPORALATO IN CAPITANATA

Sunday, 06 September 2015 06:21

Dal Corriere del Mezzogiorno:

«Perché ho pagato i braccianti
truffati da un’altra ditta»

Il presidente dell’Op Mediterraneo Marco Nicastro non fa sconti
«Chiederemo pure i danni» -

di Antonella Caruso

«Ho fatto un gesto semplice, qualcuno mi ha detto che abbiamo fatto una cosa folle. Io dico semplicemente che quei 14 lavoratori immigrati dovevano essere pagati. Se può servire per aprire una breccia ben venga. Però sia chiaro: non è possibile parlare della Puglia, della Capitanata ogni estate solo in termini di sfruttamento e caporalato. Noi qui produciamo Made in Italy. Al nord vendono acqua per oro ma le assicuro che i problemi ci sono anche lì. Ci sono anche nel distretto del nord del pomodoro». Marco Nicastro è il presidente della Op Mediterraneo che la scorsa settimana ha espulso una delle 150 aziende associate. Dopo aver fatto lavorare in nero alcuni immigrati nei propri campi, l’azienda non li aveva pagati. Il fatto ha suscitato l’interesse del Guardian.

Vi siete fatti carico come organizzazione di pagare quei lavoratori. Perché?
«Le nostre aziende associate hanno con noi un accordo di filiera e sottoscrivono un patto etico. All’azienda in un primo momento avevamo già mosso, come cda, contestazioni sul prodotto fornito. Poi contestualmente abbiamo scoperto che quei 14 ragazzi non erano stati pagati. E lo abbiamo espulso perché non abbiamo interesse ad avere un’azienda che non rispetta le regole. Abbiamo anche aperto un’azione legale nei confronti di questo nostro ex socio».
Se la sente di poter garantire che tutte le 149 aziende associate rispettino le regole?
«No, assolutamente non me la sento di garantire per le nostre aziende. Ma abbiamo dimostrato che se si vuole il modo per contrastare il fenomeno dello sfruttamento del caporalato e del lavoro nero c’è. Ogni organizzazione di produttori che percepisce aiuti comunitari superiori ai 300 mila euro deve produrre certificato antimafia. Allora le organizzazioni di prodotto per rilasciarlo alle proprie aziende possono chiedere il libro presenze, il fascicolo dove vengono trascritte le assunzioni, le fatture se hanno affittato le macchine raccoglitrici. Il nostro non deve essere un ruolo ispettivo che spetta ad altri organismi, ma la nostra parte la possiamo e la dobbiamo fare».
Quanta omertà c’è fra gli agricoltori? Possibile che un agricoltore non sappia cosa accada nel proprio terreno?
«Certo che c’è omertà. Un sistema anormale trasformato nella normalità. Però va detto con chiarezza che il 90 per cento del pomodoro nelle campagne oggi ha una raccolta meccanizzata».

 

Salve ragazzi..un’ evento da sballo !!!....organizzato dai “marsigliesi” nostrani Andrea e Michele, per un pomeriggio divertentissimo all’ insegna dello Sport d’ essai !!

“Dopo anni di attesa ritorna finalmente il torneo di calcio saponato …. basta presentare la lista della squadra con i nominativi dei partecipanti..vi aspettiamo numerosi!”, questo è l’ invito degli organizzatori.

Il 20 Agosto alle 18,30  al Museo Civico "Carlo G. Nicastro"  Stefania Russo incontra lo scrittore Marco Proietti Mancini  ed Alessandra Andreano leggerà alcune pagine dei libri dell' autore.

L' ingresso è libero e la cittadinanza è invitata.

I nostri contatti :)