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AMBIENTE (74)

CHIUSA LA STRADA TRA DELICETO E BOVINO

Written by Saturday, 30 April 2016 18:25

L' editore  (Mattia Bizzarro) di Elce di questo mese mette in risalto le enormi difficoltà causate dalla chiusura della strada che collega Deliceto-Bovino e cos' si esprime:

"A separare i due paesi un muro di colpevole incuria e di indifferenza. Per quanto tempo la strada provinciale 122 rimarrà chiusa al traffico? A quanto pare, per la  Provincia di Foggia, il ripristino della strada non è una priorità, dal momento che esiste una viabilità alternativa. Direi che è vergognoso ed è vergognoso l' atteggiamento di silenzio e rassegnazione. Direi che è arrivata l' ora di alzare la voce!"

 

Nel 2013 i suoi 2200 cittadini avevano votato per ritornare all’acqua pubblica e ora il sindaco di Berceto, comune dell’Appennino parmense, ha realizzato quella volontà. Dal 29 gennaio 2016 la gestione del servizio idrico integrato è tornata ufficialmente nelle mani dell’amministrazione. E’ l’unico comune in tutta la provincia a fare questo passo proprio in un momento in cui in Italia le promesse di ripubblicizzazione si sono sgretolate perfino dove sembravano più ovvie. Come a Reggio Emilia, record di sì all’acqua pubblica nel referendum del 2011, dove però il balletto di promesse e assicurazioni è stato rimangiato nel giro di un anno dal governo Pd. Per non parlare di Roma, che ha già ingranato la retromarcia sulla gestione pubblica nonostante l’esito della storica consultazione.

A Berceto però il miracolo dell’acqua bene comune ora è realtà. Sono sette anni che il sindaco Luigi Lucchi lotta per questo risultato, che nel paese suona come una rivoluzione. E’ dal 1997 infatti che il servizio idrico integrato non è più in mano al Comune, che lo aveva affidato a Montagna 2000, società partecipata di servizi che riunisce i comuni montani dell’Appennino parmense. Dal 2009 però il primo cittadino ha cominciato la sua battaglia per recedere dalla multiutility e nel 2014 c’è riuscito. Lo aveva promesso ai suoi cittadini, che il 24 e 25 febbraio 2013 in un referendum ad hoc avevano espresso all’82 per cento il desiderio di uscire da Montagna 2000 insieme a quello di non partecipare all’unione o fusioni di comuni. Il risultato alla fine è arrivato grazie a una norma del collegato ambientale del 2 febbraio 2016, che permette ai Comuni anche con oltre mille abitanti e con determinati requisiti di gestire l’acqua direttamente. Berceto, che vanta fonti e sorgenti sul territorio, e bassi numeri di utenze e popolazione, rientra in questa categoria, e così è stato possibile ripubblicizzare, visto che già dal 2014 l’amministrazione non era più tra i soci di Montagna 2000, che ha continuato a fare da soggetto gestore fino al passaggio di consegne ufficiale. “Abbiamo fatto tutto secondo la legge. Se vogliono privatizzare di nuovo, dovranno destituirmi” ha detto a ilfattoquotidiano.it Lucchi, che per il suo percorso, in cui è stato supportato da esperti come Marcello Cecchetti, ha ricevuto anche i complimenti di padre Alex Zanotelli, uno degli storici promotori dell’acqua pubblica. “Aver ‘vinto’ su tutte queste norme e il tentativo in atto, anche da parte del Governo, di privatizzare la distribuzione dell’acqua, nonostante i referendum molto partecipati del giugno 2011 – aggiunge il sindaco – appare una nuova vittoria di Davide contro Golia intendendo Golia l’Unione Europea e il Governo Italiano”.

Da anni il primo cittadino denunciava i disservizi del passaggio alla multiutility, che avrebbe fatto lievitare i costi dell’acqua e della depurazione fino a un aumento complessivo del 350 per cento, senza miglioramenti rispetto alla gestione comunale. Oltre il danno, la beffa è che il Comune non si sarebbe mai visto rimborsare dal gestore esterno, come previsto dalla legge, i mutui accesi per gli investimenti su acquedotti e fognature, per un danno alle casse comunali pari a 2 milioni di euro. “Gli utenti di Berceto hanno sempre pagato l’acqua due volte: attraverso le bollette di Montagna 2000 e attraverso il bilancio del Comune, incapace di investire i soldi spesi in altre opere per la collettività” spiega Lucchi. Il giro di affari che ritornerà sotto il controllo all’amministrazione, tra bollette, personale e investimenti sarà pari a circa 550mila euro all’anno. “Il compito del Comune, soprattutto nei primi anni – conclude il primo cittadino – non sarà semplice, anche se deve essere perfetto per non mettere in discussione lo straordinario risultato raggiunto”.

COSA PREVEDE IL REFERENDUM SULLE TRIVELLAZIONI

Written by Friday, 25 March 2016 12:18

 Il 17 Aprile 2016 si torna alle urne per il referendum sulle trivellazioni.

Da qualche mese in Italia si parla del referendum contro le trivellazioni, promosso da nove consigli regionali, appoggiati da numerosi movimenti e associazioni ambientaliste tra cui il coordinamento No Triv. Il referendum si terrà il 17 aprile. Ecco cosa prevede e gli effetti che può avere.

 

Quando si svolge il referendum?

 

Il referendum si svolgerà il 17 aprile. In molti chiedevano di spostare il voto a giugno, quando in diverse città italiane si terranno le elezioni amministrative, per risparmiare sull’allestimento dei seggi. La concomitanza tra amministrative e referendum avvantaggerebbe i promotori del quesito referendario, perché aumenterebbe la possibilità di raggiungere il quorum necessario affinché il referendum sia valido. Per raggiungerlo, deve andare a votare la metà degli aventi diritto. Il governo e il presidente della repubblica hanno deciso di convocare il referendum abrogativo il 17 aprile. La legge (decreto 98 del 2011) non prevede che le elezioni possano svolgersi in concomitanza con un referendum.

 

Cosa chiede il quesito referendario?

 

Nel quesito referendario si chiede: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri).

 

Quali effetti può avere il sì al referendum?

 

Se vincerà il sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente. La vittoria del sì bloccherà tutte le concessioni per estrarre il petrolio entro le 12 miglia dalla costa italiana, quando scadranno i contratti. Tra gli altri saranno interessati dalla misura: il giacimento Guendalina (Eni) nell’Adriatico, il giacimento Gospo (Edison) nell’Adriatico e il giacimento Vega (Edison) davanti a Ragusa, in Sicilia. Non saranno interessate dal referendum tutte le 106 piattaforme petrolifere presenti nel mare italiano per estrarre petrolio o metano.

 

Perché il raggiungimento del quorum è necessario?

 

Raggiungere il quorum è necessario perché solo così il risultato del referendum sarà valido, come previsto dall’articolo 75 della costituzione italiana. Per essere valido devono andare a votare il 50 per cento degli aventi diritto.

 

Perché è rimasto in piedi solo un quesito referendario su sei?

 

Nel settembre del 2015 Possibile, il movimento fondato da Giuseppe Civati, aveva promosso otto referendum, ma non era riuscito a raccogliere le 500mila firme necessarie (secondo l’articolo 75 della costituzione) per chiedere un referendum popolare. Poche settimane dopo dieci consigli regionali (Abruzzo, Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna,Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) hanno promosso sei quesiti referendari sulla ricerca e l’estrazione degli idrocarburi in Italia. L’Abruzzo si è poi ritirato dalla lista dei promotori.

A dicembre del 2o15 il governo ha proposto delle modifiche alla legge di stabilità sugli stessi temi affrontati dai quesiti referendari, per questo la cassazione ha riesaminato i quesiti e l’8 gennaio ne ha dichiarato ammissibile solo uno, perché glialtri sette sarebbero stati recepiti dalla legge di stabilità.

A questo punto sei regioni (Basilicata, Sardegna, Veneto, Liguria, Puglia e Campania) hanno deciso di presentare un conflitto di attribuzione alla corte costituzionale riguardo a due referendum, tra quelli dichiarati decaduti dalla cassazione. I consigli regionali contestano al governo di aver legiferato su una materia che è di competenza delle regioni in base all’articolo 117 della costituzione, modificato dalla riforma costituzionale del 2001. Il 9 marzo la consulta valuterà l’ammissibilità del conflitto di attribuzione. Se il conflitto sarà valutato ammissibile, allora la corte entrerà nel merito.

Se la corte costituzionale accogliesse i ricorsi delle regioni, i due quesiti referendari in precedenza non ammessi tornerebbero a essere validi e dovranno essere sottoposti agli elettori. I due quesiti riguardano il “piano delle aree” (ossia lo strumento di pianificazione delle trivellazioni che prevede il coinvolgimento delle regioni, abolito dal governo con un emendamento alla legge di stabilità) e la durata dei titoli per la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi liquidi e gassosi sulla terraferma.

 

 

Ancora parchi eolici a Troia.

Written by Friday, 11 March 2016 07:20

Non bastavano 98 pale in un Comune di 7mila anime?

La Edison Energia ha presentato, a maggio 2015, all’assessorato all’Ambiente della Regione Puglia, la richiesta di autorizzazione unica per un parco eolico di 11 pale da 3MW in agro di Troia (nelle contrade di Serraredine, Titoloni e Sant’Andrea). Inoltre, il 4 maggio 2015 è stata richiesta alla provincia di Foggia la Via (Valutazione di impatto ambientale) per un impianto eolico della potenza di 33 MW. A segnalare la nuova "ondata" di rinnovabili è Grazia Manna del MeetUp "Troia 5 Stelle". "Le due richieste – spiega – sono state inoltrate, per conoscenza, anche al Comune di Troia. A tutt’oggi vi sono state varie conferenze dei servizi sia a Bari che a Foggia. L’Ente comunale di Troia, ha già dato, nel settembre 2015, il vergognoso parere urbanistico favorevole sulla richiesta della Regione Puglia. Alla Conferenza di servizio del 18 dicembre 2015, tenutasi a Foggia, il Comune di Troia è risultato assente ingiustificato. A quella del 10 febbraio 2016 erano presenti il capogruppo PD e l’ingegnere capo che hanno concluso i loro interventi con parere sfavorevole. La seduta è stata aggiornata al 04 marzo 2016. Fatto sta – prosegue l’attivista troiana – che di tutte queste richieste di incontri, non sono stati informati né i consiglieri di maggioranza né i consiglieri di minoranza né tantomeno i cittadini attraverso comunicati dell’ufficio stampa comunale (peraltro pagato a spese di tutti i contribuenti). Perché tanti segreti… d’ufficio?".

 

Sant’Agata di Puglia non è più un paese ma un ricevitore permanente di pale eoliche di ogni stazza e razza. Ha venduto il suo vento al miglior offerente e visto che aveva debiti, circa dieci milioni di euro, lo ha finanche svenduto. Ha detto a chiunque desiderasse: prego, c’è posto! I debiti sono là, intatti, le royalties sono state consumate in magnifiche serate danzanti e adesso ogni abitante ha a disposizione dei suoi occhi 18 pale che girano. E la comunità ottiene 186 megawatt di felicità. Giorno e notte. Ovunque volga lo sguardo: davanti, di dietro, di sotto, di sopra. Vede pale. Sant’Agata è una piccola Matera, le sue case sono ricavate nella roccia e lo splendore del suo centro storico è certificato, documentato dalle mille conferme dei touring più accreditati. Sant’Agata è una carezza per gli occhi, e si scorge appena completata la salita che attraversa l’Irpinia d’Oriente, sul dorso della collina che separa la Campania dalla Puglia, nel territorio della Daunia appenninica, motore nevralgico dell’industria eolica italiana. Che ha come capitale indiscussa appunto lei, la nostra santa. Il paese conta nei registri d’anagrafe 2324 abitanti, ma quasi la metà si fa viva solo ad agosto. Il municipio, in un ventennio di vorticoso impegno, ha fatto installare 129 turbine, saette del vento, virando così verso il primato assoluto del decollo. Se solo volesse potrebbe alzarsi in cielo e volteggiare felice. Quel che fa di questo paese un luogo unico, sono le folate che, a leggere le varianti alle ubicazioni delle pale, hanno traiettorie impreviste. Avanzano, indietreggiano, si spostano. La pala va, com’è logico, dove soffia il vento. E il vento negli anni scorsi ha imposto continui posizionamenti e riposizionamenti delle turbine.

COSICCHÉ DUE PALE sono finite nel terreno di proprietà dell’ex sindaco Lorenzo Russo, per un canone di locazione annuale di 12.500 euro l’anno. Una pala ha scelto il terreno della sorella di un consigliere (canone però sceso a 5000 euro), sei pale hanno centrato i possedimenti del delegato all’agricoltura e della sua consorte (6.000 euro annui di canone ciascuna), una sola (e di nuovo scendiamo a 5.000 euro) è planata sul fondo della cognata della delegata alla cultura. Pale e assessori sono stati riuniti nell’esame del Tribunale di Foggia che li ha dovuti giudicare, nell’ambito di un procedimento più vasto e con altri coimputati per falso e truffa. Tutti sono stati assolti da ogni cosa e anche il paventato conflitto d’interessi è salito al cielo, disperso tra le nubi. Non c’è e se c’era non ha influito in alcun modo nelle scelte politiche di elargizione delle concessioni.

Ma il vento da solo non bastava a risollevare le tasche vuote di Sant’Agata, e le royalties (pari a un 1,5% sul netto consolidato) superano di poco, se superano, la cifra annua di 300mila euro. Certo, è un introito significativo per un comune così piccino e indebitato, e parimenti sarebbe potuto servire a rimpinguare il deficit di bilancio che vanta molti milioni di euro di esposizione.

PERÒ LA CLASSE dirigente ha scelto una strada diversa, più ludica e coinvolgente. Ha voluto premiare i suoi abitanti che sostengono il peso visivo delle pale e il fastidio all’udito per il perenne ronzìo, allestendo momenti di spettacolo e simpaticissimi festeggiamenti. In estate all’aperto, in inverno al chiuso. Molte serate danzanti, alcune di notevole spessore (anche due voci elette a X-factor), molti incontri dedicati al cibo e qualcuno anche alla cura dell’anima con festosi appuntamenti in cui la proiezione spirituale era evidente. In poche parole, Sant’Agata di Puglia ha dato il meglio di sé, attraendo visitatori da ogni dove. La comunità sembra contenta e appagata. Un’indagine dell’Ispra, l’istituto superiore di ricerca e protezione ambientale, certifica che il 51 per cento degli intervistati ha dato un giudizio positivo di questa nuova condizione di cittadini del paese del vento. Col tempo purtroppo i quattrini sono di nuovo finiti, ma non l’energia e la fantasia che la comunità della Daunia ha messo in campo. Infatti oltre al vento Sant’Agata gode di boschi magnifici, un polmone di verde unico nella regione.

E FORSE (CHISSÀ!) anche per mitigare in tempi di polveri sottili il vantaggio competitivo con le metropoli sempre assetate di aria pulita, ha deciso di ridurre il suo altissimo ma inutile coefficiente di qualità, accogliendo l’edificazione di una centrale a biomasse che produrrà altri 80 megawatt termici e 25,2 megawatt elettrici. La centrale sta per entrare in funzione e rispetta, è bene chiarirlo subito, tutti i parametri che la legge impone. Sarà alimentata da paglia e cippato e controllata periodicamente. Sul punto la concessione è impegnativa. Per funzionare avrà bisogno, ogni anno, di 160 mila quintali di paglia per contro restituirà un po’ di calore, un po’ di polveri sottili, ceneri volanti, qualche chilo di fanghi, emetterà in atmosfera un po’ di ossido di azoto, di ammoniaca e di acido cloridrico. Comunque niente rispetto al vantaggio di vedere finalmente premiato il territorio con posti di lavoro. E infatti hanno ottenuto un impiego il marito della consigliera alla Cultura, la sorella di un assessore, il cognato di un consigliere comunale, il figlio del portavoce del sindaco. Il conto si completa con altre quattro assunzioni libere da congiunzioni familiari. Purtroppo la fortuna non bacia tutti e quindi non sono stati rinnovati cinque contratti di giovani operai assunti l’anno scorso. La fortuna gira come anche la sfiga. E come una pala eolica.

Un articolo di Antonello Caporale da Il Fatto Quotidiano, 19 febbraio 2016 - Pubblicato il da Via dal Vento

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“Si avvia una campagna difficile per la contrattazione del pomodoro da industria. Bisogna investire, ma investire meglio, tenendo in mente la sostenibilità economica, ma anche quella sociale della filiera”. Ha commentato così Confagricoltura le prime fasi di questa campagna di commercializzazione del pomodoro trasformato che appare per molti versi complessa.

“Al Nord - ha sottolineato Marco Nicastro, presidente della Federazione Nazionale dei produttori di pomodoro di Confagricoltura - siamo partiti, per fissare il prezzo di riferimento, da basi che sono inaccettabili tanto sono sotto i livelli di un’ equa remunerazione della produzione primaria. Al Sud siamo anche più indietro; la trattativa non decolla, mentre i produttori hanno bisogno di programmare con cognizione di causa.”

“Non ci sono mezzi termini – ha proseguito Nicastro –. O si stabilisce un quadro affidabile di regole entro cui muoverci, oppure non ci saranno le condizioni per investire. E non si tratta solo di prezzo; la sostenibilità economica delle produzioni si costruisce anche con intese di filiera che toccano aspetti sociali oggi attualissimi”.

Per Confagricoltura è venuto il momento di chiedere all’industria di trasformazione ed a tutta la filiera distributiva di promuovere una seria “certificazione etica commerciale”, che non si costruisce certo a partire da un prezzo di acquisto palesemente sottocosto.

“Noi siamo pronti a questo passo a patto che tali sforzi siano riconosciuti e ci siano le condizioni per un’equa ripartizione del plus di valore aggiunto tra gli operatori di tutta la filiera, dal campo allo scaffale”, ha concluso il presidente della FNP di Confagricoltura.

PALE EOLICHE: LA MAZZATA !!

Written by Monday, 15 February 2016 07:26

Impianti eolici: nulle le clausole che riconoscono royalties ai Comuni

Le clausole che riconoscono royalties ai Comuni per impianti a rinnovabili sono nulle. Lo ha confermato il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (TSAP) con la sentenza 23 /2016 (in allegato in basso), rigettando l’appello proposto da un Comune contro la sentenza del TRAP Piemonte (sentenza 2120/13, vedi sotto) che lo aveva condannato a restituire le somme già versate da una impresa idroelettrica.

“Si tratta di una decisione rilevante per il settore delle fonti rinnovabili, nel quale stenta a sradicarsi l’impropria prassi della conclusione di accordi con i Comuni che hanno quale scopo unico o principale la deviazione verso l’ente locale di parte delle incentivazioni riconosciute dallo Stato alla produzione di energia pulita, quale implicita contropartita alla rinuncia dei Comuni a contestare la localizzazione degli impianti”, commentano in una nota i legali dello studio “GPA – GiusPubblicisti Associati”.

Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche (la controversia aveva ad oggetto un impianto idroelettrico, ma le questioni di diritto trattate e risolte sono perfettamente applicabili anche al settore eolico, fotovoltaico e comunque a tutte le fonti rinnovabili) ha definitivamente statuito la nullità delle convenzioni e delle clausole che prevedono la corresponsione di royalties a favore dei Comuni, dichiarate prestazioni patrimoniali “prive di causa”, diverse da quelle sole e tassative ammesse per legge (quali l’IMU o, nel caso degli impianti idroelettrici, i canoni e sovracanoni per l’uso delle acque), distorsive della concorrenza, lesive della libertà di impresa e in contrasto con la disciplina comunitaria.

Gli avvocati Mario Bucello e Simona Viola, che hanno assistito l’impresa contro il Comune, hanno dichiarato: “è importante che la giustizia amministrativa abbia definitivamente sanzionato con la nullità questo genere di pattuizioni, ingiuste e ingiustificate, cui gli operatori sono stati soprattutto in passato, ma talvolta sono ancora oggi, costretti a piegarsi. È un malcostume che fatica ad essere del tutto estirpato, anche perché sono purtroppo note le difficoltà finanziarie in cui si dibattono i Comuni, esposti alla tentazione di negoziare l’azione amministrativa, nonostante il chiaro divieto normativo, esigendo il versamento di royalties sulla produzione (o comunque il pagamento di cospicue somme, anche se sganciate dalla produzione). Ma si tratta di una risposta sbagliata ad un problema reale: le comunità locali non possono accudire i loro pur legittimi interessi intercettando e deviando dal loro scopo quote di incentivi funzionali al perseguimento di obiettivi di politica industriale di dimensione sovranazionale. Né gli investitori stranieri capiscono le ragioni di tali arbitrari balzelli, che, ponendosi in antitesi con l’incentivazione, contribuiscono ad attribuire una connotazione schizofrenica all’ordinamento italiano. Sentenze come quest’ultima aiutano a ristabilire il primato delle regole, contro la perdurante diffusa indulgenza nazionale per pratiche disinvolte, derubricate eufemisticamente ad esercizi di creatività: anche quando animata da nobili intenzioni, la violazione delle regole è sempre, per la collettività, un’operazione a saldo negativo".

La sentenza (pdf)

 

 

NO ALLE TRIVELLAZIONI ALLE TREMITI

Written by Wednesday, 10 February 2016 08:34

Sembra sorridere felice la statua di Padre Pio dai fondali delle Isole Tremiti perchè finalmente è arrivata la buona notizia: la società autorizzata dal Governo ad iniziare le trivellazioni per la ricerca di petrolio al largo delle Isole Tremiti, ha rinunciato a farlo, avendo  cambiato  nel tempo trascorso per l' ottenimento dei permessi, le proprie politiche industriali e societarie.

I giornali di stamani, tra i quali "L' Immediato",  riportano la notizia:

Addio trivelle al largo Isole Tremiti, la Petroceltic rinuncia alla ricerca dei giacimenti

La società Petroceltic ha presentato al Mise istanza di rinuncia in merito al permesso di ricerca nel Mare Adriatico meridionale, a largo delle isole Tremiti. Lo annuncia la stessa società, che sottolinea come "essendo trascorsi 9 anni dalla presentazione dell'istanza, periodo durante il quale si è registrato un significativo cambiamento delle condizioni del mercato mondiale, Petroceltic Italia ha visto venir meno l'interesse minerario al predetto permesso". Il Mise accoglie "con rispetto" la rinuncia della Petroceltic al permesso di ricerca al largo delle Tremiti. Si tratta, spiega, "di un passo indietro che risponde ad esigenze industriali strategiche della società di cui il ministero prende atto".
"Spero adesso che, grazie anche a questa scelta - dice il ministro Federica Guidi - venga messa una volta per tutte la parola fine a strumentalizzazioni sul tema delle attività di ricerca in mare che erano infondate già prima e che lo sono, a maggior ragione,dopo la decisione della Petroceltic".

Le reazioni

Immediate le dichiarazioni da parte del governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano e del sindaco di Foggia, Franco Landella. "Una grande vittoria - il commento dell'ex sindaco di Bari -. Vengono premiati il nostro modo ragionevole, intelligente, l'unità del popolo pugliese con il popolo italiano. Dove non era arrivato il buon senso di alcuni, è invece arrivata la saggezza della società Petroceltic che ha deciso di rinunciare al permesso di ricerca a largo delle Isole Tremiti. Scopriamo oggi dal comunicato della Petroceltic che anche per loro l'operazione non era economicamente conveniente, come avevamo sostenuto in tanti all'epoca in cui il permesso di ricerca era stato rilasciato. Adesso andiamo avanti, più forti di prima, verso il referendum".

"La rinuncia della società “Petroceltic Italia” - ha detto il primo cittadino del capoluogo dauno - al permesso per la ricerca di idrocarburi al largo delle Isole Tremiti è una bella notizia per la provincia di Foggia, per la Puglia e per l’intero Paese. È una bella notizia per la difesa dell’ambiente, per la tutela della nostra straordinaria industria turistica ed anche per la battaglia civica, con in testa il movimento “No triv”, ed istituzionale avviata nei mesi scorsi su questo tema strategico. Il fatto che l’istanza di rinuncia presentata al Ministero dello Sviluppo Economico muova da motivazioni che riguardano il venir meno dell’interesse in ragione del mutamento delle condizioni del mercato mondiale, non incide sulla validità delle ragioni politiche poste alla base della mobilitazione referendaria – a prescindere dalla formulazione del quesito – nata sulla base della richiesta di regolamentare in modo più puntuale il rapporto tra Governo e Regioni in materia di politica energetica. Si tratta di una questione che resta di stretta attualità, perché attiene il diritto delle comunità ad essere parte attiva nella scelta del proprio modello di sviluppo e nella definizione della sua coerenza con le vocazioni dei territori".

GIARDINETTO - Un piano per la bonifica dei rifiuti

Written by Monday, 08 February 2016 07:48

 Il Comune di Troia si rende disponibile all' attuazione del piano di risanamento del sito inquinato  contribuendo con fondi comunali.

Apprendiamo la notizia dal quotidiano "L'Immediato":

L'incontro del 4 febbraio è l'ulteriore prova tangibile che stiamo facendo di tutto per risolvere una volta per tutte una questione che va avanti da quasi venti anni", queste le parole del sindaco di Troia, Leonardo Cavalieri, all'indomani del Tavolo tecnico convocato dalla Regione Puglia (prot. 783 del 27 gennaio 2016), alla presenza dell'ingegner Giovanni Scannicchio e della dottoressa Rosa Marrone, cui hanno partecipato oltre al Comune di Troia (rappresentato dall'Assessore all'ambiente, Antonella Capozzo, dal Consigliere Angelo Moffa e dall'ingegner Ciro Gaudiano), la Provincia di Foggia con l'Assessore Antonio Tutolo ed il dirigente Stefano Biscotti, l'ARPA DAP Foggia con Antonio Fascia.
Nel corso della riunione, è stato esaminato il piano di caratterizzazione approvato dalla Regione Puglia nel 2009 e le relazioni prodotte nell'ambito dell'ultimo processo dal dottor Scapicchio (consulente del P.M.) e dal professor Salvatore Masi (Consulente Tecnico d'Ufficio nominato dal Giudice).
A termine della seduta, il Comune di Troia si è reso disponibile all'attuazione immediata del Piano di Caratterizzazione mentre la Provincia di Foggia ha manifestato il proprio impegno per la copertura delle spese necessarie.
"Un piano di caratterizzazione che risale al 2009, ben 7 anni fa, che se fosse stato eseguito dalla IAO a tempo debito avrebbe permesso oggi l'immediata bonifica e messa in sicurezza del sito. Ci facciamo oggi carico di tale responsabilità grazie all'intervento e alla disponibilità di Regione Puglia, Provincia di Foggia ed ARPA. È sicuramente il primo e fondamentale passo per la soluzione del problema, frutto della auspicata collaborazione tra enti, unica strada percorribile per venire fuori dalle sabbie mobili del tempo in cui l'ex sito industriale della IAO rischiava nuovamente di finire".

 

 

 

"A Giardinetto (Foggia) c'è una enorme discarica di rifiuti industriali posta sotto sequestro dal '99. I medici di base della zona registrano da tempo una mortalità per tumori allarmante. Soltanto in questi giorni, nove anni dopo il sequestro, nei capannoni dell'impianto sono iniziate le analisi delle sostanze tossiche che sono arrivate da tutto il mondo."...così enuncia la didascalia su youtube al filmato del 2009 su La7.

Ora è l' organo di stampa L'IMMEDIATO che riporta la notizia di un' interrogazione parlamentare:

"La discarica di Giardinetto nell'area di Troia (FG) è un ex opificio dismesso con residui di rifiuti di lavorazione e materiali abbandonati di varia natura e pericolosità". Esordisce così la senatrice salentina del Movimento 5 Stelle Daniela Donno, che in questi giorni ha presentato una interrogazione in Parlamento chiedendo al ministro di rispondere celermente. 
"Ho presentato una interrogazione ai Ministri della Salute e dell'Ambiente - commenta - nella quale ho rimarcato il fatto che la vicenda si ripercuote sulla cittadinanza e l’intero territorio del Comune di Troia presentando un allarmante tasso di mortalità per malattie tumorali del colon-retto, dell'esofago, del sistema immunitario e patologie di tipo cardio-circolatorio. Diventa prioritario adottare misure di competenza che evitino la sistematica violazione delle vigenti norme in materia ambientale, di trattamento dei rifiuti e di tutela del territorio, anche attraverso un veloce ripristino dei siti inquinati". Il testo del politico pugliese è basato su un'inchiesta de l'Immediato pubblicata a settembre 2015. 

IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE

In località Giardinetto, nel comune di Troia (Foggia), è sito un opificio dismesso con residui di rifiuti di lavorazione e materiali abbandonati di varia natura e pericolosità;

secondo quanto riportato nella "Relazione sulla discarica di Giardinetto presso l'ex fornace ala rdb di proprietà Fantini" della commissione consiliare di studio del Comune di Troia, nominata dal Consiglio comunale con delibera n. 58 del 6 dicembre 2007, «dalla documentazione catastale, dai rilievi cartacei e dal sopralluogo effettuato, è emerso che l'area di proprietà della Ditta I.A.O. su cui è ubicato l'ex stabilimento dell'Ala Fantini si estende su una superficie complessiva di Ha 42.60.84, individuata dalle particelle 19-23-25-57-104-118-119-120-121-122-180-228-318-391 del foglio n. 30";
le controversie legali legate alla discarica hanno avuto inizio nel 1999, con il sequestro dell'intera area di proprietà della I.A.O. Srl. Per far luce sulla vicenda, erano state avviate le indagini preliminari, a cui seguivano dei rinvii a giudizio;
considerato che, per quanto risulta agli interroganti:
secondo la ricostruzione cronologica effettuata dal comitato cittadino di Troia "Salute e territorio", in data 17 luglio 2007, la I.A.O. Srl comunicava alle competenti autorità amministrative (Comune di Troia, Provincia di Foggia e Regione Puglia) la consistenza dei rifiuti presenti nel sito (circa 47.000 tonnellate tra pericolosi, non pericolosi, da definire e non decifrabili) e la programmazione sperimentale di tipo analitico volta ad evidenziare l'eventuale stato di contaminazione delle matrici ambientali;
la ricostruzione evidenzia che il 28 maggio 2008, "L'Arpa Puglia di Bari presenta alla Regione Puglia, Provincia di Foggia, Arpa Puglia di Foggia, Comune di Troia, Comandante dei Carabinieri di Troia e alla I.A.O. s.r.l., una relazione sugli esiti ottenuti dalle prove sui campioni prelevati all'interno del sito: su 14 complessivi, 2 risultano rifiuti non pericolosi, 6 da inertizzare o sottoporre a processo di recupero materia ed i restanti 6 rifiuti pericolosi". Inoltre, il 10 luglio 2008, "la I.A.O. s.r.l. trasmette alla Regione Puglia, Provincia di Foggia, Arpa Puglia Direzione Generale di Bari, Arpa Puglia Dipartimento di Foggia, ASL FG/3 di Troia, Comune di Troia, l'Indagine Analitica Preliminare, nella quale classifica il sito come "potenzialmente contaminato"»;
il 1° dicembre 2009, "i militari del comando provinciale della Guardia di Finanza, su disposizione della procura della Repubblica di Lucera, sequestravano un'area di 340.000 mq. in cui sono stati riversati, nel sottosuolo, 250.000 tonnellate di rifiuti speciali e tossici e 8 capannoni con copertura in amianto. Tre persone denunciate. L'area è quella di Giardinetto di proprietà della I.A.O. s.r.l";
da un articolo di stampa del 23 gennaio 2015 pubblicato su "affaritaliani" si apprende che veniva «emesso il dispositivo di sentenza relativo al Processo Giardinetto presso l'ex Tribunale di Lucera dal Collegio giudicante (…) Ascoltate le arringhe difensive dei legali degli imputati accusati a vario titolo, insieme all'azienda I.A.O Srl di falso ideologico e disastro ambientale per fatti risalenti al 1999, il giudice ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti di Vito Balice e Vincenzo Piccirillo perché il fatto non sussiste. Estinti per prescrizione, invece, le imputazioni di reato a carico di Giuseppe De Munari»;
a giudizio degli interroganti è evidente la grave situazione di disagio sanitario ed ambientale in cui versa la cittadinanza e l'intero territorio di Troia anche in considerazione di quanto diffuso in data 9 settembre 2015 dal sito on line "immediato" riguardo all'allarmante tasso di mortalità nel foggiano, "nell'area di Troia, dove insiste peraltro una discarica mai bonificata (Giardinetto), ad essere colpiti sono il colon-retto, l'esofago, il sistema immunitario e cardio-circolatorio", (LEGGI L'ARTICOLO)
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;
se non intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, attivarsi con urgenza, sollecitando le amministrazioni locali competenti, affinché sia operata un'immediata bonifica e messa in sicurezza del sito, nonché dell'intera area interessata, allo scopo di tutelare lo stato della salute e della sicurezza umana, nonché il paesaggio, le coltivazioni e i terreni circostanti;
se, sulla base della situazione e considerato il dettato normativo del decreto legislativo n. 195 del 2005, non ritengano opportuno assumere, nell'ambito delle rispettive competenze e fatte salve le specifiche attribuzioni regionali, le opportune iniziative di divulgazione dell'informazione ambientale riguardante l'aria, l'atmosfera, l'acqua, il suolo e il territorio circostante il comune di Troia;
se abbiano adottato o intendano adottare misure di competenza che evitino la sistematica violazione delle vigenti norme in materia ambientale, di trattamento dei rifiuti e di tutela del territorio.

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