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Dal Golfo Persico a Toronto e Parigi si parla bovinese Featured

Written by  admin Published in Bovino sulla Stampa Friday, 22 February 2013 16:58
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"Le richezze della nostra storia sono per tutti."

Questa è stata la risposta di padre Aldo Berardi che dal Golfo Persico ci ha dato in merito alla richiesta di pubblicazione su questo sito della notizia ritrovata sul Collegio del 600 di Bovino nella Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi.

Letta questa notizia, il nostro concittadino Tony Russo da Toronto, fa tradurre da un suo nipote e ce l' invia:

"Ciao Nardino, ho fatto tradurre da mio nipote in Francia quel documento di
Padre Aldo Berardi che tu hai messo sul tuo web.
Dice che il Duca di Guevara di Bovino voleva costruire un collegio e fa`
vedere quella piantina. Nel 1605 era solo una residenza, poi nel 1610 aveva
aperto delle classe, e che poi voleva migliorare le cose, ma per ragioni
tecniche non e` stato possibile."

 

Tony, però, non si ferma qui e ci rimanda un articolo apparso su un giornale on-line per come gli Italiani residenti all' estero tramandano ai propri figli ivi residenti le consuetudini, tradizioni ed usi che si son portati dietro dall' Italia, molto interessante che vale la pena qui trascrivere:

 

I dati del censimento del 2011 rivelano che i Canadesi di origine italiana sono quasi due milioni. Già c'era, da prima della nascita della Confederazione (1867), una presenza Italiana in città come Halifax, Montréal e Toronto. Le prime comunità residenti, e ufficialmente riconosciute come una specifica etnia del popolo canadese, risalgono agli anni Ottanta dell’Ottocento.

Da allora, comunità di Italiani in Canada sono presenti in ogni provincia dall'Atlantico al Pacifico, a mari usque ad mare, risultato di una prima ondata migratoria avvenuta più o meno dal 1880 ai primi anni 1920 e, soprattutto, di una seconda ondata dalla fine della seconda guerra mondiale fino alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso.      

Oggi, gli Italo-canadesi rappresentano la quinta etnia dei quasi 35 milioni di abitanti che vivono in Canada. La lingua italiana — o meglio, i vari dialetti regionali — è ancora parlata da oltre 600.000 persone.

Per utilizzare il gergo sociologico, siamo diventati ormai una “comunità stabile”, in tutti i sensi. In larga parte le nostre origini sono rurali, ma siamo, insieme agli ebrei, l’etnia più urbanizzata. Quasi tutti gli Italocanadesi sono “contadini urbani” in quanto abitanti di città, ma di origine contadina.

Un’elevata mobilità sociale è un'altra caratteristica fondamentale della nostra identità attuale. I membri della seconda e soprattutto terza generazione sono ormai inseriti in ogni attività professionale del Paese. Quasi tre quarti di noi sono canadesi di nascita e più della metà hanno origini etniche multiple.

Ci sono alcuni studiosi che mettono in dubbio l’identità “italiana” in Canada dopo tre generazioni. Essi sostengono infatti che un’integrazione completa nella società di nascita o di accoglimento porta alla perdita dell'appartenenza “etnica”. Le testimonianze inviateci e che noi pubblichiamo qui di seguito dimostrano, però, il contrario.

Abbiamo chiesto ai genitori italo-canadesi che tipo di misure sono disposti a prendere per trasmettere la propria identità “italiana” ai loro figli. Abbiamo riscontrato che i genitori di seconda e terza generazione sono in realtà molto interessati a mantenere le loro radici italiane. Grazie alla mobilità sociale e all'inserimento riuscito nella società di nascita, l’etnia di origine italiana, che è venuta a mancare col succedersi delle diverse generazioni e che in un primo tempo era vista come una forma di disistima, è stata sostituita dall'orgoglio. Oggi, essere di origine italiana è un punto di forza.

All’immagine dell’ “Italiano” sono associati forti legami familiari, il miglior cibo che una persona può gustare, ottima musica, eleganza, raffinatezza, la Ferrari e gli Azzurri. È una percezione dell’Italia che unisce la tradizione familiare paesana a una mitica visione del Paese d'origine. Si tratta di una combinazione di nostalgia, di rituali contadini, di ibridi accostamenti, di folklore, di una cultura dove coesistono il livello popolare e aulico.

Ibrido è il tratto distintivo delle testimonianze che state per leggere. Il turismo di ritorno in Italia e il cibo come tratto distintivo di identità sono due strumenti che i giovani genitori utilizzano per trasmettere la loro appartenenza 'italiana'.

Questo è lodevole, ma non è abbastanza. La lingua italiana non deve più essere vista semplicemente come il veicolo di comunicazione di una comunità di ex-immigrati, ma come veicolo linguistico di una delle principali culture del mondo. È solo attraverso l'insegnamento e l'apprendimento della lingua italiana come materia regolare nelle scuole che la lingua potrà essere mantenuta in vita e prosperare per le generazioni a venire.

 

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