RISPOSTA DEL SINDACO ALLA LETTERA APERTA DEI BOVINESI DOC

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quella di eternit, in poche ore è sorta una più moderna e salubre canna in metallo. In quella circostanza Garofalo si chiedeva che fine avesse fatto la canna fumaria rimossa, e quali procedure fossero state utilizzate. L’eternit va maneggiato per ovvie ragioni con una certa cura, non è cosa che si possa fare in quattro e quattr’otto, senza seguire un certo protocollo.
L’autore del blog temeva che la canna fosse stata abusivamente “smaltita”, semplicemente abbandonandola alla periferia dell’abitato. A dare a Garofano la “dritta” è stato il commento postato da un lettore del blog, che si firma “l’osservatore bovinese”: “Vuoi sapere che fine ha fatto la canna fumaria che è stata tolta dalla casa? Semplice: è stata riciclata! Ripassa da quelle parti e vedrai che è rispuntata la stessa canna fumaria. Secondo me il pericolo che rappresenta questo materiale è totalmente sconosciuto altrimenti non si sarebbe arrivati a tanto.”
Garofalo ha seguito il consiglio  dell’ “Osservatore Bovinese”: effettivamente la canna fumaria in eternit, sparita durante i lavori di rifacimento del tetto, a lavori quasi ultimati, è ricomparsa come per incanto sull’altro fabbricato.
“Questo ci riporta a pensare che a Bovino, – scrive Pasquale su Ventoamico – la coscienza amianto non esiste, visto che  incoscientemente si manipolano tali manufatti senza precauzione alcuna e addirittura vengono rimessi in opera ignorando completamente la legislazione che vieta la posa in opera di materiali contenenti amianto.
“Come mai nelle licenze edilizie e nei permessi di ristrutturazione non vengono messe in evidenza le norme essenziali che riguardano questo micidiale materiale, permettendo che sia manipolato e distrutto senza precauzione alcuna, o addirittura come nel caso in oggetto, riciclato? Quale migliore occasione di un restauro, per rimuovere questo materiale assassino che infesta Bovino? Noi non abbiamo possibilità e autorità di farlo…  possiamo soltanto non stancarci di ricordarlo…”
Abbiamo girato gli interrogativi sollevati da Garofalo al sindaco di Bovino, Michele Dedda. Va ricordato in ogni caso che l’ente competente a monitorare il fenomeno non è il Comune ma la Asl.
“Purtroppo
il Comune non può fare molto, tenendo presente che la stragrande maggioranza dei manufatti in cui si sospetta la presenza di amianto sono di proprietà privata. Per qual che ci riguarda, abbiamo provveduto a bonificare gli immobili comunali che presentavano problemi di questo tipo. Capisco benissimo la preoccupazione dei miei concittadini, e chiederemo alla Provincia un incontro per verificare la possibilità di un intervento dell’Ente di Palazzo Dogana.”
In effetti, la Provincia ha disposto un piano per la bonifica dell’amianto. Ma pare che ancora non si siano individuati i siti su cui intervenire.
Quanto alla possibilità di inserire nelle concessioni edilizie norme restrittive sull’amianto, Dedda fa presente che “si tratta di un materiale la cui utilizzazione è vietata dalla legge, per cui sarebbe pleonastico proibire qualcosa che è già vietata. Piuttosto nel rilascio delle concessioni stiamo dettando norme severe per quanto riguarda i criteri di smaltimento dei rifiuti speciali che derivano, per

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